Harry Potter e i Pensieri Confusi: un post breve, la cui sintesi è «ne voglio ancora»

Un post breve, soprattutto.

Perché in sostanza sono successe delle cose.

La prima cosa è che settimana scorsa è uscito Harry Potter e i Doni della Morte. Dall’alto dei miei privilegi incredibili, tipo avere il contatto Facebook di Daniel Radcliffe – il quale posta spesso foto di gattini sulla mia bacheca – nonché una partecipazione minoritaria ma importante (intorno al 15%) nel patrimonio azionario di J.K. Rowling, che mi ha consentito di acquistare le città di Cesano Boscone e Caronno Pertusella, sono riuscito a vederlo in anteprima assoluta. Cioè tipo due giorni prima, in una sala cinematografica strapiena di giornalisti e di me. La sala era talmente strapiena, e la probabilità di trovare parcheggio in viale Coni Zugna a Milano alle nove di sera talmente infima, che sono entrato al cinema alle 21:03. Odio arrivare in ritardo. Anche perché ho messo piede in sala e mi hanno a) aggredito con un bastone puntuto intimandomi di spegnere il cellulare, il registratore, il Nintendo 3DS – l’ho ritrovato! Temevo di averlo perso! Era finito insieme ai rasoi! Giuro! – e pure il pacemaker (tutto questo non è vero, si fa solo per ridere; però il cellulare l’ho dovuto spegnere davvero. Sai che dramma), b) donato un paio di occhialetti 3D tondi tondi come quelli di Eripotte nonché una calamita da frigo a forma di doblone della Gringotts che presto, non appena cambierò casa, farà fieramente mostra di sé sul mio frigorifero nuovo, c) fatto sedere in terza fila. Non che il punto c) fosse colpa di nessuno, se non mia, del traffico e dei parcheggi, resta il fatto che vedere un film in 3D da così vicino significa che in realtà l’ho visto due volte, in contemporanea, con le due immagini molto molto vicine tra loro (tradotto: vedevo tutto doppio).

E questo è quanto è successo PRIMA. Perché poi è cominciato il film, e a quel punto chissenefrega del parcheggio. Prima di parlarne, però, c’è bisogno di fare un po’ di outing. Non che io abbia la presunzione di affermare che ho dei lettori che mi seguono, però se a qualcuno fosse capitato di leggere un paio di miei post, probabilmente questo qualcuno si sarebbe fatto l’idea di me come di una persona che guarda film di fantascienza, film violenti, film horror, film trash, film brutti e in generale tutto ciò che non troverete nella home page di bestmovie.it. Questo qualcuno avrebbe perfettamente ragione, ma oltre a tutto questo io sono un potteriano. Oh, l’ho detto e senza vergogna alcuna: non solo mi piace Harry Potter, ne sono proprio innamorato (non di lui lui, più di lei lei o di lei lei, ma comunque). Lo sono dal gennaio 2001: appena maggiorenne, lanciato verso la maturità nel senso di esame e non nel senso intellettivo ché quella insomma altrimenti non guarderei film tipo A Nymphoid Barbarian In Dinosaur Hell, mi accingevo a preparare la splendida tesina che avrei presentato alla commissione d’esame, quando LA CAPRERA cadde su di me e mi ammalai di qualche malattia stupida tipo mononucleosi. So che avevo gli esami del fegato con valori tipo ottocento miliardi su un massimo di cinque, ero di un colore bruttissimo e avevo la forza d’animo di una bionda tettona in un film horror, solo senza gli strilli laceranti perché mi facevano fatica. Passai due mesi a letto agonizzante, senza alcuna voglia di far nulla, ma tipo che fare nulla mi sembrava troppo faticoso e quindi non facevo neanche il non far nulla per non stancarmi. Però giocai molto a Morrowind e lessi molti libri. E tra questi, ohibò, mia zia mi prestò un bizzarro volumetto che parlava di Enrico il vasaio e pietre filosofali che mi facevano molto ridere perché in America erano diventate pietre dello stregone perché la parola «filosofale» sarebbe stata troppo difficile per gli americani. Giuro. Comunque, lo lessi, o lo Lassie se fossi un collie, ma di solito viaggio solo con bagaglio a mano. E mi piacque. Tanto che lessi gli altri usciti fino a quel momento. E quelli usciti dopo. E mi piacquero da impazzire, per i seguenti motivi.

- Era un libriccino fantasy per ragazzi. A me piacciono i libriccini fantasy per ragazzi, semplici, eleganti, sempre divertenti. Lo stupore infantile di un salone buio che si illumina a giorno grazie all’agitarsi di una bacchetta, o le buffe caramelle che cambiano sempre gusto, volare sulle scope, colonne di pietra che diventano passaggi dimensionali, cose così insomma: le amo. Chi, nella sua vita, ha giocato a Zelda può forse capire il fascino suscitato da questo misto di ingenuità, psichedelia (un tizio con una faccia sulla nuca? WTF?), riferimenti arcani e mistici. Trattare i bambini come adulti, gli adulti come bambini e farli incontrare in una zona grigia in cui serio e faceto si mescolano, spiazzando e deliziando: questo mi colpì, credo. Era tutto mischiato, anche nella finzione. Mondo magico e mondo reale si confondevano in un unicum macchiato di un pizzico di complottismo (il Primo Ministro inglese SA E NON DICE!), ma soprattutto punteggiato di bizzarri cortocircuiti talmente ben integrati nella normalità della vita quotidiana che alla fine ho cominciato a crederci sul serio. Anche se forse quella era la febbre alta.

- I personaggi. Escludiamo magari Harry, uomo senza qualità, strumento nelle mani del Gandalf di turno, piagnucoloso frignone incapace di fare un passo senza QUELLI BRAVI (ma qui è che io ho un problema con i protagonisti: anche Frodo è quello che meno mi piace dei Nove Viandanti); simpatico comunque, e poi è ovvio che finisci per empatizzare nonostante tutto, in fondo stai leggendo libri che si chiamano HARRY POTTER E QUALCOSA + AGGETTIVO e come fai a non volergli bene? Però gli altri, OH gli altri quanto erano meglio. Uno dice «stereotipati» perché c’è l’amico cazzone, l’amica secchiona secchiona, l’amico grosso e tonto, il Gandalf, la prof acida e quella pazza e via così. Eppure. Eppure anche no. Perché anche no? È difficile da spiegare in sintesi. Come si comportano, quello che dicono, quello che pensano: arrivato alla fine del settimo libro (momento outing all’interno del momento outing, tipo outingception: gli ultimi due libri mi sono piaciuti MOLLLTO meno dei primi cinque, che per me vanno in crescendo qualitativo perfettamente lineare) mi era successa quella cosa di cui tutti i fan invasati parlano e che vista da fuori suona un po’ ridicola e infantile. Cioè li conoscevo. E bene. Non saprei come altrimenti spiegarlo. Mi piaceva (mi piace) leggere gli Eripotti perché mi piaceva (mi piace) stare in compagnia di quelli lì. Il che mi porta al punto successivo.

- E cioè che ho un debole per le storie da high school, in qualsiasi modo vengano raccontate. Mi piace American Pie, mi piace Mean Girls, mi piace Animal House e mi piace Harry Potter. Perché mi piace quando si sfottono alla partita di Quidditch (che è uno sport stupidissimo in cui se ti sbatti per tutta la partita e lasci l’avversario a zero ma poi catturi il boccino d’oro comunque vinci tu, e allora perché sbattersi?), quando fanno le gare per chi guadagna più punti, quando si bulleggiano, vanno a bere la birra, prendono in giro i professori. Forse è un retaggio del fatto che quando andavo al liceo ero un molto bravissimo ragazzo che non ha mai bigiato un giorno in vita sua (in realtà uno sì, ma uno in cinque anni è praticamente zero), o del fatto che quando provai ad agitare la mia bacchetta in classe venni arrestato per atti osceni in luogo pubblico. Forse è perché dentro di me ho sempre sedici anni e mi piace stupirmi ma anche ridere per le cose sceme tipo i cori pro-Ron, il che potrebbe essere visto come un segnale di immaturità e di sarebbe ora de cresce, al che io rispondo citando un grande saggio dei nostri tempi.

- Poi in realtà ci sarebbero un sacco di altri motivi: le citazioni colte, il modo in cui la storia cresce nell’arco di sette libri e passa con assoluta naturalezza dall’essere un buffo racconto di una scuola magica a un’epica battaglia per il destino del mondo (suona benissimo, dovrei fare il pubblicitario), i meccanismi a orologeria con cui ogni pezzo torna al suo posto – almeno finché la Rowling non s’è inventata l’espediente dei Doni della Morte che continua a sembrarmi un po’ una delusione –, la cupezza di alcuni messaggi (SPOILER: il dolce vecchietto con la barba bianca si scopre essere un manipolatore interessato a Harry più come oggetto che come persona, il professore stronzo è in realtà buono perché ha una cotta non corrisposta per la madre del ragazzo che segretamente odia ma ha giurato di proteggere proprio per onorare la memoria della persona che tanto amava e che a lui ha preferito quello che lo prendeva in giro e gli faceva i dispettini a scuola, COSE COSÌ INSOMMA), la delizia e dovizia con cui la Rowling descrive luoghi e meccanismi del mondo magico. E così via. Ma il punto è un altro, e cioè che il motivo per cui ho così tanto amato Harry Potter è al punto dopo.

- Mi sono sempre, invariabilmente, divertito come un bambino. Perché anche quando la storia ha cominciato a diventare DAVVERO seria, la Rowling non si è mai, mai e poi mai presa eccessivamente sul serio. Non c’è mai quel senso di gravitas e di autocompiacimento del tipo «oddio guarda qui che SCENA DARC che ti piazzo, haha, sono la nuova Bram Stoker», né il distacco professionale da scribacchino prezzolato che piaga irrimediabilmente il novanta per cento dei romanzi per ragazzi, quelli fantasy in particolare (ce l’ho con te, CHRISTOPHER PAOLINI). C’è (auto)ironia, ma sempre grande rispetto del lettore, una combinazione che ho trovato in vita mia in Roald Dahl, Philip Pullman e pochi altri.

E quindi, fatta questa breve e assai sintetica parentesi (ciao Alice!), si torna al film. Che è bello. Checché se ne dica. È un ottimo prodotto, a cui, come per tutti i film della saga, manca quell’anima che dava veramente vita ai libri, ma d’altronde da un film per ragazzi tratto da un libro per ragazzi non mi aspetto una reale profondità, solo un ottimo lavoro di trasposizione compiuto da mestieranti e interpretato da facce adatte a stamparsi nella memoria degli spettatori, che abbiano letto i libri o meno. Non sto provando a smontarli, i film, intendiamoci: li ho visti tutti al cinema, mi sono divertito, ma finisce lì. I film di Harry Potter sono un complemento ai libri, fatti per i fan e (almeno fino al secondo capitolo) per provare a convincere i non-fan a comprarsi i libri e diventare a loro volta fan. E in questo senso funzionano, perché sono prodotti professionali e (spesso, non sempre) costruiti alla perfezione. Poi vabbe’, il mio preferito è quello che con il libro da cui è tratto c’entra meno, cioè il terzo di Cuaròn, mentre quinto (quello che più mi piace della saga cartacea) e sesto (quello che meno mi piace della saga cartacea) sono quelli che meno apprezzo su schermo. Ma tutto questo è divagare e perdere di vista il punto centrale di questo post. Che è semplice: è uscito Harry Potter, sono finiti i film, sono finiti i libri, Harry Potter non c’è più. E non venite a menarmela con «vivrà sempre nei nostri cuori»: potrò continuare a leggere e rileggere i sette libri, o a vedere e rivedere gli otto film, ma saprò già come tutto quanto va a finire, le cose che succederanno, le sorprese che non sono più sorprese. Io voglio storie nuove, per ritrovare personaggi e luoghi (i luoghi! Li amo più ancora dei personaggi, non chiedetemi perché). Sono quindi favorevole a sequel, prequel, midquel, spin-off e reboot? Sì, lo sono. Datemi ancora Hogwarts e sarò un uomo felice.

Le persone mature sanno accontentarsi, sanno quando è il momento di dire basta, sanno godersi quello che hanno senza esagerare, hanno il senso della misura e del limite. Ecco, quando c’è di mezzo Harry Potter io e la persona matura che è in me litighiamo furentemente. Ovviamente, alla fine ho sempre ragione io. Quindi, MORE HARRY PLEASE. Anzi, già che ci siamo, io l’idea per un sequel ce l’avrei.

(PS: se vi state chiedendo quali siano le altre cose che sono successe a cui accennavo in apertura, BOH! Me le sono dimenticate strada facendo)


Un commento a "Harry Potter e i Pensieri Confusi: un post breve, la cui sintesi è «ne voglio ancora»"

  • gae8989 :

    Ti sposerei, credimi! Hai riassunto mirabilmente in questo post la psicologia di un vero fan potteriano. Ti stimo profondamente ed è per questo motivo che assegno 50 punti al Grifondoro!

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