Coltivazioni e frutti del lavoro invisibile.

Una decina di giorni fa è uscito questo annuncio. Per tutti è stata una bomba esplosa all’improvviso. Per tutti tranne noi, poiché stiamo lavorando a questo progetto da più di un anno senza parlarne pubblicamente, è quello che io chiamo “lavoro invisibile”. Sicuramente però, vedere che ora la cosa è ufficiale fa un certo effetto. Renderla pubblica la rende reale.

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Non hanno tardato ad arrivare le congratulazioni (che io accolgo e al contempo smorzo..perchè per ora si tratta solo di un annuncio, il film bisogna farlo) accompagnate da una serie di commenti (animati da diversi tipi di sentimenti) riguardo il fatto che andiamo a fare un “film americano”.
Il che mi fa un po’ sorridere. Visto che, molto probabilmente, sembra che i soldi del film non arriveranno dagli Stati Uniti e che, altrettanto probabilmente, il film sarà girato dall’altra parte del mondo rispetto agli States. Quindi, al massimo, avrà un cast americano e il produttore americano.

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Ma il punto non è neanche questo. Il punto è che ho sentito e letto molti “eh, visto? Fabio&Fabio se ne devono andare in America per fare i film che vogliono”, “eh, visto? Fabio&Fabio sono costretti ad andarsene via perché in Italia non possono fare i loro film”, “eh, visto? Fabio&Fabio espatriano per realizzare i loro sogni, qui non c’è modo”.

Frena, frena. Non ho mai nascosto la ferrea volontà di lavorare a progetti dalla portata internazionale, che partano dall’Italia, o quantomeno da un pool creativo italiano. Anzi, più che non aver mai nascosto, l’ho più volte dichiarato con determinazione ed entusiasmo. L’antidoto alle complesse situazioni del nostro paese non è la lagna, ovvero l’atteggiamento comune dell’italiano medio attuale. Io sto diventando allergico alle lamentele degli italiani. Per me ogni ostacolo è solamente un crocevia, dove ti porta lo decidi tu. L’unica soluzione è sempre e solo il fare. Veloce, possibilmente. Perché l’universo ama la velocità. E, ho scoperto, anche io.

In questo senso, “True Love”, il thriller microbudget che abbiamo prodotto in joint venture con la Wildside di Fausto Brizzi, è stato il primo passo. Il film è stato infatti un chiaro esempio di come anche un prodotto italiano di genere, studiato per costare poco e caratterizzato da una buona qualità tecnica (sui meriti o demeriti creativi lascio spazio alla soggettività), possa risultare un interessante esperimento narrativo nonché un successo da un punto di vista commerciale a livello internazionale. Il film ha generato profitto economico (cosa di cui purtroppo molti sedicenti “produttori” italiani si disinteressano, poiché attingono a soldi statali) ed è stato venduto e distribuito in più di 70 paesi (su questo blog potete trovare i 7 capitoli del backstage).

Copia di TRUE_LOVE_LAURELS

Il nostro scopo, anche se ad alcuni cinefili puristi può suonare malissimo, è “industrializzare” questo processo. Rendere seriale il meccanismo di produzione di piccoli film di genere che nascano dalla penisola è uno dei nostri obiettivi primari. Infatti, con la nostra casa di produzione, la Mercurio Domina, stiamo sviluppando un minislate di micro budget movies, in collaborazione con giovani sceneggiatori e registi italiani.

Un progetto di alto calibro come “Mine” può quindi aiutarci anche in questo senso.

Qualcuno mi ha chiesto “Ma chi ve lo fa fare?”

Ne abbiamo voglia. Ci interessa esplorare il mondo del moviemaking da più lati. Scrivere e produrre film molto piccoli è un modo per realizzare storie interessanti – che magari faticherebbero a trovare budget più grossi – e collaborare con una generazione di nuovi autori. Per creare una scuderia di talenti accumunati da una visione. Dai, lo dico, per generare una new wave di film italiani. Lo so, suona molto ambizioso, ma io penso sempre a quello che diceva Raoul della sacra scuola di Hokuto, alzando il dito verso l’alto , “io miro al cielo.” Ed è qui che la gente comincia a guardarmi strano. Va beh, a parte Raoul e Kenshiro, il punto è che c’è stata una new wave di film di genere francesi, spagnoli…persino svedesi. Penso sia arrivato il momento di lavorare seriamente su un progetto a lunga gittata, perché ritengo che in Italia ci siano molte risorse che, se combinate nella maniera giusta, possano farci dire qualcosa sul piano dell’entertainment internazionale. Certo, ci vuole lavoro duro, dedizione, strategia, entusiasmo…e umiltà. Cosa che purtroppo, spesso manca qui.

E quindi? Quindi tra le tante cose a cui stiamo lavorando, ci sono questi tre progettini, uno più figo e cattivo dell’altro. Ed è mio piacere oggi dirvi qualcosa su “MME”…il cui titolo per esteso è “Make Me Eternal”. A Cannes porteremo la presentazione del progetto ed un teaser promo iniziando la ricerca dei fondi in quella follia che è il market.

In anteprima cosmica per Best Movie, qualche immagine dal teaser e dal backstage.

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Il progetto nasce da una sceneggiatura mia, del mio socio Fabio Resinaro e di Franco Fraternale, prode collaboratore, sceneggiatore di fiction, amante del buon cinema, insegnante di scrittura nonché autore di un libro che ho ritenuto estremamente interessante, “Beat by beat”, in cui esprime una sua teoria particolare sulla struttura interna delle scene dei film. Ma soprattutto, Franco è un gran chitarrista.

Alla regia (con nostra invadente supervisione omnia) troviamo Maxì Dejoie, autore di “The Gerber Syndrome”, un mockumentary girato a Torino che mi stupì per la capacità di essere credibile utilizzando attori e ambientazioni italiane (che spesso non aiutano a restare immersi nella sospensione dell’incredulità).

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Non vogliamo svelare troppo per adesso, ma sicuramente possiamo dire che è un horror che tratta una celeberrima tematica da un nuovo punto di vista…diciamo che è un film figlio della selfie generation. E che non è stato facile trovare due gemelle adatte alla parte e brave a recitare…

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Questo è uno dei progetti che stiamo sviluppando, signori e signori. Molto altro bolle in pentola, e speriamo possa interessarvi. Nella nostra insanità mentale, questi primi tre film costituiscono una sorta di “fase 1” della Mercurio Domina. Sì, Fase 1, proprio come la Marvel.
Ah, un attimo, mi chiamano di là. Mi dicono che è l’ora della medicina…

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4 Risposte per "Coltivazioni e frutti del lavoro invisibile."

  • morgan-masci :

    Ciao Fabio, senti volevo chiederti: voi col vostro film “True Love” avrete sicuramente guadagnato molti soldi… quanto avete guadagnato?

    E’ una domanda fastidiosa, mi rendo conto, per altro centra pochissimo con l’argomento di questo tuo bel post… ma credo che ai giovani filmakers “là fuori” (e mi ci metto anch’io) – al netto di passione/dedizione/costanza/tenacia/fatica/sudore/fortuna – farebbe piacere sapere quanto alla fine se ne può ricavare, soprattutto in questi momenti di magra!

    Grazie.

  • fabio-guaglione :

    Ciao Morgan Masci.

    La domanda non mi infastidisce in sè. Non abbiamo guadagnato molti soldi, soprattutto considerato quanto ci abbiamo lavorato e le condizioni a cui ci abbiamo lavorato (basti considerare che i primi ricavi ci sono arrivati 2 anni dopo l’inizio delle lavorazioni). Ma anche se avessimo guadagnato “molti soldi” , non è questo il punto.

    Il punto è che per l’esperienza che mi sono fatto personalmente, se la prima domanda che ti viene da fare è questa, ti do un consiglio: lascia perdere. Cambia strada. Ci sono tanti modi di fare soldi nella vita, anche di più e in maniera più semplice che cercare di fare film. Si tratta di un sentiero costellato di sacrifici, scelte difficili e fatiche. Servono dedizione e costanza. Serve avere quel fuoco dentro che rende creare film un vero e proprio bisogno. Se uno si pone il problema di “quanto puo’ cavarci” significa che non è mosso da quel fuoco, significa che non avrà la forza di affrontare tutte le prove, significa che perderà tempo e lo farà perdere agli altri. Questo è almeno il mio parere.

    Diciamo che in questo momento, dopo 14 anni di lavoro in questo campo, sopravvivo dedicandomi solo a questo. E quando guadagno due lire in più le re-investo subito sui nostri progetti. Perchè ho fame creativa. Perchè raccontare storie per me è una sorta di auto esorcismo.

    Io non mi sono mai posto il problema dei soldi. Volevo fare delle cose e le ho fatte. Voglio fare tante cose ancora, e non so come le farò e non so come farò con i soldi, ma so che lotterò fino alla fine per cercare di realizzare.

    Non voglio essere duro, ma dopo questo post, ad esempio, tu mi hai fatto questa domanda. Un’altra persona mi ha mandato una sceneggiatura. Probabilmente so chi tra qualche anno sarà ancora lì a lottare, e chi no.

  • morgan-masci :

    Ciao Fabio, grazie per la risposta, sei stato molto gentile, chiaro ed esaustivo (e affatto duro!).

    Comunque quando sopra scrivo “e mi ci metto anch’io” forse ho detto male, non intendevo che pure io ambisco a fare cinema; la mia è solo una piccola passione da spettatore, che vivo ingenuamente non conoscendo nulla e nessuno del settore, e che altrettanto ingenuamente mi porta a fare domande come quella… ma ti assicuro non volevo essere subdolo o insinuare alcunchè!

    Un grosso in bocca al lupo a Voi e agli altri giovani che fanno cinema.

  • fabio-guaglione :

    Ah, ok, siccome mi hai scritto che eri un filmaker, avevo pensato che…

    Nel caso della passione da spettatore, che dirvi se non…con quanto possiamo campare noi dipende anche dal supporto che ci danno gli spettatori!

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