Dieci anni di hobbit(s); ovvero, dove divento nostalgico

Me lo ricordo bene, il 18 gennaio 2002.

Ero in quinta liceo, non avevo ancora vent’anni e Il Signore degli Anelli era nettamente la cosa migliore che mi fosse capitata nella vita – esclusi parenti, amici, famiglia e quelle robe lì che tanto si sa già che sono belle. Anno della scoperta: millenovecentottantaqualcosa, comunque i primissimi tempi della scuola elementare, quando l’erba era più verde, l’aria più pulita e i calli sulle nostre mani erano dovuti al joystick del NES. Il Signore degli Anelli fu il primo libro serio che lessi, e ci misi dei mesi, e sulle prime non capii precisamente perché avrebbe dovuto interessarmi, e sulle seconde mi sottoposi a un intervento di chirurgia podalica per farmi impiantare peli sul collo di ambo i piedi.

Sopra: tipo così.

Da allora, una volta l’anno, dedico un mese della mia vita al Signore degli Anelli: all’inizio lo facevo come se si trattasse di una novità, e mi ci rituffavo da capo per scoprirne tutti i metaforici anfratti, poi sono passato al piacere che si dedica a una vera seconda lettura, quando riscopri cose che avevi dimenticato e pregusti l’arrivo della tua scena preferita, infine ho trasformato l’impresa in un rito che si rende necessario nei momenti di malumore/difficoltà/tristezza/casino generico. Nel 2002 ero già nella terza fase – che per la cronaca perdura tutt’ora –, le notizie sul cinema erano molto più sporadiche e difficili da scovare causa carenza di Internet di altissimo livello e io manco sapevo chi fossero Ian McKellen, Elijah Wood e Orlando Bloom (e neanche Emma Stone, ma questa è un’altra storia); però volevo vederlo tanto, quel film. Il mio approccio alla visione, mi rendo conto ora, era di un’ingenuità che va ben oltre i confini della naïveté, e mai mi sarei preoccupato di regia, sceneggiatura o colonna sonora: volevo solo che sullo schermo passassero quelle immagini che mi ero costruito per anni nel cervello, e poter guardare gli amici (e la fidansatina) di allora con lo sguardo di chi pensa: «Benvenuti anche a voi». Tanto per farvi capire il livello: prima dell’uscita del film prestai a tutti gli amici che ancora non l’avevano letto Il Signore degli Anelli, li obbligai a leggerlo (qualcuni ci riuscì, qualcuno fallì), li coinvolsi in quiz e indovinelli da Big Bang Theory; quello che ricordo con più affetto è: persona X mi legge ad alta voce una frase, io dico a persona X il titolo del capitolo e il contesto a cui fa riferimento la frase. Ero bravissimo.

Avevo pure sfruttato fino alla consunzione i quattro floppy disk su cui era contenuta la versione per PC del gioco di Le due Torri, l’unico dei tre che riuscii a trovare; era della Interplay, c’era talmente tanto testo che metà delle finestre di dialogo, piuttosto che sbordare, facevano riferimento a un manuale allegato alla confezione del gioco, e poi ero fortissimo e facevo un culo così agli Orchetti, soprattutto nella parte in cui si potevano controllare gli Ent. Insomma, ero l’anfitrione perfetto per la Terra di Mezzo, l’accompagnatore ideale per i miei accompagnati nonché un ragazzo simpatico e di bella presenza.

Sopra: tipo Alec Guinness in Invito a cena con delitto.

Il film lo vedemmo a Melzo, all’Arcadia, nella neonata Sala Energia. Ovviamente il fato ci fu avverso e gli Anelli del Potere ci relegarono in prima fila, motivo per cui dei primi dieci minuti vidi solo l’angolo in basso a destra dell’inquadratura (che Peter Jackson ha dichiarato di recente essere il suo angolo d’inquadratura preferito, quindi visto quanto ero saggio già allora?). Ma crìbio, mi dissi una volta finito il monologo di Galadriel, quello lì sta per scalare una roba infuocata che si chiama MONTE FATO e io non riesco a trovare dei posti più comodi? E infatti, eroicamente, mi girai e risalii le chine della Sala Energia, fino a trovare ben cinque posti vuoti a metà sala. Non una partenza fulminante per il mio personale “film più atteso di sempre”; ma da lì in avanti fu tutta una discesa a rompicollo lungo il Fiume delle Lacrime di Commozione. Manco mi resi conto, allora, di quanti difetti avesse quel film: di ritmo, di sceneggiatura, di modifiche rispetto al libro, ovvero quella lunga e intellettualoide parentesi che non val la pena di aprire in un momento di nostalgia. Non me ne resi conto: ero nella Terra di Mezzo, e per la prima volta a occhi aperti, e oltretutto ci ero dentro con una nitidezza e una forza radicalmente diverse rispetto a tutte le mie letture e a tutte le mie fantasticherie (fin da piccolo sognavo di fumare erba-pipa con gli Hobbit, per scoprire che sapore abbia davvero e se sia proprio solo tabacco). Era quello che avevo sempre sognato. Potrebbe essere stato – ma non vorrei azzardare, gli occhiali rosa della nostalgia distorcono ogni sguardo sul passato – potrebbe essere stato, dicevo, quello il momento in cui capii cosa significava davvero la logora espressione: «La magia del cinema»*.

Sopra: la magia del cinema.

Il resto, come si dice a Banalandia, è storia: tornai a rivedere quel film un paio di volte al cinema, l’anno dopo mi godetti Le due Torri nella sala più scrausa del pianeta (quella del cinema di San Donato Milanese: davvero, WTF?!), Il ritorno del Re poi fu un’esperienza ai limiti della psichedelia visto che lo vidi in compagnia di quella che allora non era ancora ma presto o tardi sarebbe diventata la mia attuale e ftuura fidansatina e, be’, niente, fu una giornata di quelle che si ricordano. Ovviamente registrai su VHS tutti e tre i film in versione estesa (li passarono a puntate su Canale Cinque, mi pare) e me li rividi un paio di volte ciascuno sul vecchio tivùcolor a tubo catodico della Toshiba, e altrettanto ovviamente feci anche l’immancabile maratona, nel corso di un evento sociale e culturale di grande rilevanza passato alla storia con il nome di Nerd Fest e indimenticabile anche perché durante la giornata attaccai alla tv il mio vecchio NES e in seguito a scommessa con amico scettico finii Super Mario Bros. 1 in 9 minuti e 36 secondi.

Ma sto divagando, e sapete perché? Perché Il Signore degli Anelli è talmente embeddato nella mia memoria e nella mia vita che il solo pensarci mi apre una quantità di porte, parentesi e metaforici tunnel cerebrali che potrebbe andare a finire che vi parlo del passo Rolle e di quanto sia una montagna fichissima, o del letto imbarcato con ai muri la carta da parati verde muffa della casetta a Galway dove passai l’estate del 2000. E quindi chissenefrega se durante la battaglia di Minas Tirith ci sono un sacco di cavalieri che passano attraverso agli Orchetti in CGI come fossero Orchetti in CGI, se manca Tom Bombadil e persino se in Il ritorno del Re è stata tagliata la parte più importante di tutto il libro**. La prima volta che ho sentito la signora Doppiatrice Di Cateblanchett pronunciare la frase: «Il mondo sta cambiando», be’, il mondo, almeno il mio, è davvero cambiato. E quindi buon decimo compleanno, cambiamento.

*sono però sicuro, anche se non c’entra molto, che la prima volta che la subii con forza, pur senza identificarla come tale, fu quando al cinema vidi Jurassic Park – così vi ricordo anche che in giro trovate i cofanetti della trilogia e che dovreste tipo comprarli visto che Jurassic Park è il film più bello di sempre.

**la conclusione nella Contea: mille pagine di romanzo di formazione dedicato a quattro giovani hobbit, e tu nel film mi togli la parte relativa a “di formazione”? WTF PJ?


3 Risposte per "Dieci anni di hobbit(s); ovvero, dove divento nostalgico"

  • zen89 :

    Jurassic Park rules!!!!!

  • berta :

    ahahahah sempre divertente sei.

    io all’epoca avevo sì e no 9 anni, ricordo il “fracasso” che causò l’uscita del signore degli anelli: l’evento del secolo quasi. non l’ho visto al cinema, ma adesso vedere le 3 locandine appese al cinema che frequento mi fa diventare gli occhi lucidi: penso sia uno di quei film da vedere al cinema (scusate la ripetizione della parola) quando ti trovi dentro lo schermo e con i suoni che ti avvolgono, ma purtroppo l’occasione l’ho persa.
    inutile dire che ormai vedo e rivedo il film tutte le volte che lo passano su pay tv e non. e sì, puntuale come un orologio svizzero, piango sempre alla fine quando Gandalf dice a Frodo che è ora di andare.

    ammetto di non aver letto il libro perciò la mia prossima lettura sarà MOOLTO influenzata dalla visione del film. ma come te Gabriele, quando parlo con le persone di film, uno dei primi (in questo caso la trilogia) che consiglio sempre di vedere è “il signore degli anelli” ricevendo in risposta delle smorfie e snobbismi.
    non sono un’amante del fantasy, ma questo film va ben oltre la foresta incantata, i dragoni etc. dentro il Signore degli anelli c’è tutto, TUTTO. Bellissimo.

  • valejedifeltrin :

    W Il signore degli anelli!
    Dimmi, hai visto il film de “Lo Hobbit” del 1977?

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