Tenevateli d’occhio, ovvero i due film che attendo di più nel futuro prossimo venturo.

C’è una cosa che la sempre impeccabile Alice Zampa (perché impeccabile? Boh, così), quella che sta alla scrivania di fianco alla mia ma ciononostante mi telefona per chiedermi le cose, mi dice sempre quando pubblico sul blog: «Ma quanto accidempoli scrivi?». Credo, ma non ne sono ancora sicuro al 100% e quindi dovrò ragionarci più a lungo e magari chiedere consulenza a qualcuno che sia più esperto e saputo di me in argomenti come questo che sono di scottante attualità, che intenda dire che sono logorroico. E così, solo per farle un dispetto, ho deciso che scriverò un post breve ma intenso. Nel quale vi segnalo due film assolutamente imperdibili, e per motivi completamente diversi, che temo passeranno inosservati da noi nonostante i grossi nomi coinvolti, e che ciononostante purtuttavia anzichenò sono quelli che più aspetto e che più vorrei vedere tipo stasera che è venerdì se solo si potesse; ai due andrebbe aggiunto Hansel & Gretel Witchhunters, il nuovo film di Tommy Wirkola, già autore di uno dei tre zombie movie più belli degli ultimi anni e cioè Dead Snow, ma siccome mi è venuto in mente tardi e non ho voglia di scrivere altro, pazienza.

Di cosa parlo qui

Dei film di cui parlo qui sotto, che sono.

Abraham Lincoln Vampire Hunter

Abbiamo già avuto modo di parlarne qui. Il film è, ça va sans dire, tratto da un romanzo; l’autore è Seth Grahame-Smith, il cui nome probabilmente non vi dirà nulla. E invece dovrebbe: il ragazzo è, tra le altre cose, anche autore di Pride and Prejudice and Zombies, che sarebbe poi come Orgoglio e pregiudizio solo che nel mezzo di un’invasione di non-morti. Il libro è – per usare un termine caro ai vecchietti che fanno critica letteraria nei circolini di provincia sorseggiando brandy stravecchio ma non quanto loro – spassoso, una mimesi perfetta del linguaggio e delle situazioni già raccontate da Jane Austen, solo che con gli zombie. Il che significa che ci sono feste di nobili, sale da tè, tenute con una rendita di 10.000 sterline l’anno e parrucche incipriate, solo che con gli zombie. Oltretutto, il romanzo ha avuto un successo tale che ha dato il via a una sorta di nuova moda: l’ultima volta che sono stato a Londra, un’intera sezione di Foyles (che è come dire «la Valle d’Aosta» in termini di dimensioni) era dedicata a spin-off di romanzi famosi in cui i protagonisti si ritrovano a combattere contro qualche genere di creatura bizzarra e/o costrutto biomeccanico e/o divinità superna e/o infera e/o orrore cosmico tentacolare e/o uno degli Amici di Maria de Filippi. Tra quelli dei quali ho soppesato l’acquisto c’era Sense and Sensibility and Sea Monsters, Mr. Darcy, Vampyre, Android Karenina, Jane Slayre, I am Scrooge: a Zombie Story for Christmas, Queen Victoria: Demon Hunter. Ora, che la moda sia ridicola almeno quanto l’invasione di libri sui vampiri che domina il settore horror della Feltrinelli di piazza Duomo (sigh, sob, anf, gasp) è fuor di dubbio. E che il rischio insito nel portarla al cinema – scelta che potrebbe portarci tra qualche anno a essere invasi dai direct-to-video di Michael Jordan: Werewolf Slayer o Guerra, pace, Pippo Franco, caponata di tonno e zombie – sia grande almeno la devozione di Tom Cruise a Xenu il dittatore galattico, che ha imprigionato le anime degli alieni primordiali nei vulcani dell’universo in attesa della grande liberazione, è palese e manifesto. Ma state con me: il regista di Abraham Lincoln: Vampire Hunter è kazako (giuro) ed è quello di Wanted, il che non credo sia un plus quindi fate finta di non aver letto. Nel cast c’è Alan Tudyk che faceva QUELLO CHE VENIVA DROGATO E VEDEVA LE COSE VERDI in Funeral Party (l’originale, non il terrificante remake americano), ci sono Dominic Cooper e Anthony Mackie che piacciono tanto alla gente che piace e alla gente che ci piace le serie tv, e poi stop, non c’è nessun altro il che potrebbe essere un bene perché significa che il film dovrà contare soprattutto sulla sceneggiatura la quale parla della madre di Lincoln che viene uccisa da un vampiro e dunque il Basetta decide che è giunto il momento di vendicarla e dedicarsi allo streminio di Robert Pattinson e come si fa a non volergli già bene? Oltretutto, e scusate se è poco, il film è taggato su imdb nella categoria PUNCTUATION IN TITLE.

World War Z

In tempi non sospetti, nel lontano 2000eboh, me n’andavo bel bello a fare dello siopping bibliofilo. Era estate e avevo una gran voglia di zombie. In senso buono, non in senso sessuale che poi suona pure cacofonico. Fatto sta che, mentre vagavo tra gli scaffali ricolmi di regali da offrire in occasioni un po’ speciali (chi indovina la cit. vince un modellino della Event Horizon – tratto dall’omonimo film – dipinto a mano dal sottoscritto), l’occhio mi cadde su due libri che condividevano autore e tematica. L’autore era Max Brooks, un uomo con un CV lungo così e nel quale erano ripetute ossessivamente le parole I’M MEL BROOKS’ SON, MOTHERFUCKERS. La tematica, ovviamente, gli zombie. Sul Manuale per sopravvivere agli zombie potrebbero scriversi saggi e saggi, mentre sul suo “sequel”, World War Z, al tempo scrissi su aNobii la seguente recenZione: «Un romanzo corale sulla guerra che coinvolse il mondo intero, l’apocalisse zombie che minacciò di spazzarci tutti via. In sostanza una ficata. Posso dire: “Io c’ero”». Pretenziosa, finto-simpatica, lapidaria senza avere mordente. La recensione, non il libro. Perché il libro è, effettivamente, una ficata: al contempo un romanzo di guerra e un ultra-libro di zombie, nel senso che racchiude ogni idea sia mai passata per la testa di chiunque abbia trattato l’argomento e la comprime in piccole e intensissime storie ricolme di cervelli mangiati, frattaglie, tendini strappati e morte dall’alto. Un libro che potrebbe funzionare benissimo al cinema, e forse ancora meglio come miniserie tv: è una storia a episodi, ciascun episodio è un evento bellico fondamentale nella grande battaglia contro gli zombie, ciascun episodio si svolge in un angolo diverso del globo e sfrutta gli zombie per raccontare, parodiare, satirizzare e sbugiardare vizi, idiosincrasie e porcherie di OGNI SINGOLA FOTTUTA POTENZA MONDIALE. Non si salva nessuno, dalla Cina agli States, dai militari alle case farmaceutiche. C’è Paris Hilton zombie. Michael Stipe dei R.E.M. è al fronte a sparare agli zombie (ti amo, Michael Stipe). Tra l’altro, avete notato che ogni volta che si parla di zombie diventa necessario scrivere ZOMBIE ogni dieci parole? ZOMBIE. E ora, tutto questo sta per diventare effettivamente un film. L’idea è di Brad Pitt, il regista sarà quello di Quantum of Solace Marc Forster, ci sarà Ed Harris tra gli attori, ci sarà Brad Pitt tra gli attori, ci sarà gente da serie tv varie, soprattutto BRAD PITT. Ti amo, Brad Pitt. Zombie.

(ho scritto tanto e il post è lungo come al solito. Rido)


4 Risposte per "Tenevateli d’occhio, ovvero i due film che attendo di più nel futuro prossimo venturo."

  • alicezampa :

    Ma quanto accidempoli scrivi?! :-) Aspetto Pippo Franco, caponata di tonno e zombie.

  • andu97 :

    La citazione è di Arancia Meccanica !

  • andu97 :

    No , mi sono confuso con la scena della libreria di Arancia Meccanica :P . Il film è “punto di non ritorno” , bellissimo , del 1997 mi pare : L’ho visto su sky un pò di tempo fa ! Hahahahahahah , ora che ci penso la soluzione l’hai data già tu … e io che sono stato a scervellarmi

  • Purtroppo nessuna delle due, andu :-D
    Vai troppo sul raffinato. Era una cit. molto più triviale e di basso livello…

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