Forse non lo sapete, visto che l’evento sta passando un po’ in sordina e nessuno ne parla mai, ma in una piccola cittadina di quello sconosciuto staterello europeo chiamato Francia (vicecampione del mondo 2006, po po po po po po pòòò) è cominciato un festival. Gli addetti ai lavori lo chiamano Festival di Cannes, e pare che sia anche in grado di attirare stelle e stelline del mondo dello spettacolo...
L’altro giorno m’è tornata voglia di vedere E morì con un felafel in mano. Molto sconosciuto da noi, è un delizioso film australiano che parla del papà di Charlie in La fabbrica di cioccolato versione Burton che cambia spesso casa perché ovunque vada fa casino. Strutturato a episodi, ogni casa nella quale il papà di Charlie si ritrova è un piccolo manicomio, a modo suo, con una personalità ben definita e riferimenti visivi e tematici ad altri film, altri generi e altre robe così...
È successo di nuovo. Curiosi? Aspettate. Innanzitutto farò come fanno i blogger seri e vi teaserò con una frase ammiccante, suggestiva e autoreferenziale: tempo fa vi avevo parlato della triste fine di Tura Satana, tettona extraordinaire protagonista di alcuni dei film con macchine e deserto e profonde scollature migliori della storia dei film con macchine e deserto e profonde scollature. Dopodiché passerò all’analisi breve ma ficcante del perché quella notizia colpì così tanti di voi e la rese la più letta che abbia mai pubblicato qui sopra: la sua era una storia molto poco hollywoodiana e ricca di anti-glamour, gravida di episodi bizzarri e romanzeschi, con quel genere di fascino ruspante e d’altri tempi che ti fa desiderare la morte dei grandi studios e il ritorno al cinema fatto nel cortile di casa con scenografie di cartapesta dipinte a mano con la vernice che cola e costumi di scena fatti di stagnola e lustrini verdi e rossi – riuscite a immaginare che bel film sarebbe? –, quell’etica professionale per cui Easy Rider venne girato nel deserto sotto il costante effetto di droghe e alcol e per Fuori in 60 secondi (l’originale, non il remake con Nicolas Cage e Anjoliena) vennero distrutte 93 macchine in 34 minuti di inseguimento...
Nota: tutto ciò che segue nasce in origine come recensione di Machete per la nostra sezione recensioni, naufragata poi clamorosamente (la rece, non la sezione) e pian piano trasformatasi in un’opinione personalissima e fallibile sul film e sul cinema di Rodriguez tutto. Cose che capitano o, per citare le ultime parole famose di Maria Antonietta, cose che decapitano. Per la recensione vera dovrete aspettare ancora un po’...
Conoscete i Today Is The Day? Perché se la risposta è no, allora continuate pure a non conosceteli. Sono brutti sporchi cattivi, fanno musica di quella con le chitarre brutte sporche cattive, c'è un tizio che urla cose brutte sporche cattive tipo il sangue, la violenza, il sesso con animali esotici e gli ingorghi in tangenziale, e insomma se vostra madre dovesse entrare in camera mentre nello stereo sta passando un loro disco correreste il rischio di far cadere tutti i capelli alla povera signora, o di essere costretti a lavare il pavimento dello sgabuzzino per punizione, o magari anche a spegnere lo stereo...
In sostanza, non riesco a decidermi. Perché a me J.J. Abrams piace, anche se mi piace più come regista di film tipo quelli che vanno al cinema piuttosto che come regista di serie tv tipo quelle che vanno alla televisione. Non ho mai seguito Lost perché ci tengo al tempo libero, di Alias ricordo solo Jennifer Garner, di Felicity neanche quella, di Fringe le prime due puntate con Pacey di Dawson's Creek e Denethor che fa il fattone e poi l’abbandono neanche troppo coatto ma comunque per ora inevitabile...
Giusto per tornare su un mio personale feticcio, c'è una bella notizia per gli amanti dei videogiochi. Coinvolge Robert De Niro, un tizio di nome Geoff Gilmore, un famoso festival e la Rockstar Games, che sarebbero poi i nemici giurati di Hillary Clinton e Jack Thompson. Riassunto veloce delle storie, prese separatamente. Robert De Niro, oltre a essere Robert De Niro, che di per sé sarebbe motivo sufficiente per parlarne a ogni occasione buona e meno buona se non pessima, è anche il fondatore del Tribeca Film Festival, nato nel 2001 per ridare vita al quartiere di Tribeca, sull'isola-distretto di Manhattan, in seguito agli attentati dell'11 settembre...
Ho deciso che me la sento e voglio fare outing. Non mi piace seguire le serie tv. Dice: «E cosa c’è di sconvolgente?». Be’, c’è di sconvolgente che nel 2011 (ma anche nel 2010, e nel 2009) TUTTI guardano le serie tv. Magari c’è chi ne segue una o due – di solito quelle lunghe e corpose e con le puntate da un’ora che ti chiedi allora perché non guardi un film piuttosto – e ci dedica quindi un paio di sere a settimana...
Essendo io una persona straordinariamente coraggiosa e aperta di mente (oltre a saper cucinare una pizza deliziosa), ho guardato Black Swan. Non mi interessava, apparteneva pregiudizialmente alla categoria «Non l’ho visto e non mi piace». Un po’ perché non ho alcun legame emotivo particolare con il mondo della danza, un po’ perché non avevo ancora perdonato The Fountain ad Aronofsky, lo stesso Aronofsky che mi aveva devastato l’anima con Requiem for a Dream prima e con la storia che si faceva Rachel Weisz poi...
In questi giorni abbiamo  finito di lavorare alacremente e coscienziosamente al numero di marzo, che è uscito esattamente oggi e che è certamente dedicato agli avverbi in -mente, come potete indubbiamente notare da questa prima frase. Nel numero di marzo, tra le altre cose, tipo un articolo assai lungo scritto da chi sta scrivendo da questo post un po' meno assai lungo ma comunque con delle parole dentro e che parla di un cartone animato assolutamente delizioso, nonché un pezzo molto lungo e non scritto da chi sta scrivendo questo post che parla di Dylan Dog fatto dal regista delle Tartarughe Ninja, in mezzo a tutto questo ben di dio, insomma, c'è un pezzo che parla di tanti film di cui non posso dir nulla per non spoilerare le cose...