Il Paradosso di John Carter

Se vi chiedessi di pensare ad un essere alieno precipitato su un altro pianeta che, in virtù delle sue caratteristiche fisiche e a come esse reagiscono rispetto alle leggi gravitazionali del pianeta, acquisisce straordinari poteri, chi vi viene in mente?

Superman, certo.
Ma questa è anche il concept di John Carter.

Se vi chiedessi di pensare alla storia di un uomo che impara a conoscere la cultura di un popolo alieno e, dapprima ostile, comincerà ad amare questa nuova gente e questo nuovo pianeta (innamorandosi pure della principessa di turno), diventandone il loro primo guerriero?
Avatar, ovvio.
Ma questa è anche la storia di John Carter.

E se vi chiedessi di immaginare un complesso universo, dotato di propri ecosistemi e proprie lingue, creato fondendo elementi fantascientifici con elementi fantasy?
Guerre Stellari, ok.
Ma è anche l’universo di John Carter.

Si potrebbe andare avanti pagine e pagine per trovare punti in comune tra John Carter ed illustri opere come le tre sopracitate, o Flash Gordon, Dune, ecc.

Il punto però è che John Carter è un libro scritto CENTO ANNI FA.

Sì.
Questo implica che è venuto prima di tutte queste signore saghe citate qui sopra, il che implica a sua volta che tutte queste opere hanno attinto a piene mani dai libri di Edgar Rice Burroughs. Ciò fa di John Carter Da Marte probabilmente l’opera di fantascienza più influente della storia sul suddetto genere…ed il bello è che, almeno a livello di cultura popolare, è la meno conosciuta.

L’adattamento cinematografico di JC è arrivato infatti solo quest’anno…intere decadi dopo i vari film di Superman, Dune, Star Wars, Flash Gordon, etc.
Direi assolutamente fuori tempo massimo. Perchè tutto ciò di strabiliante e innovativo che ha reso famosi ed importanti i libri di JC, era già stato visto, rivisto e stravisto dalle platee cinematografiche. Tutto ciò che era figo e sbalorditivo nei libri di JC è diventato “ancora? maccheppalle” nel film di JC. Tutto questo è il maggiore svantaggio (non so se direi difetto) del film. Per fare l’effetto sugli spettatori che il libro ha avuto in campo letterario, il film di JC sarebbe dovuto uscire almeno quindici anni fa, almeno prima di Matrix, almeno prima di Episodio I, almeno prima di Jurassic Park, forse anche prima dei primi Guerre Stellari. E invece arriva oggi, giocandosi tutto il suo possibile sense of wonder.

Ma com’è questo film?

La premessa, come detto, per paradosso diventa un punto di debolezza invece che un punto di forza. E’ tutto un gigantesco “già visto.”

La realizzazione tecnica è molto buona, talmente buona che spesso le scene realizzate interamente in CGI sembrano più vere di quelle girate live action…set, costumi e fotografia poco curata, si vede che il regista viene dal mondo dell’animazione.
Tono da fantascienza vecchio stampo, che richiama l’iconografia sci fi della prima metà del Novecento. E’ un punto di forza o di debolezza? Non lo so. Un pò mi è piaciuto.
Battaglia finale anti-climatica. Sempre un male.
Storia d’amore che non prende nessuno, non convince. Male.
Cattivo/i le cui motivazioni sono emotivamente inaccessibili e pure abbastanza incomprensibili nel merito della storia. Malissimo.
Gag simpatiche.
Musiche praticamente riciclate da Lost (Giacchino! Dai, che fai?!)
Ci sono delle scene belle? Sì. Almeno una mi ha colpito moltissimo e mi è sembrata una sequenza da vero cinema. Ovvero quando SPOILER Carter inizia a massacrare i soldati alieni, sfogando in un misto di tristezza e rabbia la sua natura da soldato/guerriero, in una sequenza muta intercuttata con i flashback di quando seppellisce la sua famiglia morta sulla Terra FINE SPOILER.
In tutto questo si muove il protagonista Taylor Kitsch, che per carità non è malvagio, ma lo trovo abbastanza anononimo, non solo per colpa sua. Che poi, gente della Disney, come fate a mettere su un kolossal di queste proporzioni senza neanche porvi il problema di una star che attiri pubblico? Perchè autorizzare un’operazione dai costi suicidi?

La sensazione è che nessuno abbia creduto davvero a questo film, manco quelli che ci hanno lavorato. La sensazione è che non si capisce a chi si rivolga questo film. Quale sia il suo pubblico.

Secondo me ci sono due ulteriori fattori da considerare. Uno evidente, l’altro meno.
Il primo è che il film fallisce proprio nel cuore della storia. Dovrebbe essere la storia di un veterano che ha rinunciato alla guerra, che ha perso tutto ciò che aveva tranne che la sua indole di guerriero. Una volta trasportato su un altro mondo, sarà proprio quella indole a fargli conquistare il rispetto di un popolo alieno, a fargli trovare l’amore e, finalmente, la pace interiore che sulla Terra non ha saputo trovare. Tutto questo nel film è solo schivato, non centrato. Speravo ci fosse un film in cui finalmente capisco perchè un uomo si innamori di una civiltà aliena (aliena, non tribale!!)…ma in questo aspetto, Avatar gli è superiore (e secondo me in Avatar il tema è sviluppato solo in maniera abbastanza semplice e basilare). Quindi manca il cuore del film. Perchè la storia di un uomo che non è riuscito a vivere sul suo pianeta ma che ritrova sè stesso su Marte, per me era un’interessante leva narrativa. Sono convinto che il libro, anche grazie all’Io Narrante, possa dare molte più soddisfazioni in questo senso.

Il secondo motivo è una riflessione personale. Secondo me, quando guardi John Carter…semplicemente, non ci credi. Non ci credi proprio che esista quel mondo, che esistano quelle creature… (tralasciando il fatto che, forse a differenza del 1912, oggi la Nasa ci dice con certezza che non c’è vita su Marte, quindi abbiamo perso anche un’altra possibile carta da giocare sul potenziale sense of wonder). Quando guardi Avatar, già la cosa è diversa. Già hai una percezione che Pandora esista…o perlomeno esista all’interno del film. Perchè in John Carter tutto questo non avviene?
Perchè in Avatar tutto quanto è ricreato da zero. E’ un mondo fatto di strutture rocciose anomale, vegetazione bioluminescente, scale vegetative impossibili. Non abbiamo mai visto scenari del genere sulla Terra, quindi, pensa il nostro inconscio nel processo di sospensione dell’incredulità, saranno “robe aliene”.
Invece in John Carter, il retro del vostro cervello, lo sa, lo percepisce che quello lì non è il deserto rosso di Marte, ma è solo un deserto da qualche parte negli States, la cui cromia è stata virata poi in postproduzione un pò verso il rosso, dove hanno girato delle scene con degli attori in goffi costumi a cui poi hanno aggiunto degli esseri tutti in Computer Grafica. Il vostro cervello se ne accorge, perchè riconosce il deserto terrestre, ed automaticamente decodifica tutto il resto. Lo smonta. E vi fa pensare, a volte solo nel retro, a volte davanti, “Non è vero, è un film.” Se vi va bene. Se vi va male, vi fa pensare “…che cazzata.”

Ma quindi John Carter è un film brutto?
No, non particolarmente.
Allora è bello?
No.
Purtroppo potrebbe annoverarsi nella categoria “inutile”. Se non nella sotto-categoria “me lo sono dimenticato completamente una volta che sono uscito dalla sala.”

Tutto di questo film è fuori tempo massimo. Anche questo post lo è.

Quindi zero aspetti positivi?
Forse uno sì.
Mi ha fatto venire voglia di leggermi i libri da cui è tratto.
Come Hunger Games.
Ma questa, è un’altra storia….


Un commento a "Il Paradosso di John Carter"

  • demis :

    Non ho visto il film ma ho letto 3 romanzi su John Carter che mi erano stati regalati anni fa, quando ero ancora un ragazzino. Non sapevo niente di John Carter, né che il suo autore era l’inventore di Tarzan, ma ho trovato i romanzi davvero illeggibili. Lunghi, noiosissimi e privi di spessore: fantascienza avventurosa della peggiore specie. Leggerli e dimenticarli è stata una cosa unica.
    Se ne leggi qualcuno mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.

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