Insegnare Martin Mystere e Nathan Never ai cinesi

Qualche mese fa avevo raccontato della mia trasferta a Chengdu, metropoli culturale e sede dell’”Evento di Fantascienza della Grande Cina”. Nell’occasione avevo avuto modo di conoscere i membri della Federazione che cura gli eventi sul genere: scrittori, giornalisti, esperti, cinematografari, editori, fumettari, alieni dalle dita a forma di asparagi e ogni forma di nerd senza ritorno. Tra questi spiccava il professor Wu Yan, non solo per il suo inglese spigliato e il suo modo di fare saggio ed occidentale, ma anche per la sua principale occupazione: Docente di Fantascienza alla Normale di Pechino. Come sicuramente non ricorderete, si era parlato del fatto che in un Paese dalle tante contraddizioni come la Cina, si studiasse Fantascienza all’Università. Con il Professore, una volta tornati a Pechino, ci siamo saltuariamente incontrati, e ho anche avuto modo di assistere a una delle sue lezioni, affollate da giovani studenti curiosi e appassionati, alcuni di loro già diventati scrittori di racconti di discreto successo. In seguito il Professore ha voluto che io prendessi parte a queste lezioni e, infine, questa settimana… ho tenuto la mia prima lezione dedicata alla fantascienza italiana!

Chiaramente, per deformazione professionale, mi sono focalizzato in particolare sul cinema, ma non mi è dispiaciuto rispolverare la nostra tradizione fantascientifica a tutto tondo. Ho trattato la produzione letteraria, parlando della collana Urania, di Emilio Salgari, e fino a Valerio Evangelisti. Ho potuto sviscerare davanti ad una audience attenta la mia passione per il fumetto italiano, per esempio Nathan Never, ma in particolar modo Martin Mystere di Alfredo Castelli, preziosissimo per la mia formazione culturale. E poi il cinema, da Bava a Margheriti, ma anche Castellari, Cozzi, persino Ciro Ippolito con il suo Alien 2 Sulla Terra, e poi i nuovi esempi di sci-fi italiano che proprio in quest’ultima annata hanno visto un ritorno importante. In chiusura, un video-omaggio al recentemente scomparso Carlo Rambaldi, uno che stava agli effetti speciali come Morricone sta alla musica.

Il botta-e-risposta con gli studenti è stato, come spesso accade, timido, ma si è poi sviluppato in maniera interessante. Sono rimasto realmente stupito quando i ragazzi hanno tirato fuori i nomi di Italo Calvino, Pierpaolo Pasolini, Alessandro Manzoni e altra gente di cui a malapena ci ricordiamo il nome dalle nostre parti. Ho provato a chiedere cosa pensassero della poetica di Fabio Fazio, ma non sapevano chi fosse. Uno mi ha chiesto del Papa, e ho risposto con una battuta su Berlusconi, che ha capito giusto la spugna per il gesso della lavagna. Qualcuno ricordava poi Chung Kuo Cina, il documentario di Michelangelo Antonioni che rappresenta per altro un grande paradosso: inteso in origine come video di propaganda pro-Cina, venne censurato duramente dal regime di qui perché mostrava scene sgradite. Quando si dice essere incontentabili. Insomma, gli mancava solo Dante Alighieri, che è l’eroe di un videogioco, oltretutto.

Un’ottima esperienza che forse si ripeterà, in altri luoghi e con altri argomenti. A proposito di fantascienza, continua la rassegna curata da me medesimo, il sottoscritto, al locale Zajia, il posto più à la page del centro di Gulou. Stavolta il protagonista sarà L’Arrivo di Wang, dei Manetti Bros, un film che tratta di un alieno che atterra sulla terra dopo aver imparato la lingua più parlata in assoluto dai terrestri: il cinese. Purtroppo, quando la navicella l’ha dovuta parcheggiare in doppia fila al Tufello, e l’abusivo ha voluto per forza “du euri“, ha capito che i suoi sforzi linguistici erano obsoleti. Ad aprire la serata  il corto Hibernation, del giovane regista sci-fi Qiao Fei, tamarramente ribattezzatosi Luke Qiao (come Skywalker, ovviamente), che avevo presentato insieme al professor Wu Yan e all’amico Xiatong, altro docente, in uno dei multisala degli Huay Brothers. Proprio per loro Luke sta preparando un film di fantascienza da aiuto regista, con un regista tedesco. Alla mia domanda sul nome del regista tedesco, mi è stato risposto: “Mei Ling”. Mi sa che è tedesco ma oriundo cinese.

Occhio a Luke che prima o poi gli fanno fare un bel filmone gigante. Intanto si accontenterà di partecipare al nostro evento allo Zajia, di cui, mi dicono, parlano tutti quelli che non hanno niente da fare in Italia. Il primo appuntameno è stato un successo. La proiezione di W Zappatore, adesso nelle sale anche nel belpaese, con presenti il regista Massimiliano “Maci” Verdesca e il produttore Matteo Meglioli, ha divertito, affascinato e ubriacato i presenti. Il film, figlio di Wes Anderson e Jared Hess, con qualcosa di Alex De La Iglesia e tanto della cultura delirante salentina in chiave musical black metal, è una ventata di originalità per le nostre sale, e la presenza della pimpante ottuagenaria Sandra Milo, più felliniana che mai, un valore aggiunto.


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