Tutta la fantascienza che verrà (o quantomeno quella bella).

Ciao, mi chiamo Gabriele e mi piace la fantascienza.

Il fatto che mi piaccia la fantascienza fa di me una persona tendenzialmente incazzata, non tanto perché la fantascienza sia una roba che fa incazzare le persone, né perché io sia facile all’incazzatura, quanto piuttosto perché il modo in cui la fantascienza viene declinata al giorno d’oggi, be’, potete immaginare il resto della frase. Quello che un tempo era il genere – per sua stessa natura – più innovativo, intelligente e profetico che si potesse trovare in circolazione è diventato, negli ultimi quindici anni circa, una scusa per rovinare le opere di Asimov, per rovinare le opere di Dick, per rovinare i grandi classici, le buone idee, le pessime idee, più in generale per fare delle robe grosse con le pistole grosse e i mostri/alieni/supersoldati grossi pum pum.

Sopra: OK, la parte sui tizi grossi non è così nuova.

Non che manchino le cose buone, al cinema, in tv, su quelle robe della carta con le parole stampate sopra, ma siamo sempre lì, i nomi che girano sono sempre gli stessi e, per avere  una fanbase che per definizione guarda al futuro, la sci-fi è diventata spaventosamente nostalgica. «Bei tempi» ci ripetiamo tra noi e noi negli scantinati bui dove vegetiamo, rosicchiando nervosamente la punta di un sigaro altairiano «quelli in cui si scrivevano romanzi sul potere delle reti virtuali e sulla realtà aumentata, e in cui i Grandi Maestri del Cinema Intelligente raccontavano di zone morte devastate dall’apocalisse nucleare in lunghi e ponderosi mattonazzi quasi muti!». Si ricorda, signora mia, quando aveva senso immaginarsi il futuro, e quanto ci sentivamo fighi quando, alla presentazione del primo iPad, scrivevamo sul forum di sciencefiction.com «ma guardate che Arthur C. Clarke ne parlò in un racconto del 1951», accarezzandoci i baffi con aria saputa?

Sì, la signora mia se li ricorda quei tempi, ed è per questo che è triste.

Ma non è questo il punto! Né il punto è domandarsi che cosa sia cambiato e perché ci siamo ridotti a essere felici perché il casco di Karl Urban nel remake di Dredd non è malaccio. Anche perché a queste domande si risponde facilmente con una serie di argomentazioni non per forza legate tra loro, tipo:

• non esistono (quasi) più sceneggiatori con una visione valida
• quando gli sceneggiatori esistenti devono adattare la visione di qualcun altro, sia esso un romanziere oppure Ridley Scott, si comportano da dilettanti oppure si chiamano Damon Lindelof
• quando il futuro era rappresentato da idee come “viaggi su Marte”, “realtà virtuale” o, nel peggiore dei casi, “sovrappopolazione e fine delle risorse”, era facile coniugare riflessioni impegnative sull’umanità e il suo destino, spettacolari esplosioni pirotecniche, amore, amicizia, alieni e filosofia esistenzialista. Oggi, il futuro è rappresentato da idee come “il 27 arriva lo stipendio”, “il 28 ho finito i soldi”, “Maps per iOS 6 funziona malissimo”. Manca una spinta davvero rivoluzionaria, forse, e il carburante dei nostri sogni spinge i razzi della nostra ambizione al massimo fino a Cattolica

(quest’ultima metafora potrebbe o non potrebbe avere senso)

• come conseguenza del punto precedente, alla gente piace Game of Thrones e nessuno s’è filato V o Dollhouse
• quando esce davvero della fantascienza bella, la gente fatica ad ammettere che si tratta di fantascienza perché «non ci sono le astronavi». Giuro che ho sentito anche questa. Quanti danni hai fatto, GEORGE LUCAS.

«It works, bitches!».

Che poi nessuno a Hollywood si sia mai preso la briga di esplorare le nuove branche della fantascienza tipo il biopunk è un altro problema ed è, purtroppo, difficilmente risolvibile stanti le strategie creative degli Studios d’oggidì.

Ma, analisi spicciole e pressappochiste a parte, non tutto è perduto! O forse sì, fatto sta che oggi ho letto (nonché scritto!) questa news e mi sono detto: «Ehi, vuoi vedere che nei prossimi anni magari esce anche della roba bella di fantascienza?».

(me lo sono detto ad alta voce mentre ero in bagno a fare la pipì, il che ha creato un po’ di comprensibile scompiglio in ufficio tanto che hanno dovuto chiamare un esorcista, ma questa storia non vi interessa e la riciclerò in un post sul futuro del cinema horror)

E quindi il mio monologo interiore è proseguito con: «Perché non fare una lista dei progetti in cui credo un casino, e spiegare anche perché!». E pensate un po’? L’ho fatto. Eccola.

NB: la logica con cui li presento non è casuale, ma esiste solo nella mia testa. Per le date d’uscita, invece, non chiedete: la mia argomentazione a favore dell’estromissione è: PROMETHEUS.

ELYSIUM

Cos’è: Matt Damon in versione pelata e un po’ sgranata ha un grosso fucile. Poi: i ricchi della Terra non vivono sulla Terra ma in una stazione spaziale fichissima. I poveri della Terra vivono sulla Terra, che fa schifo. Ci sono delle rivoluzioni. Matt Damon spara con il grosso fucile di cui sopra (credo).

Perché sì: il regista è quello di District 9, che predicozzi sociali a parte era un film che spaccava. Qui i predicozzi sono elevati a loro stessi, ma lo è pure il budget e la potenziale portata dei temi trattati. C’è di mezzo Jodie Foster, che di solito è sinonimo di bella fantascienza.

Perché no: c’è sempre la possibilità che alla fine della fiera “grossi fucili” >>> “fantascienza sociale” perché “grossi fucili” attira di più, e il film si riduca a una sorta di The Island con Matt Damon pelato.

STARSHIP TROOPERS

Cos’è: il remake del film del 1997 di Paul Verhoeven – il quale, tra Robocop, Atto di forza e questo, è diventato automaticamente il regista più remakeato del decennio. Sai mai che la gente si accorga pure che era bravo! A sua volta, il suo film era tratto da un romanzo di Robert Heinlein, con il quale condivideva il titolo e pochissimo altro. Sia romanzo sia film erano capolavori.

Perché sì: lo scrivono gli sceneggiatori di Thor e X-Men: First Class. OK, non è un granché, si può fare di meglio: pare che guarderà più al romanzo – che era una profonda riflessione sull’assurdità della vita militare, con sullo sfondo una guerra contro degli insettoni giganti – che al film di Verhoeven – che era una profonda riflessione sullo SPARARE AGLI INSETTONI GIGANTI. Non che sia un bene o un male in assoluto, ma quantomeno è un cambio di prospettiva interessante.

Perché no: lo scrivono gli sceneggiatori di Thor e X-Men: First Class.

LA FUGA DI LOGAN

Cos’è: il remake (dai!) di un film di Michael Anderson del 1976, a sua volta (giura!) tratto da un romanzo. Dirige Nicolas Winding Drive, protagonista Drive Gosling.

Perché sì: perché Refn ha visione, coerenza e due palle così. E la storia (clonazione nel futuro, libero arbitrio, cose, gente, leggetevela qui se non avete voglia di guardarvi il film) è più attuale di quello che uno potrebbe aspettarsi da un remake di una roba di quarant’anni fa. Se non siete convinti, Never Let Me Go.

Perché sì (bonus per fanciulle): ogni volta che qualcuno clicca sulla pagina IMDb di Ryan Gosling, quattordici donne in giro per il mondo rimangono incinte.

Perché no: perché capita a tutti di sbagliare un film, perché sotto sotto Refn è un fighetto e potrebbe fighettare troppo, perché mi piace lagnarmi.

GODZILLA

Cos’è: l’ennesimo remake del… oh, suvvia, DAVVERO?

Perché sì: tre parole: GARETH EDWARDS, BITCHES! Se volete sapere perché Gareth Edwards è uno di quelli che ha capito cosa significa davvero fare un film di fantascienza, leggete qui.

Perché no: nessun perché no. Se questo film esce fuori brutto mi mangio il cappello.

IL GIOCO DI ENDER

Cos’è: tratto da un romanzo di Orson Scott Card, diretto dal regista di Wolverine Gavin Hood, è – in breve – Harry Potter nello spazio, ma senza speranza né ottimismo. Il libro è datato 1985 e anticipa metà della fantascienza dei dieci anni successivi, nonché l’attuale rinascita del genere young adult. C’è di mezzo un bambino che va a scuola di astronavi per sconfiggere i cattivi, solo che i compagni lo picchiano, lui si fa delle domande sul libero arbitrio e sulla natura fondamentalmente malvagia dell’uomo, alla fine c’è la grande sorpresa. È una lettura pazzesca e molto formativa. Mi sono fatto prendere la mano. Nel film c’è Harrison Ford.

Perché sì: pare che stiano facendo di tutto per rendere il film il più fedele possibile al libro. Questo da solo dovrebbe bastare a farne un’opera grandiosa.

Perché no: come tutti gli adattamenti letterari, la linea tra capolavoro e cagata è labilissima. In questo caso, lo status di (relativo) culto del romanzo potrebbe essere paradossalmente garanzia di rispetto del source material, ma anche di «chissene facciamo le cose fiche tanto OSC non se lo fila più nessuno».

JOHN DIES AT THE END

Cos’è: versione cinematografica del romanzo d’esordio di uno degli editor di Cracked.com, David Wong. Volete sapere di cosa parla? Leggetelo, perché non ho idea di come spiegarvelo per bene se non che c’è una droga che ti fa vedere il mondo dei mostrini neri dell’altra dimensione. Nel film ci sarà Paul Giamatti.

Perché sì: il romanzo è talmente folle e cinematografico insieme che praticamente il film si dirige da solo. Poi c’è di mezzo Don Coscarelli, che con Bubba Ho-Tep è riuscito a rendere tragico e malinconico ed emotivamente devastante un film che parla di Elvis in pensione che combatte una mummia. Per dire.

Perché no: potrebbe non essere semplicissimo trasformarlo in un film quantomeno comprensibile, diciamo.

NEUROMANTE

Cos’è: Matrix ben prima di Matrix, alla faccia di chi dice che il film dei Vaccoschi era originalissimo e geniale. Il romanzo di William Gibson è una delle opere letterarie più importanti degli anni Ottanta. L’adattamento cinematografico è in ballo da secoli. Ora pare che qualcosa si stia muovendo.

Perché sì: a dirigere c’è Vincenzo Natali, quello di The Cube. Se la cosa non vi stuzzica, non avete mai visto The Cube. A parte questo, la storia di droghe e realtà virtuale raccontata nel romanzo è talmente incredibile anche a 28 anni di distanza che non ci vuol molto a trasformarla in un gran film…

Perché no: … a meno che Natali non si riveli essere anche il regista di Splice, come in molti hanno provato a farmi credere, fallendo clamorosamente peraltro.

SNOW CRASH

Cos’è: Neuromante dieci anni dopo. Realtà virtuale, MMORPG e ammiccamenti all’archetipo dell’eroe dai mille volti teorizzato da Joseph Campbell, solo che declinati in un contesto in cui le corporazioni controllano tutto e la multinazionale più potente del mondo è la mafia italiana che consegna pizze a domicilio. L’eroe protagonista si chiama Hiro Protagonist. Il regista dell’adattamento sarà Joe Cornish, quello di Attack the Block.

Perché sì: il romanzo SPACCA, e Joe Cornish ha dimostrato di saper fare della vera fantascienza suburbana e zozza con il suo debutto. La trama è semplice e visivamente ogni singola pagina del libro si presta alla perfezione a un adattamento cinematografico.

Perché no: guardatevi un po’ di fan art in giro. E poi venitemi a dire che il rischio della pacchianata non è dietro l’angolo.

READY PLAYER ONE

Cos’è: uno dei migliori romanzi per gamer mai usciti, la storia di «a video game nerd who goes on a quest through a 1980s-themed virtual world in the future». Non si sa granché sulla versione filmica, se non che dovrebbe uscire nel 2014.

Perché sì: secondo Ernest Cline, autore del romanzo, il film potrebbe «embrace some of the wild visuals of the virtual world, sort of like Inception». Inception con i videogiochi, in pratica. Ciao.

Perché no: perché non si sa mai.

GRAVITY

Cos’è il nuovo film sci-fi di Cuaron dopo I figli degli uomini con anche Sandra Bullock ma senza Clive Owen Perché sì Cuaron si è dimostrato regista sensibile e intelligente nel trattare la fantascienza e declinarla secondo una visione umanista e sociale di grande interesse Perché no fatico a immaginare di prendere sul serio Sandra Bullock nello spazio PIANO SEQUENZA.

ROBOPOCALYPSE

Cos’è: l’ho scritto sopra.

Perché sì: l’ho scritto sopra.

Perché no: l’ho scritto sopra.

NOTE A MARGINE: ovviamente la lista non è completa, visto che tra Pacific Rim, Oblivion, After Earth e chissà cos’altro le belle sorprese potrebbero sempre arrivare.

Mi piacerebbe dire che aggiornerò il pezzo man mano che arrivano nuove novità nuovissime sull’argomento, ma tanto so che non lo farò.

Quindi per farmi perdonare ecco un’immagine di come la NASA immaginava, negli anni Settanta, le colonie spaziali che l’uomo avrebbe costruito di lì a pochi anni.

(BASTARDI DOVE SONO LE MIE COLONIE)


3 Risposte per "Tutta la fantascienza che verrà (o quantomeno quella bella)."

  • rafiki :

    Ready Player One avendo tutta quella roba al suo interno potrebbe tranquillamente diventare o il film migliore mai partorito dal genere umano o la peggio cosa di sempre ( neuromante mi ha scimmiato parecchio dovo recuperarlo al più presto!)

  • aleksandar-2 :

    Sul pezzo di Bubba Ho-Tep ho riso come un deficiente! Ci tenevo a fartelo sapere, perché è un commento di trama che merita di essere tatuato addosso!!

    A parte questo: Remake Starship Troopers? Non lo sapevo ma purché non sia na cazzata trash tipo i sequel dell’originale, non mi dispiacerà.

    Godzilla: A me francamente è piaciuto un casino pure quello dell’emerito Emmerich, e parlo da Fan dell’originale della Toho. Quindi so già che amerò il nuovo reboot.

    Pacific Rim: Non importa se non l’hai incluso nell’elenco vero e proprio. “Robottoni giganti contro Mostri marini titanici” basta e avanza per commentare la tamarragine del film.

    Questi sono quelli che attendo io, per il resto, ottimo articolo!

  • luchino :

    Ready Player One l’ho finito di leggere una settimana fa, e a quanto pare quando si sono comprati i diritti per la trasposizione cinematografica del romanzo, il grande Cline con due palle cubiche gli ha imposto che se lo gireranno dovrà essere lui a scrivere la sceneggiatura….detto questo ho detto tutto. Non può fallire!

    Gravity non vedo l’ora di vederlo per due motivi:
    -PIANI SEQUENZA A GO GO, da sbavo ininterrottto!
    -Perché dopo I Figli degli uomini Cuaron se mi fallisce dopo la lunga attesa vado dovunque abiti e gli sputo i faccia. Ma sono sicuro che non sbaglierà.

    Logan’s Run bastano i Refsling (fusione dei cognomi tra regista e attore) a sentire odore di “UOOOO, UOOOO, È UN CULT!”

    Elysium sin dall’inizio mi è sembrato interessante e vorrei vedere un trailer con Matt Damon pelato e incazzato che fa una strage…il tutto condito di astronavi, cyborg ecc. EVVAI!!

    Per il resto: Robopocypse MEH, storia già vista e rivista (però oh, Spielberg che torna alla fantascienza non è da poco).
    Neurmate ho letto il romanzo e non sapevo ci volessero fare il film…speriamo bene.
    Godzilla SPACCA (e Hulk gli spiccia casa…speriamo)!
    Il gioco di Ender boooh, se ci mettono una gnocca come la Watson lo vedo però!
    Starship Troopers se lo fanno meno Bang bang e leggermente più serio si, ok!
    Quello con Giamatti non lo conoscevo, ma sembra interessante…e poi c’è Giamatti che spero faccia il super pazzo!
    Snow crash non mi interessa minimamente.

    Infine: grande articolo in stile i400 calci: da combattimento!

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