Peter Jackson e la rivoluzione a 48fps

Fatto: l’altroieri, di fronte ai membri della NATO,
Peter Jackson ha presentato alcune scene di Lo Hobbit.

Sopra: Peter Jackson alla NATO.

Contestualizzo. La NATO è la National Association of Theatre Owners, il cartello monopolista l’associazione a scopo benefico sotto la quale si riuniscono i proprietari delle maggiori sale cinematografiche americane. Ogni anno la NATO organizza a Las Vegas una convention, il CinemaCon, nel corso della quale ci si sbronza come mandrilli si parla del futuro del cinema, dal punto di vista commerciale, produttivo, artistico e così via.

(NB: “Ogni anno” significa “due edizioni finora, una nel 2011 e una nel 2012”, ma questi sono dettagli)

Comunque. Quest’anno, tra le varie cose mostrate agli esercenti durante la convention, anche dieci minuti di girato di Lo Hobbit. Ci interessa relativamente sapere che scene fossero – se siete curiosi: indovinelli Bilbo/Gollum, Gandalf che fa il mazzo ai cattivi, Gandalf che incontra il mago hippie, i troll –, più importante è sapere che quelle brevi clip sono la prima testimonianza nella storia del cinema EVER di un film girato a 48fps. «Cambierà il modo di vivere il cinema» ha proclamato Wired. «Non m’è piaciuto una ceppa» ha fatto da contraltare Collider. E così via. Siccome tempo fa lo stesso Jackson pubblicò su Facebook una lunga nota che spiegava l’importanza di questo fatto (i 48fps, intendo), e siccome Lo Hobbit è tipo il film più atteso di sempre tranne che dalle persone brutte e cattive, ho cominciato a interessarmi alla cosa, e a provare a fare chiarezza, innanzitutto con me stesso. Vediamo se ci riesco.

Sopra: fare chiarezza.

Cosa sono gli fps

Indizio: non sono i first person shooter, anche se spesso le due cose sono esotericamente collegate (ci arrivo). Sono i frames per second, i fotogrammi al secondo che passano su schermo mentre si guarda un film. C’è una roba dell’occhio umano che per comodità chiameremo “persistenza della visione”: significa che quando vedi una roba, questa roba rimane impressa sulla retina (= la parte dell’occhio che si occupa di “vedi una roba”) per circa un quindicesimo di secondo.

(NB: nel frattempo, cioè circa nel 1912, si è scoperto che non è che l’immagine rimanga ferma sulla retina in attesa di quella dopo, ma che la questione è più complessa; per questioni di comodità restiamo con la vecchia terminologia)

Ergo, se in questo brevissimo lasso di tempo alla retina arriva un’altra immagine, le due si sovrappongono e il cervello elabora l’input non come “due immagini in sequenza” ma “un’immagine in movimento”. Sostanzialmente è così che funziona il cinema: grazie alla persistenza eccetera. Ovviamente, più sono gli fps più l’immagine è fluida. Come spiega Jackson stesso, il cinema si è stabilizzato su uno standard di 24fps negli anni ’20 e da là non s’è più mosso: è il modo più economico per girare su pellicola senza sacrificare la qualità dell’immagine (nonché altre cose legate al sincro tra audio e video, ma quelle le lasciamo ai più tecnici). Il risultato, detto un po’ alla buona, è quello che ben conosciamo guardando filmS giorno e notte: l’immagine si muove, con un pochino di sfocatura nei momenti più concitati e veloci, ma tutto sommato si muove bene. Si chiama “cinema”.

Che differenza c’è tra fps e Hz?

Il fatto di aver girato a 24fps dagli anni ’30 a oggi, AH!, non significa che i filmses degli anni ’50 hanno la stessa qualità di quelli di oggi. Innanzitutto perché segnale analogico/segnale digitale, e lì forse non c’è bisogno di spiegare. Poi perché c’è un altro fattore da tenere in considerazione, che è la frequenza di aggiornamento dell’immagine, espressa in hertz e non in frames per second. Gli fps indicano quanti fotogrammi NUOVI vengono trasmessi al secondo, gli hertz quante volte l’immagine viene aggiornata: uno stesso fotogramma può essere, ehm, “spento et riacceso” più di una volta di seguito – di solito due oppure tre. Ciò significa che un film girato a 24fps può essere riprodotto a 24Hz, ma anche a 48 o 72, a seconda di quante volte un fotogramma viene ripetuto: ovviamente, più fotogrammi = più qualità. Le tv più moderne vanno dai 100Hz in su, con eccessi tipo i nuovi Samsung che arrivano a 600. Che uno dice: «WTF? Che me ne faccio?» e la risposta è semplice: se sei un commesso di MediaWorld fa fighissimo dire al potenziale compratore: «Oh zio, SEI E CIENTO ERZ, mica 50 come quello scassone che hai ora».

«Bella zi’ guarda quanti erz c’ho!».

«Ma io che ho sempre giocato ai videogiochi?»

Tu che hai sempre giocato ai videogiochi non c’entri, anche se lo so cosa stai pensando: «Ma se io vado sotto i 60fps mi incazzo perché va tutto a scatti, e questa gente dell’Hollywood si accontenta di 24?». Tesoro mio, forse non tieni conto che un film è fatto di fotogrammi (= istantanee della realtà vera reale) singoli messi in fila, mentre il tuo videogioco è un costante flusso di informazioni visive che viene generato in tempo più o meno reale dalla tua console/PC/Game Gear/Vic 20 (e quindi non ha “buchi di immagine” da riempire). La differenza, quindi, la fa la velocità di calcolo dell’oggetto elettronico, non la quantità di fotogrammi che sono stati impressi su pellicola. A posto? Torniamo al cinema? Perché qui c’è da parlare della rivoluzione.

Quindi, i 48fps?

Indovinate chi è stato il primo a parlarne? James Cameron, che girerà così Avatar 2. Il primo a farlo per davvero, però, usando le telecamere strafichissime Red EPIC Qualcosa, sarà Peter Jackson, che non contento di fare Lo Hobbit in 3D ha pure deciso di sperimentare con la qualità dell’immagine, raddoppiando i fotogrammi per ridurre ancora di più (eliminare, in realtà) l’effetto sfocatura ai bordi dell’immagine, soprattutto nelle scene in rapido movimento. E quindi, con un dispendio di dati e denaro spaventoso (ogni giorno di girato a 48fps produce qualcosa come 12 terabyte di dati), Lo Hobbit sta diventando il primo film della storia del cinema a COPIARE LA VITA REALE.

E alla gente piace?

Pare di sì, ma forse pare anche di no. L’effetto, a quanto racconta chi era al CinemaCon, è lo stesso che ho provato io quando ho visto l’inizio di The Dark Knight girato in IMAX su un LED 50 pollici: «Che impressione». Niente più sfocature, niente più confusione con i rapidi movimenti di macchina, niente più imprecisioni: «È come essere lì sul set con loro» dicono. C’è chi sostiene che questo sia un bene, e sia il modo perfetto per godersi un film senza perdersi alcun dettaglio; aggiungo: in certi casi (ho di recente rivisto Insepscion in Blu-ray, e ne ho goduto molto) l’altissima definizione è un complemento indispensabile alla buona riuscita del film, al non perdere in definizione e dettaglio, al godersi al meglio un certo tipo di cinema. In altri casi, invece, si ha lo stesso effetto che fanno i cartoon Disney restaurati per il Blu-ray: uno schifìo, una sensazione di innaturalità dovuta all’eccessiva nitidezza e perfezione dell’immagine, come se tutto, pardossalmente, scorresse in modo fin troppo fluido. Lo chiamano “effetto soap opera”.

Le reazioni dei giuornalisti

«It’s like looking at real life on a movie screen and not in a good way.  You no longer have motion blur.  You no longer can hide stuff in the darkness» (Steve Weintraub, Collider)

«The footage was vivid, with grass blades, facial lines and soaring mountains appearing luminous and pronounced. The actors looked almost touchable, as if they were performing live on stage» (AP, New Zealand Herald)

«It was, simply put, mind-blowing to see in 48 frames per second. It’s literally like being on the set next to the actors as they’re performing» (Rebecca Murray, About.com)

«I think we should let him finish it and see what it’s like then, but it seems a little like the look of a soap opera» (fonte anonima)

«The magical illusion of cinema is stripped away completely» (Devin Faraci, Badass Digest)

Conclusione di tutto: è una cosa talmente strana e nuova che bisogna aspettare di vederla in azione per capire se sia buona o cattiva. Mal che vada, sarà un esperimento fallito come la Smell-O-Vision. Ben che vada, i film in 3D la smetteranno di fare schifo, perché più chiarezza dell’immagine => gli occhi si affaticano di meno.

Sopra: Gandalf riflette sui 48fps.

C’è però una cosa che nessuno considera: una nuova tecnologia porta con sé non solo un’innovazione, ma anche la necessità di adeguare tutto quanto alla novità. Il che significa non tanto che il mondo home video debba fare qualcosa (le nostre tivvù stanno benissimo così, grazie), quanto che i cinemas di tutto il mondo dovranno sbattersi per stare al passo. Perché finora i 24fps sono stati lo standard, ma un film a 48fps ha bisogno anche di essere trasmesso da un proiettore adeguato. Che è una cosa che molti proiettori del mondo possono fare con un semplice aggiornamento del software – molti, ma non tutti. Si stima – gli interessati stimano – che ora dell’uscita del film circa 10.000 cinema in tutto il mondo avranno la tecnologia adatta a supportare l’alterrima definizione. Tanti? Solo negli Stati Uniti esistono circa 40.000 sale cinematografiche. Quindi no, non tanti. Il che significa che nel giro di pochi mesi un numero spaventosamente alto di cinema non attrezzati dovranno investire un sacco di soldi per avere la possibilità di proiettare Lo Hobbit. Lo faranno? Non lo faranno? Fattacci loro, perché Hollywood va avanti lo stesso; piuttosto perdendo per strada migliaia di sale, accentrando ancora più potere nelle mani di poche grandi distribuzioni. È un bene? È un male? Siamo dei rivoluzionari pericolosi comunisti perché facciamo notare questa cosa? Parliamone: i commenti sono qui apposta.


7 Risposte per "Peter Jackson e la rivoluzione a 48fps"

  • antigasmask :

    nella verità ci sono un sacco di persone che girano a 48 (o meglio a 50, ridicolo ostinarsi a basarsi sulla base 6) e poi fanno l’output a 25. risultato? ottimo, grazie. il girato a 50, esportato a 50, mostrato su monitor con frequenza 50, beh, da un certo effetto nausea, perchè troppo veloce (visto che, come ricordato sopra, l’occhia gira a 15)

  • public-enemy :

    Da geek appassionato posso dire che dal punto di vista tecnico il tentativo di PJ è decisamente audace e francamente continuo a sperare in un’ottima resa visiva del prodotto finale. Da cinefilo accanito ho avuto tuttavia modo di sperimentare quello che io chiamo “L’effetto telenovela” (avvicinandomi involontariamente alla tua definizione)e lo trovo assolutamente controproduttivo poiché non porta lo spettatore ad identificarsi in ciò che avviene sullo schermo.

    Occorre tuttavia precisare però che ciò non è tanto colpa del nuovo standard FullHD 1080p, l’alta definizione in gergo comune, quanto delle tecnologie di cui sono dotati la maggior parte dei televisori moderni per rendere più fluide le immagini in movimento (i famosi SEI E CIENTO ERZ di cui sopra); in sintesi queste tecnologie. come ad esempio il MotionFlow di Sony, non fanno altro che “interpolare” (in pratica aggiungere) uno, due o più frames (leggi “immagini”) ricreati in base alle caratteristiche del frame precedente e di quello successivo. Il problema è che tali frame sono letteralmente INVENTATI dal sistema e ciò può andare bene quando guardiamo una partita di calcio ma non quando guardiamo un film poiché l’effetto che ne deriva è appunto quello di immagini finte, talmente reali da risultare poco credibili. Tale effetto è visibile guardando qualunque film da qualunque supporto ma si accentua ovviamente con i video FullHD in quanto essi già di per sé presentano un’immagine molto pulita. Il mio consiglio è quindi sempre quello di disattivare le tecnologie di “fluidificazione delle immagini” sul vostro TV quando volete vedere un film.

    Dopo questa lunga ma doverosa parentesi, bisogna dire che i nomi di queste tecnologie fanno riferimento agli Hertz (200, 400 o 600 che siano); questa terminologia tuttavia è espressa in modo erroneo perché non ha NIENTE in comune con l’hertz espresso come “aggiornamento dell’immagine sullo schermo”, purtroppo è facile fare confusione.
    Tornando a “Lo Hobbit” va detto che il passaggio da 24 a 48fps avverrà riprendendo l’azione con apposite cineprese (le strafichissime Red EPIC Qualcosa) a 48fps appunto; i frame percepiti saranno quindi immagini REALI e non create dal software di un televisore e quindi, almeno in linea teorica, non dovrebbero offrire lo stesso “effetto soap opera”.

    In conclusione è necessario ricordare che le immagini mostrate al CinemaCon erano tutte prive di chroma correction e degli altri procedimenti di post-produzione ai quali dovrà essere sottoposto il girato una volta che il film sarà completato. Quindi abbiate fede in Peter Jackson; non ci deluderà!

  • antigasmask :

    caro public nemy, non serve peter jackson per vedere immagini registrate a 48p e mostrate a 48p, ma basta una normale telecamera digitale 35 millimetri (non tutte, ma non è luogo di sterili polemiche), un software di montaggio semipro e un monitor decente. l’effetto non è telenovela, ma banalmente, “finto”

  • public-enemy :

    Ho l’impressione, caro antigasmsk, che tu non abbia letto completamente il mio intervento, o che almeno tu l’abbia frainteso. Detto questo ritengo che un prodotto ottenuto seguendo il procedimento da te sopra descritto non possa arrivare a standard qualitativi neanche lontanamente paragonabili a quelli ottenuti da una produzione professionale e ad alto budget come può essere un film hollywoodiano. Aspetta e vedrai.

  • antigasmask :

    mmmh, temo quindi di non aver capito il tuo intervento. l’innovazione di PJ è di applicare al cinema mainstream cose che le telecamere già fanno (la red epic non l’ha inventata pj, lui la utilizza solo) in modo usualmente non utilizzato (girare a 50p e mostrare a 50p). è una scelta. ovvio che un girato con red epic sarà meglio del mio con una telecamera di prezzo all’incirca di 1/10, con una post produzione (color correction, color grading, etc) di livello qualitativo superiore. ma qual’è l’effetto di un filmato in 50p nativo esportato in 50p è già possibiled visualizzarlo. certo che sono curioso, certo che lo vedrò volentieri, non la trovo questa rivoluzione incredibile, tutto qui. inoltre il girato in 50p esportato e mostrato a 50p (operazione da me fatta più volte) è banalmente finta, troppo fluida rispetto alla realtà, quindi irreale

  • milanroberto :

    Avengers era un capitolo che racchiudeva varie saghe e trilogie, Twilight era il gran finale di una saga e Batman idem.
    La spesa per il cinema è consistente adesso e sinceramente i film si gustano di più tra le 4 mura di casa. (meno dispendioso, meno disturbato e con possibilità di stop pipì)
    Già sapendo che Lo Hobbit è il primo di una trilogia, molto probabilmente molti l’hanno pensata come me.. “aspetto il Blue Ray o quando tutti e tre i film saranno usciti” come ho fatto io per Il Signore Degli Anelli, perchè aspettare un’anno tra una parte e l’altra mi snerva…
    Ergo, tre volte al cinema con famiglia siamo molto oltre il centinaio di euro mentre in casa (fra due anni) con 50 si avrà il cofanetto, comodi comodi tutti con gli occhialini 3D in caso di passione pura…

  • milanroberto :

    Quello sopra era il commento per quanto riguarda i “deboli incassi” del film..
    Parlare di 24/48 fps o HZ varie il discorso è molto più complesso di quello che si scrive qui…

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