CAPITOLO QUARTO: Ego, Alter Ego e Super Ego.

Una volta ho letto un’intervista in cui Sam Raimi dichiarava di sentirsi in tutto e per tutto Peter Parker e che quando ha dovuto girare la scena di Spider Man 3 in cui Mary Jane bacia Harry tradendo Peter, si è sentito male.
All’epoca pensai “che stronzata di dichiarazione”.

Nei cortometraggi e mediometraggi a cui ho lavorato, ho sviluppato sicuramente un bellissimo rapporto sia a livello umano che professionale con tutti gli attori, ma l’esperienza di True Love è stata diversa, totalizzante, su un livello incredibilmente superiore. Vuoi per il fatto che si trattava di un lungometraggio, quindi la relazione con tutti i facenti parte della famiglia del carro di produzione è stata più lunga ed avventurosa, vuoi perché si trattava di attori americani formati in maniera completamente diversa rispetto a quelli Europei.

Il rapporto che si può sviluppare tra un attore o un attrice ed un regista è letteralmente indescrivibile. Va oltre la conoscenza, oltre l’amicizia, oltre l’amore. Ci si scambia talmente tante riflessioni, ci si confessa talmente tante emozioni che è inevitabile legarsi, soprattutto nella complessa ottica per cui uno tenta di “tirare fuori” qualcosa dall’altro, uno vuole affermare la propria esigenza ed al contempo soddisfare l’altro, coinvolgendo un’ampia gamma di argomentazioni ed armi, in uno scambio emotivo e cerebrale continuo, una vera e propria danza della mente e del cuore.
Ehy! Sì, tu in ultima fila, ti ho visto che sbadigli! E anche tu, smettila di ficcarti due dita in bocca!

Nella sceneggiatura di True Love ho sicuramente riversato parte della mia esperienza personale riguardo i legami affettivi. E devo dire che quando è arrivato il giorno in cui abbiamo dovuto girare la scena del tradimento di Kate, ero parecchio infastidito. Avevo qualcosa di brutto addosso. Quella sera ho parlato poco, me ne andavo in giro sotto la pioggia con il mio cappuccio blu, ad osservare le riprese. Mi rendevo conto di quella strana ed inedita forma di empatia. Come se Kate fosse la mia donna. Come se Jack fossi io. A pensare “ma allora Sam Raimi non diceva stronzate.

A distanza di tre anni, capisco quanto sono stato fortunato a lavorare con persone come Ellen Hollman, John Brotherton e Gabriel Myers. A condividere con loro un pezzo di inestimabile vero amore.

Questo quarto appuntamento del Making Of è incentrato suelle riprese del film in Italia.
Ah, quanto avrei voluto che sul retro del dvd ci fosse scritto “Los Angeles/Zelo Buon Persico”.
Riguardando questa parte del documentario (che abbiamo finalizzato un anno fa), mi viene proprio da dire che, nonostante le mille difficoltà, questo è davvero un buon momento storico per essere un filmaker indipendente. Esistono i mezzi tecnologici a basso costo per poter realizzare un prodotto visivamente ed uditivamente egregio. La differenza la fanno l’idea di partenza, la voglia di mettersi in gioco, la determinazione nel voler imparare, lo straccio di una strategia, la fottuta dedizione. E poi si balla. Più un rock che un lento.

In questa quarta puntata:
- Una delle frasi più importanti per tutti i filmakers del mondo: “L’improvvisazione è importantissima, ma l’improvvisazione richiede una grande preparazione.” (cit. Fabio Resinaro)
- La saliva di John Brotherton prende vita
- Stile di regia tipico film indipendente raffazzonato VS Stile di regia film indipendente fatto bene
- Gente che fa cose strane nella notte in una cascina in provincia di Lodi
- Lezioni di italiano da parte di una nativa della Louisiana
- Una serie di considerazioni per chi ci ha chiesto di svelare di più sul mistero della “morte” di Eric
- Un messaggio finale strapplacrime e pregno di energia cosmica di Ellen Hollman.

Colgo l’occasione di ricordare che il film è in vendita in dvd e su iTunes.
Supportate il giovane cinema italiano.
Così potrò vestirmi meglio.


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