Il meglio, il peggio, il sì, il no: il mio 2011 in una serie di liste.

Dicembre, fine anno, tempo di bilanci. OK, è il 2 gennaio, ma cosa credete, che uno un bilancio lo faccia in mezza giornata? Sto lavorando sodo, sto cercando il modo per salvare il mondo, ma dato che vedo che intorno a me la gente si affanna a stilare classifiche, liste, elenchi e cotillon mi sono detto: «Chi sono io per non?».

Ma d’altra parte siamo su un blog di cinema, e quindi non è che mi possa mettere a fare l’elenco dei miei dischi dell’anno (per la cronaca vince lui, a mani basse), né di quello dei videogiochi datati 2011 (sempre per la cronaca vince lui, e mentre lo fa vi sta prendendo a schiaffi con dei guanti coperti di spine. Avvelenate. E ricurve e arrugginite e intrise di tetano e malattia), né di quello dei piatti più buoni che abbia mangiato negli ultimi dodici mesi (ancora per la cronaca, non vi dico chi vince per non offendere un sacco di gente). Dovrei fare, pare, la lista dei film più più del 2011. Dieci, si fa, di solito. Quindici o venti, se si è coraggiosi.

E se invece si è dei pusillanimi? Se si è dei pusillanimi innanzitutto si vince un premio per “Utilizzo più creativo ma fuori luogo di parola desueta 2012″ (è il 2 gennaio e ho già vinto un premio, che grande anno sarà il 2012), e poi si decide di non fare alcuna lista. Perché è infattibile. Perché i film che ho visto a gennaio, ma anche solo a giugno, appartengono a un altro piano di esistenza, ormai, e finirebbero esclusi dall’elencone. Perché odio mettere in ordine gerarchico o qualitativo le cose (non è vero). Perché la roba che esce in Italia e quella che esce in America, perché devo considerare quali date di uscita?, perché i film che non ho visto ma sicuramente rientrerebbero in classifica, perché le cavallette. E quindi si fottano le top ten e i listoni, come dicono i francesi. Quello che ho deciso di stilare è un ammasso eterogeneo di parole, diviso categorie completamente a caso. Il meglio e il peggio del 2011 in una serie di punti in un elenco che non ha alcun contatto con la realtà e ha senso più o meno quanto Inland Empire (e si fotta pure questo caps lock obbligatorio. Ciao, DAVID LYNCH). Li leggerete. Non sarete d’accordo. Protesterete. Ma tanto la classifica è mia, le categorie sono mie e quindi muti, e seguitemi.

Miglior film che non ha visto nessuno

Monsters (di Gareth Edwards con Scoot McNairy e Whitney Able)

Ne ho già parlato in passato, sbavando e farfugliando frasi sconnesse perché troppo abbacinato dalla sfavillante bellezza di questo piccolo e già dimenticato almeno da noi progettino di un tizio che probabilmente dirigerà il reboot di Godzilla in seguito all’attenzione provocata oltreoceano dalla sua opera. Oltreoceano, appunto: da noi il film (che è del 2010, per la cronaca, quindi non materiale per “film dell’anno”, purtroppo) è uscito praticamente solo nel cinema parrocchiale di Usmate/Velate in esattamente 0,54 copie – nei dialoghi mancavano le vocali –, e vi è rimasto per il tempo di uno starnuto. Poi, però, Moon è un piccolo culto. Ingiustizie. Peccato.

Film dell’anno anche se non l’ho ancora visto

Millennium – Uomini che odiano le donne (di David Fincher con Rooney Mara e James Bond)
David Fincher, capito? David Fucking Fincher. Uno che per sbagliare un film ha dovuto aspettare che gli rifilassero una sceneggiatura in cui Brad Pitt nasce che sembra un’uvetta e muore che sembra un’uvetta, e in mezzo è un motociclista zarro che guarda Cate Blanchett che balla. Io non l’ho visto, Uomini che odiano le donne, e l’unica cosa che so è che nella colonna sonora c’è Karen O che rifà Immigrant Song insieme a Trent Reznor, una roba che se non fosse in un film di Fincher avrei già urlato all’insulto e invece sarà sicuramente bellissima e azzeccatissima, e che Rooney Mara (sorella di Kate, v. sotto, ndr), la quale nasce figa, è diventata racchia apposta, e non è facile. Non so quando lo vedrò, spero presto, ma è già il film dell’anno scorso, corrente, futuro.

Film brutto award 2011

Piranha 3D (di Alexandre Aja con una serie di tizie in bikini che vengono magnate dai piranha)
E non brutto film, ché questa distinzione è importante e mi sembra di averla già approfondita, ma non ho voglia di controllare. Di tutti i film di intrattenimento sessual-violento usciti nel 2011 – pochi, rispetto a quelli che avrei voluto – Piranha 3D è nettamente il migliore, uno spring break di cosce mutilate e scalpi strappati, in cui c’è Ving Rhames berserker assassino, Eli Roth giudice di Miss Maglietta Bagnata, Kelly Brook in bikini e anche no, un sacco di pesci famelici, una scena di mattanza (cit.) da consegnare ai posteri. C’è chi non lo apprezzerà bla bla le solite cose sull’ironia e il non prendersi sul serio, in realtà è più semplice, capolavoro, tutti muti, ti amo Alexandre Aja.

Miglior film di cui non si sentiva alcuna necessità

127 ore (di un pubblicitario della Gatorade con un fattone)
Vabbe’, la quantità di film che potrebbero rientrare tranquillamente in questa categoria (Transformers 3, I guardiani del destino, L’alba del pianeta delle scimmie DIOMIO) è direttamente proporzionale al raggio al quadrato per trequattordici in fila per sei col resto di due, ma la mia scelta ricade su un film del 2010 che però, ahilui, c’è Danny Boyle che già se ne dispera, da noi è uscito a febbraio 2011. Ed è un peccato. Perché fosse uscito tipo chessò, a ottobraio 2014,6 nessuno si sarebbe accorto della differenza, e noi ci saremmo messi a guardare Buried a ripetizione pensando a quanto coraggio ci vuole, se hai gli addominali di Ryan Reynolds, a fare un film intero in cui ti si vede solo la faccia illuminata da un cerino, e non avremmo mai dovuto pensare a scene tipo James Franco che si strappa un arto con un coltellino svizzero, James Franco che fa lo spot di un energy drink, James Franco che invece di farsi Kate Mara (quella che in American Horror Story SPOILER) decide di andare a ficcarsi in un crepaccio. 127 ore è un film claustrofobico e oppressivo ambientato all’aria aperta e girato tutto sparaflashoso come fosse Jackass. Utilità del film: a braccio, direi circa 0.

Miglior sigla di testa di un telefilm

Quella di American Horror Story
Non tanto perché io abbia granché presente altre sigle, o perché abbia voglia di introdurre un discorso sulle serie tv, che tanto ne ho già parlato e mi sono già smentito da solo. Però ci tenevo a sfruttare questo piccolo spazio, ricavato in modo assolutamente pretestuoso peraltro, per fare pubblicità ad American Horror Story. Che, in mezzo a serie che vogliono essere film, serie che vogliono essere libri, serie che vogliono essere zuppe di lenticchie, è solo ed esclusivamente ciò che si ripromette di essere: una serie horror, con case infestate, fantasmi, BOO!, sangue e tutto il resto. Bonus track: Kate Mara è una delle donne dell’anno (insieme a Mila Kunis, Freida Pinto e vedi sotto).

Miglior sequenza di film con un serial killer che non è una sequenza di film con un serial killer (ma che è una sequenza, e c’entra effettivamente un serial killer)

L.A. Noire
Nonostante tutta la bava che ho versato in passato su L.A. Noire, a conti fatti ne sono uscito delusissimo. Sì, d’accordo, belle le facce tutte strane espressive uncanny valley, peccato che poi texture a bassa risoluzione e un sacco di glitch. Sì, d’accordo, belle le investigazioni, gli indizi, le cose e la gente, peccato che poi il gameplay sia ROTTO e interrogatori, ragionamenti, deduzioni e altre robe della polizia che investiga non funzionino a dovere. L.A. Noire è un successo tecnologico ma un disastro come videogioco. Eppure, in mezzo a tanta mota, qualche gemma brilla solinga e meritevole di attenzioni. Per esempio, a circa metà della storia, quando Cole Phelps, il protagonista più nondescript della storia dei protagonisti nondescript, si ritrova a inseguire un serial killer per tutta la città, seguendo indizi e indovinelli disseminati dal serial killer stesso in vari luoghi di Los Angeles, fino a una soddisfacentissima sequenza finale (l’unica del gioco, forse) che si svolge in un luogo che non vi dico. Se volete saperne di più, qui ci sono una serie di video da guardare. Io ve lo consiglio: è un ottimo modo per risparmiare 70€ e ottenere circa lo stesso risultato che se aveste comprato il gioco. Il che potrebbe essere, se avessi voglia, un ottimo modo per introdurre un discorso su “I videogiochi che vogliono copiare Hollywood/Hollywood che vuole copiare i videogiochi, nessuno dei due ha capito una fava dell’altro”, e magari arrivare a spiegare perché Sucker Punch sia nettamente il film più brutto dell’anno. Ma ora, appunto, non ne ho voglia.

Premio “Fondali di cartapesta 2011”

Conan the Barbarian 3D (di Marcus Nispel con l’erede di Schwarzy e Ron Perlman)
Vorrei spendere un sacco di parole su questo film, odiato da tutti, adorato da me e quindi evidentemente io ho ragione e tutti ha torto. Per intenderci, ieri sera ho rivisto Krull e, tra scrittura, regia, effetti speciali e ritmo siamo lì lì con Conan, ma forse con più buon gusto; come faccio io a non amarlo, Conan? Ditemelo. Perché io lo amo. E sapete quando ho capito di amarlo davvero? Quando il barbaro e la pulzella fuggono dalla fortezza a forma di teschio ed essa comincia a crollare su se stessa, e si vede chiaramente che i sassi sono degli enormi cuboni di cartapesta colorati (male) di grigio, e cominciano a rotolare fragorosamente sul fianco della montagna e Conan è lì, tutto maschio, che abbraccia la pulzella e guarda questi enormi dadi a venti facce con lo sguardo di chi pensa, tutto convinto, «è finita, il Male è stato sconfitto». Il che mi permette anche di assegnare a Jason Momoa il premio “Poker face 2011”, a lui conteso fino all’ultimo secondo da Luke Evans vestito di stagnola dorata e circondato da cretini conciati da drag queen in Immortals 3D.

Premi “No” edizione 2011

Vari film che cito qui sotto, e riguardo ai quali spiegherò il “No” in poche parole, ché di più non meritano. Partiamo.

Per la categoria “Finale dimenticabile che rovina tutto 2011”: Super 8. Alieni nel buio, catenine, amore, Spielberg fatto male. No.

Per la categoria “Lo sapevi che andava a finire così, DIO MIO 2011”: La cosa. Fare il remake di un capolavoro di artigianato cinematografico + orrore + claustrofobia + machismo e riempirlo di CGI e belle gnocche. No.

Per la categoria “Non potevi farne un corto? 2011”: Hanna. Piano sequenza nella metro con la musica zarra: sì. Il resto: oscillante tra il forse sì e il No.

Per la categoria “Pisolino 2011”: La talpa. Bellissimo film. Parola più usata per descriverlo: atmosfera. Miglior cosa del film: il parrucchino di Tom Hardy. Probabilità di sopravvivere a una visione dopo le 18:00 e/o senza caffeina/Red Bull in corpo: molto bassa. No.

Per la categoria “Basta fare film tratti da Matheson che poi tanto vengono malissimo”: Real Steel. La Disney che mette mano a un racconto del più grande scrittore di sci-fi di sempre 8° giù di lì), trasformandolo in una favoletta buonista (-) con Hugh Jackman padre tormentato (-) e i robottoni che si danno i pugni (+). Brav’bellidea (cit.). No.

Per la categoria “Tutto qui? 2011”: I tre moschettieri 3D. Presupposti: navi volanti in fiamme (ma senza i bastioni di Orione), cannoni lanciafiamme a forma di testa di drago, Milla Jovovich, guasconeria. Risultato: Due. Palle. Così. Proprio No, Paul W.S. Anderson, almeno questa volta (ti vu bì lo stesso).

Per la categoria “Nonostante tutto sono deluso 2011”: Paul. Perché se alla fine di un film con Simon Pegg, Nick Frost e un alieno buffo la prima frase che mi viene in mente è: «Molto carino» significa che qualcosa non va. Non ci si accontenta del 6 politico, amici: No.

Per la categoria “Dialoghi scritti da un cretino 2011”: Il cigno nero. Bellissimo film (facciamo bel film), Mila Kunis, il mindfuck. E poi tutte le volte che Vincent Cassel apre bocca mi vien voglia di strapparmi le orecchie e darle in pasto al mio gatto. No.

Per la categoria “Cos’è ‘sta roba 2011″: Il principe del deserto. Densità di errori per minuto quadrato: 174%, qualsiasi cosa voglia dire. Cose giuste nel film: lui che si fa Freida Pinto sul sedile posteriore di un’auto (voto all’idea: 10 e lode). Per il resto: è un film talmente sbagliato in tutto che va visto per capire l’immensità del WTF (non è una cosa bella). No, ma tipo che non avete idea del No.

Premi “Sì, se no sembra che io sia un brontolone” edizione 2011

Vari film che cito qui sotto. Vedi sopra.

Per la categoria “Miglior scena di sempre 2011″: Drive. Ascensore. E basta, ché ormai parlar bene di Drive è diventato lo sport preferito di ogni blogger, webzinaro, giornalista, critico, grafomane e cinefilo del Paese. E la mia banca è differente. Comunque, .

Per la categoria “Se non vi siete divertiti come matti siete brutte persone 2011″: Machete. Non fa figo che mi sia piaciuto, perché Rodriguez, ovvero il genere di regista che un tempo piaceva alla gente che piace, è ormai caduto in disgrazia, e Machete lo si guarda con spocchia e superiorità, se possibile. Però mi è piaciuto. Mi sa che non sono più parte della gente che piace. Chissenefrega: .

Per la categoria “Dovevi azzeccarlo e l’hai azzeccato 2011″: Source Code. Le aspettative su Duncan Jones erano alte, la sua idea di copiare Quantum Leap e saccheggiare Dick per il suo nuovo film un po’ azzardata, la scelta di Donnie Darko come protagonista salutata con terrore dai più… e invece alla fine funziona (quasi) tutto. Bene così: .

Per la categoria “Ma allora anche in Italia…”: Boris. Ovvero tutto quello che volevo da un film tratto dalla miglior serie tv di sempre: non una puntatona di un’ora e mezza, ma una storia nuova, interessante e molto, molto divertente. .

Per la categoria “Minchia quanto ti aspetto 2011″: Lo Hobbit. Più avanti scriverò un lungo post dedicato, ché se lo merita. Per ora, sbavo e fremo nell’attesa. , Peter Jackson, e dai dai dai.

Per la categoria “Delizia 2011″: Burke & Hare. Il ritorno di John Landis, Simon Pegg, Andy Serkis senza puntini luminosi addosso, Isla Fisher scozzese e sboccata come una camonista, risate a denti stretti. .

Per la categoria “Non me l’aspettavo 2011″: Fast & Furious 5. Ovvero come prendere un franchise sulle macchine tamarre e trasformarlo in un film action con i controcoglioni. L’inseguimento con la cassaforte: Sìissimo.

Per la categoria “Emma Stone 2011″: Easy A. Emma Stone, per chi non lo sapesse, è la donna dell’anno. Easy A è pure carino, oltretutto. Ma soprattutto, Emma Stone. , e ancora .

Ecco. Questo è quanto, come disse Planck. Spero di non aver dimenticato nulla. Nel caso, aggiungerò. E buon 2012 a tutti.


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