Ma perchè sono andato a vedere “The Host” ?

Io ho il sole in Vergine, l’ascendente in Leone e la luna in Pesci. Di me qualcuno ha detto una cosa che mi è rimasta molto impressa: “La tua capacità di schematizzare è confortante”. Ovviamente decisi di prenderla come un complimento.

Quindi, dicevamo, perché sono andato a vedere “The Host” ?
Ecco gli arcani svelati.

1 . La storia del film conteneva alcuni aspetti che mi interessava capire come fossero stati affrontati da un autore come Andrew Niccol (ricordiamolo, sceneggiatore di The Truman Show, nonché sceneggiatore/regista di Gattaca, S1mone, Lord of War e, ahimè, In Time). Temi quali la condivisione di diverse coscienze in un unico corpo, o il miglioramento della vita sul nostro pianeta perpretrato attraverso la forza da un’altra razza. Un po’ perché mi sembrano quei temi interessanti in cui la fantascienza interessante si possa e debba muovere, un po’ perché nella bacheca dei diciotto progetti a cui stiamo lavorando, un paio toccano queste tematiche.

2. Beh, il secondo motivo è Andrew Niccol stesso. Questi signore ha scritto una delle più grandi sceneggiature di sempre, The Truman Show, e ha diretto Gattaca uno dei film di fantascienza più belli della storia del cinema, nonché uno dei miei dieci film preferiti, e la coincidenza non è casuale, come infatti mai le coincidenze lo sono. Promemoria personale: io vado avanti a dire “questo è uno dei miei dieci film preferiti”, “ah, quello è senz’altro uno dei miei dieci film preferiti”, ma un domani potrei benissimo scoprire che i miei dieci film preferiti in realtà sono ottantuno.

3. Il terzo motivo è che, oltre ad amare e analizzare lo storytelling (essendo Vergine ascendente Leone, non posso che amare, analizzare e poi amare od odiare a seconda dell’esito dell’analisi, oppure se il Leone azzanna la Vergine posso benissimo fottermente e amare od odiare a seconda dell’istinto puro), mi interessa studiare il processo di adattamento della forma e sostanza narrativa da un qualsiasi altro formato (libro, fumetto, fatto storico, videogame, gioco in scatola, proverbio cinese) alla versione filmica. Avendo letto The Host (sì, ho letto un libro di Stephanie Mayer e sono a postissimo con la mia eterosessualità), ero davvero curioso di come il film avesse sviluppato i contenuti del libro e quali forme gli avrebbe fatto assumere. Insomma, io in questo progetto ci vedevo delle potenzialità.

Sfanghiamo subito il motivo 2, perché l’1 e il 3 sono inevitabilmente interconnessi.

Andrew, Andrew…ma cosa ti è successo? Ti ho passato S1mone, perché figlio di un’intuizione geniale, anche se il terzo atto della sceneggiatura fa implodere completamente il film. Ho gradito Lord of War, senza infamia né lode, ma con alcune ottime intuizioni di regia e comunque narrante una storia non priva di spunti interessanti. Il colpo al cuore me l’hai inferto con In Time. Un’idea grandiosa, un concept di base capace di creare universi di idee e metafore…downgradata ad una produzione di serie B, con buchi di sceneggiatura e struttura narrativa fallacissima.

Andrew Niccol, tu hai creato Gattaca. Che se penso alla gara di nuoto tra i fratelli mi viene il nodo in gola tutte le volte.

Guardando The Host, ho decisamente realizzato un pensiero che già durante la visione di In Time mi era chiaro: per l’amor di dio, Andrew, cambia subito direttore della fotografia, production designer e costumista. Per l’amor di dio. Subito. Per carità dell’universo cinematografico.

The Host risente di una sindrome subdola, invisibile, che però colpisce chiaramente l’inconscio degli spettatori, anche se non se ne rendono conto. Sembra tutto un po’ stupidino. Ma c’è un motivo. La fotografia è pessima, così come le scenografie sono di plastica, e i costumi sono pessimamente scelti e malcurati. L’insieme di queste sfortunate caratteristiche di deafault, passa alla mente dello spettatore una sensazione anche se non ha i mezzi per decodificarla, e gli fa sembrare tutto un po’ una cazzata. Perché quando dovremmo essere sotto i canyon del Nevada, in realtà è chiaro che sono delle scenografie di carta pesta degne di Gardaland. Perché quando guardiamo dei ribelli che dovrebbero essere dei sopravvissuti in condizioni estreme, in realtà sono dei signori vestiti da carnevale e i loro abiti sono sempre completamente puliti e senza nemmeno una singola stropicciatura. Ah, cambiamo anche il reparto trucco&parrucco, visto che i “ribelli” sono sempre pulitissimi, capelli lucenti e belli rasati.

A parte l’aspetto visivo, ci sono pochissimi guizzi di regia che allontanino il progetto da un Young Adult movie. Eh sì. Perché quando lessi che Andrew Niccol si sarebbe apprestato a lavorare alla versione cinematografica di The Host, pensai “ok, o fa una figata perché gli interessa, o dopo i recenti flop cerca un lavoro commerciale su cui rifarsi qualche soldino, quindi insegue l’onda di Twilight”…) The Host è un Young Adult? Non saprei, credo di sì. E quindi Niccol è un po’ al servizio di questa macchina produttiva. Il problema è che il film è più Young Adult del libro da cui è tratto…ma su questo ci torno dopo.

Anzi, ci vado subito, visto che il punto 2 si può riassumere così: Andrew Niccol è stato un grande e ha fatto delle cose storiche, di riferimento. Non è da tutti realizzare cose che poi diventeranno un riferimento. Ora sembra completamente perso nella mediocrità cinematografica, anche se sceglie progetti che comunque hanno sempre un minimo di interesse contenutistico alla base. Nel suo prossimo futuro c’è la sfortunata eventualità di trasformarsi definitivamente in un mestierante dal passato d’oro, o la possibilità di un difficile riscatto autoriale e qualitativo.

Cioè, non so come dire. Avete presente “Hanna”? Ecco, il film non mi ha fatto impazzire. Ma il regista ha gestito il tutto con uno stile da puro panico. Qui Andrew Niccol fa i compitini come vuole la maestra, e io scuoto la testa in segno di triste dissenso.

Quindi, i punti 1 e 3?

Il paradosso del film The Host è l’estrema fedeltà al romanzo da cui è tratto, e quando non è fedele è più young adult del libro stesso (aka : ‘nnamo bene). Non è che essere Young Adult sia di per sé un difetto (ehm.. no ,vero?) , però è un peccato quando alcuni stereotipi di questo genere siano impressi a forza, in funzione di un presunto maggiore ritorno economico, su una storia come questa.

Ad esempio, l’età dei protagonisti. Ora, non vorrei sbagliarmi (altrimenti so già che una schiera di fan della Meyer piazzeranno delle cariche di C4 sotto la mia Y bicolore) ma nel libro Jared era un uomo. Qui è un ragazzetto. Giusto per creare il solito triangolo amoroso da teenager (che poi in questo film è tecnicamente un quadrilatero, visto che nel corpo della protagonista albergano due coscienze). E’ il classico “aggiustamento” per rendere il prodotto più omologato al filone di Twilight… peccato che secondo me sono mosse come queste che lo stanno rendendo un film di difficile successo. Lo hanno reso un film senza un vero pubblico.

Il film è indeciso da un punto di vista di linguaggio. Ci sono scene in cui Niccol cercherebbe ritmi più d’autore, che poi però vengono vanificate da sequenze in cui vengono intercuttati momenti introspettivi con scene d’azione pura… Questo è l’abc del produttore mediocre, che depotenzia sia il dramma sia l’action.

Se da una parte la fedeltà al libro è una cosa positiva, dall’altra bisogna sempre ricordarsi che un film è un mezzo a sé stante, non è la ricalcatura della sua opera sorgente (capito Rodriguez e Snyder?) Quindi, il terzo atto del film è completamente sgonfio. Non c’è nessun innalzamento di posta in gioco (il necessario “raise the stakes” come dicono gli americani) , nessuna minaccia più grande, nessun drive emotivo rinnovato per i nostri protagonisti. E’ come se il film si trascinasse verso la fine…ed è per questo che quando finisce lascia quel senso di “sìperòbohvabeh”.

La resa della doppia personalità della protagonista è resa nel modo più semplice possibile ed immaginabile: il buon vecchio voice over interiore della personalità repressa. Funziona? Direi di sì. Regala anche alcuni momenti divertenti. E’ paragonabile all’empatia verso la relazione tra aliena e umana che suscita la lettura del libro ? No. Per questo mi sarei aspettato qualcosa di diverso, di audace… ma non è che ho sopravvalutato Niccol e che Gattaca, ad esempio, fu merito anche e soprattutto di una crew molto fortunata? Si fa spesso l’errore di pensare che un regista sia e faccia tutto… ma quando un regista è così discontinuo, o quando cambia nettamente la qualità dei suoi film (ehm…Sciamalaian?) , è bene andare a controllare chi era il team di produttori attorno. Molte volte sono loro a metterci le pezze e a dare il vero indirizzo al film. Sì, io analizzo. Sono Vergine. Ma sono anche Leone, sempre di più. Tranquilli.

La questione degli alieni che hanno migliorato la Terra…è trattata all’acqua di rose, anzi, forse non è nemmeno trattata.

Quindi The Host è un brutto film? E’ un brutto adattamento cinematografico? No, anzi. Però forse è peggio. E’ il classico “né carne, né pesce”. Un’occasione mancata. Qualcosa che non ti lascia quasi niente.
Non come i Pancakes che ho mangiato una settimana fa. Ma questa è decisamente un’altra storia.


2 Risposte per "Ma perchè sono andato a vedere “The Host” ?"

  • lokigio :

    Complimenti per questo articolo…hai reso il tutto senza annoiare chi legge ( io ).
    Ovviamente concordo in pieno..incluso Gattaca.

  • fabioguaglione :

    Ciao Lokigio… Ti ringrazio moltissimo per le tue parole gentili; essere chiaro senza risultare noioso è un grandissimo complimento!

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