Lost in Jurassic Park. Ovvero, perché Monsters è un film splendido e dovreste andarlo a vedere.

A giugno uscirà nei cinema italiani (pochi) Monsters. Tenevo il film sotto controllo da quando uscì in America a fine ottobre, e fremevo per vederlo: me ne parlavano come di un «District 9 con i mostri», e mi avevano persino detto «va’ che è meglio». L’ho visto. Ho scritto una recensione, che dovreste trovare qui. Aver scritto la recensione non mi basta. Voglio scrivere decine e decine di migliaia di battute per spiegare perché Monsters è stupendo e perché dovreste tutti andarlo a vedere. E non perché sia un capolavoro. È [solo (?)] un bel film. Ma è uno splendido film di fantascienza, e questo vorrà pur dire qualcosa.

La storia la si racconta presto. La NASA va nello spazio (non lei lei, ma una sua navetta), torna sulla Terra carica carica di vita aliena, si schianta in Messico, la vita aliena fugge dalla navetta e colonizza il Messico. Ci sono quindi in mezzo gli alieni, la NASA e il Messico. E poi c’è Ellen Hidding periodo Mai Dire Gol e Stefano Accorsi periodo Maxibon che fanno un viaggio attraverso la Zona per tornare in America. Ah sì! La Zona, che non è né quella di Stalker né quella di Fallout, ma una grossa fetta di giungla messicana nella quale gli alieni hanno stabilito la loro dimora.

Detta così, uno si aspetta una sorta di versione home made di Predator: due tizi spaventati, magari scortati da qualche energumeno armato e pronto a fare da carne da macello, che vagano per una fitta giungla cercando di sfuggire ai terribili alieni cattivi mangiastomaco succhiasangue ciucciabudella. Ora, non mi piace spoilerare le cose, ma quando ho intuito per la prima volta la vera forma dei mostroni ho capito che Monsters sarebbe stato, come si dice Oltremanica, a strange beast.

Sopra: Banksy vs. Aliens

Niente sangue e budella, niente violenza, niente scontri armati con creature aggressive. Piuttosto, un rischiosissimo safari in quella che un tempo era casa nostra e che è diventata casa loro. Monsters è un film come non se ne fanno più. È un film sci-fi come un tempo si scrivevano romanzi sci-fi. Pensieri sparsi sul perché.

1. Monsters è un film di fantascienza nella più pura accezione del termine

La regola fondamentale per una bella opera sci-fi è che deve costringere lo spettatore (o il lettore) ad accettare un singolo assioma, e derivare da esso tutte le regole del gioco, che siano plausibili e verosimili e coerenti con l’assioma. Blade Runner poneva come assioma la possibilità di creare in fabbrica un’intelligenza artificiale indistinguibile da una naturale. Fahrenheit 451 l’istituzione di una plutocrazia bibliofoba. Alien, l’esistenza di una forma di vita aliena e predatrice. Una volta abbracciata la regola fondamentale, tutto il resto ne deriva a cascata, senza mai perdere coerenza interna. Monsters è così: l’assioma che si propone è l’esistenza di una forma di vita aliena in grado di sopravvivere all’atmosfera terrestre. Tutto qui. È l’unico elemento FANTA in un contesto che, di fatto, gronda di SCIENZA. E qui arriviamo a…

2. Monsters è un film di fantascienza in cui la scienza ha effettivamente un senso

OK, ci sono degli alieni. Sono grossi un centinaio di metri, assomigliano a polpi bioluminescenti che fluttuano e sono in grado di usare gli impulsi elettrici per alimentarsi. Roba che uno dice «che boiata, ‘ste cose mica esistono». Eppure. Eppure Andrew e Sam (che sarebbero poi i protagonisti) scoprono, per esempio, che gli alieni non nascono sotto i cavoli, ma depongono le loro uova sui tronchi degli alberi, uova che assomigliano a certi funghi terrestri – e quindi non troppo fuori posto in mezzo alla giungla – ma in più bioluminescono (WAT), il che fa pensare che, a meno che non abbiano un sapore o un odore disgustoso, nel giro di qualche migliaio di anni scompariranno, sostituiti da altri funghi più furbi. A meno che la bioluminescenza non sia aposematica. Intanto, comunque, nei sei anni di permanenza sulla Terra i funghi stanno benissimo e prosperano. Gli alieni, poi, depongono queste uova vicino all’acqua, sì che, una volta schiuse, le larve (che poi saranno larve?) non facciano fatica a entrare nel loro – presumo io – elemento naturale, per potersi sviluppare in santa pace. E con una notevole velocità, a giudicare dalla scena in cui un coso tentacoluto affonda il relitto di un jet americano: poiché gli esemplari più grossi e temuti fluttuano nell’aria, si può immaginare che quello aereo sia solo lo stadio finale (magari necessario solo alla fecondazione delle uova) di uno sviluppo fulmineo e quasi completamente acquatico, che porta le piccole larvine carine a diventare mostroni lunghi venti metri in poco tempo. Potrebbe anche essere colpa dell’atmosfera terrestre, sicuramente diversa da quella del pianeta da cui gli alieni provengono e che, immagino io e suggerisce anche un qualche personaggio che non ricordo, ha effetti, ehm, peculiari sul metabolismo degli alienoni. Non starò poi a tediarvi con la danza di accoppiamento degli alieni, perché è una delle scene più commoventi a cui abbia assistito ultimamente. Quindi guardatevela e muti.

3. Monsters è tipo Jurassic Park, ma senza Spielberg

Andrew e Sam passano metà del film a flirtare, e l’altra metà a vagare per una giungla che un tempo ci apparteneva e che ora è diventata la casa degli alieni. I quali non sono invasori, non più di quanto lo sia il pesce siluro nei fiumi del Nord Italia o lo scoiattolo americano in Europa. Sono animali, grossi animali che hanno trovato l’habitat ideale e lì vogliono vivere, e cosa gliene frega a loro degli esseri umani? Ché noi siamo piccini, e gli alieni non ci dedicano più di uno sguardo (?) distratto. Quanto fate caso alle lucertole, voi lettori, quando le incontrate per strada? Ecco, Monsters è così, solo che noi siamo le lucertole. È come se Jurassic Park non avesse avuto il centro accoglienza visitatori, Dennis Nedry e Muldoon con il lanciarazzi, ma solo la giungla, i dinosauri e Sam Neill e Laura Dern smarriti, terrorizzati e affascinati.

4. Monsters è stato girato con quattro soldi, e io applaudo

Budget: 500.000$. Cinquecentomila, non cinquecento milioni. Troupe: quattro persone e un furgoncino. Realizzazione: viaggio in centro America armati di telecamera, riprese giorno e notte di due tizi che vagano per la giungla, dialoghi improvvisati, contatto con i locali del tipo «ehi vi va di girare questa scena di questo film poi non disturbiamo più giuro ma per i prossimi dieci minuti fate finta di essere soldati armati». Stop. Ah no, poi c’è la post-produzione: sei mesi davanti al portatile per il regista Gareth Edwards, spesi a creare gli effetti speciali del film. Michael Bay ha bisogno di 250 milioni di dollari per Transformers. Edwards di un Mac e un paio di programmi (probabilmente crackati). Ti amo molto, Gareth Edwards, e sono molto felice per il tuo prossimo reboot di Godzilla.

5. Monsters è un film commovente

OK, quelli che hanno scritto «Lost in Translation meets Jurassic Park» magari esageravano. O magari no: Scoot McNairy e Whitney Able sono sposati anche nella vita vera reale, e si vede, si capisce dal modo in cui il loro rapporto cresce e si sviluppa, si intuisce da ogni linea di dialogo improvvisata, dal linguaggio del corpo, da tutto. Sono due sconosciuti che alla fine del film diventa una coppia di PERSONE CHE SI AMANO. Ed è plausibile, è credibile, è sensato ed è coinvolgente. La scena finale, che non racconterò perché no, è emblematica in questo senso. Fa venire i brividi. È intensa. È vissuta. Guardatela. E piangete.

6. Monsters è un film sulla nostra incompetenza e sulla nostra arroganza

Nonché sul fastidio che proviamo, in quanto esseri umani e dunque presunta specie dominante, di fronte a un’altra specie che ci ignora. Gli alieni se ne sbattono di noi. Noi come reagiamo? Sparando. Chiamandoli invasori, mostri, parlando di «attacchi», «zona infetta», «risposta militare». Ci sono superiori, hanno occupato casa nostra perché non è casa nostra, ma è un habitat come un altro, ed è comodo per loro, e ci si sono ritrovati (per colpa nostra), e cosa devono fare, farsi da parte perché noi abbiamo arbitrariamente deciso che il Messico ci appartiene? (a questo punto avrei voluto concludere dicendo che la natura è più forte dell’uomo, e ci sopravviverà, ma poi passo per hippy new age e quindi è meglio fermarsi qui).

Andate a vedere Monsters. Tipo IERI.


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