Immersive China: la Venezia Virtuale e la perdita della VRginità.

Questa della perdita della VRginita’ non e’ mia, ma di Michel Reilhac, responsabile gia’ per la seconda volta,, insieme a Liz Rosenthal, della sezione Realta’ Virtuale della Mostra del cinema di Venezia, che si tiene al Lazzaretto Vecchio, isolotto a poche bracciate dal Lido.

Ora, del perche’ quelli che fanno Realta’ Virtuale, o VR, da questo il gioco di parole, vengano messi in un lazzaretto, ne parleremo un’altra volta, cosi’ come parleremo in altre occasioni degli impegni che hanno tenuto CHI SCRIVE lontano da questo blog per un bel po’. E’ comunque connesso anche a questa nuova serie di medium, realta’ virtuale, ma anche realta’ aumentata (AR), intelligenze artificiali (AI), reti neurali, blockchain e metaverso. I cosiddetti media immersivi.

Pork Chop Express si e’ occupato dei fatti miei e di Asia, fino ad ora, e non parliamo della simpatica burlona che sta facendo figure spumeggianti grazie alle sue mirabolanti avventure sotto le coperte, ma dell’Asia piu’ grande. Proprio qui in Asia, soprattutto in Cina, dove CHI SCRIVE, risiede, si sta sviluppando un movimento relativo alle nuove tecnologie che aspira ad avere una leadership mondiale, ad affrontare la concorrenza statunitense molto piu’ che nel cinema, e a permetterci di raccontare a coloro che vorranno ascoltare, come sara’ il Mondo che verra’.

Inoltre, nelle prossime puntate, oltre ad auto-promuoverci beceramente come e’ fiera tradizione italiana, creeremo un bignami sull’industria e l’arte virtuale, che permettera’ a chi vuole, di smettere di comprare VHS e di viaggiare nell’iperspazio, piu’ veloci della luce, come sta succedendo a molti in giro per il Mondo.

Occasione unica e’ il Festival di Venezia, unico Festival di Fascia A che ha creato un concorso per la realta’ virtuale. Paradosso, considerando che l’Italia, a differenza di Francia, Svizzera, Olanda, non sta stanziando fondi o quasi. Mentre il Festival tradizionale e’ scarso di asiatici (se non erro abbiamo solo Tsukamoto in concorso), nella sezione VR ci sono tre cinesi e un koreano, a portare la bandiera della razza han alta nel mondo.

Essendo CHI SCRIVE  ammanicato con tutti i principali studi per la nuova attivita’ della compagnia Polyhedron VR Studio (qui per saperne di piu’  https://www.youtube.com/watch?v=zN2Vsil_7VE ) abbiamo avuto modo di vedere gia’ tutte le VR EXPERIENCES (non si dice film) provenienti dall’Asia, e sfruttiamo questo spazio per presentarvi una guida alla IMMERSIVE CHINA, l’industria cinese dedicata ai media immersivi dalla mia voce ma anche da quella dei suoi protagonisti.

Al Festival di Venezia, vi saranno bene tre diverse esperienze cinesi, e ovviamente le ho viste in anteprima. La prima e la seconda vengono da Studio che hanno gia’ avuto la loro esperienza a Venezia l’anno precedente, ovvero Sandman Studios e Pinta Studios. La terza e’ una produzione del gigante VOD Iqiyi.

I Sandman Studios sono a capo di Eddie Lou, probabilmente il membro piu’ attivo della comunita’ VR cinese, essendo anche dietro il Sandbox Immersive Festival di Qingdao, l’evento principale del settore, che nella sua prima edizione, ha portato nomi internazionali all’interno dell’industria cinese. Fresh Out, il loro nuovo piece presentato a Venezia,  l’anno scorso con Free Whale, e’ una animazione 3D che parte da sottoterra, dove una famiglia di carote aspetta l’avvento del “mostro”. Ne parliamo con Eddie a Element Fresh, sottolineo Element FRESH, dove spesso facciamo i nostri meeting con un succo di…carota. “Eddie, mi pare superfluo chiedere da dove e’ venuta l’idea, ma cosa vorresti sottolineare di questo nuovo progetto?“. “Innanzitutto che e’ una commedia.“, ci risponde Eddie, “che non e’ qualcosa che viene fatto spesso in VR.“. Una commedia un po’ nera, considerando il finale e l’easter egg. E poi? “E poi che volevamo esplorare il concetto di impersonificazione, perche’ tu sei in grado di vedere te stesso sotto forma di carota, e ci sembrava una cosa interessante.“. Io posso dire che c’e’ una forma di interazione, nel clou dell’esperienza, ma vi consiglio di evitare di dimenarvi e di lasciarvi “leccare”. Non dico altro. Dico solo che Eddie e’ una persona estremamente sveglia.

Pinta Studios (Pinta non viene dalla birra, ma dalla terza caravella di Cristoforo Colombo) invece fa una operazione piu’ seria, ma ugualmente divertente, con Shennong – Taste of Illusion ritorna a Venezia dopo il successo di The Dream Collector. Parlandone con Lemony Lei (che bello essere cinesi e potersi scegliere i nomi), uno degli autori del progetto, scopriamo alcune informazioni che rendono piu’ comprensibile questa leggenda dal sapore Disney, evidentemente il modello di Pinta Studios. “Shennong e’ l’inventore della medicina cinese”, spiega Lem, “ovvero quello che andava in giro a provare erbe, testandole su se stesso.“. Shennong deve essere stato anche l’inventore del mal di stomaco, considerando questa sua audace sperimentazione. Nella storia Shennong mangia anche un’erba allucinogena, e qui inizia il trip. “Il drago cinese rappresenta l’erba stessa, e il personaggio e’ imprigionato nella sua gabbia mentale che l’erba aiuta a infrangere, trasformandolo in una creatura di fuoco.“. Sicuramente movimentato, ma mai quanto il prossimo di cui parliamo.

Iqiyi, il Netflix cinese, di cui abbiamo parlato spesso per le collaborazioni di CHI SCRIVE nel mondo della distribuzione, ha realizzato un progetto di fantascienza in animazione, molto ambizioso, chiamato The Last One Standing, che ricorda, nella parte d’azione, la scena tra le macchine volanti de Il Quinto Elemento, visto che saltiamo da una navicella per scorrazzare in lungo e in largo, ma anche in alto e in basso, in una citta’ futuristica alla Blade Runner. Provato due volte e raramente sono rimasto cosi’ scioccato. Ovviamente parlando con il team di Iqiyi, ho avuto informazioni piu’ dettagliate. “Nel 2048, modifiche genetiche causano trasformazioni ecologiche irreversibili. Le macchine si ribellano. La prima generazione di AI, π , si risveglia per l’incredibile abilita’ evolutiva del codice all’interno del loro corpo. π diventa il bersaglio di umani e robot, e durante la fuga, incontra Nana, che cerca di aiutarlo.“. Beh, si sa. Donna Nana…. Un po’ Kyashan, un po’ Akira, un po’ Ghost in the Shell. “Il film VR mostra il grande contrasto ambientale tra umani e robot. Quando gli umani approfittano troppo della tecnologia, si mettono in grandi problemi. Come si potra’ gestire la relazione tra la tecnologia e se stessi. Questo progetto vuole far riflettere l’audience a fondo sulle proprie identita’.“. Non ci sono dubbi che questo sia l’immediato futuro dell’industria.

Una parentesi non cinese e’ quella relativa a Buddy, produzione Sud Koreana, spin off in versione immersive dei film d’animazione Nut Job – Operazione nocciolina e Nut Job 2 – Tutto Molto Divertente, che l’amico Chuck Chae, definisce “a Virtual relationship experience“. Sinceramente la storia del topolino che abbiamo in casa, e la maniera in cui ci fanno interagire con lui e’ qualcosa di assurdo che fa tremare all’idea di quanto una intelligenza possa essere, in effetti, “artificiale”. Il livello della qualita’ visiva dell’animazione di Buddy e’, oltretutto, sorprendete. Trailer! https://www.youtube.com/watch?time_continue=16&v=EA5E254lSCM

In termini di hardware, la Cina non si fa certo mancare i suoi campioni. Notoriamente i costi per la manifattura e la mano d’opera qui sono piu’ bassi, e anche in questo caso, ha prodotto i suoi frutti. In termini di qualita’/prezzo, gli headset della compagnia di Beijing, Pico, sono tra i migliori al mondo, e sorprendentemente pratici. Oggi come oggi, chi volesse comprare una scatola da mettersi in faccia, puo’ spaziare da una spesa di 500 euro a meno di 100 euro, dall’HTC Vive al Samsung Gear, ma ovviamente in media stat virtus, e il modello piu’ congeniale e’ considerato l’Oculus Go. Secondo quanto ci dice Karen Zu, VP Marketing di Pico, “Pico ha raggiunto il livello del visore di facebook con il primo Pico Goblin, e il nuovo prodotto, il G2, uscito questo mese e sold out in prevendita in Cina, e’ gia’ superiore.“. Posso confermare che oltre a essere leggero, e incredibilmente nitido, ha anche una funzionalita’ intuitiva e una semplice Sim Card per vedere i contenuti, il che salva da tutti i fastidiosissimi armeggiamenti con il telefonino ai quali eravamo abituati (male) da Samsung. “Siamo sicuri di noi stessi quando diciamo che G2 puo’ essere il miglior prodotto possibile se parliamo di un visore stand-alone (ovvero portatile, non costretto dal cavo che lo lega al processore)”, sostiene Karen,” con tecnologia snapdragon 835 e risoluzione a 3K.“. Karen e’ la responsabile dell’idea di iniziare l’avventura della Pico con un visore, il primo della loro generazione, color arancio. “Ci sara’ una uguale quantita’ di gente che lo amera’ e che lo odiera’, ma almeno si sarebbero ricordati di noi. E’ un rischio che abbiamo corso per poter essere riconoscibili internazionalmente contro i competitor delle corporation.“. Parlando di competitor, chiedo a Karen cosa pensi della competizione per la leadership in questo settore tra Stati Uniti e Cina. Sara’ effettivamente quest’ultima ad avere la meglio? Karen risponde in maniera lucida e consapevole. “Credo che ogniuno ha il suo ruolo. Chi sta veramente sviluppando un modello sono Facebook, Google, Apple, in diversi modi. Guarda a quello che hanno fatto in passato Tencent, Alibaba o Baidu (i giganti della rete cinesi). Sono stati a guardare per poi replicare il modello, e stanno facendo esattamente la stessa cosa. Nel frattempo la Cina si sta portando avanti in termini di adozione. In molte scuole qui gia’ usano gli headset, per motivi educativi, e chiaramente questo prepara gia’ la massa a essere familiare con questa tecnologia. Questo sara’ un vantaggio. Nel frattempo ci vorranno ancora circa 10 anni per lo sviluppo, e noi cerchiamo partner internazionali validi, oltre a quelli cinesi, tra cui c’e’ Iqiyi, per i migliori contenuti.“. Avere un headset proprio vuol dire fondamentalmente avere una nuova forma di home-video. Le sale VR che stanno aprendo nei cinema in Cina quindi sono dei competitor per loro? “No, perche’ siamo anche noi coinvolti, ma in Giappone, con la compagnia Vaio che apparteneva a Sony, poiche’ li’ c’e’ piu’ esperienza e consapevolezza mutuata da un’industria cinematografica piu’ sviluppata, e quindi con una strategia piu’ chiara.”

Chi sono quindi i pionieri del location based entertainment, ovvero i cinema in VR che hanno tanto il sapore di una evoluzione del classico cinema, ma anche un ibrido con i baccelloni di Alien. Perche’? Chi di voi ha visitato le sale VR nei Festival, si e’ trovato con l’headset Samsung su una sedia girevole. Digital Domain China, succursale cinese della compagnia di James Cameron, vi fa pagare il biglietto, quindi non si aspetta che facciate alcuno sforzo. Verrete posti su delle “uova giganti”, la full motion chair, che vi fa seguire i movimenti all’interno della realta’ virtuale, come su un ottovolante. Yoyo Sun, responsabile per le acquisition, ci mostra il nuovo piece di animazione Ghost in the Shell, che e’ letteralmente allucinante. Un trip cibernetico nell’universo creato da Shirow Masamune, tra biogenetica e orrore caleidoscopico. Quali sono per ora i contenuti che vanno meglio? “Ovviamente cerchiamo animazione per famiglie, ma non ci sono cosi’ tanti contenuti per ora, e sono costosi da realizzare. Abbiamo un accordo con Iqiyi di coproduzione per andare in questa direzione. La experience piu’ di successo in assoluto e’ Angel Falls, una ripresa aerea alle cascate Angel, perche’ va bene per tutta la famiglia.“. Quindi tutti a riprendere le cascate. Io ho messo la camera davanti al bidet.

Digital Domain, che ha prodotto la VR experience d’animazione Micro Giants, del regista Yifu Zhao, ovvero una versione piu’ dinamica di Microcosmos che ti mette alle costole di un ragno gigante, ha recentemente anche presentato nuove innovazioni in ambito di intelligenze artificiali e ologrammi, che sia nei nuovi media che nel cinema permetteranno di ricostruire umani artificiali sempre piu’…umani. O forse piu’ umani degli umani. All’evento, CHI SCRIVE e gli altri avventori, hanno potuto assistere a un concerto di Teresa Teng. A parte non sapere chi sia, la straordinarieta’ sta nel fatto che Teresa Teng e’ morta. La cantante e’ stata riportata in vita e ha duettato con altri popolari cantanti cinesi, anche loro sotto forma di ologrammi.

Infine, parlando di distribuzioni, VeeR e’ una delle piattaforme dedicate ai contenuti 360 in Cina, e si dedica particolarmente ai creatori UGC, ovvero quelli girato da user amatoriali, che vogliono creare i loro video 360 gradi. “Ma stiamo lavorando su una versione premium per i PGC, ovvero i professionisti. per implementare la piattaforma.”. Un po’ come youtube, ma a 360 gradi, VeeR permette di esplorare veramente a 360 gradi il mondo della realta’ virtuale.

 


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