Il Ritorno di Gengis Cannes

Eccomi tornare a Pechino via Il Cairo dopo un busyssimo festival di Cannes. Tanti meeting, tanti nuovi amici e tante ottime novità. Song of Silence, il mio film cinese, e’ stato venduto theatrical in Brasile e ci sono molte altre proposte che la Striped Entertainment, l’agenzia che si occupa del film, sta vagliando per il resto del mondo. Ritual, che ho fatto in Veneto, e’ stato venduto in Giappone e sarà al Fantasia a Montreal, il festival e mercato di genere più importante al mondo. Giorgio Viaro cercava di sminuirmelo dicendo che i tortellini alla crema agli asparagi di sua zia Eurasia sono meglio, ma è stato preso a rutti in faccia da Boni e Ristori, i registi di Zombie Massacre al lavoro su un nuovo progetto con il loro attore feticcio Jon Camming, con il quale si è passato il divertente party del Fantasia, appunto. Presente anche la mia attrice salsiccia Désirée Giorgetti. Lì i ragazzi del festival mi dicevano che unico italiano da loro era stato Denti di Salvatores, 13 anni prima, poi Morituris, il mio primo film, e poi Ritual. A quel punto gli ho tirato fuori il mio nuovo lavoro, Oltre il guado di Lorenzo Bianchini, fumante di fine post produzione, sperando di fare la tripletta. Tra una imprecazione e l’altra a causa della pioggia ho avuto modo di vedere anche dei film e incontrare Fabio Guaglione che ha ammesso, lontano da orecchie indiscrete, che il mio blog e’ il migliore dell’universo e piace alle donne. Tra mercato e varie sezioni del festival di Cannes non si sono viste cose memorabili ma qualcosa di interessante c’era e vado a snocciolare di seguito.

Viaro mi ha portato a vedere un film prodotto da Slash dei Guns & Roses che non mi ricordo come si chiama ma ricordo benissimo le tette in perenne bella vista della protagonista che vado a scritturare domani. Mi ha ricordato Dracula di Argento per questo tipo di attenzione al particolare. Finalmente vedo Kiss of the Damned di Xan Cassavetes, figlia di John e della Rowland, e noto che è molto simile a Only lovers left alive di Jarmusch. Entrambi storie esistenziali di vampiri intellettuali che riflettono su quanto sia faticoso essere speciali e fichi in un mondo di baccalà. Dennis Cabella sarà contento perché Vincenzo Natali ha fatto un nuovo film, Haunters. Sarà meno contento di sapere che il film e’ bruttino. Una specie di Shining meet The Others ma raccontato al contrario. Potenzialmente buono ma niente di nuovo sotto la pioggia. Contracted invece è il tipico film scritto bene e girato e interpretato male, povero produttivamente oltretutto. Il dramma di una che si becca una malattia sessuale che la porta a una veloce e inarrestabile necrosi. Nonostante le pecche ha i suoi momenti agghiaccianti e diventa il prossimo “da vedere” per i fan dell’horror. Amat Escalante e’ un regista che ho promosso molto in tempi non sospetti, soprattutto per il suo Los Bastardos, e ora eccolo qui in concorso a Cannes con un film su una coppia che ha problemi di sesso e si trova in mezzo alla guerra dei narcotrafficanti. Tostissimo con scene tipo uno che gli bruciano il pipino e un barboncino spezzato in due. Niente in confronto alla scena di pissing del nuovo grande atto psicomagico del mio padre putativo Alejandro Jodorowsky. A presentare La Danza della Realidad c’era un altro caro amico, Nicolas Winding Refn, oramai impegnatissimo ma con il quale siamo riusciti a salutarci ed ho scoperto con piacere che sapeva tutti i fatti miei. Il suo Only God Forgives e’ ancora una volta una impresa inaspettata, un viaggio nel subconscio tra la ricerca di redenzione e il complesso di Edipo. Non fregherà niente a nessuno, temo. Molto Valhalla Rising. Alejandro invece l’ho visto molto stanco e la capatina in albergo per i saluti di rito mi ha fatto capire che è necessario portare avanti l’operato di quest’uomo, oltre la sua esistenza terrena. Lui è il più grande, ha ragione Nicolas. A proposito di psicanalisi, sto Jimmy P., con Benicio del Toro e Mathieu Amalric mi fa pensare come mai qualcuno voglia fare un film sulla falsa riga di A Dangerous Method e sperare che freghi a qualcuno. Per me e’ interessante ma il pubblico si tagliava le vene in sala. Al Mercato più di un film di mattanza incontrollata. Buono Replicas, con Selma Blair, in cui Funny Games incontra Psycho. You’re next e’ una cretinata alla dieci piccoli indiani ma avrà successo per il suo fine umorismo. Figlio tardo e un po’ ritardo di Scream. Il remake di We are what we are invece e’ una noia mortale e non c’entra nulla con il film messicano originale. Rimane la famiglia di cannibali e l’autorialità a tutti i costi. Tempo sprecato. La grande bellezza di Sorrentino non mi ha impressionato più di tanto lì per lì, a parte una nostalgica lacrimuccia per lo splendore di Roma, ma poi mi è cresciuto dentro. Dice che Roma e’ stupenda ma i romani fanno schifo, ma quella realtà cafonal e’ peggio del film. Nel film anche il caro Ivan Franek che oggi è venuto a salutarmi in aeroporto. Osservava che la stampa italiana che lo ha massacrato si è rivista in quei patetici guitti. Purtroppo mi son perso Polanski e i Coen, che mi sa che valevano. Però non sono mica a Cannes per guardare film!


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