Ho fatto una cosa che non faccio mai. Ecco com’è andata.

L’altra sera ho vissuto un’esperienza mistica.
Presupposto: conoscete Troll 2? Se la risposta è no, rimediate. È il più bel film brutto di sempre. Parla di una famiglia che va in vacanza nella cittadina di Nilbog, e scopre che detta cittadina è abitata da goblin vegetariani che vogliono trasformare detta famiglia in verdura, per poi divorarla (la verdura, e quindi la famiglia). Aiutati dallo spirito del defunto nonno Seth, i quattro dovranno lottare per la loro vita in un epico scontro con la strega cattiva che vive nel bosco e controlla l’esercito di goblin. In tutto il film non compare neanche un troll, né esiste alcun tipo di legame con Troll, il film che si intitola come se venisse prima di Troll 2 ma non lo sa.

Troll 2 è uscito nel 1990. Nessuno degli attori coinvolti l’ha mai visto prima di qualche anno dopo: qualcuno noleggiandolo in videoteca, qualcun altro facendo zapping notturno sull’equivalente per l’Alabama di Telelombardia. È solo grazie al potere dell’Internet che il film ha acquisito notorietà: un giorno, un nerd ciccione e unto di Fonzies l’ha scovato frugando nei cestoni dei film in offerta da Blockbuster, l’ha rippato, l’ha messo in circolazione su Napster e l’ha fatto conoscere ad altre decine e centinaia di nerd ciccioni e unti di Fonzies, creando così una rete di nerd ciccioni e unti di Fonzies in costante espansione, una rete che grazie alle sue lunghe e grassocce dita dell’amore ha donato visibilità e notorietà a una pellicola altrimenti nata sotto la cattiva stella di una regia amatoriale, di un budget ridicolo e di un manipolo di attori rubati all’antica arte dello spaccare mattoni sotto il cocente sole di agosto. Da allora, la fama di Troll 2 è cresciuta come un ridente rododendro dell’amicizia, guadagnando schiere di fan, che organizzano feste annuali per celebrare il film, programmano proiezioni private, realizzano siti dedicati e merchandising di alta qualità.

La svolta vera, però, arriva nel 2007, quando Michael Stephenson, che era la baby star di Troll 2 e recitava la parte del BAMBINO ISTERICO CHE VEDE LE COSE, scopre quasi per caso quanto il suo film sia in egual misura adorato e deriso da una vasta fetta di pubblico underground, e decide di realizzare un documentario sulla pellicola, intitolato Best Worst Movie, realizzando interviste ai membri del cast originale, ai fan, a giornalisti e critici cinematografici, documentando decine di proiezioni speciali e party celebrativi, raccontando la genesi di quello che è unanimemente riconosciuto come il peggior film di sempre.

Ecco, l’esperienza mistica di cui sopra è stato vedere suddetto documentario.

Premessa: io amo Troll 2. Visceralmente. Trovo che tutti debbano vederlo, prima o poi nella loro vita, a meno che non siano privi della capacità di ridere delle cose. La prima volta che lo vidi, nonostante mi fossi preparato psicologicamente al peggio, la mia vita cambiò. E non scherzo. Non avevo mai visto nulla di simile. Non ero pronto alla visione di un prete goblin che suda esalazioni verdastre e urla «Grappoli di emorroidi!». Non ero pronto ad ammirare una strappona scosciata che si cosparge di chicchi di mais e li trasforma in pop-corn prima di divorare la sua ignara vittima. Non ero pronto alla battaglia finale con una strega che viene sconfitta grazie al sapiente uso di un hamburger.

Non ero neanche pronto a vedere un bel film, quando ho visto il documentario su un film brutto. E invece.

Best Worst Movie è una delle testimonianze più commoventi – e angoscianti – sul cinema amatoriale che vi possa capitare di vedere. Non è tanto lo scoprire quanto il regista Michael Stephenson si sia divertito a girare per l’America in cerca di party aziendali dedicati a Troll 2 che colpisce, né lo è osservare la lucida follia di un metallaro austriaco che, in completa solitudine nel suo scantinato, si è dedicato a programmare il videogioco tratto dal film. Non sono le sale stracolme di gente che ride a crepapelle di fronte a un esempio preclaro di come non si debba fare cinema a emozionare, né lo status di celebrità raggiunto da personaggi altrimenti sconosciuti come il regista Claudio Fragasso («You dont andestend nazing!»). È lo spaccato di umanità triste, modesta, mediocre anche, che Best Worst Movie regala (andando a esplorare la nuova vita dei vecchi “attori” del film): questo mi ha turbato. Perché Troll 2 è un film amatoriale e casereccio fin nella sua più intima fibra, e quindi raccontarne la storia significa spogliare il cinema di ogni seppur minima patina glam e ridurlo ai minimi termini: un gruppo di straccioni senza dignità che fanno gli scemi davanti a una macchina da presa.

Il protagonista del documentario, per esempio, è indiscutibilmente George Hardy, dentista dell’Alabama, al tempo del film residente in Utah e aspirante attore, che vinse il provino per la parte del padre di famiglia e poté così pucciare le metaforiche punte dei suoi metaforici piedi nell’altrettanto metaforico mare della celebrità. Voglio dire, RECITAVA IN UN FILM, non è forse il sogno di tutti? Sennonché poi, come in una puntata di Boris, il film gli si rivelò essere un prodotto da quattro soldi, il regista uno scalzacani convinto di essere un artista, la sceneggiatrice una sorta di sora Lella incazzata con gli amici vegetariani e per questo autrice dell’obbrobrio («It is e political mining end messig’!»), il budget ridotto a zero e gli altri attori un branco di incompetenti. E quindi George Hardy tornò a fare il dentista, «perché i miei genitori facevano pressioni e io non potevo più perdere tempo». Oggi, Hardy fa ancora il dentista, è amato da tutti, sorride sempre, è pettinato come Harrison Ford vent’anni fa ed è intimamente triste per non aver avuto una reale possibilità di inseguire il suo sogno. Presenzia a tutte le proiezioni di Troll 2 che vengono organizzate in giro per gli Stati Uniti, sedendosi in platea insieme ai fan e ridendo insieme a loro della bruttezza del film. Sorride sempre. È perfettamente consapevole di aver partecipato a un abominio, e ne ride per non piangere, guadagnandosi la tanto sospirata notorietà con vent’anni di ritardo e solo grazie a una notevole dose di autoironia. Ammette senza pudore che se potesse tornare indietro vorrebbe una seconda possibilità come attore, nonostante fare il dentista tutto sommato gli piaccia. Sorride sempre.
È quello messo meglio.

Prendiamo sua moglie (nel film). La quale – almeno così millanta – è UNA VERA ATTRICE DI MESTIERE, ha ormai una cinquantina d’anni, è completamente rifatta al punto da avere la pelle lucida come una Barbie unta di succo d’ananas e due labbra come canotti, non fa provini da anni ma continua ad avere un’agente che la segue nella sua spirale discendente, è zitella, vive segregata in una villa in mezzo al nulla in compagnia della vecchia madre catatonica e un sacco di gatti, è al contempo completamente svampita e amaramente consapevole dello squallore della sua vita, e in una delle tante interviste che ha rilasciato per il documentario paragona candidamente Troll 2 a Casablanca per qualità della recitazione e profonda umanità dei temi trattati.
Oppure c’è nonno Seth, un vecchietto che vive isolato in un paesino di montagna, senza figli né famiglia, con l’unica compagnia di una pala per spalare la neve dal vialetto e di centinaia di fotografe incorniciate che gli ricordano il momento in cui ebbe la possibilità di fare il grande salto e trasferirsi a New York o Los Angeles per tentare la carriera d’attore, e non lo fece «perché mi piace stare da solo, in una città piccina, non amo la gente». Con il sorriso più mesto che abbia mai visto stampato sulla faccia di un essere umano, il vecchino confida al regista di Best Worst Movie: «Ho sprecato tutta la mia vita, me ne rendo conto solo ora». E poi c’è il proprietario del negozio di alimentari, che non doveva neanche recitare nel film, e probabilmente non doveva neanche uscire dal manicomio nel quale era segregato prima che gli fosse concessa la possibilità di girare Troll 2. E il regista Claudio Fragasso, uno che ci crede sul serio, uno che quando mette piede a Los Angeles per la proiezione del film si sente come Fellini, mentre la gente intorno ride di lui, con affetto misto a disprezzo, gridandogli frasi che tanto lui non capisce perché l’inglese non lo parla.

È una galleria di casi umani, in pratica. Gente che pensava di avere una grande occasione recitando in un horror creato da un mago del genere e si è dovuta confrontare con una produzione che li obbligava a comprare gli abiti di scena perché non c’erano fondi. Gente che ha dato tutto e non ha ottenuto niente, se non una fama a scoppio ritardato e per i motivi più deteriori, cioè aver dato vita a quello che viene universalmente riconosciuto come il peggior film di sempre. Gente che su Troll 2 ha scommesso, e che si gode il suo quarto d’ora di celebrità quando ormai è troppo tardi per farsene qualcosa. È gente che ha rischiato e ha fallito, ma almeno ci ha provato, e ha toppato clamorosamente. È cinema ridotto all’osso, senza nobiltà, senza bellezza. Una recita scolastica, un concerto del liceo con il chitarrista figo che fa l’assolo con i denti e poi finisce a fare il cassiere alla Lidl ripensando a quando sognava di essere Jimi Hendrix.

C’è un mondo intero di fan che amano sinceramente Troll 2 (io mi annovero tra questi), e non ha problemi a ridere della sua bruttezza. C’è una discrasia forse insanabile e per questo affascinante tra questo affetto e la soddisfatta cattiveria con cui si sputa veleno su un prodotto di una mediocrità imbarazzante. C’è anche una certa dose di superbia: sicuri che voi, al posto di Fragasso, avreste fatto di meglio? Eppure lui ci ha provato, da persona tristanzuola qual è, con i pochi mezzi creativi ed economici che gli sono stati concessi rispettivamente dalla natura e dalla produzione del film. Come ci hanno provato gli attori. Che sono dei perdenti. Che spesso non riescono nemmeno a vedere il loro film con il distacco necessario da capire di aver creato uno dei mostri cinematografici più orripilanti mai messi su celluloide (parlo del film, non dei goblin).
Il problema, per quel che mi riguarda, è il seguente: Troll 2 è effettivamente uno dei peggiori film che io abbia mai visto. Eppure lo amo senza ritegno e lo riguardo spessissimo, più di quanto non faccia con Mulholland Drive, Il settimo sigillo, Qualcuno volò sul nido del cuculo. Trovo che gli attori siano dei cagnacci e che la sceneggiatura assomigli a una roba scritta dall’equivalente anni Novanta di una blogger obesa e sotto acidi che legge Vanity Fair per copiarne lo stile frizzantino ma in realtà è ribelle dentro e lo fa solo per conoscere il sistema dall’interno e riderne e provare a demolirlo grazie al sapiente uso della sua penna polemica e della sua abilità nello stuprare la lingua italiana. Non amo Troll 2 perché mi fa tenerezza o perché mi fa pensare che c’è sempre qualcuno messo peggio. Lo amo perché mi diverte, perché mi fa ridere, perché mi mette di buonumore, perché è genuino, sincero, onesto, assolutamente privo di qualsivoglia tipo di autoironia o sano distacco. È come un bambino speciale che ti consegna il suo quadro fatto con la pastasciutta cruda e le tempere, e ti sorride perché si è appena espresso al massimo delle sue possibilità. Come si fa a volergli male?

Procuratevi Best Worst Movie, anche se non avete mai visto Troll 2. È schizofrenico e induce reazioni schizofreniche: empatia e profonda tristezza per le sorti dell’umana gente, ma anche allegria e sincero affetto per il branco di masnadieri (SOGNO DI SCRIVERLO DA ANNI) che ha tirato in piedi questa baracconata. Non mi vergogno di dire che ho versato qualche lacrima, che mi si è stretto il cuore e chiuso lo stomaco di fronte alla parata di sconfitti che il documentario presenta. Eppure ero anche felice, felice per loro che finalmente sono finiti sotto la luce dei riflettori, felice di sapere che il mondo è pieno di gente come me che conosce a memoria i dialoghi più assurdi che siano mai stati scritti. Felice soprattutto perché per ogni The Tourist che esce da Hollywood c’è da qualche parte un Troll 2 che mi aspetta. Significa che lo spirito di Ed Wood è ancora tra noi, che c’è gente per cui Sam Raimi è ancora quello di La Casa e non quello di Spider-Man, che un film come Grindhouse non è un omaggio a un modo di fare cinema ormai perduto ma a un’attitudine che non è ancora (del tutto) scomparsa, nonostante Hollywood abbia provato a coattarla e inglobarla nel calderone dei tropes triti e ritriti dal quale il 90% dei registi e sceneggiatori pescano quando devono scrivere un film in mezza giornata. Vuol dire che c’è ancora spazio per la mia Fiat Duna nel metaforico drive-in della vita. È abbastanza da riempirmi il cuore.

PS: al di là di tutto, Best Worst Movie è anche un bellissimo prodotto. Girato bene, scritto bene, approfondito, ricco di chicche. È curioso pensare che il documentario sul film più brutto di sempre sia in realtà uno splendido film.


3 Risposte per "Ho fatto una cosa che non faccio mai. Ecco com’è andata."

  • Fantastico, me lo son pure riletto perché non ci credevo, non vedo l’ora di vederlo!

  • Adriano Aiello :

    ahaha, quest’uomo è pazzo. E’ un fatto, però non ci siamo, non è Troll 2 il film più brutto di sempre, naaaaa:) Prova Robot Holocaust

  • Attendete con fiducia. Sia per film+doc, sia per la mia personalissima e fallibile lista dei dieci film brutti migliori di sempre.

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