The Drunken Master: la Via del TAO

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Previously on Pork Chop Express!

Nella puntata precedente abbiamo parlato del Festival di Busan, il principale evento cinematografico asiatico, e, tra le altre, del regista Leonardo Cinieri Lombroso (giù nella foto grande con il Maestro) e del suo documentario sul Cinema del Sud East Asiatico, When the Rooster Crows. Leo è figlio di Cosimo Cinieri, attore della cerchia di Camelo Bene che aveva lavorato con me in Ritual, e quando ci siamo conosciuti si è trovato un territorio comune nella curiosità dell’esplorazione del Mondo asiatico. Si pensava quindi di fare prima o poi qualcosa insieme. L’idea di un documentario sulla dottrina Taoista, religione, filosofia e stile di vita che ha le sue radici nel quarto e terzo secolo avanti Cristo in base agli scritti del principale filosofo, Laozi, che è il punto di riferimento del Taoismo (o Daoismo che dir si voglia), e’ nata grazie agli studi e le ricerche della Dottoressa Sonia Di Clemente, affetta dal grave morbo di essere la mia ragazza. Ella, grazie ai suoi studi e ricerche, sia universitari sui quali è tutt’ora in corso un PhD, che in loco grazie al suo lavoro di assistente allo Workshop di Taoismo Teorico per esperti e appassionati della dottrina presso Wu Dang Shan, ha avuto modo di incontrare e collaborare con diversi studiosi e accademici di Filosofie Orientali, nonché alcuni tra i più autorevoli Maestri che in Cina praticano il tai-chi e le espressioni teoriche e pratiche taoiste. Per i profani, avete presente Pai Mei, il maestro che forgiava Uma Thurman in Kill Bill? Quella gente li. A proposito, sapevate che il povero Gordon Liu (Pai Mei, appunto) ha avuto un ictus qualche anno fa? Povero caro. Tornando al documentario, il cui titolo di lavorazione è The Tale of Wroosterfrontater, iniziamo quindi ad elaborare un’idea dietro al progetto, e approfittiamo della presenza di Leo e della sua dolce metà Myra in Asia, per dare il via alle riprese di questa lunga avventura che ci porterà alla ricerca dell’equilibrio dell’Universo. L’equilibrio tra Yin e Yang, infatti, è alla base del concetto del taoismo. L’equilibrio fisico, mentale e spirituale, se si considera che, in base a un concetto molto simile a “mens sana in corpore sano”, il frutto del lavoro del taoista è essere capace di curare le ferite più superficiali fino a quelle più profonde. Qualche breve cenno stoico sul Taoismo. La dottrina è alla base della cultura cinese damillenni, poi è stata contaminata dal buddhismo ed è diventata anche un processo spirituale, in seguito si è moltiplicata in tante scuole di pensiero. Con la Rivoluzione Culturale, la religione è divenuta superstizione e considerata pericolosa e nociva per le basi del comunismo, quindi i monaci sono stati perseguitati, cacciati, mandati in esilio e hanno dovuto praticare di nascosto. Oggi ci sono ancora numerosi monasteri sulle montagne della Cina dove i monaci praticano e accolgono i pellegrini. Per il Governo cinese è un po’ come Disneyland o almeno spinge in IMG_9180questa direzione, e nelle città principali i luoghi maggiori di turismo sono proprio i monasteri. I monaci sono veri, ma è soprattutto un business. Come riuscire quindi a interpretare una dottrina così complessa, che tocca diversi aspetti, e soprattutto, per sua stessa definizione, è inspiegabile a parole? La risposta è “Boh!?” E’ proprio questo lo scopo del documentario, e il suo traguardo sta proprio nel processo di ricerca, esattamente come avviene per processo di ascesi dei monaci.  Quindi dobbiamo andare a toccare con mano. E’ su uno di questi luoghi, il Tempio di Lou Guan tai, sulla montagna di Zhong Nan, vicino a Xi’an, che iniziato lIMG_9172e nostre riprese. Qui il nostro contatto e l’oggetto delle nostre riprese, oltre al Monastero stesso, è stato Master Zhan (che non è quello nella foto con me, quella è una monaca) il quale, a quanto ci dicono, è uno dei Maestri di Tai-chi più abili della Cina. Il Tai-chi è la pratica del corpo: il fine ultimo del taoista è divenire immortale, la pratica porta a questo processo che poi si espande nel suo universo interiore. Il Tai-chi è la base del Kung-fu, quindi le evoluzioni di Master Zhang sono simili a quelle viste nei film di arti marziali degli Shaw Bros. Master Zhang è un figlio del popolo, viene dal villaggio dove è nata la Scuola Taoista di cui fa parte, da un territorio rurale dove non è possibile essere educati, e quindi la sua formazione, da sempre, è stata praticare il Tai-chi e ascoltare il IMG_9188proprio corpo, e la maniera di muoverlo come un fluido unico, fino ad ascoltarlo nei più profondi recessi. Con Master Zhang si ha l’impressione che per lui sia talmente naturale da non rendersi conto dove è insolito per la gente normale. Ovvio che capisce bene che se gli puntiamo la camera addosso, qualcosa di speciale la deve pur fare. Il Maestro ci ha regalato diverse ore di evoluzioni e acrobazie veramente notevoli, e la chance di conoscere una realtà avvolgente. Sprezzante del pericolo, si muove in mezzo alla natura come ne facesse parte, si arrampica come una scimmia sugli alberi, salta da un pilastro all’altro di un ponte elevato su uno strapiombo con sprezzo del pericolo, pratica con armi in mezzo ai ruscelli zompettando tra una roccia all’altra come se tutti quegli elementi fossero suoi vecchi amici. Chiaramente non ci poteva capitare uno normale, e scopriamo che il Maestro ha una personalità molto particolare, eccentrica e bizzosa, soprattutto dopo 34 cicchetti. Siamo lontani dall’immagine del personaggio meditativo che lo stereotipo dello spirituralismo asiatico ci propina. Pai Mei, Egg Sheg di Grosso Guaio a China Town, Chiun de Il Mio Nome è Remo Williams (“ti muovi come un’orsa gravida”) e Monty Hall de Il Bambino D’Oro sono molto più vicini alla realtà. Il Maestro, complice anche la nostra presenza, la sera tende ad alzare il gomito, imparando più o meno una sola parola in italiano “saluda!” e cerimoniando con il classico “cambei”, che prevede di bere tutto d’un fiato. Lui è allenato però, noi no. Sarebbe comunque da ottusi pensare che il comportamento eccentrico del Maestro abbia influenzato negativamente il risultato della nostra ricerca e delle nostre riprese. In realtà, più sono distanti gli estremi di Yin e Yang, più la loro congiunzione crea energia. Diverso, ma non meno inaspettato il comportamento di Master Hu, già insegnante nel Workshop di Wu Dang Shang di cui è assistente Sonia Di Clemente (per chi volesse partecipare al Workshop, le scriva su facebook in privato). Master Hu ci ha raggiunto per le riprese a Pechino, per parlare più che altro della parte teoretica. A dispetto della sua immagina austera che c’è in giro, Master Hu si rivela un simpatico amicone con il sorriso sempre pronto, che ci racconta il percorso che deve intraprendere il taoista per diventare tale, e quindi, essere destinato alla salvezza dell’anima. Un interessante intervallo tra i due Maestri, molto diversi fra loro, è stata una cena dallo studioso francese trapiantato a Pechino Patrice Fava, che ci ha raccontato la ritualistica, le varie sfaccettature e il polimorfismo del Taoismo. Proprio questo è stato il punto che ci ha fatto capire la natura della ricerca del nostro lavoro. Il Taoismo raccoglie tantissimi aspetti, e il nostro percorso servirà a trovare quello che più si addice alla visione di Leo su questo progetto. Ogni documentario, ma probabilmente soprattutto questo, è un percorso che si inizia in una direzione e si finisce in un’altra. Adesso stiamo raccogliendo i pezzi di un piano più complesso, che in parte abbiamo già in mente e sul quale siamo tutti d’accordo. Come diceva un folle saggio, è dura intraprendere la via, ma quando sei sulla via, sei tu stesso la via.

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