Top ten 2012: del meglio del loro meglio

 

Autunno, cadono le foglie.
Ma non c’entra.
Inverno, arriva Natale.
Ci stiamo avvicinando.
Capodanno, ci si sbronza come ricci.
E si tracciano bilanci alticci.
Tra i tralicci.
Posticci.

Allitterazioni e rime baciate a parte, il 2012 è stato un anno in cui sono usciti dei film. Alcuni non sono ancora tornati. E non rispondono al telefono. Altri, invece, che sono bravi, sono finiti dritti dritti in quella che trovate qui sotto: la mia classifica delle migliori pellicole del cinematografico dell’anno passato.

NB: siccome è sempre un casino decidere cosa includere e cosa no, nel senso di «ci metto  questo che è uscito nel 2011 ma in Italia nel 2012 o no?», ho deciso di considerare validi tutti i film usciti in Italia nel 2012 e/o visti a festival vari.

10. Chronicle (Josh Trank)

Sembra found footage ma non è, serve a darti l’allegria. Nel senso che pur giocando con i videini amatoriali, Trank inserisce il twist dei superpoteri per giustificare della gran regia. La storia ha dalla sua il fatto di essere “un film di supereroi senza un supercattivo”, costringendo regista e spettatori a concentrarsi sui personaggi, la loro crescita, quelle robe lì della psicologia che piacciono tanto alla gente che conosce il Cinema e l’Arte. Ah sì: lo Scontro Finale è una roba di una grossezza grossa grossa.

In una frase: «Blair Witch Project entra nella pubertà; esplodono intere città».

Bonus: la finta Blake Lively.

9. Viaggio in Paradiso (Adrian Grunberg)

Mai mi sarei aspettato un film con Mel Gibson così in alto in una mia personale classifica. Invece Viaggio in Paradiso è una zarrata anni Ottanta come non se ne fanno più, sporca, violenta, divertente e tiratissima. Il personaggio di Braveheart si esprime solo tramite one liner e mi ha strappato un paio di risate violente, la scrittura è abbastanza stratificata da elevarsi (molto) sopra la media degli action odierni e ci sono momenti che mi sogno di notte ancora oggi.

In una frase: «Yippee ki-yay tacos chupacabras, motherfuckers!».

Bonus: nella sequenza iniziale Gibson è truccato da pagliaccio.

8. Iron Sky (Timo Vuorensola)

Nazisti che vivono sulla Luna, afroamericani sbiancati dai nazisti che vivono sulla Luna per guarirli dalla loro condizione di afroamericani, latex fetish, finte Sarah Palin, nazisti che vivono sulla Luna (ancora). I presupposti sono quelli della baracconata trash iperviolenta – che sarebbe stato bene –, lo sviluppo è in realtà una commedia surreale con tocchi di demenza che ricordano da vicino più Mel Brooks che Tommy Wirkola. Sorpresa: i personaggi sono scritti benissimo e si ragiona anche, quando si smette di ridere.

In una frase: «Una gaia commedia fantanazista».

Bonus: volevo dire Udo Kier, ma a conti fatti Julia Dietze.

7. The Avengers (Joss Whedon)

Per uno che è ignorante in ambito fumettistico e non ha grande passione per i supereroi, è stata una rivelazione: ecco cosa volevo davvero vedere al cinema che coinvolgesse gente vestita con costumini scemi o proveniente da altri pianeti! Lasciamo stare il fatto che è girato da un dio dorato al massimo della sua forma e che Robert Downey Jr. e Hulk Ruffalo; The Avengers è un distillato perfetto di intrattenimento, la perfetta risposta alla domanda: «Perché ti piace andare al cinema a vedere i film?».

In una frase: «Come essere bambini, ma con un sacco di soldi».

Bonus: i pugni agli aeroplani spaziali alieni.

6. Ted (Seth MacFarlane)

Ciao sono un fan terminale di Seth MacFarlane. Ciao sono un fan terminale di Mila Kunis. Ciao sono un fan terminale dei film d’avventura degli anni Ottanta. Ciao sono un fan terminale di Spielberg. Ciao ho appena visto Ted e ho scoperto che è il perfetto incontro di tutto questo, in un comodo pacchetto di un’ora e mezza. Ciao Ted è la miglior commedia dell’anno, di parecchie lunghezze anche.

In una frase: «Spielberg gira i Griffin con la gente vera al posto dei cartoni».

Bonus: Mila Kunis.

5. Ballata triste dell’odio e dell’amore (Alex de la Iglesia)

Arrivato con colpevole ritardo in Italia, Ballata triste è un film grottesco e violento, che rilegge la storia spagnola della seconda metà del secolo scorso in chiave simbolica e disturbante. Echi di Lynch e momenti di inspiegabile e toccante poesia, sesso e sensualità, è l’unica versione di un film storico sulla Spagna che non si intitoli Il labirinto del fauno e che riesco ad accettare a cuore aperto e mascella a terra. Inoltre, i pagliacci e il circo in generale mi hanno sempre fatto una paura fottuta.

In una frase: «Sul sangue buttarono rena ed entraron di corsa i pagliacci». In alternativa: «Cazzo riiiiiidiiii, pagliacciooooooo?».

Bonus: Carolina Bang.

4. Sette psicopatici (Martin McDonagh)

Nel senso, se preferite vi leggo il cast e la chiudiamo qui. Non sarà bello come In Bruges – almeno così dicono tutti –, ma di certo non è neanche troppo lontano. È una tragicommedia pulp virata meta-crime story con inserti tarantiniani e situazioni impossibili, scritta con un controllo della materia e una capacità di saltabeccare da realtà a finzione a riflessione ad alta voce a esplosione di violenza insensata che non ha davvero eguali (sì, EGUALI). Oltre a contenere Olga Kurylenko in bikini e un monologo di Sam Rockwell alla fine del quale mi sono alzato in piedi e ho gridato: «SIANO BENEDETTE LE MUSE, ESISTE ANCORA BELLEZZA A QUESTO MONDO».

In una frase: «Qualcuno dia un Oscar a Sam Rockwell per pietà».

Bonus:
«Put your hands up»
«No»
«But I’ve got a gun!»
«I don’t care»
«That doesn’t make any sense!»
«Too bad»

3. Killer Joe (William Friedkin)

Del tipo che se non vi basta From Academy Award Winning Director William Friedkin temo abbiate sbagliato più o meno tutto nella vita. Se poi anche la tagline (A totally twisted deep-fried Texas redneck trailer park murder story) non vi compra significa che non sapete neanche cosa siano le cose belle. Ci riprovo: Matthew McConaughey che dimostra al mondo di essere un attore fuori dal comune? No, eh? Echi di Cormac McCarthy senza le parti dove stai davvero troppo male dentro per esistere? Ancora niente? Devo davvero dire “Juno Temple ninfomane” per convincervi? Maiali.

In una frase: «A totally twisted deep-fried Texas redneck trailer park murder story» dovrebbe andare.

Bonus: è un film che esiste, tanto basta.

2. Looper (Rian Johnson)

Il miglior film tratto da Philip K. Dick dai tempi di Blade Runner, e la cosa bella è che non è tratto da Philip K. Dick. Regia straordinaria, inventiva, fuori dal comune. Prove attoriali da inchino. Emily Blunt abbronzata. Una storia complessa ma non astrusa,  ricolma di buchi e buchetti dei quali non ti accorgi neanche tanto quello che stai guardando è radicalmente FICO. Joseph Gordon-Levitt che interpreta Bruce Willis e  Bruce Willis che interpreta se stesso nel senso di “un felice incontro tra John McClane e Joe Hallenbeck”: un mio amico molto saggio dice che ormai Bruce Willis è diventato come il John Wayne dei tempi d’oro, cioè un attore della madonna che continua a interpretare se stesso e i suoi personaggi in una sorta di meta-brucewillis-izzazione di se stesso. Si riflette, si impazzisce, ci si gasa, si piange anche un po’. Personalmente grido al capolavoro.

In una frase: «È Philip Dick, solo che non te ne accorgi».

Bonus: la miglior scena con slo-mo dentro dal 2000 a oggi o giù di lì.

1. Quella casa nel bosco (Drew Goddard)

I casi sono due: o siete fan dell’horror, oppure girate alla larga da qui perché sono sicuro che avete orribili segreti da nascondere tipo che di notte girate per le campagne del melegnanese a schiacciare le nutrie con la vostra Ka verde. Se siete fan dell’horror, i casi sono ancora due: o anche per voi Quella casa nel bosco è il film dell’anno, oppure non l’avete visto. Ho speso fiumi di parole su quest’opera, mi sono goduto la possibilità di una splendida intervista con il suo regista, l’ho visto tre volte al cinema e due a casa e comincio già a conoscerlo a memoria. Per me è già culto, e spero che il mondo non finisca domani perché voglio poterne parlare ai posteri, e se il mondo finisse domani, insomma, di che posteri stiamo parlando?

In una frase: «PING!».

Bonus: la scena migliore della storia del cinema. E gli ultimi dieci secondi di film.

Quelli che non ce l’hanno fatta, e perché

I Mercenari 2: perché con loro si vinceva facile, e per una volta ho deciso di premiare non la scelta più scontata, ma Viaggio in Paradiso. Tanto questo l’avete già visto tutti comunque, no? Già che ci siamo, Bullet to the Head, di uno dei massimi registi della storia, visto a Roma, sarebbe rientrato tranquillamente in classifica se non fosse che voglio tenermelo buono per quando uscirà al cinema. Ci rivediamo a fine 2013, JIMMY BOBO.

Quasi amici: perché è francese. Scherzo. Credo. No, è solo che i dieci prima mi sono piaciuto di più, e questo è il primo dei film belli dell’anno che non ho ancora avuto voglia di rivedere; non è troppo “mio”, forse, e quindi onore al merito per essersi comunque guadagnato una menzione d’onore.

Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno: perché dopo una seconda e una terza visione è comunque il più debole della trilogia (soprattutto vista la rivalutazione postuma che ho fatto di Batman Begins), e perché comunque anche questo lo segnaleranno già tutti.

Ralph Spaccatutto e Le 5 leggende: perché non c’era posto, ma sono comunque due cartoonZ di livello assoluto nonché i migliori che vedo al cinema dai tempi di Wall•E. E perché così Ralph impara a teasarmi la roba dei videogiuochi e poi a metà film dimenticarseli per strada.

21 Jump Street: perché è la seconda miglior commedia dell’anno, non la prima, e quindi vi beccate Ted in classifica e non Gianni Tatù e Gionaill.

The Grey: non so perché, in realtà, visto che è un filmone. Forse perché Liam Neeson non prende abbastanza a cazzotti sul muso i lupi. O forse per punirlo per Taken 2.

Vamperifica: perché pur essendo un film del 2012 non ha alcuna distribuzione italiana né mai credo l’avrà. È tipo Chronicle ma con i vampiri e senza il found footage (oppure tipo The Fades senza Natalie Dormer), nonché un queer movie con decapitazioni, dissanguamenti e balletti tipo Backstreet Boys a spezzare la tensione.

Battleship e John Carter: perché a conti fatti non sono indimenticabili, nessuno dei due, ma uno ha i vecchietti incazzati che accoppano gli alieni, l’altro ha Marte e gli alieni di Marte, e io mi sono divertito molto con entrambi.

Premio speciale della critica: The Raid, perché non l’ho ancora visto (ahimè) ma già so che è un capolavoro.

Ne approfitto per un po’ di hating gratuito: il film peggiore dell’anno è quello che vedete qui sopra, nonostante Anna Kendrick. Non è la delusione più cocente (per quello abbiamo un bello Hobbit caldo caldo), ma sicuramente la pellicola che mi ha fatto più incazzare nel suo tentativo di inculcarmi a forza valori e ideali che no grazie, costruendoci intorno una delle commedie romantiche peggio scritte e più noiose che abbia mai avuto la sfiga di guardare.


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