CAPITOLO SECONDO: sweet home California

Ricordo un momento preciso del mio ventinovesimo compleanno. Alla fine delle riprese alla finta tavola calda di Cadillac Joe, mi infilo le cuffie nelle orecchie e cammino un po’ per i fatti miei. Dall’iPod escono le note di “Only the young”, di Brendon Flowers. E penso che sono da qualche parte in California, lontano da tutto ciò che sarebbe la mia vita, a girare un film.

Dopo la mega introduzione di settimana scorsa, ecco il secondo appuntamento con il Making Of di True Love.

Questa volta si parla delle riprese negli Stati Uniti. Non credo sia possibile trasmettere quanto sia stato emozionante per noi girare parte del film in America, dove il nostro immaginario si è parzialmente formato, durante la nostra infanzia ed adolescenza. E’ stato un piccolo traguardo che, come spesso accade, è stato varcato in maniera leggera, inconscia, gioiosa.

Questa componente americana ha fatto nascere qualche discussione sul nostro film. C’è chi dice che True Love sia un film americano. Io non sono d’accordo e tengo molto a questo punto. True Love è un film girato in parte negli stati uniti (ed in parte in Italia), e con un cast di attori americani. Ma tutto il resto nasce dalla nostra penisola. E’ un film scritto e creato da italiani, diretto da un italiano, prodotto da soldi italiani. Crew italiana, postproduzione italiana, musiche italiane. Il film non è un mero clone di un Saw né a livello di sceneggiatura, né di regia; c’è innegabilmente una sensibilità Europea nel progetto (che talvolta ha ostacolato anche la vendita in alcuni mercati internazionali). La storia raccontata non è radicata nel contesto sociale statunitense; abbiamo narrato le vicende di una coppia incidentalmente americana utilizzando archetipi tipici di cinema di genere internazionale, raccontando quindi di un luogo che sarebbe potuto essere ovunque, un non-luogo. La lingua inglese è scelta per motivi prettamente commerciali. True Love rimane per me un film italiano, e scusate, ma io insisto con orgoglio su questo punto. O dovremmo ritenere “cinema italiano” solo ciò che concerne commedie e film autoriali ? Curioso di sapere che ne pensate.

Sono passati tre anni, ma ricordo come se fosse ieri la prima riunione con il cast, la prima volta che siamo entrati nell’ufficio di produzione a Los Angeles, i sopralluoghi sotto il sole bollente, la nostra abitazione a West Hollywood, le cene a base di hamburger e birra, la stanchezza di fine giornata, in cui si facevano sentire il fuso orario ed il fatto di aver parlato tutto il giorno in inglese.

Ricordo quella strana e costante sensazione per cui a Los Angeles realtà e finzione si mischiano di continuo.

Ricordo Estee, la costumista, che mi urla “Faab!”, io mi giro come al solito corrucciato e lei mi dice “…smile.”

Quindi ora seguo il consoglio di Estee, mi concedo un piccolo sorriso, e condivido con voi un’altra parte di quel viaggio.


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