Festival di Pechino 2015 vs Fast and Furious 7 e quella strana malinconia.

ff7Dopo un bel po’ di assIMG_1658enza da questa blog, non perchè non ci fosse niente da dire, anzi ce ne sarebbe tanto, ma quel tanto richiede una cornicie di parolaccie e anche peggio, eccoci tornare in occasione del 5th Beijing International Film Festival, il primo sotto l’egida di Marco Mueller. Il Festival quest’anno ha avuto una notevole affluenza al botteghino, almeno dai dati che abbiamo per il Panorama Europeo, di cui sono tra i curatori. I titoli sono stati tutti sold out. Tra questi: Ida (ovviamente), Song of the Sea, The Pigeon Sat on A Branch Reflecting on Existence, White God, Le Meraviglie, Amour Fou, Two Day, One Night e tanti altri. Il vincitore invece è stato il Messicano The Beginning IMG_1722of Time di Bernardo Areliano, mentre la migliore regia è andata a Jean Jaques Annaud per Wolf Totem, come prevedibile. Tra gli ospiti assortiti a caso, Schwarzenegger (Arnold, non Primula), Darren Aronofsky, Kim Ki-duk e Fernando Meirelles. Italiani in concorso, Michele Placido con La Scelta. Tra gli altri eventi, c’è da segnalare la presentazione della Wu Tianming Foundation, fondo per i giovani registi cinesi dedicato a uno dei maestri del cinema cinese, Wu Tianming appunto, già produttore e mentore di nomi tra  quali basti citare Zhang Yimou, e autore del bellissimo The King of Masks e del recente, postumo si può dire, The Song of the Phoenix. Il Festival ha avuto un buon successo busannonostante sia stato presentato in contemporanea quasi con l’uscita di Fast and Furious 7, anche noto con il fichissimo titolo di The Furious 7, del grande James Wan che ha fatto veramente un incredibile record di incassi, aprendo con 90 milioni di dollari in un giorno e superando un Miliardo di dollari (!!!). Pensate che fino a qualche anno fa nessuno aveva la macchina qui. Mentre il cinema mainstream impazza come una anguilla, l’underground riceve un duro colpo. Chi segue questo blog o il mio profilo facebook ha sentito spesso parlare del Zajia Lab, locale e piattaforma multimediale, gestita dagli amici Arong e Ambra, luogo di incontro dei principali artisti, musicisti, cineasti e performer di Pechino ma anche da tutta la Cina e oltre. Dove si era tenuta anche la rassegna Indie Dozen. Dopo gloriosi anni di attività, lì dove e quando l’arte si respirIMG_4309ava realmente, lì dove e quando gente da tutto il mondo aveva il piacere di incontrare gli artisti cinesi più in gamba e i personaggi più stravaganti, lì dove e quando si faceva mattina tra attacchi di musica folk e intrusioni proto-industrial, tra elucubrazioni filosofiche decisamente etiliche e pantomime da soap opera porno, tra retrospettive di opere veramente invisibili, videoarte estrema e performance al limite del ricovero coatto, la sede base, il Tempio Hong’En, un ex-tempio taoista che conteneva il bar e una sala proiezioni, concerti e quant’altro, viene espropriato dal Governo per dare più spazio e sapore alla nuova zona turistica e residenziale di Gulou. Faccina triste. Molto triste. Sicuramente le attività dello Zajia continueranno a Pechino e per i nostri una nuova importante attività si prospetta all’orizzonte, ma ne parleremo in futuro, tuttavIMG_1743ia si sente quella “saudade” da Cacao Meravigliao di un’era che è finita, qui dove e quando il tempo passa in una maniera completamente diversa, dilatata nel ritmo ma irrefrenabile nella sua mutazione statica, 1000 anni sono un batter d’occhi per una Cultura, ma 3 anni diventano una vita per un movimento culturale. Il paradosso di un Paese dove il cinema sorge potente e prepotente ma la cultura tramonta, tra il consenso generale, nel compiacimento di portare avanti quella che è una brutta copia del Sapere.  Arte e intrattenimento, chi lo ha detto che non si può? Forse chi ha deciso di prenderne il controllo, IMG_1742e imperterrito in questa impresa ne ha sperimentato il decadimento morale del compito di creare una Nuova 1984, che non è nelle Nazioni, nelle Culture, nei Continenti e nelle censure, ma è nell’Ego di chi divora l’arte e la sfrutta per godere di un bene superficiale, immediato, istantaneo come il latte in polvere, privandosi (semi) coscientemente della poppata che dà la vita, quella al seno di Afrodite. Che poi con questa parola, “arte”, ci si riempie la bocca ma non si è mica capito che vuol dire. Ciascuno dà la sua interpretazione. C’è chi dice sia un sentimento, chi una cosa che si studia a scuola, chi la scusa per farsi amici e magari farsi un bel “Mambo degli Orsi”,come diceva Lansdale, c’è chi pensa sia un dolce per le feste di Carnevale, fatto con le nocciole e il formaggio puzzolente. Potrebbe essere qualsiasi cosa, tanto vale chiamarla Graziella. Magari Graziella è quell’atto di amore e di libertà per il quale non si può fare a meno di dire la verità con il cuore. Fa comodo a tanti che Graziella stia per fatti suoi e non rompa troppo i baozi. Ce la stanno mettendo tutta, in tanti, da ogni parte, ma costruire su un terreno paludoso vuol dire vedere le fondamenta cadere, precipitevolissimevolmente, vuol dire solo sprecare le occasioni e lo spazio di chi vuole fare Sotto Coscienza, vuol dire distruggere, ma nella maniera meno costruttiva possibile. Ma tanto, pictoribus atque poetis quidlibet audendi semper fuit equa potestas: “agli artisti (pardon, a Graziella) è dato fare quel che gli pare”. Per aspera, ad astra.


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