Voglio vedere Super 8. Non voglio vedere Super 8.

In sostanza, non riesco a decidermi. Perché a me J.J. Abrams piace, anche se mi piace più come regista di film tipo quelli che vanno al cinema piuttosto che come regista di serie tv tipo quelle che vanno alla televisione. Non ho mai seguito Lost perché ci tengo al tempo libero, di Alias ricordo solo Jennifer Garner, di Felicity neanche quella, di Fringe le prime due puntate con Pacey di Dawson’s Creek e Denethor che fa il fattone e poi l’abbandono neanche troppo coatto ma comunque per ora inevitabile. Dall’altro lato della barricata sta l’unico film che mi abbia fatto interessare a Star Trek dagli anni ’70 (quando non ero ancora nato) a oggi, sta un progetto affascinante per risultato finale almeno quanto lo era per marketing e pompaggio pre-uscita (in pratica sto dicendo che Cloverfield era fichissimo), sta persino un giocattolone come Mission: Impossible III nel quale, tra esplosioni, Tom Cruise ed esplosioni, Abrams è riuscito a infilare diversi tocchi di classe (non vi dico quali, però c’era Michelle Monaghan).

Quindi ecco, ciò significa che ogni volta che qualcuno dice: «Nuovo progetto bla bla Abrams» io drizzo comunque le orecchie, a prescindere. Se poi quel qualcuno, che non so chi sia ma io immagino abbia la faccia del folletto verde dell’assenzio di Eurotrip, mi cita anche nella stessa frase Spielberg, la Amblyn Entertainment, I Goonies e Stephen King, ecco, è ovvio che le mie aspettative schizzino alle stelle. In pratica, l’idea di Abrams è: verso la fine degli anni ’70, Spielberg produceva bellissimi film di fantascienza e ragazzini migliori amici forever tivubì, tipo E.T. e I Goonies, che furono e sono tuttora particolarmente efficaci e in grado di far presa su un pubblico di ogni genere ed età perché, appunto, oltre a essere bellissimi film di fantascienza parlano anche di gruppi di ragazzini migliori amici forever tivubì. Poi, a un certo punto, Spielberg ha smesso di scrivere/girare/produrre quelle cose per dedicarsi a drammatici insulti al buon gusto e al buon senso tipo A.I., e nessuno gli è mai andato dietro. Ci sarebbe Cloverfield, volendo, in cui Abrams appariva però solo in veste di produttore, e che era un tentativo piuttosto timido di costruire un film sci-fi incentrato più sui rapporti tra un gruppo di amici e il modo in cui questi vengono messi in crisi e modificati da una situazione estrema piuttosto che sulla situazione estrema in sé (anche se, a conti fatti, MOSTRONI). Ma lo sguardo alla fantascienza spielberghiana si fermava giusto al concetto, considerando che, invece di avere dei dodicenni usciti da un romanzo di Stephen King, in Cloverfield c’erano le fighe e le feste del liceo dove tutti si sbronzano.

Super 8 promette di cambiare tutto. Super 8, a giudicare dal trailer, dalla sinossi, dalle parole di Abrams, da ciò che ho letto nelle interiora di vitello e nei fondi di caffè, sarà puro Kingberg. Ragazzini dodicenni che droppano one-liner e sono simpatici e sbruffoni e spaventati e sgranano gli occhi e però sono anche coraggiosi e testardi e fanno di tutto per scoprire il mistero del mostrone di turno perché tutto sommato quando mai ricapiterà loro l’occasione di vivere un’avventura del genere? Count me in. A quanti di noi è data la chance di andare alla ricerca del tesoro di Willy l’Orbo? Quando ero piccolo amavo i Goonies perché anch’io volevo poter dire tracobbetto e dare il cioccolato a Sloth, e sì, è vero, al massimo io e gli amichetti del cortile avevamo trovato un albero che cresceva addossato a un muro e con i rami piegati a mo’ di baldacchino, e con un po’ di impegno e tirando giù due ciuffi di foglie si poteva anche immaginare di aver costruito un rifugio segreto dove custodire oggetti di valore e piccoli ninnoli per noi assai preziosi ma in realtà alquanto futili e poi a tipo due metri di distanza da lì passavano i vecchietti del condominio e qualcuno ci diceva anche di andarcene da lì che poi ci pungevano le vespe (giuro). Ma non me ne fregava granché, era bello così, e i Goonies erano come me ma diversi da me, ma non diversi da me perché migliori di me, ma solo perché più fortunati ad avere avuto l’occasione della vita, e quindi anch’io ci speravo, e sognavo, e ogni sei mesi riguardavo il film per tenermi in allenamento, e magari dire anche: «Ehi, ma io al loro posto mi sarei comportato cosà, invece che così!», e ogni giorno ero in attesa del mio tesoro di Willy l’Orbo, e quindi i Goonies era un capolavoro.

E Super 8 dovrebbe essere esattamente così, per stessa ammissione di Abrams. Non è che voglia continuamente citare uno dei film più belli di sempre, perché poi sembro ripetitivo, ma gli entusiasti che hanno visto venti minuti in anteprima hanno già cominciato a gridare ai Goonies del nuovo millennio. E quindi lo voglio vedere. E quindi non lo voglio vedere. Non lo voglio vedere perché ho ventotto (28) anni, e quando vidi i Goonies per la prima volta ne avevo tipo dieci (10). Quando hai dieci (10) non è un problema dire «tracobbetto» con gli amici, e sentirti figo per questo. Quando ne hai ventotto (28) non è un problema dire «tracobbetto» con gli amici e sentirti arguto perché citi i film di quando eri piccolo, ma è un problema dire l’equivalente super8esco di «tracobbetto» (che ancora non so quale sia, ma ci sarà sicuramente) con gli amici, perché appunto hai ventotto (28) anni e non puoi provare empatia per un ragazzino di 12. Forse potresti provarla per il ragazzino di 12 anni che è ancora in te, ma non è un po’ fuori tempo massimo? Non è ora di cominciare a guardare i film sui trentenni in crisi e sentirti vicino un Joseph Gordon-Levitt qualsiasi, o di dedicarsi alla visione di film colti e ricolmi di cultura?

Certo, c’è il risveglio dei ricordi e il fanciullino pascoliano, e c’è il fatto che, abuso di lens flare a parte, Super 8 sarà molto probabilmente un film pazzesco, intelligente, divertente, colto, ricchissimo di spunti e suggestioni, e c’è che quando un film è bello lo è anche se non si rivolge direttamente a te che lo guardi – non sono mai stato nell’esercito né ho mai succhiato cazzi né palline da baseball da un capo all’altro di un tubo da giardino, eppure Full Metal Jacket è quella roba lì che tutti sappiamo, e non è che io non pianga quando Palla di Lardo muore –, e quindi è ridicolo che io abbia paura di sentirmi tagliato fuori da Super 8 come un quarantenne a una festa di liceali*. Eppure non posso fare a meno di temere che il nuovo film di Abrams mi colpisca molto al cervello e poco al cuore, di essere la persona sbagliata per la pellicola giusta, o la persona giusta per la pellicola giusta ma al momento sbagliato, non so, comunque una qualche combinazione di questi elementi. Non riesco a togliermi di dosso la fastidiosa sensazione che uscirò dal cinema contento per aver visto un bellissimo film, con il cervello in subbuglio e la ghiandola del citazionismo nerd infiammata dal troppo lavoro, ma emotivamente fuori posto come un pinguino in un locale di spogliarello.

Oppure ecco, magari sono tutte pippe mentali, e dovrei semplicemente smetterla. Ma è che ci credo un po’ tanto, in questo film, e devo trovare il modo di ammazzare il tempo.

*poco tempo fa ho visto Greenberg. Guardatelo. È stupendo. Davvero. E non ve l’aspettereste mai.


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