È successo di nuovo. Ovvero, questa volta è morta Yvette Vickers e nessuno se ne interessa.

È successo di nuovo.
Curiosi?
Aspettate.

Innanzitutto farò come fanno i blogger seri e vi teaserò con una frase ammiccante, suggestiva e autoreferenziale: tempo fa vi avevo parlato della triste fine di Tura Satana, tettona extraordinaire protagonista di alcuni dei film con macchine e deserto e profonde scollature migliori della storia dei film con macchine e deserto e profonde scollature. Dopodiché passerò all’analisi breve ma ficcante del perché quella notizia colpì così tanti di voi e la rese la più letta che abbia mai pubblicato qui sopra: la sua era una storia molto poco hollywoodiana e ricca di anti-glamour, gravida di episodi bizzarri e romanzeschi, con quel genere di fascino ruspante e d’altri tempi che ti fa desiderare la morte dei grandi studios e il ritorno al cinema fatto nel cortile di casa con scenografie di cartapesta dipinte a mano con la vernice che cola e costumi di scena fatti di stagnola e lustrini verdi e rossi – riuscite a immaginare che bel film sarebbe? –, quell’etica professionale per cui Easy Rider venne girato nel deserto sotto il costante effetto di droghe e alcol e per Fuori in 60 secondi (l’originale, non il remake con Nicolas Cage e Anjoliena) vennero distrutte 93 macchine in 34 minuti di inseguimento.

Ora, ed è il momento in cui il blogger comincia a perdere l’attenzione del lettore perché non giunge al punto ma siccome è un blogger fa un po’ il cavolo che vuole e quindi passa all’excusatio non petita, non è che io sia davvero un nostalgico che odia la Hollywood di oggi e le produzioni ad alto budget e il marketing selvaggio e i film costruiti a tavolino per piacere a tutti o quantomeno a una fetta dei tutti rilevante abbastanza da contare qualcosa sul mercato ergo non morire risucchiato nel gorgo del nulla. Mi piace Avatar. Mi piace Fast & Furious. Non mi piace World Invasion perché è brutto. Mi piace l’America. Mi piace il cinema americano, le tamarrate americane, persino la retorica americana. Ma non posso fare a meno di pensare a quanto fosse bello quel periodo, quello della stagnola, quello in cui le riviste di fantascienza pubblicavano romanzacci a puntate su enormi alieni a forma di granchio e Ed Wood girava il film più brutto di sempre, e quindi il più bello. E quindi, quando succedono certe cose, sono triste.

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Quando succedono certe cose, per esempio la morte di Yvette Vickers. Morte avvenuta in una data non meglio precisata, probabilmente intorno a UN ANNO FA, e scoperta solo il 27 aprile scorso. Grazie ai vicini di casa. Che dopo UN ANNO hanno cominciato a notare una cosa strana: la cassetta della posta di Yvette era UN PO’ STRAPIENA.

Così hanno deciso di chiamare la polizia, hanno sfondato la porta chiusa ermeticamente e hanno trovato la casa in disordine, il riscaldamento acceso (WTF?) e il corpo di Yvette mummificato. Ora, giunto a questo punto un lettore si chiede: chi diavolo era Yvette Vickers? E qui si torna al discorso di cui sopra. La Vickers era una pin-up degli anni ’50. Alta, bionda, con gli occhi azzurri e un corpo da favola, recitò in qualche film, pubblicò qualche disco e comparve in qualche paginone centrale di Playboy; particolare interessante, quelle foto le scattò Russ Meyer, quello che Tura Satana, la fissa delle tette e insomma ci siamo capiti e il cerchio si chiude. Era bella, e di una bellezza strana, che ricorda un po’ le stramboidi à-la-Lily Cole che vanno tanto di moda oggi. Era (relativamente) famosa per essere bella e ha sempre fatto di tutto per essere bella, finché la sua stessa bellezza l’ha distrutta, esteticamente prima di tutto, tra plastiche, passate di botox e amenità da star(lette) che non ne vuol sapere di invecchiare.

Un tempo, Yvette Vickers era così come la vedete qui a sinistra, e faceva quei films che mi piacciono tanto. Certo, recitò anche in Viale del tramonto, ma la sua era una particina. Il grosso della sua carriera ruotò intorno a B-movie di fantascienza-e-dintorni, quelli fatti di assurdità pseudoscientifiche e avventure bizzarrre e deliranti, pessima recitazione, effetti speciali caserecci e costruiti nel garage della casa del cugino dello zio dell’amico del vicino di casa del regista. Il suo film più famoso è probabilmente Attack of the 50ft Woman, che racconta di una donna gigante che schiaccia le macchine e i palazzi e vuole vendicarsi dell’amante del marito, o qualcosa di simile. Yvette era l’amante del marito, o qualcosa di simile. Il film uscì sulla scia di The Incredible Shrinking Man, la storia di un uomo le cui dimensioni si riducono di tre millimetri al giorno, da cui poi il romanzo da cui quella pellicola era tratta, cioè Tre millimetri al giorno di Richard Matheson, appunto (leggetelo, è un capolavoro). Mostri contro alieni, quel cartone animato di poco tempo fa che hanno visto in circa sette in tutto il mondo, citava Attack of the 50ft Woman. Lo citarono i Turtles (quel cartone con dei cheloni ghiotti di pizza) e Duck Tales (quel cartone da cui hanno tratto uno dei videogiochi più belli di sempre). Fu girato con un budget di 88.000$ (OTTANTOTTOMILA DOLLARI) e ne incassò 480.000. Un successone.
E poi aveva questa locandina.

Yvette recitò anche in altri capolavori analoghi, tipo Attack of the Giant Leeches.

«This film was also called Attack of the Blood Leeches, Demons of the Swamp, She Demons of the Swamp, and War of the Giant Leeches»

E già si capisce che è una PELLICOLA EPOCALE. Oltretutto «in July 1992, Attack of the Giant Leeches was featured as a fourth-season episode of movie-mocking television show Mystery Science Theater 3000», e non so se lo sapete, ma MST3000 è una serie comica americana che «features a man and his robot sidekicks who are trapped on a space station by an evil scientist and forced to watch a selection of bad movies, often (but not limited to) science fiction B-movies. To keep sane, the man and his robots provide a running commentary on each film, making fun of its flaws and wisecracking (or “riffing”) their way through each reel in the style of a movie-theater peanut gallery». Praticamente, è un mio tipico sabato sera. Ma comunque, nel film Yvette compare spesso nuda prima di cominciare a combattere contro le sanguisughe giganti.

Ora, domanda: Yvette Vickers aveva talento? No. Era solo molto bella, e spesso molto nuda. Ha recitato in film epocali e memorabili che hanno cambiato la storia del cinema? No. Ha recitato in film assai brutti e che hanno cambiato solo la storia del cinema di serie Z; ma erano film onesti, divertenti, simbolo di un modo di fare cinema che BLAH BLAH. Altra domanda: Yvette Vickers era più cagna di Vanessa Hudgens, o di Jennifer Aniston? No. La differenza è che non s’era mai scopata né Zac EfronBrad Pitt. Ne sentiremo la mancanza? Credo di no; forse quei pochi che hanno visto e amato i suoi film, e anche loro non proveranno molto più che una piccola fitta di tristezza al pensiero della sua scomparsa, e dopotutto in fondo la Vickers non faceva film dal 1991, quando recitò nell’horror Evil Spirits (sigh, non l’ho mai visto). E allora, e qui il blogger si pone la questione più pressante, perché tutto questo fiume di parole?

Per due motivi.
*musica inquietante*

Motivo numero uno: questa persona, che ha recitato in film di culto citati e parodiati dalle più argute e brillanti menti della satira televisiva e cinematografica mondiale, è morta sola, completamente disfatta dalla vita e dalla chirurgia plastica, senza lasciare alcuna traccia di sé nel cuore delle persone a lei teoricamente più care. Niente famiglia, niente marito o ex marito, nessuno che sia andato a bussare alla sua porta per un anno circa. Nemmeno i vicini – probabilmente abitava in un condominio in cui lo zucchero non finiva mai. Era una stella del cinema, per quanto di serie Z, ed è stata dimenticata da tutti.

Motivo numero due: la morte è stata scoperta il 27 aprile scorso. La notizia è arrivata tra ieri e oggi sulle nostre tavole. Significa una settimana di vuoto. Una settimana nella quale la morte di un’attrice per quanto di serie Z non è stata giudicata abbastanza importante da essere rilanciata dalle agenzie, o da essere a loro comunicata, o chissà che. D’accordo, sono successe alcune cose, nell’ultima settimana: il principe ha sposato la principessa, il supercattivo del film è stato ucciso con un colpo alla testa in un’operazione militare uscita da Call of Duty, il superbuono è stato celebrato da una folla osannante qualche anno dopo la sua morte, dietro l’angolo c’è la guerra, in Giappone esplode tutto, negli Stati Uniti c’è un’epidemia di tornado. Quindi la morte di una Signora Nessuno non interessa, appunto, a nessuno. Oltretutto considerando che la sua vita, a differenza di quella di Tura Satana, non aveva nulla di particolarmente avventuroso e romanzesco.

Epperò. Epperò se morisse Kim Kardashian finirebbe in prima pagina sul New York Times, probabilmente. E non mi dite che è una persona interessante. Come non lo è Tila Tequila. Eppure se la ritrovassero mummificata DOMANI, la notizia finirebbe in prima pagina su tutti i quotidiani IERI. Circa. Uno potrebbe anche vedere l’aspetto positivo della cosa: significa che oggi come oggi basta non aver fatto nulla di importante nella vita se non un reality show e un paio di sex tapes per non essere dimenticati. D’altra parte, il totale disinteresse del mondo dei media per tutto ciò che è passato non-glorioso e non-epocale (Liz Taylor è stata giustamente celebrata per giorni e giorni, dopo la sua morte) è qualcosa che mette una tristezza profonda. Certo cinema, certi personaggi, sono destinati a essere dimenticati senza possibilità di appello. Non valevano nulla? Chissenefrega. Non se lo meritano comunque, l’oblio.


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