La preproduzione di “Mine”. Ovvero come l’universo ha ricominciato a parlarmi tramite i caffé.

fotoMetà Giugno. Sono sul letto per una distorsione mica da ridere al piede. Mi guardo in silenzio le fasce che mi comprimono la gamba e penso a tante di quelle cose, indietro e in avanti. Dopo poco scopro quasi per caso che la frase che definisce le persone nate il 13 Settembre è : “La corsa è una specie di volo melodico, accompagnato dai piedi che battono un ritmo sul terreno.” Corsa. Piedi. Poco prima stavo proprio pensando che si puo’ correre anche stando fermi. Stessa cosa vale quindi anche per il volo, suppongo. Non sono i piedi che fanno volare. Eppure faccio ancora fatica a non sentirmi immobilizzato.

Inizio di Agosto. Una frase alla fine di una conversazione interminabile e complessa cerca di portare sollievo. “I know that we’re both Virgo, but we should be happy for five minutes because you can’t say everyday that we’ll make a movie.

Copia di IMG_2892Non è mai facile individuare il momento in cui qualcosa comincia, specialmente un film. Ma scelgo questo. Una frase di Miguel, co-produttore spagnolo di Mine, pronunciata al telefono, alle 3 del mattino di una serata cominciata con un aperitivo sui Navigli. Dopo la cena cominciano una serie di telefonate internazionali e poi transoceaniche tra me, produttori, co-produttori e avvocati. Si cerca di trovare la quadra degli accordi. Si cerca di capire come riuscire a fare il film con la metà del budget (im)previsto. Si cerca di capire se lo si vuole fare comunque, visto che sarà un’impresa durissima. Un viaggio lungo e impervio. Una volta che ci si incammina, non si puo’ tornare indietro.

Copia di IMG_3020Quando Miguel pronuncia quella frase, il cielo è ancora buio. Sono di fronte alla fermata dei taxi di Porta Genova. Alcune ragazze ridono sedute aspettando un pullman e gridano che vorrebbero un fidanzato. In qualche modo, “MINE” è partito. Dovrei provare un’emozione forte, o qualcosa di simile. Invece metto giù il telefono e penso qualcosa tipo “ah, ok, allora il film si fa.” Non riesco a rendermene conto fino in fondo. Come ci si puo’ rendere conto dell’accadere di qualcosa che hai aspettato per così tanto tempo?

Non me ne sono ancora reso conto nemmeno ora, poco meno di un mese dopo, a preproduzione avviata…a dir la verità a preproduzione quasi finita. Tra due settimane giriamo. E se ci penso…no, non posso proprio dire che sono nervoso. Sono ufficialmente un ex-ansiogeno. O forse il fatto è che mi sento esattamente dove dovrei essere, a fare quello che dovrei fare. E questo, nonostante i mille ostacoli da affrontare, non puo’ che donare un certo senso di serenità. Bisognerebbe sempre chiederselo. Sto facendo quello che vorrei fare? Sono dove vorrei essere? Ascoltare la risposta. Prendere provvedimenti. Spostarsi sempre più vicino a quel posto.

Copia di IMG_2889“Mine” sarà girato tra Fuerte Ventura e Barcellona. Per preparazione e riprese, stiamo continuando e continueremo a fare avanti e indietro dall’isola. Meno di 4 settimane che sono in Spagna, e ogni giornata è ora interminabile, sembra composta da 30 ore. Ma ce ne vorrebbero 40.

A causa di meccanismi di co-produzione internazionle tra Italia, Spagna e Usa, non abbiamo potuto portare a lavorare con noi il nostro team. Lottando, siamo riusciti a tenere come membro della squadra solo Andrea Bonini, il nostro storico compositore musicale. Con Bonini ci conosciamo dal liceo. Le sue musiche sono parte portante delle storie che raccontiamo come Afterville e True Love. Appena atterrati a Fuerte Ventura abbiamo conosciuto gli HOD (“Head of Department”) che lavoreranno con noi, accuratamente scelti da Miguel in accordo con il nostro “profilo” (un giorno, a fine riprese, gli chiederò di esplicitarci quello che lui ritiene essere il nostro profilo): direttore della fotografia, aiuto regia, production designer. Sono loro che ci aiuteranno a dare vita al film. Elementi assolutamente cardine. I primi secondi non possono che essere d’impaccio e imbarazzo. Individui completamente sconosciuti, messi insieme all’ultimo secondo per lavorare insieme giorno e notte per lungo tempo.

Copia di IMG_3177Il ghiaccio si rompe. Poi si scoglie, sotto il sole di Fuerte Ventura. Cinque giorni di location scouting e ricognizione tecnica in cui si mostrano le ambientazioni ai collaboratori. In cui si definiscono i posti in cui vogliamo girare. Esigenze creative, problemi produttivi. Tipo “ragazzi, questa spiaggia è un parco naturale. Significa che nessun veicolo puo’ percorrerla. Significa che per girare qui tutti i giorni dovremo fare a piedi venti minuti all’andata e al ritorno, portando a mano tutta l’attrezzatura”. Parliamone.

Copia di IMG_2914La storia di Mine racconta di un soldato che rimane bloccato nel deserto. Spenderemo molto tempo del film nello stesso posto. Serve la location perfetta. La duna perfetta. Deve offrire possibilità interessanti da inquadrare in tutte le angolazioni, in accordo con quello che accade negli storyboard. Abbiamo trovato dei posti che mm-mm-potrebbero-andare-bene-dai. Ma con i condizionali tiepidi io ci faccio poco. Non abbiamo ancora trovato il set perfetto. Mentre gli altri si fermano a parlare e a considerare le variabili di un posto che “is not that bad”, vedo il mio socio che comincia a camminare a passo spedito. Verso qualcosa, ma non si sa cosa, poiché una duna copre l’orizzonte. Non lo so spiegare, ormai ho imparato a riconoscere certi momenti. Lo seguo, mentre gli altri ci guardano perplessi. Raggiungo la cima della duna. E vedo Resinaro da lontano, al centro di uno spiazzo enorme. Fermo. Si guarda intorno, mani sui fianchi. Lo sapevo, era uno di quei momenti. Scatto una foto che spero diventerà storica. Scendo e osservo il posto. Abbiamo trovato LA duna. E gli sfondi perfetti per il film.
Il vento soffia e trasporta sabbia, le dune cambiano con i mesi. Se sarà un problema, ci penseremo.
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Si inizia a parlare di come affrontare i macro-problemi del film. Che non sono un cazzo pochi. Con questo tipo di basso budget, ogni scelta deve essere ponderata a lungo. Le riunioni diventano lunghi pomeriggi passati a discutere nei bar migliori e peggiori dell’isola. Nei ristoranti migliori e peggiori dell’isola. Menzione speciale alle Empanadas del ristorante Peruviano. Lunghi pomeriggi in cui si continuano ad ordinare “cafè solo” e “cafè cortado”. Lunghe e inaspettate Skype call con l’Italia che ridefiniscono il mio concetto di “casa”. Cosa ho lasciato? Cosa ritroverò? Ce l’ho ancora io un concetto di “casa”?
Questi mesi saranno una bolla spazio temporale in cui tutto è possibile.

Copia di IMG_2927Dormo 3 ore a notte. Affronto le giornate a segmenti. Aumento la mia dose giornaliera di caffè, anche se non dovrei. Si vola a Barcellona.

Qui abbiamo gli uffici di produzione. Quindi, per quanto suoni strano dirlo, la mattina “vado in ufficio”. Come una persona seria. Prendo la metropolitana, uso il badge e saluto i colleghi.

La preproduzione procede furiosa, al ritmo di 5 o 6 meeting al giorno. Argomenti disparati è dire poco. Bisogna rimanere continuamente lucidi per capire cosa serve al film, capirlo in fretta, capirlo trasversalmente per ogni reparto, capirlo entro i limiti del budget.

Riunioni con consulenti militari per revisionare i dialoghi più tecnici dei Marines, per conoscere il loro comportamento in situazioni di emergenza, per scegliere le armi in dotazione ai personaggi. Ovvero come ascoltare alcuni consigli fighi e come rispondere ad altri dicendo “ehy, è un film.” Tutte le volte che un consulente militare mi dice che una cosa che abbiamo nella sceneggiatura non è realistica , mi verrebbe da rispondergli “il film è mio e lo faccio come voglio io”.

Copia di IMG_2997Riunioni con addestratori di animali per capire come girare una scena in cui dei Licaoni del deserto assaltano il protagonista. Ovvero voler rispettare lo storyboard senza uccidere nessuno degli attori. Non prima dell’ultimo take, almeno.

Riunioni con make up artist per capire come trasformare gli attori per rendere il passaggio del tempo, il deterioramento del fisico a causa di disidratazione, ferite e privazione di sonno. Ovvero come creare 7 fasi di make up diverso per Armie Hammer e non incasinarsi con la continuità delle riprese.

Copia di IMG_2999Riunioni per condividere con tutti i collaboratori la nostra visione per il film, inquadratura per inquadratura. Ovvero “figata, ma come facciamo a fare tutto con i soldi e il tempo che (non) abbiamo?” Annuire conferendo fiducia agli altri non avendo ancora chiare risposte in testa.

Riunioni con resposnabili effetti speciali. Ovvero capire come diavolo creare delle sabbie mobili artificiali e Resinaro che dice ad uno stunt man “dai poi in una ripresa mi butto giù con voi dal dirupo mentre filmo tutto”. Ride. Ma è serio. E gli altri ancora non lo sanno.

Copia di IMG_3085Riunioni per decidere le liste del materiale tecnico che ci servirà e che ci possiamo permettere. Ovvero, tutti i dolly diventano steadycam. Alcune steady cam diventano inquadrature a mano.

Riunioni con il production designer per decidere che forma dare a ogni set, analizzare la palette di colori da scegliere per ogni scenario e ogni dare a ogni prop, considerando il punto di vista estetico e contenutistico. Ovvero, in Italia non esiste nemmeno il concetto di “production designer”, ci sono gli scenografi che ti dicono “aho’, il divano facciamolo verde, ce sta’ bbbene”.

Copia di IMG_3081Riunioni con i costumisti per studiare le culture berbere e capire come vestire tutti i personaggi del film che non siano militari. Ovvero prendere le misure di attori che non sono ancora stati castati.

Copia di IMG_3113Riunioni con i capi elettricisti e capi macchinisti. Ovvero capire come costruire un elmo-cinepresa senza che l’attore si spezzi il collo.

Riunioni con aiuto regia e tutti i capi reparto per capire quante inquadrature dobbiamo fare ogni giorno e come accorpare tra di loro le scene in base alla fattibilità e al calendario degli attori. Ovvero la creazione di un nuovo termine a metà tra il cinema indipendente e il porno che definisce ogni giorno della nostra shooting schedule: “Barely doable”.

Riunioni con location manager per cercare le location che ci mancano e capire se abbiamo tutti i permessi per girare. Ovvero calcolare date e orari di bassa e alta marea nel programma delle riprese.
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Riunioni con il reparto prostetics. Ovvero richiedere di avere 4 settimane di tempo per realizzare calco e riproduzione del volto di un attore, quando tra 3 settimane si gira.

In parallelo, casting che continuano a Los Angeles, Londra e Barcellona. Ovvero scegliere attore in base ad aderenza al ruolo, look, capacità recitative, valore sul mercato, agenzia di rappresentanza. Ovvero, molti sono cani.

In parallelo, continuano negoziazioni e contrattazioni sui deal di chiunque, anche ai nostri. Ovvero, come spiegare ai nostri avvocati americani che questo film è ultra low budget e non possiamo richiedere alla produzione roulotte e segretaria personale, perché non ci sono fisicamente i soldi per tale richiesta.

Copia di IMG_3019E ci sono le notti. Di notte si guardano i provini caricati online da Londra, si riscrivono draft della sceneggiatura e si revisiona lo storyboard alla luce di ogni riunione giornaliera, cercando di mantenere integra e coerente la nostra visione.

E non si fa in tempo a guardare fuori dalla finestra che è già mattino. E bisogna tornare in ufficio. E quindi bisogna bere altro caffè.

Io e i caffè abbiamo fatto pace qui, in Spagna. Per motivi di salute ho dovuto drasticamente ridurli. Ma qui ho ricominciato a berne normalmente. Un giorno ero pensieroso, cercavo di districarmi mentalmente tra le preoccupazioni di tutte le cose da fare e di trovare delle soluzioni per incastrare ogni cosa. Non solo lavorativa. Ho avuto un attimo di sconforto. La cameriera porta il caffè. Sorseggio sovrappensiero. Mi accorgo che sulle tazzine di tutti gli altri c’è scritta una parola diversa in una lingua diversa. Poi appoggio la mia e leggo la scritta, in italiano. “Sogni.”
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Sorrido. Qualche giorno dopo, in ufficio, una lunga riunione finisce con un’altrettanto lunga conversazione riguardo una specifica inquadratura che vorremmo realizzare. Nessuno sa ancora come renderla tecnicamente possibile. Lo shot forse più complesso di tutto il film. Ma non lo vogliamo abbandonare. La riunione finisce, vado verso la macchinetta del caffè e prendo un doppio. Io e i caffè qui siamo andati un pochino oltre il fare pace. Mi chiedo se lo shot che vogliamo realizzare non sia troppo ambizioso. Effetto domino neurale e mi chiedo se il film che stiamo cercando di realizzare non sia troppo ambizioso per i nostri mezzi. Poi ialzo lo sguardo e vedo una scritta sul muro : “Don’t be afraid of Greatness.Ok Universo, messaggio ricevuto.

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C’è il rischio di arrivare stanchi alle riprese? Spompati prima ancora che il lungo viaggio cominci? Un po’ sì, perché il lavoro è estenuante. Ma solo un po’. Perché in realtà l’adrenalina continua a rifornire i motori di mente e corpo in questa sorta di missione sacra, condivisa da un gruppo di persone che crede in cosa stiamo facendo. Ci sentiamo supportati. La squadra è fantastica. Tutti amano la sceneggiatura e vogliono contribuire con tutta la loro professionalità e umanità alla riuscita del progetto.
La mattina mi alzo e vado a lavorare al progetto più figo del mondo.
Mi sento fortunato.
Non potrei chiedere di meglio. Anzi sì che posso. E’ per questo che sono qui. E continuerò a farlo.

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Un Grosso PS – Vi devo ancora una spiegazione dalla puntata precedente. Cosa c’entra la distorsione della mia caviglia con Mine? Tutto.
Mine parla di un soldato rimasto perso, bloccato nel deserto. Parla di un uomo che deve fare un passo. Forse non solo metaforicamente. Il poster per il Market di Cannes aveva come log line “Ad un passo dalla morte. Ad un passo dalla vita.
Mine
parla della paura che puo’ corrodere tutto ciò che c’è di bello nella vita, e di come affrontarla.
Quando mi sono distorto la caviglia non sapevo ancora di essermi lesionato completamente i legamenti. Pensavo sarebbe stata una cosa di qualche giorno e via. Poi inizio a capire che rimarrò immobilizzato ad un letto per qualche settimana. E che dovrò portare le stampelle, e poi i tutori e non potrò camminare normalmente per mesi. E scatta il panico. “Come faccio se devo partire per fare Mine? Come faccio a usare le stampelle nel deserto? Non posso non partire! Non posso…” E faccio un bel respiro, cercando di mettere in atto tutto ciò che ho imparato negli ultimi due anni. E penso: non posso raccontare una storia che parla di come affrontare la paura…provando paura. Per cui ho iniziato a tranquillizzarmi. A pensare che le cose sarebbero andate nel verso giusto al di là di come io avessi potuto programmarle. Il caso si muove ad un ritmo perfetto. La realtà opera attraverso i simboli, perché essi parlano direttamente all’inconscio. Quale simbolo più forte del bloccarmi come il protagonista del film per togliermi di dosso una volta per tutte la paura?

Copia di IMG_3198Secondo la metamedicina, i legamenti rappresentano “i nostri legami, ciò che ci trattiene“. Nel caso di una distorsione alla caviglia, “qualcosa di cui ci si vorrebbe liberare“.
Io li ho rotti. Non ci sono più.
Analogamente, la distorsione sarebbe il “rifiuto di proseguire lungo una direzione che ci viene imposta”.
Proseguendo l’interpretazione simbolica, la ginnastica riabilitativa serve a conferire “maggiore stabilità” al piede. Ai passi.
E così ho ricominciato a camminare. Passo dopo passo.

Ho cominciato ad avere fiducia, e la fiducia cominciava a ripagarmi. La prima settimana di location scouting è stata fissata la prima settimana in cui, per coincidenza, riuscivo a camminare senza stampelle.

E passo dopo passo, ad ogni problema finora abbiamo trovato una soluzione.

Copia di IMG_3178E passo dopo passo, siamo arrivati qui. Pronti (o no) per girare un film.

Sono arrivato a non considerare più questo film come un’eventualità, bensì come qualcosa di sicuro. Sicuro perché la stiamo facendo. Sicuro perché non ho pensato più alla paura e ho fatto il passo.

Il primo di molti che vorrei fare.

Come dice qualcuno che un giorno conoscerete: “You have to take next step.

Dovete farlo. Dovete fare il vostro prossimo passo.

Non aspettare. Non c’è niente da aspettare. Aspettare qualcosa è solo il modo più sofisticato di averne paura. Sì, dico proprio a te. Ciao.

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2 Risposte per "La preproduzione di “Mine”. Ovvero come l’universo ha ricominciato a parlarmi tramite i caffé."

  • paulinho :

    Bel pezzo :) In bocca al lupo! Faccio il tifo per te!

  • alessandrocolombo :

    Veramente complimenti, sia per l’impegno con il film che per questo articolo, una bellissima immersione nel vostro affascinante e complicato mestiere.

    Qui c’è gente che vi sostiene e apprezza tanto i vostri sforzi e la passione che ci mettete, continuate così mi raccomando, non vedo l’ora di vedere Mine :)

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