Metà odio. Metà amore. Tutto remake di Robocop.

Perché arrivano quei momenti in cui non è più possibile tirarsi indietro, in cui bisogna esporre la propria posizione ideologica. Temi scottanti quali l’Europeismo, i matrimoni Gay, il vegetarianesimo imposto ai neonati, il remake di Robocop.

E va bene, mi faccio avanti.

Per quelli della mia generazione, Robocop è infatti uno di quei 7 o 8 film intoccabili. Perfetti. Sacri. Generazionali, appunto. Uno di quei film che il giorno dopo a scuola tutti noi bambini eravamo Robocop, tutti quanti andavamo in giro a dire “vivo o morto tu verrai con me”. Uno di quei film che zitto zitto influenza a suo modo la cultura pop, uno di quei film che ti porti dentro per sempre. Uno di quei film di cui non scorderai mai il tema musicale.

Per intenderci uno di quei film che…NO, IL REMAKE NON SI FA.

E non me ne frega una minchia se è un Rimeich, un Ribùt o quelchelé. Niente. State fermi, ok?

Quindi, diciamo che ho seguito tutta ‘sta storia del remake di Robocop in maniera estremamente diffidente e pieno di preconcetti. Con una mitragliatrice caricata a preconcetti.

Tutto ciò che leggevo o vedevo non mi piaceva, e trovavo tutti i difetti del mondo. Un po’ come uno che critica il nuovo ragazzo della sua ex-ragazza senza neanche averlo conosciuto.

Qualche giorno fa è uscito il primo full trailer del film e mi son detto “cià và Fabio, sei un adulto. Affronta questa cosa come un adulto.”

Che devo dirvi…mi è piaciuto. Ho scavato dentro me stesso, cercando di capire perché…e sono giunto a queste considerazioni.

- Una nuova estetica. Balza all’occhio, per chi segue un minimo il mondo dell’entertainment nel suo complesso (ovvero un bel modo per dire “nerd che guardano film, leggono fumetti e giocano ai videogiochi”) che il nuovo Robocop ha un immenso rispetto verso l’originale, mantenendo tratti somatici noti del protagonista e dell’ED-209, e al contempo copia, ah no, “attinge” a capolavori della nuova letteratura videoludica quali Metal Gear Solid: Guns of the Patriot. Le prime immgini delle bestie meccaniche in medio oriente sono praticamente la resa in carne e ossa dell’intro di MGS4, con tanto di design rubato, ah no, “omaggio” al ninja della celebre saga di Hideo Kojima. E perché, qualcuno potrebbe chiedersi, tutto questo è qualcosa di positivo? Due motivi. Innanzitutto, perché in questo senso il remake si dichiara parte del franchise originale ma al contempo qualcosa di vivo, di nuovo, di diverso e ri-adattato ai tempi. Infatti anche lo stesso Robocop è qualcosa di diverso. Non è il possente toro robotico dell’originale, ma una sorta di super-soldato cibernetico iper veloce. Una vera e propria macchina da guerra. E questo ci porta al motivo numero due…

- Una nuova tematica. Avrebbe avuto senso rifare Robocop tale e quale a com’era? No, e qualcuno l’ha capito. Si è detto: “hey, perché non sfruttiamo il franchise per fare qualcosa di diverso e più attuale?” Dal trailer si evince infatti che questo nuovo Robocop sarà strettamente connesso alla tematica dei droni bellici (tematica che sembra più fantascientifica di quanto non lo sia in realtà…provate a cercare su internet cosa fa di bello la Boston Dynamics). L’impiego di questi droni, che probabilmente hanno fatto vincere ogni tipo di guerra all’America, non viene però esercitato nella terra degli Yankee, a causa della “robofobia” (altra trovata interessante del film). Quindi le multinazionali cercano un modo per far accettare psicologicamente alle persone i droni, e ipotizzano la costruzione di un robot che susciti empatia, proprio perché magari un uomo lo è stato davvero. Quindi viene naturale pensare ad una figura positiva di riferimento, un poliziotto metà uomo e metà macchina. Robocop è quindi sostanzialmente, in questo film, un’operazione di marketing. Insomma, in questo caso i temi rendono coesi vari elementi che nell’originale erano un po’ più slegati e naive (tratto inteso come come difetto, bensì come caratteristico di tutto ciò che era Pop in quella precisa decade); rielabora il vecchio Robocop in una nuova versione attualizzata e, sembra, non meno cinica. L’originale di Verehoven infatti era famoso per il suo senso dello humor dissacrante e dell’ultraviolenza ai limiti del gratuito (sia fisica che verbale). Questo Robocop sarà più misurato e pulitino? Bisogna vedere il film per capirlo…dal trailer, si evince che potrebbe semplicemente trattarsi di un tipo di cinismo diverso, più sottile, meno esplicito. Michale Keaton nel trailer si comporta con Robocop come si comporterebbe verso un giocattolo, lo vuole “più tattico”, lo ordina nero per farlo più cool (chiaramente facendo il verso al Batman di Nolan, ovvio riferimento del look di questo Robocop assieme a Gray Fox di Metal Gear e Phemt di Berserk) ignorando il fatto che sta parlando di una persona che è stata uccisa. Un’altra differenza infatti pare balzare all’occhio. Se nell’originale il buon Murphy è un poliziotto ucciso barbaramente in missione, qui, dal trailer, sembra ammazzato apposta, solo per creare l’uomo-robot. Beh, se così fosse, ci troveremmo di fronte ad una scelta narrativa ancora più cattiva dell’originale, nonstante sia visivamente meno potente. Se venisse ucciso di proposito, il film già in partenza non si rivelerebbe così politically correct come potrebbe sembrare. C’è chi può pensare che sia un sacrilegio, che la morte ultra-gore di Murphy sia un caposaldo sacro, che questo nuovo film sembra tutto troppo pulito…e allora vi rimando al punto successivo.

- Sono passati quasi 30 anni. Questo cosa vuol dire? A parte il fatto che sono invecchiato (ma solo anagraficamente), qui parliamo di un fattore insospettabilmente rilevante nello specifico caso di Robocop. Lo splatter dell’originale di Verehoven ed un certo tipo di pomposa epicità auto riferita (requisito indispensabile per ogni blockbuster dell’epoca), ma non organica alla struttura narrativa, costituiscono due tratti caratteristici di un film assolutamente figlio della sua era, uno dei più importanti rappresentanti dell’action anni ’80; non a caso Robocop fa parte di quell’olimpo di icone originali del cinema commerciale nella sua epoca d’oro. Robocop è un distillato puro di Eighties. Quindi, forse proprio per questo, un remake inserito in un contesto sociale, tematico e visivo attuale, e quindi diverso, potrebbe avere senso. Non è un semplice “rifacciamo Robocop” ma è un “facciamo un’altra versione di Robocop”. Sacrilegio? Pensate a Ritorno al Futuro. E’ un film perfetto. Non ha età. E’ eterno. Pensate a Rocky. Stessa cosa. Rocky 4 invece? Anni 80 a manetta. E’ invecchiato molto di più del primo Rocky, proprio perché inserito narrativamente e stilisticamente in un periodo storico preciso. Robocop appartiene a quel filone di film cult che sono strettamente collegati, connessi, con l’anno in cui sono stati realizzati. Essendo passate tre decadi, è interessante chiedersi : chi sarebbe Robocop oggi? Cosa significherebbe? Che storia narrerebbe?

- Un remake di Robocop può essere inevitabilmente un modo per far scoprire il Robocop originale ad una nuova generazione di pubblico. Il che fa sempre bene.

So che per l’impatto può essere traumatico e che tutto possa sembrare solo una scusa per rifare Robocop “tutto un po’ videogame” (perchè la prima sensazione è un po’ quella…).
Il rischio c’è. Per ora mi sembra scampato e mi sembra pure di averci visto qualcosa di interessante. E non voglio mettermi, né nel cinema menchèmeno nella vita, nella pessima posizione di hater.

Sto solo cercando di consolarmi? Sto cercando di dare un senso ad una tragedia?
Ma non è forse questo che in fondo ci rende umani?


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