Dove alcuni vedono un deserto, altri scorgono un oceano.

IMG_2797Una stanza d’albergo in cui il mio super-potere di creare caos si è già manifestato. Fuori dalla finestra qualche lampione arancione si riflette sul mare nero della notte di Fuerte Ventura. Chris Cornell canta qualcosa in un concerto unplugged. Sembra spezzato ma in mezzo alla tristezza ogni tanto dice qualcosa di bello. Ho la pelle bruciata, una gamba dolorante e lo stomaco che non mi da’ mai tregua. E’ come la ferita dei Nazgul che ogni tanto si fa sentire. Eppure non sto male, tutto l’opposto.

Copia di IMG_2723Vi scrivo dopo otto ore di cammino sotto il sole del deserto, alla ricerca delle location di Mine. Vi scrivo da un posto a qualche ora da quelli che potrebbero diventare i set del nostro film. Potrebbero, o non potrebbero. Ci sono ancora così tante variabili, che cambiano ogni momento della giornata ricombinandosi in una maniera imprevedibile ogni volta. Calcoli sul budget, finanziatori che dettano condizioni che potrebbero snaturare completamente la storia (tipo riscrivere completamente le ultime 30 pagine, girare finali multipli che saranno scelti con uno screening test, infilare come ruolo principale femminile una fotomodella che non ha mai recitato, eccetera), deadline sempre più vicine entro cui prendere decisioni. Tutto sembra così reale ma tutto potrebbe svanire da un momento all’altro. E allora, per paradosso, l’unica ancora che si puo’ buttare dall’Iperuranio a quella che percepiamo come realtà, è proprio l’immaginazione. E’ l’investimento energetico personale che si fa continuando a immaginare, senza sosta, senza dubbi, senza paure, a come procedere. A come trascinare il sogno su questa bella Terra. Avere la forza di sorridere anche del momento in cui tutto sembra crollare sotto i propri piedi.

Copia di IMG_2728Cerchiamo le location del film mentre in sottofondo sentiamo continuare le conversazioni sull’entità del budget, su quale strada produttiva ci permetterebbe di essere più liberi creativamente e che conseguenza avrebbe sulla realizzazione del progetto, (secondo l’ovvia equazione meno soldi = più libertà), quanti giorni abbiamo per preparare le riprese, quante settimane potremo permetterci di shooting. Niente è dato per scontanto. Neanche che il film si faccia proprio questo autunno…o neanche che il film si faccia. Anche questo vuol dire saper essere buoni registi, navigare in un oceano di probabilità e provare a tracciare una rotta. Convincere l’equipaggio, anche se talvolta si è gli unici a saper vedere cosa c’è oltre l’orizzonte. Lavorare cercando di ignorare quel sottofondo di difficoltà e ostacoli concatenati che lo rendono il mestiere più avventuroso del mondo. Anzi, non ignorare. Ma assecondare benevolmente. Tanto loro, gli ostacoli, non la conoscono la rotta. Non sanno guardare così in là. Talvolta, gli ostacoli, è bene usarli.

IMG_2681Esistono manuali di regia, ma non manuali che insegnino come si faccia il regista. Ognuno ha il suo metodo. Il nostro, dopo 14 anni di attività, comincia ad essere formato. Sappiamo adattarci a seconda delle circostanze, ma ci sono degli elementi chiave che dalla nostra immaginazione devono arrivare sul piano delle cose reali. Ce l’ha fatto notare uno dei produttori del film, che oggi ci osservava lavorare. Disegnando gli shootingboard abbiamo immaginato una serie di situazioni ambientali e ora le stiamo cercando. “Cercando”, nel deserto, significa aver visto delle foto che indicano le aeree grossomodo, trovare queste aree, scendere dalla macchina, e poi camminare. E camminare. E camminare. E ricordarsi di portare sempre con sé da bere. E di fare delle foto per orientarsi in modo da non perdersi come il protaognista del film. E camminare.

Le variabili che teniamo in considerazione sono tante: il look, le inquadrature che possiamo fare in termini di sfondi e posizione del terreno in compatibilità con lo storyboard, l’agibilità con cui la troupe e i veicoli del set potranno raggiungere il posto, la distanza tra le varie location, la continuità visiva… Parlavo del nostro modo di lavorare, perché ormai si manifesta anche nella ricerca delle location. Tendiamo ad avere in testa il percorso dall’inizio alla fine, seppur plasmabile. Quindi quando cerchiamo una location, sappiamo già cosa gireremo lì e come, il modo in cui lo monteremo…e se serve anche il modo in cui lo post-produrremo. Oggi, ad esempio abbiamo visto una location che rispecchiava esattamente cosa stavamo cercando. Piccolo problema: la scena si ambienta nel deserto, ma da un lato (che inquadreremo) c’è il mare. Seppur enorme, è una spiaggia, non un deserto. Fa niente, rimuoveremo il mare in post. Et voilà, una decisione che normalmente richiederebbe un sacco di riunioni e discussioni, è presa in un secondo. Velocità Mercuriana. Il location manager non avrebbe mai potuto scegliere o proporci questo posto (anzi, l’aveva proprio escluso), perché nello script la scena è ambientata nel deserto, e lì invece c’era il mare. Ma noi abbiamo guardato oltre il mare, oltre l’orizzonte.

Copia di IMG_2754All’inizio sembrava semplice girare questo film. Abbiamo poche location nel deserto. Saremo sempre lì, cosa vuoi che sia. Eccerto. E il vento costante? E l’attore sotto il sole per 12 ore non stop? E il caldo? E quante inquadrature pensate di girare ogni giorno? E gli imprevisti climatici? E l’orientamento del sole? E il caldo?!

Vorremmo limitare il più possibile le inquadrature da fare in uno studio, ricreando la location con una scenografia e un bluescreen. Il bello di questo film sarebbe la veridicità, quindi girare nelle vere ambientazioni. Anche se in studio c’è un fattore controllo molto elevato su ogni aspetto delle lavorazioni, e tutto il set andrebbe più veloce. Scelte da prendere. Lato creativo, lato pratico, lato produttivo, lato economico, lato psicologico. Rassicurare tutti quanti sulla rotta, anche quando in realtà si sta improvvisando in un maestoso ed invisibile atto di fede. Ma all’universo piacciono gli atti di fede.

Copia di IMG_2751Si torna in albergo con una marea di foto, e con alcune location selezionate come papabili per ogni scena. Quindi, storyboard alla mano, si cerca di comporre il puzzle che abbia più senso creativamente. Sulla base di questo puzzle il location manager comincerà a chiedere i permessi alle autorità locali e il direttore di produzione assieme a noi e al line producer revisionerà un piano di lavoro delle riprese in base alle esigenze di tutti i capi-reparto della troupe.

Ma mica finisce qui la giornatina. Dopo cena c’è da fare una revisione dello shootingboard per capire in quali scene abbiamo previsto dolly, crane o steady. In un budget risicato come il nostro, è importante capire per quanti giorni ci servono sul set e come possiamo ottimizzare ogni risorsa. E quando dico “un budget piccolo come il nostro” intendo che alle 4 e 21 del mattino del 3 Agosto, ancora non lo conosciamo con precisione, essendo legato alle infinite variabili di cui sopra. Sì, puo’ essere snervante, dipende dalla consistenza dei nervi. Ma è il bello di quel vortice spazio-temporale che è la realizzazione di un film. Non avrete mica pensato che si possa navigare solo su tre dimensioni, stolti.

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Finisce l’album di Chris Cornell, parte la colonna sonora di Lost. Un mese fa mi sono distorto la caviglia e lesionato totalmente due legamenti. E sono stato immobilizzato per settimane. Ho ricominciato a muovere i primi passi, con molta fatica, qui. Un luogo di speranza. Un’isola. Come John Locke. E come John Locke ripenso “Don’t tell me what I can’t do.” Cosa c’entra questo con Mine? E’ un piccolo spoiler sulla prossima puntata. Che potrebbe esserci come non esserci. Buona navigazione.

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PS: …che poi adesso sembra tutto così tanto poetico, ma in realtà questo bellissimo “guardare oltre l’orizzonte” ci costerà chissà quanti shot di post-produzione in più rispetto a quelli previsti.

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2 Risposte per "Dove alcuni vedono un deserto, altri scorgono un oceano."

  • ilconterik :

    Immagino che, come se non bastasse, nel deserto il panorama cambi con il passare dei mesi… buona fortuna!

  • fabio-guaglione :

    Beh, non penso che avremo quel problema… per ragioni di budget siamo costretti a girare il film in 29 giorni.. di cui neanche tutti nel deserto!

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