Siccome vivo nel ritardo, ho finito i Soprano solo ieri: questo è il risultato.

Il problema di arrivare in fondo a una serie come i Soprano, in particolare di arrivarci con un ritardo neanche più colpevole quanto piuttosto imperdonabile, è che le cose originali da dire sono finite da anni. Aggiungete il carico da novanta che nessuno, nessuno è mai riuscito a muovere critiche sensate alla creatura di David Chase, che in 76 episodi la fatica di trovarne uno debole è talmente improba da diventare erculea, e d’altra parte perché uno dovrebbe volerlo fare?, e che in particolare l’ultimo episodio è diventato materia di ponderose disquisizioni difficilmente descrivibili a parole, e otterrete un risultato deprimente per lo scribacchino: una voglia matta di buttare giù due righe per il «me too», coniugata con l’impossibilità di stendere un testo anche solo vagamente interessante o nuovo.

Versione breve: ho finito i Soprano, voglio scriverne, non so come fare e mi sento pure scemo al solo pensiero di farlo.

Considerando che ho alle spalle una notte quasi insonne e costellata di riflessioni, ricordi, flash, momenti e fotogrammi che si sono affollati sul retro della mia mente come formaggio su un piatto di ziti di Karen, l’unica soluzione valida che ho trovato per non perdere il treno dell’amore è proporvi una versione antologica del questionario di Proust, che non c’entrava nulla con Proust né, a ben guardare, c’entra granché neanche con quanto sto per scrivere. Che è: una raccolta delle dieci scene che più mi sono rimaste impresse in queste sei stagioni – che ho divorato nel corso di tre intensi mesi.

Non sto parlando delle scene più significative o più importanti, né ho intenzione di barare e riflettere troppo così da effettuare una selezione ragionata o taroccata da retropensiero e considerazioni critiche. Mi limiterò a premere Invio alla fine di questa frase e lasciare che a parlare sia la memoria a breve termine. Non ho neanche idea di cosa verrà fuori; ci provo, però, e d’altra parte il bello del blog è che può ospitare pezzi inutili a tutti tranne che allo scrivente, no? E quindi cominciamo.

(ah sì, ovviamente ci sono anche degli SPOILER qui e là)

La prima volta che Chris e Tony litigano

Per vari motivi, è possibile che Christopher Moltisanti sia, se non il mio personaggio preferito della serie, quello a cui ho voluto più bene. Nonostante, sempre per vari motivi, è più che probabile che il ragazzo – alcolista, tossicodipendente, prevaricatore nei confronti della moglie, egoista, egocentrico, piagnucoloso – sia nella top 3 dei peggiori esemplari di essere umano che compaiono nei Soprano. La prima volta che mette piede in scena è come molti altri ragazzi che vanno e vengono dal retrobottega del Bing: arrogante, spocchioso, lamentoso poiché viziato, con la faccia di quello che fa una bruttissima fine entro poche puntate.

E invece, in mezzo a tutti i suoi difetti, Chris è forse l’unico tra le giovani leve che impara, abbozza, subisce, assorbe, cresce e migliora. Fatti salvi i due figli di Tony, che per ragioni anagrafiche finiscono la serie a un punto di arrivo che è lontano miglia da quello di partenza, Chris è forse il personaggio che più cambia e matura nelle sei stagioni, pur senza perdere tutti quegli irritanti tratti che lo relegano e relegheranno sempre al ruolo di viziato. La non-morte di Christopher nei primi episodi è stata forse la prima, grande sorpresa che mi hanno regalato i Soprano.

Il primo faccia a faccia tra Tony e Corrado

Il tema dello scontro tra passato e presente, tra vecchie tradizioni e nuove abitudini, l’idea di una mafia (scusate, lo so che il termine non va usato) che cambia a ritmi vertiginosi lasciandosi indietro la Storia e chi questa Storia l’ha fatta, è centrale per tutta la serie. La parabola di Junior è emblematica: lo incontriamo boss della famiglia, lo salutiamo con quella che è senza ombra di dubbio la scena più tremenda dell’intera serie, questa:

A un occhio attento, il primo scontro di potere tra zio e nipote contiene già, in embrione, tutto ciò che succederà da lì in avanti tra i due: la tensione costante e fatale (più che con qualsiasi altro rappresentante della Cosa), il rispetto pregiudiziale misto a disprezzo che Tony prova per lo zio, il fastidio da vecchio trombone che si bea ancora della sua gloria passata con cui lo zio tratta Tony. Alla fine della fiera, chi ne esce vincitore è il giovane, non il vecchio. Non specificherò se sto parlando di questa scena o dell’intera serie. Don’t stop believing.

Ralphie e Tracee

Forse la scena più brutale e insostenibile dell’intera serie? Giudicate voi:

Non è certo la prima volta che un personaggio della serie tocca abissi intangibili di schifo (viene in mente una certa scena che coinvolge Richie e Beansie), ma è, a memoria almeno, la prima volta che il codice della mafia viene effettivamente infranto: a subire la violenza è una donna, un’impiegata del Bing tra l’altro, a dimostrazione che, per quanto la facciata dell’onore sia sempre sbandierata da tutta la mafia del Jersey per sei stagioni, stiamo pur sempre parlando di esseri umani, non macchine – pessimi esseri umani, tra l’altro.

«It’s all a big nothing»

Difficile dimenticarsi questa scena, considerando quanto spesso ritorna nel corso della serie. Difficile anche evitare di riversarci sopra tutto il senso del percorso compiuto da Tony nel corso della serie. Difficile anche odiare Livia, probabilmente IL personaggio più deleterio e radicalmente negativo di tutti i Soprano, una volta che si è assistito a questo:

La puntata a Parigi

C’è un momento, nel corso della serie, che non so identificare precisamente – o forse sì, vedi dopo –, dopo il quale il mio pensiero costante e ricorrente relativo ai Soprano è stato «OK, sono impazziti». C’è un evidente spartiacque dopo il quale Chase e il suo team hanno evidentemente ricevuto un «liberi tutti» per quel che riguarda scrittura e pure produzione, un punto di passaggio dopo il quale nei Soprano comincia a valere tutto – in senso buono. Credo che il viaggio a Parigi di Carmela e Rosalie sia l’apice assoluto di questo spirito: si recupera un tormentone di diverse puntate prima (il viaggio a Roma poi saltato), si prendono due protagoniste, le si carica su un aereo con tutta la crew e si girano sequenze spettacolari ed estetizzatissime – che mostrano esattamente quello che ti aspetteresti che una casalinga americana in vacanza noterebbe nella capitale francese – per il solo gusto di dire «sì, abbiamo fatto anche questo».

Billy Bass Pussy Dream OMG WTF

Ovvero la sequenza di cui parlavo sopra. È normale che, in una serie così incentrata sulla psicanalisi, i sogni arrivino a un certo punto a diventare centrali nella storia. Meno normale è che detti sogni comprendano gente morta che si reincarna in un pesce parlante. Ecco; la morte di Pussy è, per me, lo spartiacque: da lì in avanti, i Soprano non saranno più gli stessi – saranno molto, molto meglio.

Il tizio russo nei boschi

O anche: come ti faccio ridere come un cretino prendendo due dei personaggi più importanti della serie – nonché due di quelli che più si prendono sul serio, ciascuno a modo loro – e umiliandoli costantemente, mostrandone l’inettitudine, la smargiassaggine (!), la pervicacia nel mentire pur di non fare figuracce. Uno degli episodi più spassosi e insieme disgustosi dell’intera serie.

Quella volta in cui non odi Janice

In un ipotetico pantheon dei personaggi più insopportabili mai creati da penna di sceneggiatore, la sorella di Tony sta seduta felice nelle prime tre posizioni. Il modo migliore per descriverla è questa scena:

Deprecabile? Odiosa? Fastidiosa? O, sotto sotto, nient’altro che una versione al femminile di Tony? È per questo che alla fine della fiera è impossibile volerla morta, e si finisce per parteggiare per lei tutte le volte che fa qualcosa di deprecabile (quasi tutte le volte)? L’empatia, l’identificazione con il boss del Jersey è tale che ci costringe a giustificare anche una ODIOSA STREGA come Janice?

Sì.

L’anteprima di Cleaver

Cioè David Chase che dice la sua sull’annosa diatriba «le serie tv sono il nuovo cinema?». Puntate e puntate di storyline parallela dedicata al sogno di Chris di portare a Hollywood un film, e la realizzazione dello stesso, con tanto di cameo di Jon Favreau e Ben Kingsley. Una serie tv che parla della magia del cinema e la mette in scena all’interno di una puntata: è la risposta di Chase a chi (al tempo) si interrogava sull’argomento. Quale sia questa risposta, poi, è un altro discorso.

Esatto, è quello che sembra

Cioè: uno screenshot sgranatissimo e orrendo preso dalla sigla dei Soprano, alias la sigla più bella di sempre, alias una roba che non ho praticamente mai skippato nonostante l’abbia vista 76 volte e ascoltata almeno altrettanto, la mattina venendo in ufficio, la sera uscendo dall’ufficio. Se non la conoscete, è qui sotto. Se la conoscete, sapete anche voi che non potete resistere alla tentazione di riascoltarla.

La domanda fondamentale da porsi adesso

Cosa faccio della mia vita?

Note a margine, ovvero, altre cose che mi sono venute in mente
ma non ho inserito qui dentro

Includono: «cazzaro Malanga!», Steve Buscemi con i coreani, la festa del patrono, la rissa tra Tony e Bobby, Valentina, Gloria Trillo, qualsiasi scena che coinvolga la dottoressa Melfi, la prima volta che ti accorgi che non esiste colonna sonora a parte le canzoni che i personaggi stessi ascoltano, Furio, Tony che va in Italia, Furio e Carmela, Artie che sbrocca, l’ultima crisi da tossicodipendente di Chris, la rossina della puntata con Jon Favreau, quando scopri che la barca di Tony si chiama STUGATZ, ogni volta che qualcuno mangia, il gatto che fissa la foto di Chris, Paulie e la sua non-mamma…


Un commento a "Siccome vivo nel ritardo, ho finito i Soprano solo ieri: questo è il risultato."

  • lucafalz :

    Anche io ho appena finito i Soprano, anche io in colpevole ritardo.
    Non c’è molto da aggiungere al tuo post, che condivido soprattutto quando dici che è impossibile trovare anche solo un episodio scritto male.
    Trovo che i Soprano, nella loro continuità, siano la serie più compiuta tra quelle che ho visto… e trovo anche una maturità superiore rispetto a Boardwalk Empire (che ha lo stesso “staff”), forse più favolesco, quasi eroico rispetto alla “realtà” del mondo di Tony.
    Molte scene da te citate sono tra quelle che avrei menzionato anche io (soprattutto Quella volta in cui non odi Janice,Ralphie e Tracee), ma ci sono altre scene chiave:
    la scena delle anatre (che segna inesorabilmente una problematica psicologica in Tony,poi analizzata e risolta, ma mai del tutto);

    l’uccisione di Ralph (e comunque più in generale la puntata in cui Tony perde il suo purosangue). In quell’episodio ci sono due chiavi importanti: in primo luogo Tony è sospeso, fra come vorrebbe vedere se stesso (come nel dipinto,felice con il suo cavallo), come lo vedono gli altri (un generale con il suo cavallo), e il timore di che gli altri lo vedano realmente (il dipinto “modificato” di Paulie, a metà fra il boss e il pagliaccio). In secondo luogo, in occasione della morte di Ralph, torna un tema: i bambini, i figli, o più in generale i cuccioli(volendoci mettere dentro pure gli animali). Non è un caso che Ralph faccia quella fine dopo l’incidente del figlio, che è una sua responsabilità. Questo concetto tornerà altre volte (vedi in occasione della morte di Cristopher )e forse Chase vuole così dare una sorta di umanità a Tony, o quantomeno spiegare che le sue “esplosioni” sono spesso legate ad affetti paterni;

    la fine di Adriana: momento cruciale, non solo perchè Tony, e non solo lui, perde un altro pezzo di umanità, ma perchè quell’episodio, una volta di più, invece di legare con un doppio filo di fiducia il boss e suo nipote Cris, li allontana ancora di più, uno deluso da una mancanza di riconoscenza, l’altro preoccupato per un possibile crollo del suo soldato, crollo che comporterebbe inevitabilmente la fine di Tony;

    l’ultimo litigio di Tony e Cris: più del primo, è l’ultimo litigio, in cui Cris fa quasi tutto da solo, si ubriaca e si “rifugia” in casa dopo essersela presa con tutti e con nessuno (a parte il suo sponsor\sceneggiatore), che segna il loro rapporto, e conferma quello che io ho sempre pensato, è Cris il personaggio più complesso e insicuro, non Tony;

    discorsi sospesi: su tutti lo stupro della Melfi, episodio che credevo riprendessero in seguito in qualche modo, ed invece abbandonato lì; la fine di Livia, in un attimo passa da personaggio cardine a inutile appendice della vita di tony; il ruolo ambiguo di Paulie, che sembra non fidarsi di Tony e passare alla banda di NY, tutto poi si sgonfia, proprio come Paulie, ma il rapporto con Tony si ricuce un pò così, quasi all’improvviso;e poi che fine fa Furio? Non posso credere che una tale mancanza di rispetto venga fatta passare così.

    Per il resto, ti dico che Livia, anche più di Janice e Paulie, è di granlunga il personaggio che ho odiato di più. Difficile invece amarne davvero qualcuno, forse è Cris quello a cui sono più legato, soprattutto perchè spero sempre che nn commetta più errori , che torni finalmente indietro, che diventi l’erede che Tony voleva.

    Cosa faccio della mia vita? Beh, delle grandi serie, mi manca Breaking bad, riparto da lì!

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