A proposito di Moon. Tutti dicono che. Io, invece, dico che.

Il giornalismo è fatto di formule.

È come un poema epico greco: ci sono delle parole originali qui e là, e intorno pezzi di frase che si ripetono sempre uguali a loro stessi, da usare quando devi chiudere la frase, finire la riga, quando non sai come esprimere un concetto. Cose che capitano anche ai migliori. Per Omero, non esisteva «Achille» ma «il Pelide Achille»; per noi, non esiste «Miley Cyrus», ma «la baby-star Miley Cyrus». Per dire come siamo messi.

Mi è venuta in mente questa roba perché di recente ho dovuto scrivere nonricordocosa a proposito di Moon, il film del figlio di Ziggy Stardust che copia 2001 ma lo fa bene e quindi è bello. Ovviamente non mi sono limitato a scrivere «Moon», ma ho usato la formula tipica che viene sempre associata a questo film da quando è uscito: «Il più interessante esordio di fantascienza degli ultimi anni, Moon».

Ora, io che arrivo sempre in ritardo sulle cose belle ho visto Moon per la prima volta due settimane fa (insultatemi, picchiatemi, tiratemi sassi, cocci di vetro e cavalli a dondolo). L’ho trovato bello, indubbiamente bello: estetica minimale e artigianale, quasi gilliamesca periodo Brazil a tratti – o forse sono io che vedo Gilliam ovunque –, colonna sonora da urlo carpiato che non per niente arriva dalla penna di Clint Mansell il quale anni fa scrisse la roba più terrificante e sconvolgente mai concepita da mente umana, ottima prova di Sam Rockwell, la voce di Kevin Spacey adattissima, sottrazioni su sottrazioni di trama, situazioni ed eventi, uno spiegone finale banalotto ma nemmeno troppo e sicuramente non in modo fastidioso… insomma, un film di fantascienza come si deve, che non mi ha fatto urlare al miracolo quanto piuttosto delicatamente accostare indice e medio delle due mani a simulare un applauso regale e molto inglese. Qualche perplessità mi rimane ancora adesso, su Moon: per esempio, la parabola del robot che pian piano si umanizza è deboluccia e stiracchiata, roba da AI più che da sci-fi bella. Ma soprattutto, il fatto che sì, Moon film di fantascienza ma tutto sommato anche no, più che altro un’esplorazione dei limiti di sopportazione dell’essere umano in condizioni estreme, un teatrino della solitudine e dell’alienazione unito alla sempiterna domanda: «Cosa ci rende umani?», insomma una pellicola (quanto mi piace scrivere «pellicola») filosofica/esistenzialista/solipsista incastrata in una cornice fantascientifica. E questo mi ha fatto riflettere non tanto sulla qualità del film in sé, quanto sulla formuletta a esso appiccicata: «Il più interessante esordio bla e ancora bla».

Ora, io sono cresciuto a pane e fantascienza; mio padre non voleva che guardassi gli horror perché mi avrebbero segnato a vita, mi ha sempre tenuto alla larga da Alien dicendo che sarei MORTO MALE se l’avessi visto, ma in compenso aveva (ha, perdìo!) una collezione sterminata di Urania, di raccolte di premi Hugo e altre amenità simili.

[piccola parentesi, quadra perché mi piace di più: poi ci sono arrivato, agli horror, non preoccupatevi, e infatti oggi come oggi la mia proporzione horror visti/altri film visti è di 1:1]

Quindi ecco, sono cresciuto con la sci-fi. L’ho sempre amata, per tantissimi motivi: le astronavi, gli alieni, le avventure su pianeti lontani, ma anche il mindfuck, la distopia, la –scienza, certo, anche, soprattutto. L’ho sempre amata perché, se è buona fantascienza, prende il mondo come lo conosciamo, lo stravolge, lo esagera, lo parodizza, lo estremizza, insomma CI FA DELLE COSE e costringe a pensarci su. Vive di what if…?, di what if not…?, di suggestioni, ipotesi, vicine, lontane, remote, attuali, ma sempre di ipotesi, comunque, di proiezioni, di riflessioni. Una bella opera di fantascienza apre uno spazio di possibilità/probabilità (qualunque cosa ciò voglia dire), nel quale fa muovere le marionette protagoniste della storia. Non è un genere che parla dell’uomo, ma degli uomini, se si capisce quel che intendo. Ecco perché Soylent Green è molto più fantascienza di quanto lo sia Guerre stellari, anche se il primo parla di un mondo dove c’è troppa gente e il secondo è una grandiosa favola vecchio stile ambientata in una galassia lontana lontana con alieni spade laser incesto piccoli omini verdi con le orecchie a punta orsetti pelosi cagnoni pelosi vermoni glabri una generica ossessione per il pelo e infine guardie del corpo del vecchietto di Arancia Meccanica vestite con un costume nero e una maschera che li fa parlare con voce roca tipo asma solo che poi diventa buono e muore.

[non mi addentro oltre nella disquisizione filosofica su cosa sia fantascienza e cosa no, perché una volta ho fatto l’errore di sollevare la vexata quaestio durante una serata al pub a bere della birra e la cosa ci ha portato via tipo due ore]

Ma comunque. Dice ma sei un cagacazzo se sostieni che Moon non sia veramente fantascienza. Ecco, non è esattamente così, voglio dire, Moon È un film di fantascienza, e la cornice lievemente distopica nel quale è inserita la storia contribuisce certamente. Ma è soprattutto la storia di un uomo, un uomo singolo, con il quale volendo possiamo identificarci, empatizzare, capire e vari bla. «Ma allora» potreste continuare, oh lettori!, a interrogarmi sulle mie coraggiose affermazioni «se non Moon, chi?». Perché è vero, c’è anche il sempiterno principio di esclusione: di fronte a una carenza di interessanti esordi sci-fi negli ultimi anni, Moon dovrebbe automaticamente guadagnare la palma di.

Peccato che, nel 2009, un tizio sudafricano dalla faccia simpatica e lievemente sbarellata si sia messo davanti al suo computerino in uno scantinato triste e polveroso, con un pacchetto di patatine unte in una mano e il mouse nell’altra e un ventilatore puntato addosso per scacciare la calura dei pomeriggi estivi di Johannesburg, e abbia creato dei bizzarri gamberoni alieni, dando loro vita, confinandoli in un ghetto, costringendoli a subire razzismo e apartheid in una storia autenticamente toccante, emotivamente intensa e, come dicono gli anglofoni, thought-provoking. Perché sì, District 9 (ah già, è questo il film di cui) parla di Murdock dell’A-Team che diventa un gamberone, ma prima ancora di questo parla di discriminazione, di scontro con il diverso, di ruoli ribaltati, di incomunicabilità. Parla degli uomini, dell’umanità, dell’Uomo, dell’idea platonica di AVETE CAPITO.

Moon è un film sull’astronauta Sam Bell. District 9 è un film sul difficile rapporto tra due specie, una delle due immaginata secondo canoni più o meno scientifici e di plausibilità. Per me, è fin troppo chiaro quale dei due sia «il più interessante esordio di fantascienza degli ultimi anni».

[oltre al fatto che a me il nome District 9 fa venire in mente Plan 9 From Outer Space e quindi godo]


4 Risposte per "A proposito di Moon. Tutti dicono che. Io, invece, dico che."

  • Giorgio Viaro :

    MOON parla di una certo tipo di persona in un certo tipo di contingenza, DISTRICT 9 parla di un certo tipo di società in un certo tipo di contingenza. In MOON la morale è sotto traccia, in DISTRICT 9 la morale è la traccia (i personaggi sono figurine). Ovvero MOON è un film umanista, DISTRICT 9 è un film predicatorio. Io odio, odio, odio (tre volte) i film predicatori. Io odio, odio (due volte soltanto) DISTRICT 9. E il miglior esordio forse è MONSTER

  • Perché predicatorio? A me sembra umile nel suo suggerire uno scenario. Poi è chiaro che tutto, comportamenti, scelte, l’idea stessa che sta dietro al film partano da una tesi ben precisa (l’ubiquità e l’inevitabilità della xenofobia, in tutti i sensi), ma non mi pare che proponga soluzioni né facili morali. Suggerisce, al limite, ma soprattutto racconta, con una certa freddezza anche.
    Il vero problema di Moon è che non mi dice nulla di nuovo, in fondo in fondo. È più un esercizio di stile; bellissimo, come esercizio di stile (le scenografie, gli effetti speciali, la fotografia, la sempiterna e sempre evocata ATMOSFERA), ma alla fine un po’ vuoto, forse forse.
    Poi oh, avercene di Duncan Jones eh, considerando che è tipo quindici anni che la fantascienza butta fuori film belli con il contagocce.
    Monsters, invece, lo sto aspettando con una certa impazienza, devo dire.

  • fabioguaglione :

    Quanti succosi argomenti. Complimenti per i post sempre interessanti.

    In ordine rigorosamente e ossimorosamente sparso (se interessa).

    – Sì, è probabile che tu veda Gilliam ovunque.

    – L’esplorazione di ciò che comporta la domanda “cosa ci rende umani?” è di fatto il centro nevralgico del genere narrativo chiamato fantascienza. Nella sci-fi, quella buona, tutti gli elementi narrativi (che riguardino l’environment e di conseguenza anche i protagonisti) servono da leva per descrivere (empaticamente o distaccatamente) l’uomo in quanto individuo ed in quanto razza umana. Non ci sono cazzi. Altrimenti scoppia il finimondo. Non è forse questo il centro di Blade Runner? O di Gattaca? Inception?
    Film come Moon, o come Children of Men…rientrano in quella bella categoria non categorizzabile… o categorizzabile con un bello slash: Sci fi / Drama.
    Questa è la creme della creme della fantascienza.
    Moon è un film di fantascienza. Sci fi / Drama, se volete.
    Oltretutto, ciò che caratterizza tecnicamente e pedissequamente un film di fantascienza è la presenza di componenti narrative (volendo anche estetiche) che non sono possibili a livello pratico al giorno d’oggi.
    Colonie sulla Luna, società che clonano impiegati per risparmiare soldi… E’ realizzabile al giorno d’oggi? No. Teoricamente ma non praticamente. Ergo, science fiction.
    Sì, Moon è in forma e in sostanza un film di fantascienza.

    -A modo suo, all’acqua di rose, anche Moon parla degli uomini… Del modo di sfruttare le risorse (umane e non), ecc…

    – ora. il punto pesante. Da chi scrive eccellentemente su questo blog in maniera così articolata e sagace… beh, mai mi sarei aspettato una lode a uno dei film più sopravvalutati della storia. District 9.
    Tutti i “temoni” accennati… sono molto più presenti nel cortometraggio “Alive in Joburg” (stesso regista) che nel filmone sparatutto di qualche tempo fa.
    La premessa del film è altissima, e GENIALE, ma è buttata via in una brutta copia del Verehoven dei tempi d’oro. Un pasticcio totale di linguaggi registici (documentari che si capisce subito che sono finti, mischiate con scene da film in cui gli alieni parlano con i sottotitoli, ecc), in una sceneggiatura piena di buchi colossali. Ma colossali. Ma colossali davvero. Ma da riderci e piangerci sopra mille volte. La storia sta in piedi solo se ci pensi 3 volte e trovi dei motivi perchè ti è piaciuto il look del film. Gli ultimi 10 minuti del film consistono in un frullato di merda e sangue, in cui il protagonista entra in un esoscheletro (impersonando il regista, frustrato per non aver portato a termine il film di Halo che sviluppava da 3 anni), e comincia a far esplodere in un paciugo horror tutti i nemici, urlando la batutta intellettualmente più alta del film “VI AMMAZZO TUTTI, UOMINI DI MERDA!”
    Ci sono scene involontariamente ridicole (a bizzeffe), che alcuni critici hanno voluto interpretare per ironiche, non capendo invece il tono veramente pretenziosa dell’opera… c’è anche la scena in cui l’alieno rimane triste quando vede gli uomini-cattivoni che fanno gli esperimentoni sugli alienoni amiconi (a riprova del fatto che non è proprio per niente un film ironico…)
    D9 ha il merito di aver portato una ventata d’aria fresca a livello di immaginario, di essere molto curato nella sua realizzazione, di avergliela messa nel c**o agli studios con un progetto costato poco ed innovativo.. ha dalla sua anche notevoli scene prese a sè stanti (gli esperimenti su Murdock dell’A team)… ma tutto lì.
    Perchè D9 parla dell’incomunicabilità? Forse perchè gli alieni parlano una diversa lingua? O perchè ci vogliono sottilmente dire che non c’è niente di male a scoparsi un’aliena? Dire che D9 parla dell’idea platonica di alcunchè, è eufemisticamente azzardato.
    Come dire che Vasco Rossi è un poeta. E allora De Andrè cos’è?!

    D9 parte da una premessa assurdamente geniale, ma il suo svolgimento è assurdamente dumb. Il suo look (e, se interessa, il suo sistema produttivo) è fottutamente cool.

    Moon ha una forma audiovisiva pazzesca, una performance del protagonista pazzesca…ma è davvero un esercizio di stile.
    Concordo assolutamente con il sintetico ma veritiero “Poi oh, avercene di Duncan Jones”.

    Ma…il miglior esordio di fantascienza degli ultimi anni?
    Mi sa che dobbiamo pensarci ancora.
    Altri candidati?

    Monsters…molta attesa, e molta paura di delusione.
    Ma soprattutto… sarà fantascienza? Drama? Horror?
    Sci fi / Drama / horror.
    Oh mio dio.

  • antigasmask :

    moon è il prequel di blade runner. e già solo questo lo rende un film notevole.
    la fantascienza deve mostrare il mondo e fare pensare lo spettatore sul mondo che lo circonda.
    e moon è un film che fa pensare

  • Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

    Se non sei registrato clicca qui registrati