Looper? È un film cinese

La polemica tra Cina e Giappone riguardante le isole Senkaku-Diaoyu ha scatenato gli animi dei notoriamente pacati cinesi, ai quali non va proprio giù che i non amatissimi vicini di casa tentino di appropriarsi di quei 3 ettari di terra in mezzo al mare. La protesta è scoppiata in maniera incontrollabile: quasi come nella profezia de Il Tagliaerbe sono stati mandati all’unisono un miliardo di sms con il fine di boicottare i prodotti nipponici e davanti a ambasciate e negozi, da Shanghai a Pechino, i cinesi si sono scatenati con tiri di uova, insegne bruciate e atti scemi in luogo pubblico.

Quando i cinesi si arrabbiano sono peggio di Bracardi, e la loro frustrazione prende forma in maniera prepotente. Come quando è stata riconfermata la legge per il figlio unico, per la quale cioè, se si vogliono due o più figli bisogna pagare. Il Governo a quel punto ha consigliato alla popolazione di prendersi un cane, e da allora gli hutong si sono popolati di simpatici amici a quattro zampe a misura d’uomo. Incredibilmente la stragrande maggioranza sono metticci bastardi di razze mischiate con il bassotto: il setter-bassotto, il carlino-bassotto, il dalmata-bassotto, il foca-bassotto, il rospo-bassotto. Un’altra ottima occasione per darsi una calmata è, ovviamente, andare al cinema. Qui ci vanno, e pure tanto, così quello che è un miraggio ormai impossibile in occidente – ovvero la fila per fare il biglietto – al Moviebox di Pechino è una spiacevole prassi.

Si va a vedere Looper, con Joseph Gordon Levitt che fa Bruce Willis da giovane e Bruce Willis che fa Bruce Willis da sempre. Coproduzione cinese: c’è di mezzo la compagnia pubblicitaria e ora distribuzione DMG, che, alla fine del film, ci tiene a coprire i titoli di coda scrivendo con un enorme cartello in caratteri gialli che il film è stato fatto dalla Cina. E ha fatto bene, perché il film è bello. Una grande parte dei film occidentali qui non passa il visto censura, e sempre più spesso la condizione diventa non contenutistica ma prettamente economica: così anche Bait 3D scopriamo avere fondi cinesi, e nella metro lo pubblicizzano mostrando le locandine de Lo Squalo di Spielberg. Anche se i film che escono nei canali ufficiali sono pochi, questo non impedisce minimamente al pubblico cinese di guardare tutto quello che vogliono, tanto che nelle videoteche di Sanlitun, in pieno centro, tra i centinaia di bootleg perfettamente impacchettati, è possibile acquistare persino A Serbian Film (per la cronaca, tra i film più osceni – in senso letterale, non figurato – della scorsa stagione).

Se però il multiplex ha tanti limiti, gli innumerevoli cineclub che si trovano intorno al quartiere di Gulou possono mostrare quello che gli pare. Così il giorno dopo Looper andiamo a vederci Shogun Assassin, cult “tarantiniano” (era anche citato in Kill Bill), che non solo è giapponese (e già questo basterebbe) ma spinge in maniera sublime sesso e violenza a livelli di estasi cosmica. Chiunque può entrare in questi cineclub, spesso non è neanche chiesto un contributo se non prendersi qualcosa da bere e fondamentalmente a nessuno passerebbe per la testa di contestare quello che si vede in questi posti, così come quello che è venduto nelle videoteche. Quindi ci si chiederà “perchè proibire ufficialmente quello che ufficiosamente è fruibile da tutti?”. La risposta è sotto gli occhi di tutti: pampolo pimpolo parimpampum!

E se le emozioni forti delle sparatorie di Willis e i geyser di sangue di Tomisaburo Sakayama non bastassero, il concerto della band brutal death metal Cannibal Corpse, talmente sold out da richiedere lo spostamento dell’evento in un palazzetto più grosso manco fossero i Rolling Stones, dà il metro di quello che fanno i giovani cinesi il sabato sera. I musicisti di Tampa sono tra i veterani del metal più estremo conosciuti, famosi per i testi splatter e una partecipazione al film Ace Ventura di Jim Carrey, e i cinesi sono felicissimi di accartocciarsi gli uni sopra gli altri in un incontrollabile moshpit. Gli anziani invece, paghi per aver servito la Grande Cina per tanti anni, ballano il liscio nei parchi, in un allegro rondò talmente accattivante che viene voglia di lanciarcisi.


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