The Modern Age n.6

A grande richiesta (davvero, mi sono arrivate 7 email e 2 sms!) – ecco tornare l’ottimistica rubrica che cerca di capire quanto di buono è stato fatto nell’ultimo ventennio cinematografico 1991-2011. Oggi si cambia formula e si procede per filmografie.

ROB ZOMBIE.
Un musicista assurdo che si è messo a fare film ancora più assurdi. Non solo ha ridato vita al genere horror in senso classico (quello con il sangue e i mostri) che si contrappone sempre più ai film found footage che costano poco e fanno fare gazzilioni di dollari agli studios, ma ha anche creato un suo stile, un suo tocco d’autore. Ebbene sì, Rob Zombie può essere considerato un autore…questo mondo è un posto bizzarro, lo so. Apparentemente il suo “stile” consiste in un paciugo di formati e colori, ma non è così. In realtà lo storytelling di questo signore va evolvendosi sempre di più man mano che realizza film…

La casa dei 1000 corpi” (“The House of 1000 corpses“) – 2003
Ok, qualche anno fa metto questo dvd nel lettore non sapendo minimamente cosa andrò a guardare. Noto subito uno stile particolare e, soprattutto, un’atmosfera di vecchi horror 80s, quelli belli, quelli che si guardava quando eravamo piccoli e ci facevano venire gil incubi, quelli in cui all’inizio le macchine di qualcuno rimanevano sempre senza benzina nel posto più maledetto e isolato del mondo e cominciava la mattanza. Infatti “La Casa dei 1000 Corpi” è proprio così, e nonostante sai già tutto quello che deve succedere…il tutto è estremamente piacevole. Dove per “piacevole”, guardando appunto un horror, intendo “disturbante”. Il film si evolve creando delle vere nuove icone horror (Cioè dai, c’è un personaggio che si chiama Dr Satana, i giovani direbbero che è un “epic win”) ed uno stile tutto suo. Un horror degli anni Ottanta mashuppato (sempre come direbbero i giovani) con casini vari un po’ cool un po’ trash degli anni Duemila (un trash che qui a sua volta ha uno stile retro anni 50). Questo horror non è un fottuto videoclip, tutt’altro. Punta a creare situazioni di grande tensione, stordimento e impatto emotivo/visivo. Ci sono sicuramente almeno un paio di scene cult. Esordio alla regia impulsivo, sconvolgente.

La casa del diavolo” (“The devil’s rejects“) – 2005
E’ il seguito diretto de “La Casa dei 1000 Corpi”, ma si tratta di un film completamente diverso. Mentre il primo era un horror, questo sembra più un western. Ma davvero. I ruoli sono ribaltati e la famiglia di mostri sembra quasi passare dal lato dei buoni, e i poliziotti sembrano più mostruosi dei mostri. Quindi non si capisce più un cazzo, e si guarda un horror diretto da un emulo di Sam Packinpah. Alcuni leziosismi d’autore di troppo, fino ad arrivare però ad un finale epico, magistrale. Rob Zombie c’è.

Halloween” – 2007
Ok, ok. Sento che Rob Zombie dirigerà il remake di Halloween…e penso “ok, hanno preso anche lui dentro la morsa degli studios, sarà un film scialbo”. Vado al cinema, ed ancora una volta lo Zombie mi prende di sorpresa. Mi racconta la storia che finora non avevo visto (e a cui non avevo pensato)…la storia di Michael Myers. Era banale, ma non l’aveva fatto nessuno, non in questo modo. Chi era questo bambino? Perché è ossessionato dalle maschere? Perché vuole uccidere? È un remakismo di stampo Nolaniano, nel senso che ci mostra una sorta di Halloween Begins. E, cazzo, funziona. Funziona così tanto che una volta che il film si mette sulle piste che tutti conosciamo (ovvero un matto silenzioso con la maschera che va in giro ad uccidere tutti sbucandogli sempre da dietro, aggirando costantemente qualsiasi regola della fisica ), il film diventa debole. Perché lo slasherone di Halloween l’abbiamo visto in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, anche con LL Cool J (giuro). E’ come se il film a quel punto si imborghesisse, e Rob Zombie dicesse “va beh, allora da qui in poi faccio quello che volete e mi staccate l’assegno, eh?” Ma poi si è rifatto alla grande con il seguito…

Halloween II” – 2009
Che film, che sequel. Qui Robbino bello si scatena totalmente, ma sempre in maniera non-adolescenziale. Il tizio sa quello che fa, sa quando non bisogna strafare e sa quando deve prenderti per le budella. Qui torna il suo tocco visionario, inserito però nel contesto horror della vicenda delle zucche d’Ottobre. E non senti mai il peso dello strascichio di un sequel, sembra davvero la prosecuzione della folle storia che ha messo in piedi con il primo. C’è una grossissima anomalia strutturale della sceneggiatura, un vero e proprio azzardo che rischia di farti mandare affanculo il film dopo 25 minuti…ma poi (più o meno) glielo perdoni perché alla fine c’è un perché (se lo vuoi trovare e se vuoi perdonare il vecchio Rob perché sai che sta per portarti dentro una bella follia). Io non ho niente contro i found footage movies, anzi, se fatti bene li adoro. Ma mi scalda il cuore vedere un film girato in 16mm che usa la regia, la composizione delle immagini e la suggestione del montaggio per tenerti in tensione. Spero che da qui in poi Rob Zombie scelga accuratamente ogni suo progetto. Poi, cazzo, ha il nome da regista più bello della storia.

DARREN ARONOFSKY.
Darren ne sa, minchia se ne sa. Ogni suo film è caratterizzato dalla ricerca di uno stile visivo e un approccio narrativo unico, il che rende ogni pellicola un’esperienza particolare. E poi, quest’uomo ha le palle.

“Pi – il teorema del delirio” (“Pi“) – 1998
E’ uno dei film indie più famosi della storia. L’emblema di chi ce la fa partendo da “oh, mo’ faccio un fim pazzo pazzo con due lire e mi faccio conoscere”. Un bianco e nero sporco attraverso cui si fa un viaggio nella mente folle (?) di un matematico che cerca di comprendere le fondamenta dell’esistenza attraverso la decifrazione del codice del Pi Greco. Ah, certo, ovvio. Una sceneggiatura sobria. Se solo solo vi lasciate trasportare dai dialoghi, è finita. Buon viaggio.

“Requiem for a dream” – 2000
A me dei film sulla djogggga non me ne frega niente. Non lo so, non sono cose che mi prendono. Ci sono dei miei amici che sanno a memoria i monologhi di “Trainspotting” e me li citano ottenendo da me solamente sguardi inespressivi. Invece mi ricordo che Requiem for a dream mi attorcigliò lo stomaco. Merito di una buona rappresentazione narrativa della “caduta nel tunnel” ma soprattutto di una componente visiva straordinaria. Il percorso verso la follia della madre del protagonista è memorabile, come memorabile è la colonna sonora (che ha vinto per diversi anni il premio di “musica più scippata del mondo per fare i trailers perché pompa ammanetta”). Folgorante.

“L’albero della vita” (“The Fountain“) – 2006
E qui son cazzi. Perché adesso mi sbilancio. E vi dico che questo film è un capolavoro assoluto senza se e senza ma. Non me ne frega niente di qualsiasi obiezione. E’ un’opera altissima, talmente alta che non voglio nemmeno parlarvene. Guardatela almeno tre volte, poi venite a rivolgermi eventuali reclami o ringraziamenti per avervi fatto scoprire cotanta roba.
A parte l’opera in sé stessa, rimarco il fatto che Aronofsky è stato in ballo con questo progetto per anni. E’ quanto di più lontano da un prodotto da studio americano potrebbe esistere, eppure, essendo un film costoso, è lì che cercava i soldi. Allora la major gli disse “Caro Darren, vuoi fare questo paciugo di roba artistoide senza capo né coda? A noi va benissimo, però ci vogliamo dentro affare i protagonisti Brad Pitt e Cate Blanchett”.
Siccome Brad e Cate sono persone con un cervello, hanno letto lo script e se ne sono innamorati. Allora Darren dice bella lì, il film si fa. Dopo mesi e mesi (e milioni e milioni di $ spesi) però lo studio dice “hmmm”.
Darren va avanti lo stesso. Dopo mesi e mesi (e milioni e milioni di $ spesi), Brad e Cate però scelgono di fare altri progettoni per cui sono pagati meglio, perché oltre al cervello anche anche ventuno figli a testa. Allora lo studio dice “seh vabbeh, ciao Darren, fai un cortometraggio che è meglio, magari ti prendono al festival di Sanremo”.
Il progetto si blocca. Fine. Smontano scenografie, bruciano costumi, ammazzano innocenti. Darren non ci rinuncia, è il suo sogno. Porta avanti il suo progetto di nascosto, se nò la moglie l’ammazza perché gli dice “Dai Darren, Brad Pitt c’ha nove figli. Facciamone qualcuno anche noi, fai un film che ti pagano tanto così ci mettiamo apposto!
No, voglio fare il mio film dislocato su tre livelli temporali ma con lo stesso protagonista poiché il filo conduttore è …”
“Macché filo conduttore? Machestaddì!? Cioè, lo sai cos’ho sentito? C’hai presente Nolan? Quello che fatto il film tutto al contrario? Eh, mo’ gli fanno fare Batman. Cioè, Batman. Chissà quanti soldi che gli danno.
“Ma che c’entra? Cosa devo fare io allora, X Men 4?”
“Ma no, dai, certo che no. Però magari un Wolverine…”
“Wolverine? Col cazzo. Però in effetti…l’attore non è male. Potrei chiedergli se gli interesa di fare il mio protagonista dislocato su tre livelli temporali poiché il filo conduttore è…
“Se vabbeh, guarda è un amico, gli dico che se non fai sto film impazzisci e la facciamo finita. Vediamo che ci dice”.
Sì, perché la moglie di Darren è Rachel Weisz. Che convince Hugh Jackman a partecipare al progetto.
Darren allora va dallo studio e dice “Oh, c’ho due attori famosi! Facciamo il film?
E lo studio “seh, ma ‘sti due mica portano al cinema tanta gente. Nella storia il protagonisti ha gli artigli?
Eh?
“Il protagonista.”
“Eh.”
“Ha gli artigli?”
“M-ma…in che senso?”
“Il protagonista è Hugh Jackman. In questo film ha gli artigli?”
“M-ma no…dio santo, Hugh Jackman non è Wolverine…”
“Come no? Certo! Non hai visto i film sugli X-Men?”
“Ok, ok, va bene, non mi interessa. In questo film Hugh non ce li ha gli artigli.”
“Perché?”
“Perché…uhm…perchè è un prequel, va bene?!”
Oh, finalmente parli chiaro. Dunque…è un prequel, c’è Hugh Jackman, non ha gli artigli….” Lo studio usa una calcolatrice gigante da major americana , poi “…ok, questo è il budget che possiamo permetterci.
Ovvero un terzo di quello precedente. Ma Darren accetta lo stesso. Il film si fa.
Sarebbe stato meglio con un budget maggiore? Sarebbe stato meglio con Brad Pitt? Sarebbe stato meglio con gli artigli?
Non lo sapremo mai.

The wrestler“– 2008
Il buon Darren fa un altro 180 gradi. Dopo le atmosfere iper costruite e il racconto iper complesso di The Fountain, Aronofsky si dedica a cogliere la veridicità più assoluta’. Tutto sporco, tutto vero, camera a mano in piani sequenze inquadrati da dietro le spalle del protagonista. Che è Mickey Fuck you Fuck me Rourke. Usato come meglio non si poteva. La tristezza di una rivincita che forse non può arrivare. Altre parole non servono, ma davvero, guardatevelo. Conoscenza del mezzo magistrale.

Poi Darren fa un filmetto che si chiama The Black Swan (già menzionato in un precedente “Modern Age”). Poi fa nove figli, e anche lui deve pagare le rate della villa a Los Angeles, della porche, del jet privato, del posto sullo shuttle per la crociera su Marte a fianco a James Cameron.
Allora dice “cia và, faccio una di quelle puttanate per rimpinzare un po’ il conto in banca”. Viene annunciato “The Wolverine” (ocio, con il “the”, chiaro segno che è un sequel già dal titolo , eh). Io un po’ sbavo a immaginarmi Arnofsky che fa Wolverine. Poi però la moglie non digerisce la storia della gita su Marte (“tesoro lasciami spiegare, è perché James vuole girare lì delle scene in 9d per Avatar!” “Sì, sì, vuoi uomini dite tutti così, te lo do io il 4d!”) e chiede il divorzio. E quindi Darren dice “no, scusate, c’ho casini in famiglia, non posso stare lontano da casa per lavorare a ‘sta pirlata. Cioè è tutto un film su un tizio con gli artigli, dai.” E finisce lì. Ora si è messo in testa di fare un film epico su Noè, di cui girano su internet le prime immagini della relativa Graphic Novel. E se la storia è come quella di uno dei progetti che vorrei fare io, lo declasso subito da genio a bastardo. Ci metto un attimo, capito Darren?

M. NITGHT SHYAMALAN:
E qui un po’ il mio cuore duole. Perché io a Sciammalaiàn ci credevo. Ho visto i suoi primi film e sono rimasto folgorato. Poi l’imbarazzante disastro totale. Ma andiamo con ordine.

“Il Sesto Senso” (“The sixth sense”) – 1999
Purtroppo questo film l’ho visto qualche tempo dopo che uscì. Il tempo necessario per sentire dirmi da tutti “MINCHIA ALLA FINE C’E’ UN COLPO DI SCENA A CUI NON ARRIVERAI MAI!” Beh, dopo il taglio temporale della prima scena mi era venuto un sospetto, e quando il moccioso dice la famosa frase “vedo la gente morta” e c’è un mega-primo-piano-con-carrello su Bruce Willis diciamo che il mistero non era più così misterioso. Ma il film me lo sono goduto lo stesso. Inquietante, poetico (sì), scritto molto bene. Teoricamente, era nato un grandissimo regista.

Unbreakable”– 2000
Un diamante ancora più luccicante per qualsiasi amante di fumetti. Una storia che ti fa credere che i supereroi possono esistere. Un’intuizione geniale, un intreccio semplice ma sentito e ben costruito, interpretazioni magistrali (l’ultimo grande ruolo di Samuel Jackson?), colonna sonora memorabile. Qui il colpo di scena finale non l’ho visto arrivare; c’erano delle cose che non mi tornavano nel film ma mi sono lasciato trasportare dagli eventi. Mi sbilancio anche qui, offrendo il fianco a mille pugni di Clubber Lang. Anche questo film è un capolavoro. Basta. Silenzio, non voglio sentire obiezioni. Inutile, non vi sento. Non vi sento. Basta. La la la la la.

Signs” – 2002
Anche qui c’è della genialità. Viviamo un’invasione aliena…dal punto di vista di una famigliola che vive in una fattoria al largo di una città. Gran cast. Grandi drammi messi in scena , con grandi attimi di thrilling alternati con comicità sapientemente dosata. Anche qui c’è il colpone di scena finale. Stavolta però il ribaltone sciamalaiano finale porta con sé anche un punto di vista ideologico che a molti non è andato giù. Non voglio spoilerare, ma il punto è che i “Segni” del titolo non sono quelli a cui si può pensare guardando locandina e trailer (ovvero i Cerchi nel Grano).

“The Village” – 2004
Questo è sicuramente il film più sottovalutato del buon Sciammy. Secondo me…hah, mi sbilancio per la terza volta oggi , questo film è un altro capolavoro. Come dite? La la la la la la la. Finito? Ok.
Thriller, Mistery, Drama, montaggio, regia, musiche, attoroni (ma oni oni, e tanti, tutti insieme)…e ancora una volta, colpo di scena finale. Purtroppo qui però, l’ho visto interamente sapendo come sarebbe andato a finire. Perché eravamo in macchina a cazzeggiare cercando di “sgamare” Sciallaian, e allora il buon Fabio Resinaro, giusto 2 minuti prima di entrare in sala dice “E se fosse…?” Capiamo tutti all’istante che ha ragione. Fanculo, è così per forza. E infatti, anche se ad un certo momento mi era parso di no, è proprio così. Ma ciò non pregiudica la fortissima componente emotiva della pellicola, che porta con sé il marchio “film alla Sciammammè”.
Marchio che però diventa mortale con gli anni. Si perché il buon Sciascia ad un certo punto si mette in testa che vuole fare Lady In The Water.
“Questa è una favola bellissima che racconto ai miei bambini bellissimi, perchè vengono da me che sono bellissimo, e voglio farne un film che sarà bellissimo.”
E Disney gli dice “No, dai. Fai n’altra roba. Perché non fai Wolverine?
“Ma Wolverine non è vostro, è della Fox!”
Appunto.”
Allora Shew la prende male e sfancula tutti. Sfancula la Disney, la Touchstone e soprattutto il suo staff di produttori, consiglieri e angeli custodi. Esce Lady in the Water…e molti pensano che avrebbe fatto meglio a non sfancularli. Perché magari qualche consiglio buono glielo davano. Magari parlavano con gli attori e di notte “ritoccavano” un po’ i dialoghi. E magari quando lui era in pausa pranzo sul set spostavano le cineprese senza che lui lo sapesse. Poi tornava, giravano la scena e pensava “come sono bravo, come sono bello, forse dovrei anche recitare.”
“ah, ehm, ok…un cameo come negli altri film?”
“No, stavolta sarò il co-protagonista.”
Sicuro, Night?”
Come mai lo sono stato.”
Ok. Possiamo fornirti almeno di artigli?”
“No, perché io sono Shyamalan, principe della notte, erede di Alfred Hitchock “ (come direbbe Doc Manhattan, CREDICI) “ e faccio fare tanti soldi a chi produce i miei films. Ergo, niente artigli.”
Il film è un flop. C’è chi comincia a questionare il talento di Shaun of the dead. Che ci riprova e realizza uno dei dieci film più ridicoli della storia “E venne il giorno”. In cui un inespressivo Mark Whalberg (che è come dire un Mark Whalberg Mark Whalberg, un po’ come dire He-Man, infatti ci assomiglia pure) ad un certo punto per salvarsi da una spora mortalissima deve correre più veloce dell’aria su un pratone. Sì, avete letto bene. Un film che comincia con la grande domanda misteriosa “perché alcune persone hanno cominciato ad uccidersi?” e finisce con “Ma che cazzo c’entra questa vecchia pazza nella catapecchia con il resto della storia del film?” (che di per sé è addirittura una domanda ancora più misteriosa, eh). Anche questo non si può propriamente definire un successo.
Così Scemo inizia a dire allo studio “per il prossimo film avevo in mente una mia storia bellissima in cui io che sono bellissimo…”
“Zitto Scemo. Prossimo film ti mettiamo su un franchise e non rompi i coglioni.
Ok…posso fare Wolverine?”
“No, fai questo” e gli tirano un plico di dvd e fumetti tra cui pescare a caso. Lui pesca un cartone che si chiama “Avatar – the last airbender”. Scemo però si sente così intelligente che non finisce mai di leggere le frasi, è convinto che anche solo leggendo gli inizi delle proposizioni possa capire tutto (infatti è così che scrive le sceneggiature, solo con le prime parti delle frasi – poi c’è un team di scienziati che gli sistemava tutto finchè non è stato sfanculato prima di Lady In The Water)…per cui si convince che gli stanno facendo fare “Avatar”.
Grazie…so che sono solo la seconda scelta perché James vuole partire per Marte, ma mi va bene lo stesso, perché io sono più bello di lui, infatti lui non recita mai.
Lo studio non capisce minimamente cosa voglia dire, ma ormai non si preoccupano nemmeno di capirlo. Gli danno qualche milione per fare questo film franchise di una property sconosciuta e se ne vanno (che è come dare ad un bambino delle matite colorate e un block notes per impedirgli di fare altri danni).
Fa questo film, “L’ultimo dominatore dell’aria”, che io non ho visto e che ha vinto il premio film “preferivo passare inosservato 2010”.
Attualmente Shyamalan è impegnato su un progetto di fantascienza in cui dirigerà Will Smith e figlio. Gli hanno già riscritto completamente la sceneggiatura completamente due volte che non è proprio un bellissimo segno, diciamolo.
Auguri, Shyamm, perché io ti amavo, perché io credo in te, e perché voglio concentrarmi tantissimo e influire mentalmente sulla probabilità che i tuoi ultimi 3 film siano stati solamente dei piccolissimi, casualissimi incidentini di percorso.

E ora… colpo di scena. E’ un colpo di scena di quelli alla Shyamalan vecchio stile, perché non ve l’aspettavate: ricordate quando vi ho detto che questa sarebbe stata una puntata di “the modern age” per filmografie? Beh, vi ho mentito. Ora vi dico menziono tre film.

“Catfish” – 2010
Uno strano oggetto. Cos’è Catfish? Un found footage movie? Un documentario? Un film? Un mockumentary? E’ tutto vero? E’ tutto finto? Probabilmente il film stesso è un “Catfish”, e se guardarete il film capirete cosa intendo.
Fatto sta che è una storia ben narrata, ben costruita, ben recitata, che stimola anche qualche riflessione. Cosa volete di più dalla vita? Dai, ma chi è ancora il pirla che ha detto “un Lucano”? Dai. Hai un’età.
Il film in Italia non se l’è cagato nessuno, ma all’estero, soprattutto negli States è stato un vero e proprio caso ai festival. I registi sono stati poi chiamati dalla Universal per fare Paranormal Activity 3, che ha generato uno stronziliardo di dollari terrestri. Chiamali scemi.
Narra la leggenda che il film sia costato una noce, un barattolo e un dollaro bucato. Ha incassato al box office più di quattro milioni di dollari. Quindi il distributore stappa bottiglie di champagne? No, perché hanno dichiarato che il film è soggetto a due cause legali per un valore di otto milioni e mezzo di dollari, per cui il film non potrà mai, mai nella storia dell’umanità, andare in attivo.

“Monsters” – 2010
Questo film è stato scritto, girato e postprodotto (inquadratura per inquadratura) dal regista. Quindi sono andato a vederlo “tifando” per lui. Perchè con un budget tutto sommato molto piccolo, è un altro indie movie che è arrivato alla grande distribuzione. Beh, il film non è malaccio. La seconda parte è molto più debole della prima (non sono sicuro che strutturalmente ci sia un terzo atto nella sceneggiatura..!) ma lo scenario che crea è molto figo, e si rifà con una scena finale che per me vale tutto il film. Per molti è stato una delusione, un film “sotto le sue potenzialità”, poichè con le sue premesse avrebbe potuto essere molto più coinvolgente e “centrato” (anche io pensavo che la metafora del titolo fosse sfruttata di più…ne parliamo se vedete il film). Però bello o non bello, ce ne fossero film così.

“Real Steel – Cuori d’acciaio” – 2011
Ok, è una mega cazzatona. Ma di quelle fatte bene, e questo conta.
Ok se avete visto il trailer e non siete proprio dei teenager, è proprio come pensate: il film è Rocky + Over the Top + Robottoni. Ma questo non è un handicap, anzi. Funziona. Se portate un bambino a vedere questo film, tornerà a casa e comincerà a costruirsi un robot. Meno male che ci sono ancora film così.

“Drive” – 2011
Cosa devo dirvi di questo film?
Non so neanche da dove cominciare. Mi sbilancio ancora, cado dalla sedia, porto giù con me il mac e da terra lo scrivo ancora: capolavoro. E’ un film perfetto. Esprime infinite sfumature su ogni singolo elemento, pur dicendo esplicitamente pochissimo. Son sicuro che ci scriveranno sopra dei saggi, per cui è inutile che io mi dilunghi più di tanto. Ma Drive ha creato un’icona, un immaginario, in cui è fantastico perdersi. Come è fantastico perdersi in quella Los Angeles così stilizzata ma così vera, mostrata per quella che è, senza il filtro-automatico delle produzioni hollywoodiane. Drive è nato cult, e scusate se è poco in quest’epoca di bombardamento multimediale. Non è facile togliersi dalla mente certe immagini, certe musiche, certe frasi.
Drive è la perfetta applicazione autoriale su un film di genere (perché alla fine, sostanzialmente si tratta di un semplice revenge movie).
E’ la perfetta rielaborazione di scenari, plot e personaggi archetipici.
Drive è cinema. Per fortuna non tutti i film hanno bisogno di artigli.

FILM ORIGINALI

- 1992
“L’ultimo dei Mohicani “

- 1993
“Il giorno della marmotta” (“Groundhog Day”)
“Philadelphia”
“Mrs Doubtfire”
“Cliffhanger”

- 1994
“Saw“

- 1995
“Strange Days”
“L’esercito delle dodici scimmie” (“Twelve monkeys”)
“Toy Story“
“Se7en “

- 1998
“The Truman Show”
“Dark City”
“Lola corre” (“Lola rent”)
“Following”
“Face Off”

- 1999
“Magnolia”
“The Blair Witch Project”
“Toy Story 2”

- 2000
“Memento”
“Frequency”
“The Cell”
“American Beauty”

- 2002
“28 giorni dopo”

- 2004
“Se mi lasci ti cancello” (“Eternal sunshine on a spotless mind”)
“Hostage”
“Io sono Sean” (“Birth”)

- 2005
“The Descent”
“L’esorcismo di Emily Rose” (“The Exorcism of Emily Rose”)

- 2006
“Inside Man”

- 2007
“Michael Clayton”

- 2008
“Cloverfield”

- 2010
“Buried”
“Toy Story 3”

- 2011
“Cigno Nero” (“Black Swan”)
“Il discorso del re” (The King’s speech”)

FILM NON ORIGINALI

- 1993
“Jurassic Park”

- 1994
“Il Corvo” (“The Crow”)
“Forrest Gump “

- 1995
“Ghost in the shell”

- 1999
“Fight Club”

- 2002
“The Ring”
“Solaris”

- 2005
“History of Violence”
“Old Boy”
“Constantine”

- 2006
“300”
“Silent Hill”
“Il Diavolo veste Prada” (“Devil wears Prada”)
“Diario di uno scandalo” (“Notes on a scandal”)
“A scanner darkly”

- 2008
“Iron Man”

- 2010
“Karate Kid”

- 2011
“Non lasciarmi “ (“Never let me go”)


3 Risposte per "The Modern Age n.6"

  • aleksandar-2 :

    Il pezzo in cui parli di Shyamalan è esilarante!!

    Ma sono d’accordo.

  • psychocandy :

    Sono d’accordo su tantissime cose: su quanto è bravo Rob Zombie (il finale della Casa del Diavolo, FREEBIRD!), su quanto è sottovalutato The Village (che io vorrei farci una conferenza su quanto è figo quel film), su quante ne sa Aronofsky.
    Però devi dirmi cos’ha del capolavoro The Fountain. Ché io l’ho odiato con tutte le mie forze, per me è un tentativo maldestro di un occidentale di appropriarsi di cultura e filosofia orientali sbatacchiate su schermo senza alcun buon gusto. Un insulto che era dai tempi del Siddharta di Hesse che non si vedeva. Come se un giapponese facesse un film sul manicheismo, o Bjork un concept album sull’Equatore. Oltre alla CGI terrificante e al finale più smarmellato dai tempi di Occhi del cuore 3. Boh, magari sono cane io.
    Condivido moltissimo Monsters, sarei pronto a dare un rene per farlo diventare non dco famosissimo, ma almeno un grande cult. Invece è un piccolo cult malcagato. Sigh.

    • fabioguaglione :

      Caro Psyhco…

      Facciamo questa conferenza su The Village, per favore.

      Dunque…The Fountain.
      Parto dalla cosa più semplice: anche a me la prima volta il finale non mi convince…la seconda volta invece lo apprezzai molto o lo trovai coerente al film.

      E’ vero che è il tentativo di un occidentale di appropriarsi di cultura e filosofia in maniera impropria…ma altrimenti non potrebbe essere, visto che appunto parla un linguaggio occidentale, o se vogliamo, ibrido.
      Ma non direi che ha cagato fuori dal vaso o che ha maneggiato tutto in maniera maldestra (infatti a molti occidentiali proprio non è piaciuto…)
      Secondo me ci sono molte intuizioni validissime, e la scrittura non è male come te la ricordi (o non è buona come la ricordo io?)
      Quanti altri film sanno intrecciare in questo modo presente, passato e futuro? Attenzione poi, questo intreccio non è trattato in maniera esplicita e rozza (come magari i temi veri e propri del film)
      Certo, per chi magari studia o conosce a fondo o adora la cultura orientale, questo può film può essere visto veramente, ma veramente male. Se lo si guarda senza pregiudizio, però…

      Nessun buon gusto?
      No dai…
      Forse dipende dal gusto.
      Certo, se non ti piace l’oro… Libatique (direttore della fotografia) qui ha praticamente spalmato oro su qualsiasi shot…

      Ok, non sto dicendo di preciso cosa lo rende un capolavoro…perchè anche qui forse servirebbe una convention. O un libro. Diciamo che ho provato a rispondere del perchè secondo me non è vero che non lo è…

      ps 1 – non posso non ringraziarti per avermi fatto scoprire “Best Worst Movie”

      ps 2 – “Monsters” secondo me non ha sfondato perchè da metà film fino alla fine non succede più un cazzo. Il film non ha un terzo atto. Certo, la scena finale è stupenda… ma si ha la sensazione (fortissima) che manchi qualcosa, soprattutto verso i nostri due protagonisti. Embè? Si sono redenti? Sì, no? E anche la metafora che voleva far passare il regista (i mostri non sono loro ma noi) dovrebbe essere veicolata attraverso i nostri protagonisti.. e invece è un mezzo fallimento questo task. Secondo me Monsters è molto carino. E’ figo. Ma non è un grande cult…

      ps 3: riguardo cultura/temi/filosofie orientali… dici che ci siamo riusciti meglio noi con “The Silver Rope” qualche anno fa? (nel caso tu l’abbia visto) http://www.youtube.com/watch?v=QMauTsMCToY&list=UUic6ah_Tq3hOO1jcKZ9fOKQ&feature=plcp

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