BEIJING BEING e il significato del termine LGBT.

emjLo sapete che vuol dire questo misterioso acronimo: LGBT? Per alcuni sara’ ovvio e familiare, per altri affatto.

Vorra’ dire Lei Guarda Berlusconi in Televisione?
Non credo. Prima di rispondere come al solito la prendiamo larga. Uno dei progetti in cui sono stato coinvolto quest’anno e’ proprio questo Beijing Being, un piccolo film indipendente (eh te pareva! Viaro puoi smettere di leggere.) girato nel quartiere dove vivo, Gulou. Gulou e’ una zona particolarmente interessante poiche’, come Greenwhich Village a NY o San Lorenzo a Roma, ospita sia la parte piu’ agreste della popolazione locale, nei famosi hutong, i vicoli che si intrecciano in miriadi di tipiche case dove i veri cinesi, quelli zozzi e ignoranti, abitando da soli senza la toilet. Io ce l’ho, per inciso. Ci mancherebbe. Fa molto fico vivere insieme alle blatte negli hutong, visto che durera’ poco, anche perche’ il governo sta spazzando via la gente per mandarla in periferia e creare una nuova zona turistico residenziale dai prezzi esorbitanti. Qui vive anche una nutritissima rappresentazione degli expat, quella piu’ fricchettona e artistica della Citta’, che popola i tantissimi locali, club, bar e discoclub della zona. Questo ha portato anche una buona parte della popolazione cinese della zona e non a interessarsi vagamente a uno stile di vita alternativo, soprattutto i giovani. Da questa interazione parte la base di Beijing Being. Quindi il termine LGBT si riferisce alla torre da cui prende il nome il quartiere, nota anche Torre del Tamburo per via di un rituale giornaliero che io non mi sono mai preso la briga di andare a vedere? La Grande Battaglia dei Tamburi? Non credo proprio.

Come vedete dalla locandina realizzata da me medesimo il sottoscritto, la protagonista di Beijing Being e’ una bella sventola. La suddetta sventola si chiama…. si chiama in molte maniere diverse, ma non rivelero’ il suo vero nome ne’ il diminutivo con cui e’ conosciuta tra gli amici, ma con il nome d’arte, Emma Jaay. La giovanissima pulsella australiana e’ protagonista del film ma anche regista, sceneggiatrice e produttrice, realizzando alla puberale eta’ di… aspetta, fammi vedere su facebook che scrive la sua data di nascita… vabbe’ indicativamente ha meno di 25 anni… il suo primo lungometraggio, in Cina (dove e’ tostissimo riuscire a realizzare film anche per i locali), in un’area decisamente ostica per una operazione del genere e in piu’ LGBT! Brava Em Jaay, un grande nuovo talento. Quindi vuol dire Lei Gira Bene Tutto?

Proprio per niente.Forse un po’ di foto della crew possono dare un suggerimento.

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La storia del film narra di questi expat che vivono a Pechino. Un po’ come i film in era grunge che parlano di tutto e di niente. Questi giovani vivono la vita cinese Godardianamente, sono dei Godardi, e ballano, cantano, si divertono, vivono e non fanno un cazzo dalla mattina alla sera. Quindi vuol dire Le Gusta Bailando  Todanoche? Affatto. Bubbole. Uno spaccato di una popolazione che e’ parte intergrale, pulsante e molto, molto influente della cultura odierna cinese, del lifestyle non solo di chi viene a vivere qui ma anche di chi ci e’ sempre vissuto e ha bisogno di un modello per godersi la vita, per capire come affrontare la cultura, il divertimento, l’esistenza e per cercare di comprendere come e’ fatta questa cosa che si chiama liberta’. Sembra un’ovvieta’ ma la vita degli expat in Cina, soprattutto a Pechino, ha delle peculiarita’ uniche. E’ spesso bohemienne, a volte senza controllo, ma in maniera ingenua e non sofisticata rispetto a tantissimi altri posti come possono essere stati Londra, Berlino, New York, San Francisco, Parigi, Roma. Quello che poi rende questa vita unica e’ un enorme gap culturale con la popolazione locale. Vivere in Cina vuol dire essere shockati per un lungo periodo per il comportamento e le abitudini locali. Ai funerali si vestono di bianco, la gente sputa per terra e rutta liberamente perche’ non e’ maleducazione, camminano al contrario e miriadi di comportamenti diversi che chiunque si approcci a questa realta’ ignora, anche nel mondo del lavoro, perderndo opportunita’ e facendo perdere tempo perche’ non ha una tale apertura mentale da capire che una cultura totalmente diversa e’ possibile.
Anche chi parte con l’apertura mentale giusta si blocca davanti a aspetti che si danno per scontati essere identici per tutto il mondo. No, invece sono totalmente opposti. Per te l’ordine e’ fatto in una maniera, il tempo e’ fatto in una maniera., il linguaggio e’ fatto in una maniera. Per altri no. Scoprire una quantita’ inimmaginabile di segni e significati in piu’, vedere la mente che si espande su un territorio altrettanto grande quanto quello sul quale si era espansa fino ad allora, e poi oltre perche’ realizza che innumerevoli altri mondi sono possibili. Esperienza definitiva. A questo, tornando sulla Terra, anzi a Beijing Being, si aggiunga che vale anche per gli autoctoni. Quindi chi vive a Pechino si sente in liberta’ di poter fare anche qualche stravaganza in piu’, forse di troppo in alcuni casi, tanto se io vado in giro vestito da giraffa nessuno mi dira’ nulla, perche’ il mio vicino ha appena dipinto il cane di rosa. Questo un concetto importante di quest’opera. Pero’ ancora nun s’e’ capito che vor di LGBT. La Giuggiola Baffuta Timbiepolone?

La storia base e’ quella di LEI che e’ innamorata di LUI mai lui va via. Non e’ tanto questo il problema quanto piu’ che a lui lei non la vuole. Perche’? Perche’ a lui piace il…LGBT. Ecco svelato il termine che prima si indicava con queer interest o “a Malgioglio piace tanto”. E’ una lista di preferenze…

Trailer!

Beijing Being avra’ la sua Premiere Mondiale tra una settimana al prestigioso (anzi perche’ deve essere prestigioso, stavolta diciamo pruriginoso) al pruriginoso Montreal World Film Festival che vedra’ in giuria anche Tea Falco, tanto per fare un nome famoso. E poi NYIFF e vedremo ancora dove ci portera’ Em Jaay.

fmd occhio


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