INTERNO - CASA CON BRUTTA CARTA DA PARATI - NOTTE JULIANNE MOORE CON I CAPELLI GRIGI è su un letto che urla. Al suo fianco c'è una Bibbia [NB INSISTERE sul dettaglio della Bibbia]. Sta partorendo. Musica inquietante. [INSERIRE LA PAROLA "SATANA" DA QUALCHE PARTE]. Partorisce. Esce un feto, brutto e coperto di sangue come qualsiasi feto nella storia dell'umanità. JULIANNE MOORE CON I CAPELLI GRIGI URLA DI NUOVO e prova ad accoltellare il feto...
Bla bla è finito l'anno, bla bla le classifiche, bla bla diamo uno sguardo ai 365 giorni passati 366 se l'annata è bisesta e valutiamo le cose migliori uscite in ambito [cinematografico/musicale/videoludico/carpentieristico]. Sì esatto giusto bravi, è quel periodo dell'anno in cui si tirano i bilanci e dovunque compaiono liste tipo I migliori [n] [tipologia di prodotto] del 2013. È una pratica deliziosa che consente al [giornalista/critico/blogger] di sottoporre al pubblico i propri gusti e giudizi per sentirsi rispondere «maccome, non hai messo [film]! Maccheddici [altro film] è cesso!» e altre cordiali amenità di questo tenore...
Uno scrinsciot sfocato, perfetto simbolo del film Non ho un bel rapporto con Bret Easton Ellis, almeno non ce l'ho più da qualche tempo: affascinato come tutti da American Psycho e Le regole dell'attrazione, l'ho perso di vista quando ha cominciato a incartarsi su se stesso e sulle sue ossessioni. Arrivato al tremendo Glamorama l'ho mollato e mai più ripreso, se non per un breve ritorno di fiamma quando il Nostro ha trattato male il mio nemico giurato David Foster Wallace...
Il problema di arrivare in fondo a una serie come i Soprano, in particolare di arrivarci con un ritardo neanche più colpevole quanto piuttosto imperdonabile, è che le cose originali da dire sono finite da anni. Aggiungete il carico da novanta che nessuno, nessuno è mai riuscito a muovere critiche sensate alla creatura di David Chase, che in 76 episodi la fatica di trovarne uno debole è talmente improba da diventare erculea, e d'altra parte perché uno dovrebbe volerlo fare?, e che in particolare l'ultimo episodio è diventato materia di ponderose disquisizioni difficilmente descrivibili a parole, e otterrete un risultato deprimente per lo scribacchino: una voglia matta di buttare giù due righe per il «me too», coniugata con l'impossibilità di stendere un testo anche solo vagamente interessante o nuovo...
Inizierò questo pezzo facendo una cosa che non si fa: menandomela un casino. L'altro giorno sono arrivato in ufficio, poi all'ora di pranzo sono uscito. Dopo pranzo sono rientrato. Il rientro post-prandiale è stato un bel momento: sulla mia scrivania c'era lui: Da poco diventato maggiorenne, Il seme della follia è uscito in Blu-ray, e io ce l'ho, e ne sono felice. Ne sono felice perché domani è Halloween, la serata ideale per un horror; io sarò a Lucca Comics e senza lettore Blu-ray, ma se fossi rimasto a casa vi assicuro che mi sarei riguardato quello che è il mio Carpenter preferito – non mi azzardo a dire «il migliore» perché scoperchierei un vaso delle Marianne, che è tipo un vaso di Pandora ma profondo come la famosa fossa...
Ciao, amico lettore. Quanto tempo che non ci vediamo, amico lettore. Tutto bene? La famiglia, l'amore, lo studio? E la salute, tutto a posto con la salute? Che quando c'è la salute c'è tutto. E tua sorella, la modella di intimo? Tutto bene pure lei? Salutamela caramente, eh! Che quando c'è la sorella modella di intimo c'è tutto. E tu, soprattutto, tu, come va? Parlami di te, raccontati; cos'hai fatto in questi mesi? Lo so, sono stato negligente, amico lettore, ma non è colpa mia...
«You know, sweetheart, if there's one thing I've learned, it's this: nobody knows what's gonna happen at the end of the line, so you might as well enjoy the trip». Ieri sera, dopo una lunga sessione di noia guardando The Hypnotist e una più breve ma decisamente più interessante sessione di ninja giocando a Mark of the Ninja, ho deciso di farmi un giretto in quel luogo magico che è l'Internet, alla ricerca di un modo per farmi venire sonno...
Ho passato un weekend assai gradevole, in compagnia di una ragazza appena uscita dall'università (facoltà di archeologia), con un corpo da sballo e un viso dolce e indifeso. Siamo stati molto vicini per parecchi giorni; tra me e lei c'era solo uno schermo, un controller, una PlayStation 3 e un divano. Traduzione: ho giocato a Tomb Raider, quattordicesimo e ultimo titolo di un franchise ormai infinito, che ha accompagnato tre generazioni di console e quasi vent'anni di nottate insonni per giocatori di tutte le età e che, ahimè, negli ultimi tempi aveva perso smalto, incisività e soprattutto portata culturale...
Oggi esce nei cinemi italiani Non aprite quella porta 3D, un film misterioso e inquietante già dal titolo: è lui a essere in 3D o è la porta? Se la risposta è "la porta", esistono anche porte in 2D, al di fuori di quelle di Super Mario? Ma comunque: visto che il film di John Luessenhop è tecnicamente un film de paura, anche se di fatto de paura ne fa poca se non niente, ed è piuttosto una glorificazione della bambolosissima Alexandra Daddario, qui in redazione s'è deciso di omaggiare il genere "film de paura" andando a tuffarsi nei ricordi di ciascuno e presentando una lista ragionata dei "film de paura che ci hanno fatto più de paura nella nostra vita"...
Sopra: quest'uomo sta guardando Django Unchained. A un certo punto durante l'ultimo film di Quentin Tarantino c'è una roba che esplode. È un momento gratuito, ridicolo, idiota e fuori luogo. Django Unchained è pieno di momenti gratuiti, ridicoli, idioti e fuori luogo. Ce ne fosse uno meno che perfetto. L'ultima parola della frase precedente è quella che sentirete più spesso riguardo a Django Unchained...