Delirio al Filmart di Hong Kong: schermi a uovo, parodie erotiche di Una notte da leoni e un clima bestiale

In occasione del Filmart, Mercato del Cinema di Hong Kong, mi sono recato nuovamente nel Cubo di Kubrick, che è il nome con cui amo chiamare questa coloratissima città/set. Per quelli di voi che volessero visitare la Cina, ecco un utile consiglio per raggiungere nel modo più economico Hong Kong dalla mainland. Prendete un volo (economico) per Shenzhen, poi dall’aeroporto prendete la linea verde fino alla fermata Conference Exhibition Center e li cambiate linea (la rossa) per raggiungere la fermata Furlang Checkpoint. Attraversate il confine a Futlang Port e siete a Hong Kong: dovete solo prendere un’altra metro (la celeste) per andare verso il centro. Il tutto in un paio d’ore salvo, che non vi capìti di rimanere due ore incastrati alla dogana con una massa di gente che si muove a passo di lumaca. Io all’andata ho trovato una fila notevole, ma al ritorno la coda era pochissima. In compenso avevano cancellato il mio volo.

Il viaggio di andata e’ stato interessante. Ho visto, nell’ordine: una hostess dalle orecchie a sventola eclatanti, due cinesi vestiti da Babbo Natale (a marzo), ragazze hongkonghesi con minigonne rated R. Dopo aver posato la roba nel mio postribolo nel cuore di Causeway Bay (pieno centro), il posto dove dormo, incontro il mio vecchio amico Mikko Aromaa, direttore del Night Vision Festival di Helsinki, distributore e, a giudicare dalla voce, doppiatore del Funnybot di South Park. Birra a brocche, chiacchiere e regalini graditissimi dalla Finlandia in uno dei tanti locali di Wan Chai, pittoresco quartiere pieno di turisti e allegre signorine. L’indomani è d’obbligo fare un giro al Lady’s Market pensando alle fidanzate (intendo quella mia e quella di Mikko, non che ne ho più di una) dopodiché ci si becca con un altro buddy, Matteo Meglioli, milanese a Hong Kong, produttore del folle W Zappatore di Massimiliano Verdesca, attualmente nelle sale italiane dopo aver aperto la nostra rassegna a Pechino. Mat ci porta in un roof club che mostra la bellezza di HK dall’alto, in tutta la sua termoluminescenza. Chiacchiere di cinema (soliti argomenti: Dario Argento), drink, ma poi a letto presto, che il giorno dopo inizia il Festival.

Il Filmart è fondamentalmente un mercato, e le proiezioni sono fatte giusto per le acquisizioni distributive, in questo caso più che mai. Si svolge a Wan Chai, nel lussuoso Centro Conferenze, un padiglione abnorme pieno di stand. Al centro di tutto, il Padiglione Francese. Anche l’Italia, quest’anno, ha un suo spazio, e l’Anica ha indetto una conferenza su coproduzioni tra Asia e Italia, suggerendo alle produzioni straniere di prendere line producer italiani (se qualcuno e’ interessato, io vivo a Pechino, by the way). Al mio arrivo al pick up del badge mi accolgono i volti sorridenti di due vecchie conoscenze: Todd di Twitch e Michael di Sitges. Ok, sono a casa. A proposito di visi familiari, in una pausa dai 3000 meeting fatti, entro in una sala conferenze a caso, senza un vero perché, e chi c’è dentro? Johnny To che parla! Aaaaaaaahhhh! Che ci fa qui? Non vive in Italia? Non lo avevano fatto Papa? E dove c’è lui non può non esserci anche… Marco Müller! Che sorride contento.

Molto lavoro, soprattutto per i contatti asiatici, ma non mi pare di vedere tutta questa gente. Il Padiglione di Pechino è fatto di marzapane, niente a che vedere con quelli pazzeschi delle produzioni di HK, e nessuno parla inglese. Una madre dà il biberon alla bambina e mi fa capire che il marito è sparito in una eterna interminabile pausa-sigaretta. Sullo stand di China 3D si staglia il pannello gigante di una specie di spoof di Una Notte da Leoni con dei tizi sovrastati da una f*** gigante: un monitor mostra immagini soft core e io e Matteo conveniamo che è il momento di fare un film erotico. Questa settimana scrivo il soggetto, preparatevi. Tra le innovazioni tecnologiche, i cinesi presentano uno schermo da cinema gigante, ovale, una specie di coppa, nella quale lo spettatore vive l’esperienza dell’azione dal di dentro. Mancano gli occhiali 3D e si è pronti per l’infarto. Me lo fanno provare e chiedo il vomitatoio, nella tradizione dell’Antica Roma.

Due giorni di incontri serrati, nuovi amici, nuovi progetti e poco riposo. Incontro anche il Kurt Russel cinese vestito da Neo di Matrix. Un giorno ve lo faccio vedere. L’ultima sera, per recuperare un po’ di sonno, tentiamo di partecipare a 38 party in sequenza. Tra un vino bianco e l’altro (un otre di vino bianco, intendo) incontro Wu Jing, Frederic di Mad Movies, Angel e Michael di Sitges che sono esaltatissimi, e of course Sabrina del Far East Festival di Udine, ricercatissima da tutti. Non contenti, io, Mikko, il tipo della Koch e quello di Tallinn andiamo al quartiere in salita, pieno di locali, a bere il drink della staffa. Il giorno dopo mi sveglio con una mail che dice che il mio volo e’ stato annullato perché a Pechino nevica. Per fortuna, mentre scrivo, sono seduto su un volo Shenzhen/Beijing che mi hanno offerto alla Air China. In Italia si dice “Marzo pazzerello” per via del tempo instabile. Qua a Pechino – tra neve, canicola, tempeste di sabbia e inquinamento – mi viene da pensare a “Marzo omicida seriale”. Intanto ragiono su modi nuovi per ridefinire il termine “brillante”.


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