CAPITOLO SESTO: Unendo i puntini viene fuori un cuore?

E’ arrivato il momento di parlare di vero amore. No, davvero, di vero amore.

Macchè “Cube”, macchè “Saw”, nel nostro film non c’è una goccia di sangue. Macchè thriller, macché horror, macché fantascienza. “True Love” è una storia d’amore. Lo dice pure il titolo (tanto è vero che il distributore internazionale in molti paesi ha voluto cambiarlo in cose tipo “Y/N – you lie you die”, perché l’ufficio marketing sosteneva che “True Love” fosse un titolo adatto solo ad una romantic comedy).

Quindi, avendo precedentemente analizzato e illustrato l’origine e lo sviluppo del film, le riprese in USA, la costruzione del set, le riprese in Italia e la postproduzione, in questo sesto capitolo del video-documentario Making Of (player in fondo alla pagina) approfondiamo i significati reconditi dell’opera (scusatemi, ma ho sempre sognato di scrivere “significati reconditi“, soprattutto riferito ad una cosa che ho scritto io). Quindi l’analisi del film non può che risultare nell’analisi di una storia d’amore.

In realtà abbiamo sempre voluto operare uno shift narrativo, facendo spostare l’attenzione dagli elementi mistery del plot a quelli che costituiscono il cuore della vicenda, ovvero la storia d’amore tra Jack e Kate.
Jack e Kate, due nomi non casuali, come avranno subito notato i fan di Lost, un’opera in cui lo stesso shift narrativo è totale: la vera storia non è incentrata sulle vicende della Dharma, bensì sui personaggi, i “perduti” che danno nome allo stesso show. Questo spostamento della prospettiva dalla scatola del contesto al contenuto dei personaggi e dei loro drammi è una pratica che ho sempre ammirato, e porta inevitabilmente ad un finale contestabile, spesso controverso, poiché può tradire le spettative iniziali dello spettatore, specialmente se le aspettative iniziali sono frutto di un equivoco. Ma è proprio per questo motivo che i finali di opere come Lost o Neon Genesis Evangelion sono così tanto contestati, così tanto odiati…ma anche così tanto amati (consciamente o inconsciamente).

Seguendo questa scuola di pensiero, che in realtà è stato per noi anche un istinto nel momento in cui siamo messi a raccontare una storia in cui il conflitto tra i personaggi è il motore fondante e fondamentale dell’intreccio, siamo arrivati ad un finale analogo. Un finale che risolve tutto ciò che concerne il dramma dei protagonisti, ma non chiude tutte le sotto-trame legate al mistero della Room. Perlomeno, non le chiude in modo esplicito. E’ questa una colpa? E’ un tradimento delle aspettative?
Per molti recensori, sì. Il film ha ricevuto parecchi plausi e recensioni assolutamente positive (e devo dire che la recensione di Gianluigi Perrone, scritta per Nocturno in tempi non sospetti – ovvero prima che ci conoscessimo, diventassimo amanti segreti per poi condividere tutta una serie di vizietti e attività non propriamente lecite in Europa – mi ha quasi commosso), ma le critiche negative sono unanimi nel decretare il difetto, a loro dire, del film: un finale troppo aperto che non rimanda a nessuna “spiegazione razionale dei misteri”.
Un po’ come quelli che, guardando Lost, avevano gli occhi puntati dalla parte sbagliata. Il film è preciso nel dichiarare il suo intento, fin dal titolo, come detto. Il manifesto del film è manifesto nel film. Perchè tu, spettatore, invece di viverti il viaggio dei personaggi, cerchi “le risposte”? Mica è un quiz. Per quello c’è la Lost Enciclopedia.
La cosa interessante è che queste critiche sul finale hanno anche suscitato un backlash di contro-critiche, la cui voce più autorevole è stata quella del pheeeghissimo™ Doc Manhattan, qui.

Siamo nel 2013…davvero volete essere ancora imboccati con l’infame cucchiaino delle spiegazioni ? Io credo di no. O perlomeno, mi piace pensare al percorso che farà lo spettatore guardando un mio film, e mi piace giocare con le sue aspettative, insinuargli delle idee in testa, e soprattutto fare in modo che sia lui stesso a unire i puntini e formulare la sua personale teoria su quanto abbia visto. Il non dare ogni singola risposta può essere addirittura un modo di far vivere un’esperienza più intensa a chi sta usufruendo dell’opera, in modo che partecipi attivamente alla visione, riempiendo degli spazi appositamente lasciati vuoti.
E quando dico “appositamente”, per la precisione, intendo: “abbiamo scientificamente disposto nel film una serie di indizi che, se combinati, possono risultare nella Verità”. Perché c’è una verità, noi abbiamo le risposte alle domande: cosa è successo? cos’è la room? Chi li ha rapiti? Di che colore è il perizoma di Kate?

Non è che abbiamo scritto tutto a caso (mi fanno un po’ tenerezza quelli che dicono “Lost è scritto tutto a caso, anche io posso scrivere una cosa a caso e fare un finale in cui non spiego niente…” tenendo lì per 6 anni milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo? Certo, come no), anzi, tutto l’opposto. Siamo stati attenti anche nel disporre gli indizi in modo da poter far creare agli spettatori diverse teorie alternative, alcune addirittura potenzialmente coesistenti. Sono meno valide di quella che è “la verità”? Io dico di no. Finchè lo spettatore non conoscerà la nostra versione, finchè una teoria è una probabilità che non collassa in una certezza, ogni supposizione ha lo stesso valore. Per questo mi emoziono molto quando succede che alcune persone che hanno visto il film si avvicinano ad espormi la loro teoria..ed é una a cui non avevo mai pensato! Vuol dire che il film è vivo, vive oltre il suo autore. Ed è per questo stesso motivo che mi sono molto emozionato anche quando una ragazza, al FantaFestival di Roma, mi ha chiesto conferma sulla sua teoria del perché [SPOILER] Kate riesca a entrare nella room di Mark alla fine [FINE SPOILER], il che mi ha sconvolto vista la complicatezza della spiegazione. Pensavo che nessuno sulla Terra ci sarebbe mai arrivato…e invece!!

La morale?
Si viene sempre più premiati nel non sottovalutare gli spettatori anziché nel trattarli come capre.

Vero?

…vero??

Ps – No Laura, non te lo dico cosa significa la scena della sedia. E no, non rispondo neanche alle altre domande. Al momento su questo pianeta siamo solo in 3 a custodire questi segreti. A meno che la tua insistenza non mi illustri delle valide ragioni per farlo. Mettiti nei miei panni, non so nemmeno di che segno sei.


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