CAPITOLO TERZO: la difficoltà di creare una stanza vuota.

Dai basta, dobbiamo girare un film. Subito. Una roba che costa poco, una roba semplice. Chiudiamo tre attori in una stanza e poi rubiamo delle immagini fuori, con telefonini e videocamere scrause. Dai, che ci vuole?
Più o meno è cominciata così.
Quello che sembrava un film davvero semplice da realizzare, si è rivelato una sfida continua, tecnica, mentale, fisica, giorno per giorno.

Dopo la prima puntata riguardo la genesi del progetto, e la seconda inerente le riprese negli Stati Uniti, arriviamo alla ciccia.

Dopo le riprese con le spycam della parte “found footage”, si passa alla preproduzione dello shooting della parte più cinematografica del film. In questo capitolo abbiamo cercato di spiegare le motivazioni che ci hanno condotto a concepire la scenografia di True Love per come la vedete nel film, e di spiegare le difficoltà tecniche che abbiamo dovuto affrontare. Ovvero il come abbiamo capito che: non esistono film semplici da fare.

Ma a volte i limiti di buget diventano veri e propri stimoli per trovare soluzioni creative che risultano scelte molto più interessanti di quelle che si prenderebbero avendo a disposizione un budget illimitato. La bravura di un filmaker indipendente è il sapersi scegliere i limiti migliori da oltrepassare. Sapersi chiudere in una gabbia in cui sa già come poter mostrare al pubblico, attraverso il suo occhio, il magnifico panorama oltre le sbarre.

Anche dietro ad una stanza vuota ci può essere tanto pensiero e tanto lavoro.
Se non ci credete, guardate qui.


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