Sogni comunicanti

La scorsa settimana sono andato in un liceo a tenere una conferenza assieme ad un mio caro amico nonché giovane scrittore, Maurizio Temporin. Abbiamo parlato di varie tematiche che attraversano trasversalmente il mestiere del cinema e della letteratura. Ovviamente, oltre a illustrare nella chiacchierata alcuni meccanismi dello storytelling non ho esitato a infilare un po’ di esoterismo in borghese, che fa sempre bene.

Lavorando in questo campo ed essendo dominato da Mercurio qualcosina riguardo la comunicazione l’ho imparata, quindi ho pensato che il modo migliore per “agganciare” quelle giovani menti fosse quello di riportare ogni concetto su un piano personale. Anche se quanto sto per dire mi farà sembrare terribilmente vecchio (cosa che ovvvvvvvvvviamente non sono) , ricordo bene gli anni del liceo. Gli anni in cui gli individui intorno iniziano a chiederti “ma tu, cosa vuoi fare?” Gli anni in cui fai le prime scelte rispetto al “cosa farò da grande”. E come si fa a fare una scelta?

Da questo punto di partenza abbiamo iniziato una lunga chiacchierata…e ho capito che quanto stavo dicendo pareva interessare poiché vedevo che nessuno dei ragazzi controllava ossessivamente lo smartphone, anzi.

2Alla fine della conferenza, nonostante la timidezza prevalga sempre, ho avuto qualche feedback entusiastico. Ho chiesto cosa fossero le cose avevano colpito di più e uno dei punti fondamentali era “il racconto dell’esperienza diretta di due persone che ce l’hanno fatta.” Sottointeso: a fare quello che volevano fare.

Ok, chi mi conosce lo sa, io ritengo di non aver fatto un bel niente di rilevante nell’universo, e tutto ciò che ho realizzato finora lo considero solo riscaldamento. L’accordatura prima del concerto. Sono solo i primi passi di una scalinata che io riesco a vedere, ed è molto lunga e molto ripida.

Però.

Però mi sono accorto di una cosa. Quando parlo con alcune persone, quando ricevo i commenti in privato sui post di questo blog. Quel poco che ho fatto (assieme al mio socio), costituisce , nel suo piccolo, un esempio forte. Quello che per me è niente, o al meglio normalità, per altre persone costituisce un sogno da realizzare. Ed il fatto che sia una persona qualunque, figlia di persone che non c’entrano niente con l’industria del cinema, che si è fatta un culo così durante gli anni e ha raccolto qualche risultato ed è arrivata a interfacciarsi con realtà importanti, è qualcosa che galvanizza. E, cosa che mi ha colpito molto, sta cominciando a galvanizzare persone molto giovani.

Le prime volte che ho ricevuto commenti privati di persone che mi dicevano che dopo aver letto il mio blog o aver visto i nostri backstage avevano deciso di buttarsi e di realizzare il loro primo corto…mi sono sentito sinceramene onorato…e investito di una responsabilità. Tutti i giorni siamo bombardati da notizie, immagini, video, link che ci mostrano la merda diffusa nei centri nervralgici dell’Italia, solo il peggio del peggio. Ma la realtà è che c’è fascino e fame di storie positive. Perché il respiro della speranza spezzerà sempre la morsa dell’artiglio della paura, non ci sono cazzi.

E’ anche a causa di questo riscontro che sto avendo, che nel blog di Best Movie parlo sempre di più di me in prima persona. Anzi, racconto proprio i cazzi miei. C’è un’utilità, o almeno credo, nel condividere la nostra esperienza nella maniera più trasparente possibile. Genera una connessione diretta. Più volte negli ultimi mesi mi è stato detto che ciò di cui parlo diventa una vera e propria, parole testuali ,“fonte d’ispirazione”. Non so se potrei essere più lusingato di così.

Io cerco di realizzare i miei sogni racchiudendoli nei film. Ma a loro volta le storie dietro un sogno possono inspirare altri sogni.

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E’ da quando ho capito questo meccanismo che non mi risparmio a dare miei pareri o raccontare un pezzo della mia storia in ogni bloggata, in ogni chiacchierata, in ogni incontro, in ogni intervista, in ogni riunione, in ogni caffè.

Questo qui sotto è un documentario realizzato da Carlotta Petracci, un’amica il cui lavoro e personalità difficilmente rientra nelle definizioni, che riassume (in maniera estrema)in qualche minuto la nostra storia dal 2000 al 2013, prima che “MINE” partisse.

Per me è solo il piccolo prologo di una storia di molto più ampia portata, ma è così che i protagonisti vivono le storie dal di dentro. So che per molti invece sarà una testimonianza diretta di folia, sofferenza e coraggio in grado di generare una scintilla. Alcuni di voi si emozioneranno e cominceranno a sentire una vocina in testa che vi dirà cosa vuole fare. Saranno tutte cose senza senso. Tutte cose “impossibili”. Il miglior consiglio che posso dare a queste persone è: vivete quell’emozione. Ascoltate quella vocina. Fate tutte quelle cose “impossibili”, dalla prima all’ultima.

Buona visione.

Ci vediamo alla prossima conferenza.

 


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