Quentin Tarantino dice di NO a Kevin Smith, ma Johnny Depp quasi SI. Perchè fa fico.

rosaPrima dell’articolo di capodanno coi migliori film dell’anno, volevo scriverne un’altro un po’ più naif, qualsiasi cosa voglia dire. Il Quentin Tarantino del titolo non c’entra tantissimo, è un po’ uno specchietto per le allodole, e se state leggendo, ci siete cascati. Non ve la prendete però. Avreste dovuto capirlo da quando ho messo la faccia del Taranta con Rosario Dawson che la lecca. Ma vi pare?  Comunque un po’ di Tarantino ve lo do, non vi preoccupate. Quindi accendete la radio con la colonna sonora di Kill Bill, Pulp Fiction o Reservoir Dogs. Vi siete chiesti come mai il suddetto “God among Directors” ogni tanto se ne esce con “non voglio fare più film, tra poco mi fermo, e blablabla” in generale, come mai ogni tanto registi  più o meno sulla cresta se ne escono con certi exploit? Gli fa schifo avere una carriera come Sidney Lumet, John Cassavetes, Georges Clouzot o tanti altri che sono praticamente crepati mentre preparavano il piano di lavorazione per il giorno successivo? Chiaramente sono tutte balle. Trattasi invece di terrore giallo. Quella linea gialla che compare dietro la schiena e si insinua dal coccige lungo tutta la spina dorsale fino alla nuca. Il terrore di non poter più fare film. Non tanto il terrore di non dover trovare più nessuno che gli finanzi una produzione, come il povero David Lynch, quanto più il terrore di doversi beccare ogni volta un’ulcera per riuscire a fare un film e/o dover scendere a compromessi inconcepibili, che è più la sindrome del povero Terry Gilliam. Si corre ai ripari in ogni modo. Chi si abbona alla star, come Scorsese. C’è chi, come lo stesso Taranta, accetta di variare il suo standard e si fa imporre gli attori. “Tarantino ha preferito Jamie Fox a Will Smith”, ma per piacere. Fosse stato per lui prendeva uno del Wu Tang Clan. Altri, alla Rodriguez, fanno il salto della quaglia: film bello/marchetta/film bello/marchetta con il rischio di avere film bello/marchetta/marchetta/film di me*da/marchetta/matrimonio del cugino. Altri ancora, tipo Nolan, fanno robe che sono figate sulla carta (igienica, quella usata nel momento in cui hanno avuto la loro genesi) per poi farsela rigirare talmente tante volte che diventa più simile all’altra cosa partorita insieme all’idea originaria, ma ci spendono talmente tanti soldi di promozione che ti sembra ingiusto nei confronti dei bambini che muoiono di fame in Kenia dire che è un brutto film e non andare a vederlo al cinema. E non scriverci 40 post su facebook.
Oppure si può fare come Kevin Smith, ex Golden boy dell’indie canadese. Ovvero, metto su un podcast su internet in cui faccio brainstorming con il mio socio ma mi pagano (e lo dico pure esplicitamente nei dialoghi del mio film) e testo pure l’interesse del pubblico, mando mia figlia nella stessa scuola della figlia di Johnny Depp così diventano amiche, ce le metto nel film in modo che depppapà Manidiforbice viene a farmi una parte ma rigorosamente truccato da ispettore Closeau, sotto falso nome con talmente tanta roba in faccia che nemmeno la madre o l’agente lo riconoscerebbero, faccio un horror su uno che vuol diventare un tricheco prendendo un atto da Calvaire di Fabrice Du Welz (Monsieur Lapaditte!!!), un altro da Human Centipede e un altro dalle mie beghe con mia moglie. Se va bene, mia figlia e la figlia di Manidiforbice saranno protagoniste già dello spin-off commedia. È andata male. Si parla di fine della carriera di Smith. Finirà a commentare gli anziani che giocano a bocce nel parco. Tanta fatica e talento di scrittura sprecati quando bastava andare in TV e fare una sitcom.
Ma se non posso spendere 500 miliardi in pubblicità e non posso avere The Rock (ma nemmeno Kid Rock!) nel mio film sci-fi d’autore ispirato a Aguirre di Herzog ma che sembra sempre più Interstellar, che faccio? Ci sono due soluzioni. La maggior parte decidono di fare film scatologici (per non dire la M-word), tanto il cinema gli ha fatto sempre noia, gli piacciono i videogiochi però dire che fai film compensa tutte le insicurezze legate ai traumi della fase anale dell’infanzia quando a Natale per sbaglio ti avevano dato il pacco del regalo della cuginetta. Oppure, se sei veramente posseduto dal demone del cinema, scrivi quello che vuoi, impari a farlo senza spenderci troppi soldi, ti fai sistematicamente truffare dai personaggi descritti sopra e ti prepari ad affrontare la voragine in cui sta cadendo il cinema mentre ti stai trasformando in uno degli ultimi bastioni di Orione.  Ma perché? Cosa sta succedendo al cinema? Mentre oggi in Italia i nomi che contano (fino a 24 però, che poi diventa difficile) si svegliano con editti già enunciati da Monte Hellman quando aveva i calzoni corti, nel mercato internazionale (che vede sempre e comunque all’Italia come la massa di arraffoni, bugiardi e zotici che siamo, tanto da celebrarlo anche con un Academy Award) ci si prepara al peggio, assumendo la posizione che si addice a una situazione del genere. A causa della crisi nera del settore, la soluzione è generare un metodo di salvezza talmente lontano dalla logica da diventare non solo difficile da intuire, ma addirittura inconcepibile alla mente umana. Così c’è chi ancora aspetta il tram perché ha deciso che ha fatto un film bellissimo e gli devono venire a bussare a casa con una cornucopia gettando i petali al suo passaggio, quando invece Hollywood, dove tutto e il contrario di tutto avvengono all’unisono, ha decretato che sono proprio i film brutti che devono essere fatti. “Cooooosa??? Ma Gianluigi Perrone è completamente uscito di senno!!!??? Un po’ di sentore c’era quando nel 2006 aveva detto che la Cina sarebbe diventato il primo mercato mondiale, ma stavolta le sta sparando proprio grosse.”.
 JamesGunnRaccoonInstagram_565E proprio in virtù di questa sindrome di Cassandra per cui dico tutta e nient’altro che la verità ma mai nessuno mi da retta, che ho deciso di spararle enormi. Qualcosa di giusto, a tozzi o bocconi, ci sarà.
Per comprendere meno peggio bisogna fare una suddivisione come durante l’ora di biologia alla scuola media. Intorno al Pianeta c’è la Stratosfera, questa parola altisonante che fa ballare i giovani nelle discoteche di tutto il Globo dai tempi di “Giokajiuè“. Tutte le grosse produzioni stanno lì a ragionare come fare il Blockbuster di turno in modo tale che piaccia alla gente che gioca alla Playstation, legge i fumetti, guarda i gattini su youtube, protesta contro l’Isis, è diventata vegan perché non vuole ammettere che ha il culo grosso, fa le “selfish” per Istagram… ed è cinese. Quindi ci devi mettere qualcosa che faccia piacere ai gialli e stare attento a non offenderli. E non sai come fare perché anche se dici “i cinesi sono i più dotati della Terra” dicono che sei sarcastico. Frullano tutto e delle volte, per fortuna, viene fuori Guardian of the Galaxy, altre volte viene fuori Wolf Totem, ovvero Balla coi Lupi + Rivoluzione Culturale + 3D + Mai Dire Goal. Un grassone a Los Angeles urla “come sarebbe che nessuno conosce Brad Pitt in Cina! Buttate nelle sale il primo film che abbiamo pronto che ci sta lui!!!”. Fury. Brad Pitt con il moicano. Sulla Seconda Guerra Mondiale che qui non sanno nemmeno essere avvenuta. Hanno scambiato Pitt per Bruce Willis o Samuel L Jackson. O Silvester Stallone. La strategia di marketing comunque è “magari ce cascano”. Poi c’è il fattore atmosfera, anche conosciuto come fattore “Middle Man“, che in questo caso vuol dire tante cose.
Vuol dire “gli abitanti della terra di mezzo”, ovvero gli autori che ce l’hanno quasi fatta, hanno avuto successo, si sono fatti seppellire dall’ego e hanno fatto un disastro e non sanno come muoversi. Allora fanno un film di genere indipendente ma con dei nomi che vogliono lavorare con loro perché almeno dicono che hanno fatto un film con un “autore”. Gleiser, Wan, Refn, lo stesso Smith, si può continuare fino a dopodomani. Hanno peccato, hanno perso la stratosfera e ora si prendono controvoglia la fetta di mercato che spetterebbe al “pulviscolo”. Middle Man vuol dire anche “sales agencies” che sono quelli che vendono i film e mai e poi mai conta se il film è bello o brutto. Conta una strategia, delle caratteristiche che cambiano sempre e vengono imposte con un’ossessività incontrollata. Vendi, vendi, vendi! Come? Boh, allora ci sono le regole. Film simile a quello con quell’attore famoso. Film con attore da film famoso. Film con attore spalla di quello famoso. Film con attore una volta famoso. Film con cane famoso. Bene o male tutto ruota intorno all’attore MA, se Johnny Depp si trucca in faccia o Tom Hardy ha macho-man-randy-savage-1_crop_exactuna maschera antigas per tutto il tempo non vale. E poi “indovina il sottogenere”: science fiction romance con interazione dei new media e stile documentaristico con elementi metafisici. Adesso va di moda la fisica quantistica! E allora quando io blateravo alticcio durante i party a Venezia e nessuno mi ascoltava? Maledetta Cassandra, mi hai fregato, sono stato sempre nel futuro. Adesso mi trovo infatti nel 2022, Brad Pitt è finalmente diventato famoso in Cina perché gli hanno fatto fare il sequel di Benjiamin Button, “Baby Birba Benjiamin Button 3D: Lost in Beijing”, dove hanno trapiantato la sua faccia su un neonato in CGI. Solo che tutti credono sia un nano. Finalmente nei mercati sono riusciti a fare in modo che tutti coloro che fanno cinema, scusate la parolaccia, realizzino film schifosissimi, sgangherati, stupidissimi. In questa maniera il pubblico si è abituato a uno standard, ride sempre alla stessa battuta e il protagonista è la figlia di Johnny Depp sia per i ruoli maschili che femminili. Il papà sta facendo la TV series di Edward Mani di Forbice su HBO, completamente nudo. È diretta da Tim Burton, ma nessuno sul set si ricorda come si chiama e lo mandano sempre a comprare le gomme da masticare. Su Youtube impazza Film Blu di Derek Jarman commentato da Maccio Capatonda. E dura 15 minuti, di cui 12 di pubblicità. Poi c’è il “pulviscolo”. Avete presente quelle giornate estive, quando fa caldo ma non troppo, è primo pomeriggio dopo mangiato, la TV che commenta notizie inutili, il rumore del mare anche quando non c’è il mare e uno spiraglio di luce arancione entra dalla serranda abbassata che tiene la casa nella penombra. In quello spiraglio di luce ci sono migliaia di piccoli peletti di lanugine bianca che danzano soffici in aria. Ecco, io sono lì. E sto pianificando la Distruzione. O la Distribuzione… ma questa è un’altra storia.


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