Mine non è più Mine – parte I

E’ Ferragosto. Sto scrivendo sui tavoli di un diner americano. Che si affaccia sul mare di Livorno. Ed io indosso un paio di scarponi anfibi. Nonché jeans, t-shirt e camicia aperta ed arrotolata sulle maniche, come se venissi dal 1993. E’ questo che ha fatto MINE, ha amplificato il mio fuso orario con il resto del mondo.

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Ieri sera al cinema prima di un film molto importante ho visto il teaser trailer di Mine, e mi sono reso conto che lo stavo guardando con un pubblico in sala. Avendone vissuta tutta la lavorazione in prima persona, quel trailer lo conosco a memoria. Eppure guardarlo in un cinema, con un pubblico di sconosciuti, è stata un’esperienza surreale, uno di quei momenti in cui non riesci a restare completamente dentro il tuo corpo, inizi a viverli quasi da fuori. Fa parte di questa fase della mia vita in cui sto entrando che chiamo “Surrealtà.”

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Un amico è stranito dal vedere al cinema il teaser che viene proiettato con il co-regista seduto al suo fianco. Finisce il teaser e si alza un mormorio. Uno dietro di me dice “alla fine di questo film mi sa che ti serve un fegato nuovo!” alludendo alla tensione. Subito dopo inizia il trailer di Dottor Strange. Cioè il teaser del mio film è stato proiettato tra quello di Jason Bourne e di uno di un film Marvel. Surrealtà.

E’ la prima settimana di programmazione del teaser nei cinema, quindi mi arrivano tutta la sera messaggi sul cellulare di persone che l’hanno visto. Addirittura qualcuno mi manda lo screenshot dal cinema o il filmato bootleg. WhatsApp mi si riempie di amici ed amiche che si fanno selfie di fronte alla locandina del film nei cinema.

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Vedere il poster di Mine nei cinema in cui ho passato centinaia di serate con la mia banda, dove ho visto centinaia di film e dove ho fatto centinaia di sogni ad occhi aperti, è una sensazione allo stesso tempo intensa ed estraneante. Nei miei posti di vita vissuta come l’UCI di Pioltello o l’Arcadia di Melzo, c’è ora il poster del nostro film. E’ come se al liceo con me in classe venisse Peter Parker. E’ un corto circuito che crea una nuova realtà che ha perfettamente senso non avendo logica. Surrealtà.

Le reazioni di perfetti sconosciuti al teaser e alla locandina rendono matematicamente chiara una cosa. Il film non mi appartiene più. Questo l’avevo già visto arrivare con le prime interviste, in cui i giornalisti vedono cose che tu hai effettivamente messo nel film, ma ricavano anche chiavi di lettura che esistono al di là delle intenzioni consce degli autori, come se osservassero un oggetto da una prospettiva che l’artigiano che l’ha creato non abbia mai considerato. Questo, nel caso di un pubblico, inizia a succedere su un livello di massa. Quindi gradualmente il film viene analizzato, vissuto e scomposto nelle infinite parti di un enorme prisma la cui costruzione ha richiesto anni, in un hangar supersegreto.

thumb_IMG_6030_1024Me n’ero già accorto io personalmente, che Mine sarebbe stato diverso ad ogni visione, per chiunque. Da un punto di vista semplice ed oggettivo, ad esempio, quando ho testato la versione finale del film in vari cinema, solo in 2 sale italiane su 10 provate ho visto e soprattutto sentito il vero, esatto risultato del nostro lavoro. Le condizioni di luminosità del telo, le impostazioni del proiettore, l’equalizzazione della sala a discrezione del tecnico audio…ci sono infinite variabili che influiscono sulla fruizione di aspetti su cui il team di Mine ha lavorato per anni. Ad esempio io ed il tecnico di mix siamo stati un giorno intero a dosare il volume dei granelli di sabbia che si spostano con il vento in una determinata scena…e magari nel cinema dove andrete voi quel suono manco lo sentirete perché lavora su frequenze segate dall’impianto. Oppure ancora, suonerà diverso.

Il mio Mine, My Mine, la mia personalissima mina, è quello che conosco, che ho visto e sentito nei laboratori al massimo della qualità. Ma per ognuno di voi il film sarà quello di cui farete esperienza, tra quei granelli di sabbia o meno. E l’esperienza che ne farete genererà un film nella vostra testa e nella vostra anima che è la rielaborazione del Mine originale. Quindi tecnicamente ed emozionalmente esisteranno infiniti Mine. Non solo uno leggermente diverso per ogni cinema, televisore o impianto audio, ma uno infinitamente diverso per ogni essere umano che lo vedrà. Quindi Mine non esiste.

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Neanche l’oggetto filmico in sé, che dovrebbe essere la cristallizzazione di tutto il lavoro ed il viaggio che ci sono dietro, per me è qualcosa di statico e definito. Ogni volta che lo rivedo infatti io noto cose che vorrei ancora modificare, visualizzando il cambiamento nella mia mente. Ma soprattutto rivivo sovrapposti i ricordi di tutti gli eventi che hanno portato a generare quella determinata inquadratura finale. Da quando l’abbiamo pensata in un bar di Milano a quando l’abbiamo girata a Fuerte Ventura, passsando attraverso montaggi notturni, composizioni musicali invernali e color grading e mix finali romani. Ad ogni visione, ipotesi e tensioni verso un Mine diverso collimano con i ricordi di tutto ciò che ha portato a questo Mine. L’unico Mine che rimarrà per sempre per me è il Mine dei ricordi, My Memories, Mine Memories. Quando guardo Mine, più che il film io vedo il viaggio che abbiamo fatto. Il film è un portale che mi apre finestre improvvise sulla timeline degli ultimi quattro anni della mia vita.

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(Continua su Best Movie e Best Movie.it …
…e ovviamente al cinema dal 6 Ottobre)

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