Shock the Monkey – si entra nell’anno della scimmia di fuoco

scimmia arrabbiataPer chi e’ nato negli anni 1920, 1932, 1944, 1956, 1968, 1980, 1992 e  2004 c’e’ da festeggiare poiche’ da due giorni si e’ entrati ufficialmente nell’Anno della Scimmia (di Fuoco, quelle cosine rosse e pelose), periodo dello Zodiaco cinese che protegge i nati sotto questo segno. Ben accolto dalla popolazione perche’ arriva dopo il notoriamente funesto anno della Capra (sdoganato in Italia da Vittorio Sgarbi) e per rappresentare l’idolo mitologico del romanzo epico Journey throught the West, l’ormai noto Monkey King. Si festeggia subito polverizzando un nuovo record ai botteghini. Infatti Lunedi’ vi e’ stato un gross di 100.5 milioni di dollari, di cui quasi la meta’ sono andati a The Mermaid di Stephen Chow (il Checco Zalone cinese con all’attivo Kung Fusion, Shaolin Soccer etc.)  e il resto a The Man from Macau 3 e Monkey King 2. La povera Dreamworks ha visto il proprio Kung Fu Panda 3 completamente ignorato, con soli 15 milioni nel weekend delle feste. C’e’ da dire che il terzetto cinese qui citato ha avuto la bellezza di 190mila sale (e poi si critica il povero Zalone) contro le nemmeno 10mila di King Fu Panda, che nonostante il battage pubblicitario inaudito (nei vagoni della metro sono state ricostruite le location del cartone animato, incluso il pavimento/fiume) non rimarra’ nella storia dei record che i cinesi vantano tanto. Ansia da parte dei produttori di tutto il mondo alla ricerca della formula per trasformare anche loro i jaozi (quelli che voi ancora chiamate ravioli al vapore) in oro. Grazie allo spazio che Best Movie e Luca Maragno mi concedono su queste pagine web, finalmente questo segreto sara’ svelato e sara’ accessibile a tutti gli uomini di buona volonta’. La formula si chiama “Grazie al Cappero”. Per evitare inutili cadute di stile. In una Nazione dove la facciata e’ tutto e mentire e’ segno di buona educazione (“ma…non e’ affatto vero.”. “Ebbe’?”.), l’immagine di una cinematografia cosi potente soddisfa quel desiderio propagandistico, in mancanza di produzioni con contenuti che possano superare lo standard dei lesi di mente e quindi appetibili per il pubblico internazionale (e ci stiamo lavorando da un bel po’). Complice anche la zucca vuota (ancora grazie all’amico Sgarbi) di tanti professionisti del cinema che disegnano la situazione attuale totalmente a cappero di cane, il concetto sul quale ruota il sistema del movie business in Cina e; il seguente. Un numero infinito di sale, su una popolazione enorme, durante un boom di un media che arriva solo perche’ vi e’ stato un digiuno di decenni, con una formula, quella della quota cinematografica, che in pratica costringe a vedere solo determinati film. Che vuol dire? Esempio da due soldi. Siete rimasti chiusi in ascensore per due giorni, non avete nulla da bere e da mangiare e vi scappa. Che fate? Nel frattempo, c’e’ da ricordare che vengono prodotti centinaia di film ogni anno, a budget alto e altissimo, che non vengono visti, non vengono distribuiti, non vengono neanche conclusi. Esattamente come avviene nel resto del Mondo a livello tragico e in Italia a livello di estrema unzione. Quindi nell’industria cinematografica cinese girano un sacco di soldi, ma malissimo. Buon per chi li fa i film ma male per chi li produce. Associazioni su associazioni internazionali che sono venute qualche volta in villeggiatura a Pechino a mangiare il combao gidin (quello che vi ostinate ancora a chiamare pollo alle mandorle) ma promuovono solo il passaggio intermedio del processo, che ovviamente non puo’ soddisfare determinate aspirazioni. Come e’ potuto succedere? Come e’ avvenuto tutto cio’? Cominciano a rifletterci un attimo e ci viene in mente un Mondo che usciva da conflitti aspri e brutali, e doveva darsi un contegno, doveva darsi un freno e imporre diritti civili, etici, ecologici sani. Ma a discapito di tanti guadagni. In nome delle regole sacrificare il salvadanaio a forma di maialino per il quieto vivere civile. Non suona proprio benissimo. Allora perche’ non mantenere un grande territorio, un enorme orto, e lasciare che li’ avvenga qualsiasi cosa, che la legge, l’economia, la societa’ si sviluppi senza le nostre regole, fare in modo che fiorisca, renderlo rigoglioso, come una cassa di risparmio da utilizzare nei momenti di carestia che ci siamo cercati perche’ dovevamo fare i civili. E nei momenti di magra, andiamo all’orticello, e ci prendiamo tutto. C’e’ da chiedersi se il contadino, con la testa da contadino, sara’ d’accordo. Il contadino, per intendersi, e’ una scimmia.

 

 

 


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