Chissenefrega dei prequel, ovvero La cosa e perché non è cosa

In questi giorni abbiamo  finito di lavorare alacremente e coscienziosamente al numero di marzo, che è uscito esattamente oggi e che è certamente dedicato agli avverbi in -mente, come potete indubbiamente notare da questa prima frase.

Nel numero di marzo, tra le altre cose, tipo un articolo assai lungo scritto da chi sta scrivendo da questo post un po’ meno assai lungo ma comunque con delle parole dentro e che parla di un cartone animato assolutamente delizioso, nonché un pezzo molto lungo e non scritto da chi sta scrivendo questo post che parla di Dylan Dog fatto dal regista delle Tartarughe Ninja, in mezzo a tutto questo ben di dio, insomma, c’è un pezzo che parla di tanti film di cui non posso dir nulla per non spoilerare le cose. Ma comunque, in questo pezzo si parla, tra l’altro, di due robe uguali e opposte. Cioè, una è una buona notizia e una è una cattiva notizia.

Partiamo dalla buona: Ridley Scott è tornato a fare una cosa giusta, la prima da anni, e cioè ha annunciato che il prequel di Alien non si farà. Stiamo parlando di un uomo che un tempo faceva Blade Runner e I duellanti e negli ultimi anni ha girato Robin Hood e Le crociate, quindi fa un certo piacere vedere che nonostante l’evidenza non ha completamente perso il lume della ragione.

La cattiva notizia, invece, è che il prequel di La cosa si farà. Ci sono di mezzo Mary Elizabeth Winstead – che faceva la figlia di Bruce Willis in Die Hard 4, quindi è la migliore attrice di sempre – e uno di quelli belli con la faccia da pirla che si vedono in film tipo Non è un’altra stupida commedia americana (Eric Christian Olsen, per la cronaca). Il regista si chiama come un terzino sinistro dell’Ajax e finora non ha fatto nulla o quasi. Il punto è che non sono questi particolari a farmi titubare.

No, se titubo è perché, una volta di più, IL CINEMA DELL’HOLLYWOOD si dimostra affezionato a prequel, riscritture, versioni alternative, trivellazioni nel torbido e riciclo di franchigie. Il che in assoluto non è male: tanto per restare in tema, anche La cosa di Carpenter era un semi-remake, o meglio la seconda reinterpretazione di un racconto di John Campbell intitolato Chi va là e che aveva già avuto la sua parte di gloria nel 1951 con La cosa da un altro mondo. E quindi bla bla, cosa c’è di strano, in fondo siamo tutti figli delle stelle. E soprattutto, dice, e qui sta l’equivoco, «ma io sono curioso di sapere cos’è venuto prima!».

Ecco, amico lettore, se quando hai saputo che La cosa avrebbe avuto un prequel che racconterà le vicende della prima spedizione nei ghiacci, quella che Kurt Russell quando arriva si stanno lanciando le granate e si stanno a massacrare e ohmioddio cosa sarà successo, quella che dava al film quell’aria di mistero e di non detto e di chissà perché è accaduto quel che è accaduto anche se non sappiamo cosa sia accaduto, insomma, se quando hai saputo questo hai pensato: «Ehi, che bello, finalmente le mie più recondite curiosità vengono svelate!», ebbene, amico lettore, se hai pensato questo sappi che hai sbagliato. E non perché che schifo i prequel e l’insulto alla memoria e tutte quelle giustificazioni romantico-spiritual-fideistiche che lasciano sempre il tempo che trovano, sempre che lo trovino. No, per un motivo molto più semplice, amico lettore: perché tutte quelle curiosità, quei particolari, quelle storie passate, quel non detto e non visto, be’… in realtà è tutto tranne che non visto. È visto, eccome, e nel luogo più magico e psichedelico e teneroso e colorato e puccioso e rutilante che ci sia: LA TUA MENTE.

Chiunque abbia visto e amato La cosa ha già ben chiaro in testa quel che successe a quella spedizione nei ghiacci. Certo, ognuno ha la sua versione – io, per esempio, so per certo che gli scienziati coinvolti erano Doc Brown, i quattro di Big Bang Theory e uno dei Teletubbies –, e ognuno è convinto che la propria versione sia la migliore possibile. Perché la gente s’incazza quando il prequel è brutto (e succede)? Perché è andata al cinema non per vedere un film, ma per vedere se il regista X sarebbe stato in grado di ricreare esattamente quello che lo spettatore stesso si aspettava dal film. È una specie di proiezione dei propri sogni e desideri, che nove volte su dieci fallisce clamorosamente e fa girare le palle e gridare allo scandalo e alla franchigia rovinata. Anch’io non mi ero mai immaginato che Darth Vader da giovane avesse la faccia di Hayden Christensen (non mi voglio così male), e ho odiato Lucas per quegli altri tre film che ASSOLUTAMENTE NON ESISTONO. Né pensavo che Hannibal Lecter da giovane assomigliasse al figlio di Aaron Eckhart e Justin Bieber, eppure.

La cosa (ah ah) bella dei film che cominciano in medias res, o che lasciano il finale aperto, o che accennano ma non svelano tutto, insomma la cosa bella dei film spiegone-free è che lo spazio d’interpretazione/interpolazione/ricostruzione/riempimento dei buchi è ampio, libero e coinvolge lo spettatore, non lo nutre passivamente a suon di «ehi ehi ehi oh oh guarda qui com’era prima oh ehi ehi ascolta guarda qui guarda qui ti spiego io le cose» tipo zanzara che d’estate ti entra in camera anche se avevi le zanzariere giù.

In più, come spiega ottimamente un articolo del miglior sito al mondo dopo www.bestmovie.it, c’è il fatto che, quando si guarda un prequel, SI CONOSCE GIÀ IL FINALE. Ehi, incredibile, alla fine Anakin non muore, ma risorge vestito tutto di nero e con una brutta malattia alla laringe! Ehi, sapevatelo che i licantropi e i vampiri si combattevano già nel Medioevo, mica solo nel presente! (sì, sto guardando proprio te, UNDERWORLD) Cose inaspettate! Avvenimenti sconvolgenti! Stupore che serpeggia!

No, davvero, è come guardare una partita di calcio sapendo già il risultato: Ibra segnerà e noi saremo felici. I prequel di Guerre stellari sono come Ibra, in pratica, solo che Ibra è meglio.

Lo dico? Lo dico: chissenefrega dei prequel. Non si guarda un film – né si legge un libro, o un fumetto – per sapere tutto: quella roba lì si chiama enciclopedia, ed è noiosa. Un film è fatto anche di cose non dette, suggestioni, è uno squarcio su un mondo (reale, parallelo, alternativo, possibile), non il racconto pedissequo e ridondante di come siano andate le cose PRIMA secondo chi ha già narrato come siano andate le cose DOPO (nel migliore dei casi), o secondo una persona a caso scelta dalla produzione (nel peggiore). Siamo tutti registi di prequel, sequel e spin-off, nella nostra testa; quelli con meno vergogna scrivono fanfic, ma questo è un altro discorso. Siamo tutti registi, dicevo, e non saremo mai, mai soddisfatti del lavoro altrui.

O forse sono solo io che sono un brontolone incazzato perché qualcuno ha toccato LA COSA e non doveva farlo.
Non vedo l’ora di compiere ottant’anni per potermi lagnare a buon diritto tutto il giorno.


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