Hong Kong – un set a cielo aperto

Con quale impudenza continuare questa rubrica senza dedicate quanto meno una puntata alla città che a ragione e’ definita la Hollywood d’Asia. Hong Kong non è solamente la città che ha dato i natali a Li Xiao Long (al secolo Bruce Lee) e al più grande cinema d’arti marziali, non solo e’ la culla dell’action noir che grazie a nomi come John Woo e Johnny To, solo per citarne alcuni, ha rivoluzionato il modo di intendere il genere, ne’ si può meramente ricordare per le suggestioni di autori come Wong Kar wai, che grazie all’ispirazione della sua atmosfera a dir poco magica, hanno disegnato momenti melo’ veramente struggenti. No, Hong Kong e’ soprattutto la città che ha rilanciato la moda dei fantastici pinocchietti, anche conosciuti come “pantaloni acqua in casa”.

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Il che non e ‘ affatto da sottovalutare, dato che il modo di vestire degli hongkonghesi ha radicalmente influenzato l’immaginario mondiale più naïf. Il rapporto tra lo stile della città e della popolazione e’ talmente intimo da essere simbiotico. La densità incredibile dei neon che colorano la città ne producono l’atmosfera acida, fumosa, jazzistica. Stipati tra i miasmi di giallo paglierino, verde pisello, indaco, e rosso vernaccia, vi sono gli abitanti altrettanto variopinti. A differenza dei Pechinesi, che sembrano vestirsi lanciandosi alla cieca nell’armadio, a HK sono attentissimi a fare tutti all’unisono pandance con la città, in un raffinatissimo carosello di colori. Soprattutto la zona nord di Causeway Bay e la lunga Nathan Street che attraversa la città, tra cui i quartieri popolari come Mong Kok, che ricordano Londra come se fosse passata sotto le mani di Pollock. Croce e delizia di qualsiasi direttore della fotografia. Croce poiché una tale varietà di colori farebbe svalvolare qualsiasi tentativo di coerenza visiva, delizia perché raramente, come a HK, ci si trova davanti a una città dall’architettura così idonea a essere immortalata. La prospettiva sinusoidale delle strade favorisce la profondità di campo e viaggiando attraverso le strade al secondo piano dei bus si viene aggrediti dalle gigantesche e cangianti insegne, tanto da poter provare la sensazione di essere dentro Blade Runner.

 

 

 

Le star poi, a causa della massiccia quantità di brand pubblicitari, sono onnipresenti sulle pareti e non ci su stupisce quando, in un commercial center capeggiato da un gigante maiale rosa volante, su un maxi schermo compare Johnny To che parla alle genti. Chissà se ai tempi della Dolce Vita, in Italia, il mondo del cinema era così presente nella vita della popolazione. Viene in mente quando l’allora ministro dei Beni Culturali confuse Garrone con Sorrentino, manco fossero Luca Maragno e Giorgio Viaro. Esigua invece la presenza di negozi di DVD, tanto che per accontentarsi, compro due dischetti tarocchi nel mercato multietnico della Chungking Mansion, quello che dava il vero nome a Hong Kong Express di Wong Kar Wai. Mi butto su Bollywood e prendo uno spoof dell’esorcista e un film con in copertina un bambino con due nasi e quattro occhi. Quando poi si fa tappa  obbligata a fare visita alla statua di Bruce Lee, fiore all’occhiello della Avenue of the Stars, ideale simbolo di questa città-set che si affaccia sul mare, viene in mente le parole del Piccolo Drago: sii acqua, amico mio.

P.S.: strana abitudine degli abitanti  di Hong Kong é quella di addormentarsi nei posti piu’ improbabili. Di seguito alcune foto che testimoniano il dilagare della narcolessia.


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