Misteri cinesi: una “piccola” commedia batte Titanic

Le cose sono andate così. Mi arriva la mail di Luca Maragno che mi dice che c’è questo film cinese indie low budget, Lost in Thailand, che annienta i botteghini cinesi, divenendo il film più visto della storia in Cina. Il titolo non mi dice nulla, ma poi mi viene in mente questa  locandina che vedete qui a sinistra. La suddetta locandina la vedo da settimane dovunque il mio sguardo possa spaziare quando prendo l’autobus per andare in ufficio. L’ho notata perché mi aveva fatto venire in mente una riflessione. I tre Aldo, Giovanni e Giacomo della situazione assomigliano molto a Larry, Curly e Moe, i personaggi dei Tre Marmittoni (The Three Stooges in inglese), icone della commedia slapstick americana, recentemente riportati sul grande schermo dai Fratelli Farrelly.

Proprio sull’aereo per venire a Pechino avevo visto il film dei Farrelly, esperienza che accosterei all’abuso di olio di ricino. Ricordo qualche anno fa erano stati annunciati come interpreti del film Sean Penn, Benicio Del Toro e Jim Carrey, in una di quelle balle per caricare l’hype tipo “Cronenberg gira il libro di Giorgio Faletti”, alle quali credono veramente in pochi. Tra quelli che ci credono, però, ci sono i cinesi, che immaginando un successo americano clamoroso (che loro però non avrebbero potuto distribuire in patria), ne fanno la versione tarocca, con stessi tagli di capelli e, probabilmente, stesse scenette cretine. Pensavo che non avrei mai verificato di persona.

La mail di Luca, però, rinfocola la curiosità. La prima cosa che mi chiedo è: come mai un film indie low budget, come viene definito Lost in Thailand, ha cartelloni giganti ovunque e quello di Fabio Guaglione no? Non parliamo del mio che è stato proprio respinto in censura… Forse in Cina gli spazi pubblicitari sono gratis… Insomma, spinto dalla curiosità e dal fatto che l’alternativa era il nuovo film di Jackie Chan (brrrrr!), convinco gli amici (oramai ex amici), a vedere il film. Il film in effetti non c’entra nulla con i Tre Marmittoni, e ricorda più uno di quei road movie con Aldo, Giovanni e Giacomo (una commedia degli equivoci, per intenderci). Ricorda anche Un biglietto in due, film con John Candy e Steve Martin, in cui due viaggiatori si trovano loro malgrado a stare sempre insieme e uno dei due rompe le scatole all’altro. Anzi, pensando al finale mi pare proprio che la storia sia identica, quindi il plagio c’è comunque.

Qui si tratta della corsa di due businessman (uno buono e uno cattivo) che devono convincere il proprio capo a fare un affare legato alla scoperta di una specie di carburante ecologico che si auto-ricicla. Il tema dell’ecologia, soprattutto nella inquinatissima Pechino, si sente molto. Dei tre, quello “buono ma troppo fissato con gli affari per pensare ai veri valori” finisce malauguratamente in compagnia di Baobao, un biondino rimbambito e un po’ matto, che “crede di avere una fidanzata famosa” (e John Candy non credeva di avere una famiglia?). Vanno in Thailandia e ne succedono di tutti i colori con una “finissima” vena provocatoria nei confronti dei transessuali, che qua da noi vedresti Vladimir Luxuria che si incatena alla Mucca Assassina per protesta.

Al di là del fatto che il film non fa ridere nemmeno nebulizzando elio nella sala cinematografica, sono sicuramente contentissimo che un film cinese abbia questo tipo di successo, tanto da superare Titanic, come sottolineano tutti gli articoli. Però nel film vedo aeroplani, esplosioni, elefanti, elicotteri e almeno 50 differenti location. Va bene prendersi il merito di un successone del genere uscendo a Natale con 6 film in tutto nelle sale e pubblicità ovunque, ma perché scomodare il termine “film indipendente low budget”? Dice: fatti i fatti tuoi. Beh, miei lo diventano nel momento in cui chi si appropria del concetto “cinema fatto più con le idee che con i soldi” non dovrebbe farlo, dando il cattivo esempio alle decine di aspiranti filmmaker che incontro e che dicono “Sam Raimi/Peter Jackson/Tarantino/Robert Rodriguez/etc. etc. hanno fatto i film senza soldi e poi sono andati a Hollywood”. Basta dire boiate…


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