Brace yourselves: il lungo post nerd su Lo Hobbit is coming.

Mettetevi comodi. Non sarò per nulla breve.

Cominciamo con del buon giornalismo: ieri è uscito al cinema Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato. Ad alcuni è piaciuto molto. A me non è piaciuto per nulla, e il perché l’ho spiegato qui. Non è questione di 48fps o meno: diversamente da Luca, che ha trovato il risultato finale inaccettabile e senza scusanti, io penso che la tecnologia abbia un suo potenziale, largamente inespresso nel film di Jackson ma comunque latente da qualche parte. Dopo un po’ ci si abitua, e ci sono momenti, soprattutto durante le scene più concitate, nei quali la nitidezza dell’immagine aiuta invece che fare da ostacolo; il problema semmai è la CGI non sempre all’altezza, i cui difetti emergono impietosi (per esempio) durante l’attacco di Smaug a Erebor. E le scene più parlate: lì la scelta di mantenere la supermegaaltissima definizione è sbagliata. Sono convinto che se davvero i 48fps prenderanno piede – con naturalezza, dico, non forzatamente come sta accadendo con il 3D – diventeranno lo standard solo ed esclusivamente per le sequenze d’azione/i campi lunghissimi.

Ma comunque.

Il difetto principale di Lo Hobbit, per me, non sta nella tecnica, o nella regia a tratti mediocre, o nel ritmo troppo altalenante, ma nella scrittura sciatta e piatta (che fa rima); quello che elevava il romanzo diventa invece un peso per il film, lo normalizza, lo rende prevedibile e copincollato dal template del fantasy medio. È oggettivamente un problema quando fai uscire dalle solenni labbra di Saruman una frase come: «Non mi parlare di Radagast, prende troppi funghetti allucinogeni», o quando arrivato a fine film fatichi ad associare i nomi dei Nani ai loro volti e non hai idea di chi i tre quarti di essi siano in realtà.

Sopra: se questo è un Nano.

Non è per questo che sono qui, però. In quanto fan viscerale delle opere di Tolkien, c’è un altro aspetto di questo adattamento che mi preme trattare, e prometto che non userò mai più l’espressione «che mi preme trattare» perché mi sembra di leggere un editoriale della domenica del Corriere datato 1952. La pressione e il trattato, comunque, riguardano un dettaglio molto più soggettivo – e molto più disgustosamente nerd – della sceneggiatura di Lo Hobbit: la fedeltà alla fonte.

Lo so: siete già pronti a insultarmi. «Cosa volevi, una fotocopia del libro? Una pedissequa traduzione di ogni singola riga scritta da Tolkien? Torna a leggerti il libro e lasciaci godere lo spettacolo, CANE!» dite voi. Vero. Giusto. Bello. È per questo che sto scrivendo da un blog e ho intenzione di dire la mia, rivolgendomi principalmente a Peter Jackson (ehi Pete, bella zi’, mi leggi sempre con amore?) e spiegando con dovizia di particolari perché, secondo me, il ciccio al sapore di kiwi non ha capito nulla del romanzo che ha adattato e ha sbagliato clamorosamente quasi tutte le scelte fatte.

Sono pensieri sparsi, opinioni, idee bislacche; già dovreste concedermi credito perché ho usato il termine “bislacche”, che deriva dal veneto “bislaco”, a sua volta calco dello sloveno “bezjak”, “sciocco”. Quello che voglio dire è che sto per mettere in discussione le scelte artistiche di Peter Jackson, e chiunque potrebbe dirmi che invece a lui dette scelte sono sembrate adatte, azzeccate e adeguate. Buon per voi. Comincio.

Partiamo con una nota di speranza
Peter Jackson non ha tagliato nulla. Niente. Nada. Tutto quello che c’è nel libro, almeno per ora, c’è nel film. Compresi alcuni dettagli insignificanti ma che, la prima volta che li noti, fanno ben sperare: per esempio Bilbo che esce di casa senza fazzoletto, o i bottoni del panciotto che gli si staccano quando scappa da Gollum.

Bene.

Ciò detto, il contrario del taglio è
l’aggiunta selvaggia. Non giriamoci intorno: la scelta di fare tre film tratti da un romanzo di 350 pagine è puramente commerciale. Con 2*10^8 svanziche di budget PER FILM, bisogna pur lavorarsi un po’ la gente per convincerla a sborsare abbastanza soldi da giustificare l’investimento. Le vicende di Lo Hobbit potevano riempire forse forse due film da un paio d’ore l’uno, e questo solo inserendo ogni singolo dettaglio, canzone, descrizione, dialogo. Come si fa quindi ad allungare artificialmente il brodo? Facile! Aggiungiamo pezzi presi da altri libri e/o inventati di sana pianta.

La cosa curiosa è che
I pezzi presi da altri libri non fanno tutti schifo. L’inizio del film, con Bilbo Holm ed Elijah Baggins che cazzeggiano per casa Baggins il giorno della festa (ho i miei dubbi che Bilbo stesse scrivendo il Libro Rosso dei Confini Occidentali proprio il giorno della festa, ma non esageriamo) è delizioso. Qui e là sono state riciclate frasi e situazioni del Signore degli anelli che non avevano trovato posto nella trilogia. Il prologo al romanzone (A proposito degli Hobbit) viene ripreso spesso per coccolare i fan. Dal punto di vista prettamente narrativo, i primi minuti di film fanno quasi credere che Jackson abbia capito come far contenti i nerd e nel contempo spiegare a chi tolkieniano non è alcuni dettagli non trascurabili. Se non fosse che

poi c’è quell’intro sulla caduta di Erebor che
vorrebbe fare il verso al voiceover di Galadriel nel SdA e alla battaglia contro Sauron che ci aveva tutti quanti presi a schiaffi nel lontano 2001. Io dico che non funziona. Non che sia necessariamente brutto – anche se il primo piano della bambolina in fiamme con la bimba Nana che tiene il broncetto è retorico quanto una rosa a San Valentino. Ma fa partire il film, e la trilogia, con il piede sbagliato. Mi spiego

meglio, perché
quello che Jackson non ha tenuto in conto è che Lo Hobbit è un romanzo del 1937, scritto da Tolkien per i figli, quando la mitologia della Terra di Mezzo ancora era informe nella sua testa e quando, soprattutto, lo scrittore non aveva ancora combattuto nella Seconda guerra mondiale. Antibellico e pacifista, Tolkien era già tornato dalle trincee della Prima guerra mondiale completamente cambiato. Il secondo conflitto, nel quale furono coinvolti i suoi figli e nel quale pure lui ebbe un ruolo seppur meno attivo, lo portò a odiare non solo il regime naziste, ma ad affinare le sue opinioni riguardo alla guerra in toto, intesa come non-pace; i totalitarismi (Tolkien ce l’aveva anche con il regime comunista, da cui le accuse di essere uomo di destra in un momento storico in cui se non eri “pro” eri necessariamente “contro”) e le dittature diventano, per Tolkien, il Male assoluto e senza giustificazioni. La distruzione di tutto ciò che c’è di bello nel mondo. È per questo, incidentalmente, che il cattivo migliore del Signore degli anelli è Saruman, non Sauron. Il Signore Oscuro, a ben guardare, non è nemmeno un vero cattivone: è l’assenza di pace, è la rottura dell’equilibrio e dell’idillio, è un simbolo più che un’entità con cui scontrarsi; è una figura figlia della cultura cristiana di Tolkien, il suo Satana che tenta deboli e potenti con la seduzione del potere.

Saruman, invece, incarna quello che per JRR significa davvero “andare in guerra”: non solo violenza in trasferta e scontri epici davanti ai cancelli di Mordor, ma un ritorno a casa amaro, macchiato di distruzione. Una rottura insanabile dell’equilibrio, il raggiungimento di una maturità e di un’età adulta che porta solo dolore. La guerra, dice Tolkien, fa ancora più male perché colpisce il tuo giardinetto (metaforico e non). Perché sradica gli alberi a cui eri affezionato e inquina l’aria che hai respirato per anni. La guerra, dice Tolkien, è una merda.

Sopra: una merda

Tutto questo, nello Hobbit, e nonostante le sue esperienze datate ’15-’18, era assente. La Terra di Mezzo embrionale di quel romanzo era un luogo fiabesco; non che mancassero conflitti e morte, ma erano presentati in quel modo pulito e facilmente gestibile che hanno le favole. Era l’introduzione di un innocente contadino al vasto mondo dei miti e delle leggende che prendono vita. La Contea, per Bilbo, è sempre lì e sempre lo sarà, non turbata dalle lunghe dita del conflitto. Perché al tempo Tolkien manco sapeva, cosa significasse un conflitto.

E invece Jackson
, probabilmente per far sentire più a casa chi ha scoperto Tolkien con i suoi film, probabilmente per provare a donare alla nuova trilogia una gravità e una serietà assenti nella fonte d’ispirazione, ha deciso che la sua Terra di Mezzo doveva già portare i segni di una guerra che non solo non è ancora scoppiata al momento in cui si svolgono le vicende, ma addirittura non era neanche in programma, quando Tolkien pubblicò il romanzo. Ecco perché aprire con una sequenza epicissima di morte e distruzione. «Siete a casa» dice Jackson. «Ci saranno teste di Orchetti spiccate dal collo e tragedie immani con bambole in fiamme al largo dei bastioni di Orione».

Il che peraltro si riflette
in una serie di altre scelte demenziali. Le elenco:

• i tre Troll (Uomini Neri, stando alla prima traduzione). Invece che normali abitanti delle montagne, magari non proprio gradevolissimi come compagnia, Berto, Maso e Guglielmo diventano pericolose creature della notte che si stanno spingendo fino ai confini est della Contea perché «il mondo sta cambiando».

• Orchetti e Goblin. A parte la scelta di distinguere anche esteticamente tra le due categorie nel film – nel romanzo i due termini sono intercambiabili e indicano la stessa razza di bestie brutte create da Sauron sul modello degli Elfi –, i cosi verdi sono ovunque. C’è addirittura un orco albino con una mano di ferro (WTF) che insegue Thorin e i suoi in lungo e in largo. Fosse stato così, Lo Hobbit (il romanzo) sarebbe durato o molto poco («Ciao siamo gli Orchi pùm ciao Nani siete morti») o molto tanto («Erano ormai passati sei mesi da quando Bilbo e i Nani si erano nascosti in un anfratto umido per sfuggire alle pattuglie orchesche che rastrellavano le Terre Selvagge»).

Smaug e il Negromante. A parte lo spoilerissimo di raccontare da subito che il Negromante è in realtà Sauron che sta ricostruendo il suo potere (cosa che nel romanzo non era neanche accennata, perché Sauron non esisteva ancora nella testa di Tolkien), c’è un momento in cui Gandalf accenna al fatto che persino il ritorno di Smaug (ritorno? Ma se è sempre stato lì!) sia collegato in qualche modo alla nuova venuta del Signore Oscuro. Bene. Quindi, PJ, tu mi stai dicendo che il lucertolo gigante incazzato e vecchio come il mondo del romanzo diventa, nel tuo film, uno dei servi del Vero Cattivo, una pedina che non ha una volontà propria, ma viene manovrata da un’entità superiore.

Sopra: alcuni Smaug.

Riassunto delle puntate precedenti, prima di passare a parlare di scorregge:
Lo Hobbit, per Jackson, diventa un vero e proprio prequel del Signore degli Anelli, e dipinge un mondo già pronto per la fine della Terza Era. Oltre a essere filologicamente sbagliato (e queste son menate), è fuori posto rispetto alla storia narrata nel film, molto più modesta e domestica dell’odissea che è Il Signore degli Anelli. A meno

che
non prendiamo in considerazione tutta la storia di Radagast, di Saruman, di Cate Blanchett e di Bosco Atro – nel film orrendamente tradotto in BOSCO FRONDOSO. Non è un’aggiunta: nel romanzo, quando Gandalf scompare dalla circolazione per un centinaio di pagine (anche, non solo, per lasciare a Bilbo la possibilità di crescere davvero), viene spiegato che la sua assenza è dovuta al fatto di essersi recato nel folto del bosco, fino alla fortezza di Dol Guldur, a fare il culo a paiolo al rinascente Sauron, in compagnia dei suoi amichetti magici. Ora, sorvoliamo sul fatto che nel film Gandalf non si ricordi il nome di due di questi amichetti – Alatar e Pallando, i Maghi Blu, per la cronaca – e che la sua figura sia ridotta a subordinato un po’ sciocco di Saruman (che lo sgrida perché «non ti ho dato il permesso di partire insieme ai Nani!», WTF?). Sorvoliamo anche sul fatto che Jackson abbia deciso di farci vedere questo combattimento a base di incantesimi incantati, presumibilmente nel terzo film, e che qui abbia introdotto quel momento mostrando il buon Radagast che si reca fino a Dol Guldur e fa a spadate contro la silhouette di Sauron che sembra uscita da X-Files. Sorvoliamo su tutte queste cose, insomma, e anche, magari, sul fatto che tutta questa storia è raccontata così nel romanzo:

Fu così che [Bilbo] apprese dove era andato Gandalf, ascoltando per caso quando questi lo raccontava a Elrond. A quanto pareva, Gandalf si era recato a un grande consiglio di stregoni bianchi, maestri di dottrina e magia buona; ed essi erano finalmente riusciti a snidare il Negromante dalla sua oscura tana a sud di Bosco Atro. «Fra non molto, ormai» diceva Gandalf «la foresta diventerà un po’ più salubre. Il Nord sarà libero da quell’orrore per lunghi anni, spero. Tuttavia vorrei che egli fosse bandito dal mondo intero!».

Sorvoliamo pure, insomma, ma che queste poche righe siano diventate la scusa per trasformare Gandalf, Saruman, Galadriel ed Elrond in un piccolo esercito di maghi incazzati pronti a partire in battaglia contro il cattivone a me sembra una boiata. E sì, la battaglia è di fatto stata raccontata da Tolkien nell’appendice B del Signore degli Anelli, ma l’appendice stessa è posteriore anche al romanzo, non è qualcosa che già veniva citato in Lo Hobbit.

Anche perché
tutto ciò cozza brutalmente con l’altra faccia della medaglia, quella che più di tutte, secondo me, Jackson ha ciccato in pieno: la (presunta) comicità di Lo Hobbit.

Sopra: cozza.

Nel film vediamo infatti
tutte queste cose:

Nani che ruttano e scorreggiano. Sapete quanti rutti ci sono nel romanzo di Tolkien? Esatto, nessuno.
Troll che snariciano nella zuppa
Radagast con la cacca di uccello tra i capelli
Radagast che scorrazza per la Terra di Mezzo in sella a una slitta trainata da conigli
battute sui funghetti allucinogeni
Nani obesi che sfondano i tavoli
Elfi vegetariani
Gandalf che offre a Radagast l’erba-pipa dicendogli «ti aiuterà a rilassarti», Radagast che la fuma e fa la faccia del fattone felice. Qualcuno spieghi a Jackson che l’erba-pipa altro non è che tabacco:

[The Hobbits] imbibed or inhaled, through pipes of clay or wood, the smoke of the burning leaves of a herb, which they called pipe-weed or leaf, a variety of Nicotiana.

il re dei Goblin con uno scroto sul mento che, prima di precipitare nel vuoto sfondando un ponte sospeso, esclama: «Sto per essere sconfitto». Wile E. Coyote je fa un baffo, al re!

Non solo è comicità di bassissimo livello che io fatico a credere possa davvero far ridere qualcuno (ma il mondo è bello ecc ecc). Ma è anche fuori luogo, per un motivo semplicissimo:

Lo Hobbit non è un libro comico,
né il suo scopo è di far ridere.

Sopra: loro non hanno appena letto Lo Hobbit.

Sorridere, al limite. Divertire. Intrattenere. Non ridere sguaiatamente. Lo Hobbit è un romanzo brillante, intriso di humor inglese e soluzioni argute a problemi apparentemente insormontabili. È un libro che gioca sull’understatement: Bilbo è un eroe improbabile e si premura lui stesso di ricordarcelo in continuazione. La prima volta che Gandalf e i Nani gli propongono un’avventura che lo porterà fin nelle fauci di un drago, e che lui decide di ascoltare l’offerta, la sua reazione è questa:

«Mi piacerebbe lo stesso avere una spiegazione chiara e semplice» disse Bilbo ostinatamente, assumendo i suoi modi professionali (di solito riservati alle persone che cercavano di chiedergli del denaro in prestito), e facendo del proprio meglio per apparire saggio, prudente, professionale e all’altezza della raccomandazione di Gandalf. «Inoltre mi piacerebbe saperne di più sui rischi, sulle spese extra, sul tempo a disposizione, sul compenso, e così via». E voleva dire: «Che cosa me ne verrà in tasca? E tornerò indietro vivo?».

Il momento peggiore, da questo punto di vista, del film di Jackson è l’incontro con i Troll.

Nel romanzo, le cose vanno così:

Bilbo prova a fregare i Troll
=> Bilbo viene catturato
=> i Nani vengono catturati
=> Bilbo riesce a fuggire e a nascondersi
=> mentre i Troll stanno decidendo come cucinarli arriva una quarta voce, che imita a turno quella dei tre mostroni e li distrae e semina zizzania e fa loro perder tempo
=> è Gandalf! Che sagace stregone!
=> a forza di cazzeggiare arriva l’alba che pietrifica i Troll

Nel film, questo diventa

Bilbo scopre che i Troll snariciano nella zuppa
=> Bilbo si fa beccare
=> arrivano i Nani
=> CASINO CON SPADATE E MAZZATE
=> Bilbo distrae i Troll consigliando loro come cucinare i suoi amici Nani
=> quei geni dei Nani non capiscono il suo gioco ma lui persevera
=> spunta Gandalf che urla «L’ALBA VI COGLIERÀ TUTTI!»
=> Gandalf spacca un sasso con il suo magico bastone della magia
=> dalla fessura nel sasso entra la luce del Sole
=> i Troll vengono pietrificati

Potrei andare avanti a forza di esempi, per farvi capire cosa intendo quando dico che il romanzo non fa ridere e il film ci prova con goffaggine e un po’ di squallore. Ma se non è chiaro così, buona camicia a tutti.

Sopra: Maurizio, figlio di Gloin.

E quindi
, al netto del miliardo di cose che avrei potuto aggiungere ma non aggiungerò (il passaggio segreto per Gran Burrone inventato di sana pianta, la scelta di attribuire ai problemi tra Elfi e Nani a quella storia di Smaug invece che alla sua vera ragione, che è

In ancient days [the Elves] had had wars with some of the dwarves, whom they accused of stealing their treasure. It is only fair to say that the dwarves gave a different account, and said that they only took what was their due, for the elf-king [Thingol of Beleriand] had bargained with them to shape his raw gold and silver, and had afterwards refused to give them their pay

{mi sono perso}

{dicevo}

miliardo di cose che avrei potuto aggiungere ma non aggiungerò. La bottom line, comunque, è una sola: oltre a non essere un buon film in sé e per sé, Lo Hobbit è un tremendo adattamento di un libro del quale tradisce lo spirito originale, oltre a rovinare parecchi aspetti della continuità interna alla saga cinematografica nel tentativo di riempire buchi.

Se poi vi è comunque piaciuto, be’, meglio per voi, no?


20 Risposte per "Brace yourselves: il lungo post nerd su Lo Hobbit is coming."

  • lauracr :

    Caro Gabriele, anche se trovo interessante, da cinefila e da fan di Tolkien orami da tempi immemori, molto di quello che scrivi e in gran parte condivisibile, mi permetto di correggerti almeno su un punto della tua “dimostrazione”, quello che riguarda l’opinione di Tolkien sulla guerra e quando l’avrebbe sviluppata. Vista la sua età (nato nel 1892) Tolkien ha ovviamente partecipato, molto giovane, alla Prima e non alla Seconda Guerra Mondiale (e del resto è la prima molto più della seconda quella purtroppo celebre per la terribile vita di trincea) e già da quell’epoca, quindi, ha sviluppato l’orrore per la realtà bruta del combattimento. oserei dire, però, che la sua visione tragica della guerra fosse già stata influenzata anche prima dai suoi studi di mitologia nordica, gli stessi che, già all’epoca del suo servizio militare, aveva cominciato a rielaborare per creare una mitologia ai suoi linguaggi di invenzione e, per sua stessa ammissione, anche alla sua Inghilterra. c’è molto infatti dei tragici personaggi di quelle mitologie nel nano esiliato Thorin (che forse non solo a me ricorda per assonanza il Turin, invece totalmente umano, di una delle storie più tristi del Silmarillion)…
    dove gli sceneggiatori qua e là hanno integrato il romanzo originale per rafforzare questo aspetto (come nella scena dei nani sugli alberi, con Thorin che scende perchè non resiste alla sfida del suo nemico) io credo che il film funzioni meglio mentre davvero ha un avvio lento e ridondante…
    ho trovato suggestiva anche la chiave di lettura che unisce Bilbo, l’amante della tranquillità domestica convertito all’avventura, con gli esuli nani senza patria (homeland) e senza casa… magari ci si poteva arrivare con mezzora (inutile) di film in meno…
    questo non per fare la filologa (ma forse trattandosi di Tolkien è concesso)

  • Ciao Laura, hai perfettamente ragione sulle guerre, e infatti appena mi son reso conto dell’inesattezza ho corretto il tiro (la stanchezza gioca brutti scherzi). Ciò detto, io sposo comunque la lettura di quei commentatori che vedono nella WWII il vero momento di svolta nella sua poetica, almeno per quanta riguarda l’opposizione a dittature e totalitarismi e soprattutto – pensa alla finaccia che fecero molti luoghi inglesi per via dei bombardamenti – il suo odio per tutto ciò che ti porta la guerra a casa. Il conflitto tolkieniano del SdA è diverso, e anche più moderno, da quello di Lo Hobbit e dei miti del Silmarillion: questi sono mutuati direttamentedall’epica di cui JRRT era esperto, quello del SdA è quello che rovina anche gli alberi e i campi della Contea. Jackson ha semplicemente mutuato quel l’idea e l’ha fatta filtrare, in parte, anche in Lo Hobbit: è una scelta artistica coerente con la sua opera filmica, meno con la fonte letteraria. Io non approvo, ma è comunque molto meno grave della slitta trainata da conigli, ecco :-)

  • lauracr :

    devo dire che Radagast e tutto quello che gli sta intorno (conigli compresi) è in effetti la cosa più disturbante, anche perchè sa più di riempitivo…
    altra cosa interessante che, come dicevi tu, Jackson e compagnia da un lato abbiano voluto rendere più seri e nobili i nani – Thorin in primis, e la scena con gli alberi e il salvataggio è sintomatica, c’è una doppia citazione in atto secondo me, sia la morte di Boromir che quella di Theoden, e sono autocitazioni cinematografiche prima che letterarie- ma poi siano scaduti qua e là in quell’umorismo a volte anche un po’ greve che estremizza quello lieve (alla Woodhouse) di Tolkien

  • paolo-2 :

    Gabriele, vorrei farti una domanda! Secondo te se fosse stato portato al cinema prima “Lo Hobbit” e di seguito il Sda avremmo un pò tutti apprezzato di più questo film? Da appassionato di Tolkien e dei film anch’io devo dire che non ho apprezzato a pieno “Lo Hobbit” e concordo pienamente sul tuo discorso riguardo ai comportamenti demenziali di alcuni personaggi, ma soprattutto ritengo sia inaccettabile trasformare in trilogia un libro che è la metà circa di un solo testo del Sda. Il potere dei soldi miete vittime eccellenti! Comunque sono d’accordo con Laura : la parte iniziale viene trascinata da una serie di dialoghi e di scene evitabili anche se ho apprezzato il ricongiungimento con il Sda quando Frodo si incammina ad incontrare Gandalf. Mi è tornata una voglia di matta di rivedere il Sda (per l’ennesima volta!) Tuttavia dopo i primi 45 minuti devo dire che il film non mi ha deluso (perlomeno non quanto ha deluso Gabriele! :D). Il personaggio di Thorin a mio avviso è “disegnato” molto bene!

  • luchino :

    Salve signore Ferrari, volevo commentare la sua analisi.

    Innanzitutto trovo che sia scritta benissimo, con citazioni al posto giusto, battute con tempi azzeccati e immagini scelte in modo davvero intelligente e simpatico. Inoltre è un ottimo articolo: approfondito e critico. Complimenti!

    Detto questo, pur trovandomi d’accordo su vari punti della sua analisi, ci sono delle cose che non condivido in parte o assolutamente. Fatta la sua analisi, mi arrogo il piacere e la possibilità di fare la mia. Posso? Ma sì, credo di si. Allora…Inizio!

    Parto dal presupposto che, come lei, anche io sono un Tolkeniano puro sangue: ho letto quasi tutto dell’Arda, esclusi i libri della serie dei Racconti, e Lo Hobbit e il Signore degli anelli anche più volte ed in età diverse. Credo siano opere d’arte, ricche di moralità, epicità, emozioni. Credo fermamente che Tolkien non vada letto, ma studiato e compreso. [FINE PREMESSA]
    Con Lo Hobbit, Tolkien ha dato il calcio di inizio alla sua fantasia (se così vogliamo ridimensionare una mente come quella di JRR!), e ha gettato le basi per una delle storie che in futuro ispireranno il genere fantasy per anni e anni. Esatto: HA GETTATO LE BASI! Questo vuol dire che, pur non avendo ancora in mente la storia travagliata, complessa e unica del SDA, Tolkien iniziava già a prefigurare un futuro per quei personaggi che aveva creato e che la sua testa stava ancora modellando, sia psicologicamente che esteticamente. Non c’era ancora il timore del ritorno del Maiar Sauron, né tantomeno c’era la consapevolezza che un male atroce e antico stava per risorgere, e guerra e morte incombevano sulla Terra di Mezzo. Tolkien stava strutturando, ed infatti nelle appendici del SDA molte cose le introdusse proprio perché trovò poco completo ciò che aveva narrato nel “capostipite” della sua immensa opera. Tutto questo discorsone per dirle che una delle cose sulle quali non concordo e la critica alle aggiunte secondo lei “non necessariamente brutte, ma evitabili”.
    A mio parere rende completa la SUA opera, quella di Jackson. Si, la sua opera: una crociata cinematografica nella terra di mezzo, basandosi su quello che scrisse JT, e anzi rimanendo fedelissimo in quasi tutto ciò che il “fantasista inglese” (no, non è un calciatore!) creò dal nulla. Dicevo, completa la sua opera ricollegando in modo eccellente la precedente trilogia a questa nuova (anche se cronologicamente è l’inverso), introducendo Il Negromante (Sauron), introducendo la roccaforte abbandonata di Dol Guldur e dando un piccolo calcio nel sedere alla presunta “ignoranza degli eventi” che c’è nel libro e che, come già detto da lei e ribadito da me, è una cosa logica poiché era l’inizio di tutto.
    Ma, essendo il tutto datato e sapendo noi, esseri che abitiamo il 21esimo secolo e cresciuti a pane e Hobbit e Anelli del Potere, che la storia sarà quella che sarà, trovo che Jackson abbia preso una decisione ponderata (e remunerativa, ovviamente!). Inoltre, dato che nel romanzo la storia di Erebor viene descritta, ma molto superficialmente, senza troppo approfondire, direi che l’incipit “storico” che vuole fare da eco a Galadriel nel SDA sia messo li ad hoc, anche perché Erebor e Dale sono state ricostruite in CGI ed FX in modo eccellente e sbalorditivo.
    Altra cosa sulla quale discordiamo, compagno Tolkeniano, è la regia anonima. ANONIMA?! C’è più Peter Jackson qui che nella trilogia dell’anello. Panoramiche mozzafiato, scene d’azione ben congeniate, ricostruzioni eccellenti…

    Ma, come detto in apertura, il film purtroppo, come ha fatto notare lei, ne ha di difetti, cosa che lo rende un buon film ma non un perfetto film come i precedenti. Quali sono i difetti a mio parere?

    - I nani sono personaggi quasi inutili, e anzi pesanti. Ridotti a macchiette insulse, alla fine del film, come ha detto lei, non si riesce ad associare dopo tre ore di visione un nome ad un volto. Bombur poteva farlo chiunque: è muto e non lo fanno vedere quasi mai. E comunque rutta una sola volta UN nano e non scoreggiano mai (spezziamo una lancia a loro favore)

    -Saruman che fa la battuta dei funghi non va bene, ed il motivo è quello descritto perfettamente da lei…ma si contraddice: Saruman nemmeno si pensa che possa tradire in futuro, e non penso che Tolkien già lo avesse in mente come tutto il resto della storia…allora perché lui deve rimanere fedele a ciò che sarà nel SDA e il resto non può venire immesso nel flusso della narrazione? Eh eh eh, ci pensi.

    -Radagast: PERCHÉ???! L’unica cosa positiva di quando c’è lui è quando cura il piccolo Seb (sebastian) il porcospino ferito. Il resto largamente, ma davvero largamente evitabile.

    -Il Re Goblin che dice “credo che sarò sconfitto” ha ucciso la bellissima scena d’azione nelle caverne…ancora: PERCHÉ???

    -La notte illuminata come se fosse giorno: posso capire l’HFR 3D, il buon risultato con panoramiche ed effetti speciali. Posso capire che le tinte debbano comunque essere mantenute più “accese” rispetto a quelle cupe e “malate” del signore degli anelli, ma Peter: Di notte è buio, anche se la luna è piena ed illumina come una lanterna gigante, comunque è buio. Promemoria per La Desolazione di Smaug, eh?!

    -I Giganti che combattono con i nani sopra: a parte il fatto che nell’appendice sono descritti come altri 13 metri, e questi erano almeno di 30, ma poi che bisogno c’era di farli combattere??? Mah

    Questi sono i difetti che secondo me presenta il film, e come vede sono più di scrittura che di tecnica o di recitazione o tono. I pregi?

    -Bilbo. WOW, Martin Freeman credo sia l’unica persona al mondo in grado di ESSERE Bilbo. Stile inglese, accento, portamento, espressione…è lui. La scelta migliore che si potesse fare.

    -Ian McKellen è semplicemente straordinario. Nel SDA Gandalf è un personaggio quasi completamente diverso da come appare ne Lo Hobbit: è cupo, il più delle volte serio (come i tempi che corrono in quel periodo della Terza Era)…è uno dei veri protagonisti, importante e solenne: decisivo. Ne lo Hobbit invece è più un personaggio secondario se vogliamo, fine alla narrazione. Una sorta di maestro, di pacca sulle spalle, di coraggio grigio e barbuto. E McKellen queste piccole sfumature è riuscito a portarle sullo schermo in modo egregio, e in italiano non viene neanche rovinato, merito di un eccezionale Gigi Proietti (il teatro fa bene!) che non fa rimpiangere il grande Gianni Musy e anzi, riesce a rendere suo il personaggio del Mithrandir. Si merita un applauso!

    -Thorin: l’unico nano che ne lo Hobbit è un grande. La sua solennità è riproposta benissimo da Armitage e bè…quando combatte si fa sentire (stupenda la discesa al rallenty dall’albero in fiamme per scagliarsi contro Azog, che esiste come personaggio ma non in questo contesto, non con il braccio finto, pallido in quel modo e con quei segni sulla pelle: mi ha ricordato Kratos di God Of War. Che la Sony abbia trovato “l’attore” a cui farlo interpretare nella trasposizione in film?)

    -Le ricostruzioni sono sempre mozzafiato, non c’è nulla da fare. Da Erebor a Dale, dalla Contea a Gran Burrone, dal Bosco Atro fino alle caverne dei Goblin…eccellenti.

    -Gollum e tutta la scena nella caverna: superlativa, stupenda, emozionante, ricollegante…altri aggettivi??! Io ne ho migliaia, ma perderei tutto il giorno ad elencarli. Serkis si dimostra ancora una volta meritevole di un dannato Oscar. Quand’è che finiranno di fare i tradizionalisti conservatori e si accorgeranno che fare l’attore oggi significa anche fare cose come le fa Serkis con Gollum o Cesare? Spero presto.

    Per finire, Lo Hobbit – Un Viaggio inaspettato non è assolutamente un film perfetto, ma un perfetto fantasy lo è sicuramente. Seppur con alcuni difetti riesce ad emozionare dall’inizio alla fine, a farci ripiombare nella terra di mezzo, a farci rivedere posti fantastici che abbiamo imparato ad amare…a farci sognare!
    Una storpiatura totale non se la merita quindi, quando in giro vi sono cose ben peggiori. Almeno Bilbo si impara ad amare. Un piccolo grande uomo, e lo Hobbit invece un grande (budget e tutto) piccolo film.

    Luca Ceccotti.

  • psychocandy :

    Paolo, non abbiamo una controprova purtroppo, ma se dovessi scommettere due euro li punterei sul: non sarebbe cambiato nulla anche facendo i film nell’”ordine giusto”. Ho l’impressione che certe cose, soprattutto l’aspetto comico, Jackson non li abbia resi così per ragioni commerciali ma perché è convinto che sia il modo giusto di farli. Se penso ai suoi primi capolavori, tipo Splatters, il genere di umorismo che ci metteva dentro era di grana grossissima, perfetto per quei film là ma molto meno per Tolkien.
    Già che ci sono preciso una cosa (così rispondo anche a luchino): io non penso che Lo Hobbit sia un disastro, o un film da bocciare sotto ogni aspetto. Ci sono tante cose belle (Bilbo in primis, mentre Gandalf l’ho comunque apprezzato meno che nel SdA, ma poi Gollum, l’inizio con il “vecchio” Bilbo, anche le aquile) e purtroppo troppe meno belle per poter far funzionare il film. E il problema più grosso, davvero, sta nella distonia tra le parti comiche e quelle più epiche.
    C’è anche il problema del look dato dai 48fps, che secondo me diminuisce anche l’impatto di sequenze potenzialmente spettacolari tipo la fuga dalle caverne dei Goblin. Ma di quello si è detto già troppo e non voglio tornarci :)
    luchino, unica contro-obiezione, riguardo a Saruman: in Lo Hobbit non compariva del tutto, semmai nelle appendici che Jackson ha voluto approfondire, e per me riprenderne il personaggio è un errore, come è un errore riprodurre la battaglia con il Negromante in toto. Non perché non sia un evento importante, ma perché ho paura a) che acquisti troppa importanza e diminuisca quindi l’impatto dell’avventura di Bilbo e b) perché ho il terrore della baracconata magica a suon di palle di fuoco e raggi infuocati e robe simili.
    Ciò detto, niente, è un piacere rispondere a opinioni argomentate, civili e appassionate :)

  • psychocandy :

    (ehm. Scusate. Ho un problema con il nickname. Ma non chiedetemi perché. Comunque sono sempre io, in incognito)

  • luchino :

    A mio parere Jackson ha troppa esperienza per incorrere in cose tipo battaglie a colpi di palle di fuoco o ironia troppa spicciola anche quando non ci vuole.
    Credo che il secondo film potrebbe essere assai migliore del primo, e che in ogni caso sarà il migliore della trilogia per contenuti.
    Già Saruman non c’era, ma data “l’esigenza” di ricollegare diciamo che Jackson ha voluto (dovuto?) reintrodurlo, sbagliando a dargli lo stesso tono ironico (troppo ironico) di cui è pregno Lo Hobbit il film. Se lo introduceva come è ne il signore degli anelli forse era meglio. Mah, vedremo a Dicembre prossimo, io lo aspetto già molto, in attesa di piccoli miglioramenti per renderlo un capolavoro come i precedenti tre film dell’anello.

  • mathieu3d :

    Buongiorno Gabriele,

    ho letto attentamente la sua analisi e non sono d’accordo sul punto principale. Il nuovo film di Jackson riporta in alto uno dei gli argomenti più chiacchierati riguardo al cinema, ovvero: deve, un film, essere fedele al libro di cui è tratto?
    Quante volte ho sentito la frase “carino il film, ma il libro è molto più bello”.
    Io non sono d’accordo: cinema e letteratura sono due arti molto diverse, un film ha una struttura molto più complessa, che offre diversi linguaggi rispetto al libro. Non solo, in un film l’autore è il regista, un autore diverso rispetto a quello del libro. Per me è normale che il regista proponga la sua visione del libro, della storia che racconta o nel caso di Tolkien, del mondo che l’autore inglese ha creato. Un regista è una persona che offre un punto di vista su un argomento o una storia, e deve essere il suo, non quello di altri.
    Con the hobbit, Peter Jackson ha osato andare aldilà delle 350 pagine del libro per collegare innanzitutto le sue opere cinematografiche, e ovviamente in particolare la trilogia del SDA. Fin dai primi minuti, si capisce subito che è un film di Peter Jackson. E la sua mano si percepirà lungo tutto il film. Per me questa è la cosa più importante.
    Poi attraverso diverse scene e dettagli, si vede quanto Jackson ami Tolkien e lo rispetti, ma quello si era già visto nella prima trilogia. È mi ricordo che all’uscita della compagnia del l’anello, molti criticarono l’assenza di Tom Bombadil ad esempio.

    Con questo mi riallaccio al suo discorso riguardo all’anno in cui è stato scritto the Hobbit. É vero, è stato scritto prima della seconda guerra mondiale, ma è anche vero che il film è stato fatto adesso, dopo aver visto la seconda e altre guerre. Il fatto che Jackson decida di rendere il suo film più drammatico e dark in alcuni punti non è sorprendente, ma è la visione aggiornata di un autore sulla sua “epoca” rispetto a quella dell’autore letterario nel 1937. E questa visione tiene conto delle opere fatte in precedenza. Oltretutto, conoscendo Jackson, era difficile aspettarsi un film per bambini, anche se secondo me the Hobbit lo può essere tranquillamente (dipende di quali età stiamo parlando ovviamente).

    The Hobbit per me è un gran film, che lascia presagire un’altra grande trilogia. Scene da antologia:
    - l’attacco iniziale del drago, dove la regia di Jackson mostra tutto il suo talento (un attacco dove non si vede mai la creatura);
    - la fuga di Gandalf e nani nelle caverne degli orchi, altro pezzo memorabile e anche molto divertente;
    - la scena di Gollum, non c’è neanche bisogno di commentarla, stupenda;
    - il canto dei nani prima della partenza, momento molto toccante;
    - la divertentissima scena dei nani che puliscono i piatti in casa Baggins, altro momento molto divertente.

    Vogliamo parlare del 3D: mai visto così immersivo in un film “live”, fatta eccezione per Avatar. Se aggiungiamo l’HFR, ovvero un nuovo modo di vedere i film, difficile non tessere le lodi al nuovo film del regista neozelandese.

    Sarò onesto, non riesco a trovare difetti: si, se vogliamo la battuta sui funghi allucinogeni non è il massimo, ma su tre ore di film passa tranquillamente. Il nano che tutta non mi ha dato fastidio, ancora una volta, è coerente con la visione di Jackson.

    Tre film sono un’operazione commerciale? Se volete, certo che se fossero tutte di questo livello, ben vengano, ne possono fare anche sei!

    Con stima.

  • kvn :

    Sono assolutamente d’accordo con mathieu3d su tutto quello che ha detto! E BestMovie mi ha lasciato molto perplesso in questi ultimi giorni: su Lo Hobbit ha proposto 3 diverse recensioni (di cui due dello stesso autore) e in tutte il film viene bocciato. Per non essere di parte (cosa che una rivista non dovrebbe fare, soprattutto con blockbusters così attesi e acclamati in tutto il mondo) avrebbe dovuto proporre anche recensioni positive.. In questo modo il potenziale spettatore viene convinto di qualcosa che non è vero.
    Sul web ce ne sono a bizzeffe di recensioni positive e tra i commenti dei fan che ho letto (decine e decine) ho constatato che circa il 95% ha apprezzato moltissimo questo film. Quindi mi chiedo: qual è la spiegazione di questa diversità di opinioni tra critici (non solo su BestMovie) e fan/normali spettatori? Riporto la motivazione proposta da un fan su un altro sito, perchè la trovo molto azzeccata: ‘I critici non sanno sognare’.
    Sinceramente, sig. Ferrari, a chi importa che nel film ci sono sequenze dalle Appendici o introdotte dal regista? Questa è l’opera di Peter Jackson, non quella di Tolkien, e il primo è libero di ricollegare le sue due trilogie come meglio crede. E poi.. queste sequenze non presenti ne Lo Hobbit libro sono state aggiunte solo per allungare il brodo e fare tre film anzichè due? E allora? Dov’è il problema? I fan ringraziano! Accetto sempre opinioni diverse dalle mie, ma dire che il film è una ”delusione” solo per questi motivi (dalle argomentazioni molto vaghe) è decisamente esagerato…

  • «Non è per questo che sono qui, però. In quanto fan viscerale delle opere di Tolkien, c’è un altro aspetto di questo adattamento che mi preme trattare [...]. La pressione e il trattato, comunque, riguardano un dettaglio molto più soggettivo – e molto più disgustosamente nerd – della sceneggiatura di Lo Hobbit: la fedeltà alla fonte»

    e

    «Quello che voglio dire è che sto per mettere in discussione le scelte artistiche di Peter Jackson, e chiunque potrebbe dirmi che invece a lui dette scelte sono sembrate adatte, azzeccate e adeguate. Buon per voi».

    Questa che leggete non è una recensione, ma un’opinione personale, ed è per questo che è ospitata sul mio blog e non sul sito. Vi piacciono le scelte di Jackson e credete che abbiano dato vita a un buon film? Bene! Sono felice per voi. Per me Jackson ha sbagliato tutto e le sue scelte non mi trovano per niente d’accordo.
    Se poi scrivere una recensione da 10.000 battute e altre 20.000 di spiegazioni approfondite, con citazioni, riferimenti e ragionamenti, significa avere “argomentazioni vaghe”, non so cosa dirvi. Sono solo felice che a voi il film sia piaciuto, a me, che con la prima trilogia ho sognato eccome, ha deluso e annoiato.

  • kvn :

    Come ho detto, rispetto tutte le opinioni e per questo motivo forse non sarei nemmeno intervenuto se non ci fosse stato il titolo provocatorio ‘Lo Hobbit: ecco perché secondo noi è una delusione’ messo nella home-page.
    Sarà anche un’opinione personale, ma da questo titolo a me sembra che un’intera redazione si sia schierata in suo favore e contro il film.. e non ne comprendo bene i motivi.. Tutto qui!

  • vali1981 :

    Ho visto il film ieri sera. Devo dire che mi è piaciuto, alla fine dei conti, anche se un paio di “appunti” li vorrei fare.
    Io ADORO Tolkien, ma Lo Hobbit l’ho letto almeno 10 anni fa. Dunque non è che mi ricordassi tutti i particolari.
    PERO’. L’orco albino che insegue i nani?!?!?!?!??! Ma de che?!?!
    Saruman, qui, adesso?
    Il fatto che la Terra di Mezzo stia già cambiando perchè incombe già un’ombra?!?!?
    Ok, che il regista può “interpretare” come vuole il libro da cui ha preso il film, ma era stato così bravo con il SDA…..certe cose secondo me potevano essere ampiamente evitate.
    Così come anche i 20 minuti iniziali del film, dove si riprende il rapporto Bilbo – Frodo….Lo Hobbit è sì un prequel del SDA, ma non è necessario richiamare la trilogia per forza…..Lo Hobbit è bello anche perchè è “a sè”,è una storia che sta in piedi da sola senza doversi per forza poggiare su altro.
    E il drago. NON è alle dipendenza di nessuno. Diciamolo.
    La sequenza davvero bellissima è quella dell’incontro con Gollum. Giusto pathos, giusta lunghezza, giusto tutto.
    Son curiosa di vedere gli altri. Ma l’ultima cosa: perchè 3 film? essendo arrivati dove sono arrivati col primo, perchè farne ALTRI 2?non ne bastava uno solo?!?!

  • martissa :

    Grazie! Grazie! Grazie! Da fan di Tolkien concordo su tutto quello che hai detto! Ho adorato il libro dello Hobbit, e fortunatamento non l’ho letto così di recente per ricordarmi ogni particolare quando sono andata al cinema, altrimenti avrei passato 2 ore e 44 minuti a urlare contro lo schermo, disturbando tutti gli altri telespettatori.
    Probabilmente se non avessi letto il libro,il film mi sarebbe piaciuto di più e devo ammettere che visivamente e scenograficamente è spettacolare, e avendolo visto in un cinema che supporto i 48fps le scene non erano così veloci come pensavo.
    Ma alla battuta “Radagast, prende troppi funghetti allucinogeni” mi sono chiesta se forse Peter Jackson non si sia confuso e fosse convinto di girare la parodia dello Hobbit, perché sembrava molto più una battuta degna della parodia casalinga del Signore degli Anelli – La Compagnia del Verginello dove l’erba pipa non è semplice tabacco.
    Tirando le somme di tutte le cose che si possono dire contro questo film la conclusione è una sola: girare Lo Hobbit aveva come unico scopo fare soldi e non far felici migliaia di fan dei libri di Tolkien che finalmente avrebbero avuto l’occasione di vedere personaggi che si erano sempre solo immaginati agire in carne ed ossa sul grande schermo.
    Registri e sceneggiatori sembrano ormai incapaci di rimanere fedeli ai libri su cui devono lavorare, visto che quando hanno tra le mani romanzi ricchi di particolari che potrebbero essere tranquillamente scomposti in molteplici film fanno i salti mortali per condensarli in pochi capitoli tagliando a casaccio e aggiungendo cose inesistenti. Oppure, come in questo caso, un libro che in uno massimo due film sarebbe stato raccontato alla perfezione hanno dovuto allungarlo forzatamente aggiungendo cose che non c’entrano niente, tutto con lo scopo di sbancare i botteghini, aggiungendo scene che, scusate il gioco di parole, fanno più scena solo per imbambolare gli spettatori con gli effetti digitali, forse nella speranza che si dimentichino la vera storia.

  • 001lbv :

    GLI ORRORI DEL DOPPIAGGIO ITALIANO

    Ottima recensione. Permettimi di integrare alcune tue critiche con il mio punto di vista, avendo visto anche la versione in lingua inglese ho scoperto che gli errori più grossolani sono causati dal doppiaggio italiano e non esistono nella versione originale del film.

    1) Il re dei Goblin in inglese sfida Gandalf e dopo essere stato tagliato in due, poco prima di andare ko, dice “That will do it”, traducibile non letteralmente con “va bene così/basta/ne ho abbastanza” (o altre frasi in italiano che rendano meglio il significato dell’espressione inglese, lavoro che sarebbe compito di chi dirige il doppiaggio). Fargli dire “sto per essere sconfitto” è il frutto di una traduzione scarsa fatta da un appassionato di Willy il Coyote (ho riso per mezz’ora per questo tuo riferimento)
    2) Saruman parlando di Radagast non parla MAI di funghi allucinogeni. Saruman critica un “excessive consumption of mushrooms”, l’eccessivo consumo di generici funghi, come aveva criticato l’eccessivo consumo di erba pipa di Gandalf ne Il Signore degli Anelli. I funghi sono un ingrediente abbastanza ovvio nell’alimentazione di qualcuno che vive in una foresta, e nel film stesso si vede Radagast che raccoglie un fungo, che poi lascia perché avvelenato dal morbo che ha infettato tutto. E’ lo spettatore che può dare un significato o un altro alla parola funghi, come poteva fare sull’erba pipa che per Saruman “rallentava la mente” (traduco letteralmente dalla film in lingua originale). Peter Jackson è quindi in perfetta coerenza con il Saruman de Il signore degli anelli. Questa eleganza del “non dire” del regista evidentemente non appartiene al traduttore italiano che decide di strafare e mette in bocca a Saruman le parole “funghetti allucinogeni”. Se Peter Jackson avesse voluto far dire questo a Saruman avrebbe detto “hallucinogenic mushroom, psychedelic mushroom, magic mushroom”.
    3) Gollum si rivolge a Bilbo chiamandolo Baggins e a volte Bagginses, senza un criterio preciso intervallando plurale e singolare. Questo è il risultato di una cattiva traduzione nel doppiaggio perché Bagginses è il plurale di Baggins secondo le regole di grammatica inglese, usato nel film originale. Chi ha tradotto non ha evidentemente capito, visto che Gollum usa entrambe le forme e a caso nel suo dialogo. Se non sbaglio dice anche “cos’è un Bagginses” usando addirittura il verbo singolare e il nome plurale: orrori di una traduzione fatta veramente male.
    4) Mi si permetta anche di criticare: la voce troppo giovanile del doppiatore del re dei Goblin, lontanissima da quella originale e che stona con la figura massiccia; la voce di Saruman piatta e monotona, da vecchio inebetito, incapace di trasmettere nulla della recitazione originale; la voce di Proietti che sbaglia scegliendo di caratterizzare la sua voce come se fosse un mago disneyano da biscotti e thé alla Merlino, cosa molto distante dalla voce che Ian McKellen crea per Gandalf (non basta fare una “voce da mago”, bisogna interpretare il tipo di personaggio che si ha davanti) e spesso parla con la stessa cantilena per ogni frase (immagino sia il risultato di sessioni di doppiaggio troppo spezzettate e fatte in una corsa contro il tempo fra la scelta del doppiatore e l’uscita del film, perché manca una espressività che invece proietti ha quando recita)

    Sarebbe il caso che mi mette le mani su questi doppiaggi dimostrasse un po’ più di professionalità.

  • triplethor :

    Un disastro di recensione , per fortuna che di queste recensioni se ne vedono è leggono poche in giro il solito critico che stronca tutto è si sente figo avrà frequentato la stessa scuola di massimo bertalli altro comico piu che critico .Ragazzi nn potete pretendere che jackosn prenda pari passo il libro è lo trasporti sul grande schermo se no il film durerebbe 14 ore.

  • arachnia :

    Ma sai che dopo una seconda visione (biglietti scontati e altri amici) il film mi è sembrato peggiore che alla prima? Mi è apparso più “noioso” e prolisso e in effetti pare proprio che ce l’abbiano messa tutta per inserire anche particolari insignificanti. La parte su Ragast invece mi aveva già fatto storcere il naso fin dall’inizio! Diciamo che dal 3 che gli avrei dato prima scenderei a un 2 e mezzo se ci fossero le mezze misure. Spero che il secondo capitolo della trilogia (forzata) sia migliore!

  • arachnia :

    001lbv, mi hai illuminata! Non credevo che molte di queste “sbavature” dipendessero dalla versione italiana! Per ciò che riguarda il doppiaggio di Gandalf, si è sentita tantissimo la mancanza del compianto Gianni Musy che aveva prestato magistralmente la sua voce a questo bellissimo personaggio nella trilogia del Signore degli Anelli. Gigi Proietti è un bravissimo attore ma purtroppo non è la stessa cosa.

  • lauraxxx :

    Ho visto ieri il film!
    Mi ha lasciato profondamente insoddisfatta.
    Mi sono messa alla ricerca in rete dei commenti lasciati da altri utenti che hanno visto il film; volevo capire il mio parere era condiviso o meno.
    Sono approdato in questo sito per caso.
    Mi sono piaciute le osservazioni di Ferrari; le condivido a pieno.
    Come pure ho trovato veramente pessimo il doppiaggio italiano!
    Utente 001lbv ti do ragione!
    Se si guarda il film in inglese si apprezza di più!
    La canzone dei nani con audio originale la trovo più sublime… in italiano NO (mi sembra insignificante)
    Il mio inglese è pessimo, eppure finisco per apprezzare la versione originale!

    Che dire: peccato! Poteva uscirne un film strepitoso.. invece…

    Però i gusti sono gusti! in rete ho trovato un sacco di commenti positivi lasciati da altri aspettatori

  • mirlu :

    Salve a tutti
    Dopo un piccolo ritardo di soli 5 mesi se non di più dall’uscita del film ho avuto l’onore,finalmente,di vederlo,ma,senza 3D.
    Dal mio punto di vista il film è un vero fallimento,premetto che non ho mai letto nessun libro di Tolkien,questo non vuol dire che non abbia saputo apprezzare il SdA, anzi lo amo.
    Tornando a parlare del film,è completamente privo dello stile della trilogia SdA,manca di fascino e di accuratezza,sinceramente mi sembra solo un film realizzato a scopo economico,quando vidi il SdA non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo,da quegli ambienti curati,dai personaggi azzeccatissimi,dai suoni impressionanti e dalla sua trama,rimanevo sempre a bocca asciutta perchè non avevo tempo di chiuderla che arrivava una nuova scena a farmela spalancare di nuovo.
    In questo film l’unica cosa decente che ho visto è l’attore che interpreta lo hobbit,il resto dal mio punto di vista e cacca.
    il film rispetto ai precedenti è stato privato della serietà nei dialoghi,della loro sostanza,quella che ti permetteva di entrare nel film e faceva provare sensazioni di panico,gioia,eccitazione,ti rendevano parte della compagnia,mentre in lo hobbit sono tutti incazzati come in un film di guerra,una sorta di rabbia americana dove si abbaia quando si parla del nemico e poi ci si fa fighi con battutacce sceme,dove invece di uno sguardo da guerriero che vuole vendicare il padre e la patria,abbiamo lo sguardo di uno che è stitico e si sta sforzando per andare di corpo,comunque per evitare di dilungarmi elencherò cosa ha danneggiato gravemente le mie speranze:
    -Nel film italiano è stata cambiata la voce di Gandalf;
    -Gandalf non appare più come stregone saggio e vissuto, ma come giullare di corte;
    -Hanno tentato di far riprovare tutte quelle sensazioni che si hanno durante il combattimento nelle miniere di Moria,durante quella scena ho avuto una decina di tocchi per l’emozione,ora ci riprovano e non solo una volta,quando Gandalf è dietro la pietra che porta alla caverna,la quale è la stradina per arrivare alla città elfica(scusate ma non ricordo i nomi),dice “sono qui stupidi”,oppure verso la fine quando l’albino li insegue,grida un’altra frase del tipo scappiamo o simile che vuole avere lo stesso effetto di quella nel SdA;
    -I luoghi sembravano irreali per la luminosità che avevano;
    -Tutto quello che poteva rovinare un dialogo,tra rutti,battute idiote e facce;
    -I nani erano la cosa più brutta mai vista,c’erano quelli fighi,quelli che sembravano Muppets,e quelli che non erano nani ma coreani,voglio dire un nano non è così!!! devono avere un naso a patata,devono essere bassi e robusti,aveva una grossa barba,avere una sorta di volto quasi sempre imbronciato o che assomigli al volto di un ubriaco…in pratica invece di mettere quei fantocci dovevano mettere dei nani,avrei preferito gli umpa lumpa (non quelli del film con Johnny Depp);
    -I troll,ma ma… schifo;
    -Thorin,sarà che c’è una persona insopportabile,la quale conosco e detesto che gli assomiglia,ma sarà anche la sua teatralità che non mi è piaciuta,per me assomiglia ad un soldato incazzato che ha perso un compagno e cerca vendetta,non un leader;
    -Radagast,ficcato a forza nel film;
    Ora arrivano le due cose più significative:
    -Io ripeto, NON ho letto i libri di Tolkien,parlo in base a quello che ho visto nel SdA;
    -L’incontro con Gollum non doveva esistere,cioè il dialogo perchè…nel SdA fanno vedere un flashback di Bilbo,che raffigura il giorno in cui ha torvato l’anello,tralasciando che era già abbastanza anzianotto,lui non ha nessun contatto con Gollum,se non quando questi si accorge di aver perso l’anello,appena trovato da Bilbo, e grida disperato “il mio tessorooo!”;
    -L’ultima è più importante secondo me,(ripeto ancora che non ho letto i libri di Tolkien,quindi mi rifaccio alle leggende e al SdA)……….
    I nani NON vanno a cavallo!!!

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