Le cose del cinema che mi sono successe quest’estate.

Fossi figo, comincerei questo post dicendo che l’estate è finita e io ricordo con affetto le decine di cose folli che ho fatto nel corso delle mie lunghe vacanze. Purtroppo non sono figo, le mie vacanze sono state fin troppo brevi e soprattutto fuori FA UN CALDO BOIA, quindi è anche complicato far passare il concetto di “estate finita”. Ciò non toglie che l’estate è sempre l’estate, regolarmente, ogni anno, mica come le mezze stagioni, le quali ben sapete che non esistono più a causa di quella brutta abitudine della gente di saltare i fossi per il lungo, e per sua stessa natura è un periodo in cui si fanno cose diverse dal solito. Ora, quello che ho fatto io negli ultimi due mesi non vi riguarda (vi dico solo tre parole: “viaggio”, “astrale” e “Aldebaran”); ma ho comunque passato momenti che riguardano, più o meno collateralmente, il cinema, cioè quello di cui teoricamente si dovrebbe parlare quissù. E quindi ve li riassumo, ché non si sa mai che possano darvi interessanti spunti di riflessione per donare una nuova e travolgente direzione alle vostre vite. O magari, come diceva il saggio, anche no.

Sono stato a Lubiana

Lubiana, forse non lo sapete, è una città. Sorge in territorio sloveno, è linda, graziosa e assai austroungarica. È oltretutto dotata di un castello, il che automaticamente la rende infestata da fantasmi e popolata da Mel Gibson e Sean Connery, nonché da Samuel L. Jackson in kilt (se non avete mai visto Codice 51 potrebbe essere giunto il momento). Suddetto castello, oltre a ospitare gli spiriti degli antenati e alcune bizzarre mostre di arte moderna, è anche sede di un mini-maxi-festival annuale, Cinema Under the Stars. Cioè un mese di proiezioni serali all’aria aperta, nel cortile del castello dove un tempo si combattevano appassionanti battaglie a suon di mazze chiodate e insulti cavallereschi («De’, fellone, possa il mio gladio deflagrare nel tuo menisco e i tuoi intestini ornare le pareti della sozza ritirata nella quale la tua genitrice risiede ed esplica le proprie luride attività professionali!». Il biglietto costa poco e i film proiettati sono, tipo, per dire, The Social Network, True Grit, The King’s Speech, MACHETE. Lasciatemelo ripetere: MACHETE NEL CASTELLO. Ovviamente la sera in cui noi s’era lì passavano Jane Eyre, con Michael Fassbender e Mia Wasikowska. Bello il cinema d’autore. Bello il cinema in costume. Ottima la zuppa di funghi che fanno nel ristorante ai piedi del castello. Per nulla abbondante la birra, tra l’altro.

Ho scoperto Battlestar Galactica

Io giuro, giuro e ancora giuro che il prossimo che mi rinfaccia questo post lo strozzo. Perché questa volta non ho nemmeno più le giustificazioni del tipo minchia è troppo breve è per questo che mi piace. BSG sono 4 stagioni da venti episodi l’una, un paio di prequel, miniserie, film, COSE VARIE DELLA TIVVÙ. Ci sono millanta personaggi, le puntate finiscono con dei cliffhangeroni grossi come i buchi di trama di Donnie Darko, c’è un approfondimento psicologico che al confronto i diari segreti di Jung sono un film di Uwe Boll. Non vale la pena che io vi spieghi nei dettagli perché, nonostante tutto ciò, sia comunque un’esperienza da provare una volta nella vita: nel momento in cui scrivo sono fermo a metà della seconda stagione, e quindi. Mi limiterò perciò a segnalarvi delle curiosità bizzarre. Per esempio, i Cylon, cioè i cattivoni, diciamo, sono stati tradotti in italiano come SILONI. È evidente che la traduzione è sbagliata, e che la parola giusta da usare sarebbe CIFONI. Inoltre, Kara Thrace AKA Starbuck in italiano è diventata Kara Thrace AKA Scorpion. Dal caffè americano ai picchiaduro anni ’90 il passo è breve, secondo i localizzatori nostrani.

Ho rivisto The Boat that Rocked

E resto fermamente convinto che sia uno dei film più belli di sempre, una delle commedie più divertenti di sempre, uno dei cast più FIGHI di sempre, una delle cose più rock di sempre. In effetti vorrei tanto blaterare senza senso a proposito di quanto questo film incarni alla perfezione il vero spirito della musica rock, più di qualsiasi altra cosa vi possa capitare di vedere al cinema, ma risulterei stucchevole nonché anziano, quindi no. Però. Cosa che ho apprezzato molto e di cui nessuno parla quasi mai: la scena finale con il montaggio ultraveloce di quarant’anni di copertine di dischi rock. Alla faccia della nostalgia e della chiusura mentale, si va dai Red Hot ai Massive Attack ai Metallica senza soluzione di continuità e io godo. Perché è giusto che sia così, perché se si parla di rock, insomma, ci siamo capiti, anzianità. Poi c’è anche da dire che il cameo di Gemma Arterton in versione sciattona zozza che se le offri una birra ci scappa anche la sveltina nel bagno del pub è uno di quei momenti di cinema che elevano lo spirito al di sopra della corporeità e della fisicità che ci legano irrimediabilmente alla nostra dimensione più terrena e anche un po’ squallida permettendoci dunque di sublimare in uno sdilinquimento costante e peripatetico. Ah sì, e poi Rhys Ifans è l’uomo più bello del mondo e io da grande voglio essere lui.
BONUS TRACK: ho rivisto pure il film di Boris. «Ma si dice “credo che bisogna” o “credo che bisogni”?».

Ho trovato due film bruttissimi nell’edicola di Dumenza,

piccolo paese poco più a valle di Curiglia con Monteviasco, dalle parti di Piero, nei dintorni di Orino. Dice perché eri a Dumenza. Ero lì per bere della birra ad alta quota e fare il bagno nel fiume. Non è certo colpa mia se, durante il viaggio di ritorno, abbiamo fatto sosta in un barettoedicolatabacchi gestito da una polacca che esponeva fieramente alcuni Dvd di altissimo livello. Né è colpa mia se tra questi spiccava la combo House of Blood/Piggy Banks per un totale di dieci euro. Il primo è IL CAPOLAVORO DI OLAF ITTENBACH, che non è molto diverso dal dire LA PIÙ BELLA CANZONE DEI SOERBA, e nel cast vede spiccare Jurgen Prochnow, cioè quello di Il seme della follia di Carpenter (nel senso che il film è di Carpenter, non che la follia è di Carpenter) nonché di tanti altri film belli. Nel secondo c’è Tom Sizemore cioè Scagnetti di Natural Born Killers, e a parte quello il nulla. Non ho ancora visto nessuno dei due. Sono entrambi capolavori annunciati.

Ho scoperto che Chris O’Dowd è l’essere umano più bello del mondo

E l’ho scoperto grazie non solo a The Boat that Rocked, ma anche soprattutto in primo luogo grazie a Frequently Asked Questions About Time Travel, commedia fantascientifica coprodotta da BBC e HBO (WTF?) e che si può ottimamente descrivere come «Shaun of the Dead solo che con i viaggi nel tempo al posto degli zombie». O in alternativa come «una figata pazzesca». C’è tanto humour inglese, tanta birra, tanti viaggi nel tempo (da cui poi il nome), una piccola ma soddisfacente dose di Anna Faris, una lunga lettera a Hollywood che comincia con: «Dear Hollywood, please stop making crappy movies» e termina con una frase immortale, da scrivere sui muri e sulle metropolitane (cit.). E cioè: «More Firefly and/or Serenity». Chiaro, efficace, auspicabile. Irrealizzabile. Ti amo comunque per averci provato, Chris O’Dowd.

Infine, ultimo ma non ultimo, ho rivisto Il silenzio dei prosciutti

«Come si chiama quella donna?». «Jane». «Ah, come mia cugina Maria».
Capolavoro.


2 Risposte per "Le cose del cinema che mi sono successe quest’estate."

  • donatien :

    “Suddetto castello, oltre a ospitare gli spiriti degli antenati e alcune bizzarre mostre di arte moderna …”

    Contemporanea! Contemporanea, per la barba di Merlino!

    (E, sì, mi sono registrata apposta per bacchettarti)

  • Ce la posso fare prima o poi, giuro.

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