2’14×10 – I trailer dei migliori film dell’anno (click sul titolo, no?)

EVA HÈ difficile ricordarsi quello che si è fatto tutto l’anno. Soprattutto se si ha una percezione del tempo non proprio canonica. Meno male che c’è il blog, così uno può fare dei passi indietro, riflettere, rispecchiare, ricordare e dire “Wow!”. Niente male in effetti. Tante vite in una. Difficile fare la lista dei migliori dieci. In genere ti ricordi gli ultimi visti, e quelli dell’inizio dell’anno vanno a farsi benedire. Questa volta però ho preso appunti. Nonostante ció, mi smentisco, poiché uno dei migliori lo sto vedendo in questo momento, mentre scrivo. È :
Non fosse altro per il dialogo spietato con cui si apre e chiude. L’Eyes Wide Shut di questo decennio. Raramente, in epoca moderna, c’è stata una maniera così schietta e dolorosa di parlare della crisi della rapporto di coppia. L’universo maschile e quello femminile sembrano degli universi inconciliabili. Da una parte l’uno lotta per rendere felice l’altro, dall’altra si allontana dalla propria felicità per crearne una tutta nuova, comune, senza rendersi conto che questa felicità comune è fatta dalla soddisfazione personale, dalla realizzazione che si deve cercare in giro per il mondo, attraverso le proprie strade, per reincontrarsi migliori e vogliosi di poter dare.
parla anche di questo. Di come l’amore sia una malattia distruttiva, incontrollabile, devastante. Di come riesca ingoiare tutto nella sua drammaticità sublime.
Il sublime e il dramma  si uniscono agli antipodi anche in:
Poco conosciuti, forse invisibile, ma il più raffinato rape & revenge mai fatto. La messa a requiem del genere
Invece spesso ci si chiude in se stessi, e si diventa un segreto. Così come un grande Tom Hardy in
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Ok, questo film ha dei limiti ma ha degli interpreti giganti come i suoi personaggi, uno script solido e soprattutto prova come si può essere se stessi a Hollywood. Non è una bestemmia scendere a compromessi. L’esistenza stessa è un compromesso di proteine e amminoacidi, dell’anima con il contenitore, dello Yin con lo Yang. Il punto è: quali compromessi scegliere? Quella scelta determina la via, il fine, anche quello che non è chiaro, esposto a se stessi. Se faccio questo, vuol dire che voglio questo. Se mi succede questo, sto facendo qualcosa perché avvenga. È alla base del fare film. Sempre che il fine ultimo sia “fare film”.
Siamo dalle stesse parti con
Il miglior horror dell’anno. Semplice e intelligente, una summa di tanto passato e con un incedere che sovverte le odierne regole commerciali. Non succede niente e funziona. Talento mette KO le regole.
Così come lo fa, e pure meglio:
Ci sono talmente tanti motivi per cui è un grande film, ma soprattutto perché è un film libero. Hai la sensazione che ogni sforzo fatto dai realizzatori fino a quel momento fosse atto a portare alla luce quel film. Forse è così ed è questa la magia del cinema. In più parla di politica in maniera sottile. Proprio come
Una storiellina quasi ovvia di una bambina e il suo cane contro tutto il mondo, ma in realtà la verità sul pregiudizio umano, verso lo straniero, il diverso. La base della guerra, che è la bugia.
A proposito di politica, quest’anno ho fatto un’ulteriore esperienza nelle estreme maglie della società, con il mio viaggio in Nord Korea e mi viene in mente di citare il film definitivo sulla dittatura.
 Incredibile che sia stato fatto, incredibile che sia uscito in Cina. Gli esui figi di Terry Gilliam. Tutta un’altra cosa il film “stoner” dell’anno, inteso come musica non come sballo. Ce ne sono sempre di più, e di alto livello, ma quello che premio è piccolo e sincero, “like my balls”, come direbbe Oleg di 2 Broke Girls, e arriva al vertice quasi rischiando di essere il primo in assoluto.
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Personamente un film del genere mi prende come un magnete. Preferirei mille vote fare una cosa del genere nella mia carriera (e lo farò, come sempre) che fare 200 Transformers con annessi soldi a carico. Il concept, la maniera di svilupparlo, la sceneggiatura, i personaggi, le musiche, l’anima. Mi sento affine al culto nero del Mondo, e alla sua ossessione. Il cinema spirituale è l’unico cinema possibile, e certe opere mi indicano la via. Adesso, qui, mentre scrivo. Grande veramente.
Come grande è un film e il suo autore che non mi vergogno di mensionare tra i migliori dieci nonostante io sia coinvolto nel film. Perchè obbiettivamente, ogni volta che rivedo Eva Braun, anche se è la 59esima volta al ralenti stoppando per correggere qualsiasi minuzia, non solo mi piace ancora, ma mi piace sempre di più.
Forse non frega più a nessuno di un film che parla del Bunga Bunga, di Berlusconi e delle macerie che ha generato. Forse non sarà un film necessario nel cinema italiano. Forse nulla è più necessario dato che con le mie ultime esperienze mi sono reso conto di aver decretato non la morte del cinema, ma la morte di una generazione che è diventata cieca e sorda, e soprattutto tronfia e arroganto come “un pazzo cieco e idiota che urla e bestemmia al centro dell’universo”. Per alcuni Eva Braun è folgorante per quanto sia lucido e chiaro, diretto e lirico nel suo essere l’ultimo baluardo di un’era di fare cinema. Per gli stessi, per chi scrive, una questione incomprensibile per chi non saprà vederlo ed essere avvolto da esso. Mentre i film deve ancora lanciarsi verso il grande pubblico, ha già fatto la sua vita fulminante nei mercati, e mentre scrivo sta per uscire distribuito in Inghilterra e poi ai quattro lati del Mondo. Come al solito in Italia abbiamo chiesto a tutti. Ora chiedo a voi. Volete vederlo? Non indignatevi. Fate qualcosa. Andate sulla nostra pagina facebook, Eva Braun The Movie, e scriveteci, mettete mi piace, o insultateci, ma non dormite. Perchè dovete svegliarvi, aprire gli occhi e cominciare a capire cosa vuol dire non voler fare una commediola pulciosa, una patetica web serie che fa ridere le scimmie, un horroraccio ultracommerciale di cui vergognarsi a vita, una fregatura al prossimo solo per il piacere di dire che hai fatto un film, una marchetta megagalattica costruita su una torre di cazzate. Cominciate a capire cosa vuol dire che c’è ancora qualcuno che soffre e combatte per fare il cinema che vuole fare semplicemente perchè ama il cinema, o come direbbe il mio amico Simone Scafidi, perchè ha “il demone del cinema”, e quando viene messo al mondo la realtà acquista un aspetto completamente diverso. Il tempo sta per finire. Presto si ricomincerà da zero.

 

 


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