20 mesi di vita in 104 minuti di film.

Ok, non volevo postarlo per non essere troppo autocelebrativo. Ma poi ho pensato (e mi hanno fatto notare) “ecchisenefrega” (cit.)
Let’s celebrate.

Dal blog della Mercurio Domina (dove, per la cronaca, le foto sono impaginate meglio…qui vi tocca beccarvele così) :

“Fa un po’ impressione pensarci.

Era nato come un piccolo progetto secondario tra i giganteschi film che stavamo sviluppando.

Era un’idea, un concept per realizzare un buon film spendendo pochissimi soldi.

Poi è diventata una sceneggiatura, scritta tutta d’un fiato. Anche se ci sono stati molti ragionamenti pre-scrittura, è da notare il fatto che la prima stesura è stata quella che poi si è andati a girare.

Poi il progetto è diventato una missione. Mentre lavoravamo allo sviluppo di tanti film…volevamo che True Love non fosse solamente sviluppato, volevamo farlo e basta.

Poi sono iniziati i casting…ed i personaggi hanno cominciato a vivere.

Poi la pre-produzione è esplosa in un caos di storyboard, progettazione scenografia, pianificazione riprese.

Poi, a meno di 30 ore del nostro volo per Los Angeles, tutto si è fermato. Il progetto è stato chiuso. Non dimenticheremo facilmente quel giorno, in cui il film sembrava destinato a bloccarsi completamente. Come non dimenticheremo quella telefonata, meno di 12 ore dopo, in cui Fausto Brizzi ci disse che Wildside era interessata a partecipare al progetto. Dietro quella telefonata c’è una storia lunga di anni, ma il punto è che True Love era tornato più vivo che mai, morto e risorto il 17 Luglio 2010.

Convinciamo ad entrare nel team anche il produttore Peter Safran ( “Buried” ), che ci consiglia la giovane producer di film indie Iris Ichishita.

Poi abbiamo girato metà film a Los Angeles. La nostra prima volta su un lungometraggio. Fabio&Fabio, Enrico Clerico Nasino e Paolo Bellan. La nostra prima volta di shooting a Los Angeles. La nostra prima volta con un ufficio sulla cui porta c’è il titolo del film. 3 location al giorno, ritmi frenetici, troupe americana, attori SAG. Tanti hamburgers. Di giorno si girava e di notte si parlava con l’italia per risolvere in extremis le questioni burocratiche e finanziarie.

Poi abbiamo girato l’altra metà del film in Italia. Per la precisione in un capannone di Zelo Buon Persico, provincia di Lodi. Il freddo, le spatole, l’isolamento, i rumori delle fabbriche circostanti, le prove durante la notte, gli attori che sflippavano, una crew che diventa una piccola famiglia. John, Ellen e Gabriel sono i cugini che sono tornati in America ma che prima o poi incontreremo ancora. Nessuno ha mai urlato su quel set, ma più di uno ha pianto.

Nel frattempo TF1 si innamora dello script ed entra nella joint venture assieme a Mercurio Domina e Wildside.

Poi comincia la lunga fase della post-produzione. Ad ogni passo il film diventa un progetto sempre più grosso, più importante. E sempre più bello, incredibile ed inaspettato rispetto a come era sulle pagine dello script.

Montaggio da Tomaz Zamot. Le stagioni passano in quel di Loreto. Panini al bar, nottate a limare frame, tisane dell cinque, lunghe discussioni su cosa tagliare per un final cut che sembra non arrivare mai, gatti inquieti.

Effetti speciali visivi. Ombre e aste di microfoni che devono scomparire, stanze ricostruite in 3d, liste infinite di clip da sostituire, leggi della gravità aggirate.

Composizione, arrangiamento e mix della musica. Computer malmessi spostati faticosamente da una casa all’altra, una sequenza di semplici note che diventa una sinfonia, trip musicali in trasferta bolognese da Luca Balboni, Andrea Bonini che zitto zitto crea i suoi soliti capolavori. Sound design e sincronizzazioni realizzate nei week end e nelle nottate, quando ormai le ossa sentono il peso di tutto il viaggio fatto finora.

Anche Rai Cinema decide di entrare nel progetto, mentre non ci si accontenta mai della qualità, allora si decide di mixare tutto in 5.1 e anche questa fase prende del tempo. Orecchie da aguzzare, piccoli perfezionamenti audio che fanno la differenza, la quiete dei ristoranti di Crema, i synch labiali che non tornano mai, le massime filosofiche di Marco Cavallaro.

Poi ci si accorge che è passato tanto tempo. Dal momento in cui abbiamo cominciato a scrivere la sceneggiatura alla chiusura del mix sono passati quasi 20 mesi. E’ il momento di chiudere. Tutti quanti dicono che non vedono l’ora di finire il film, che non possono più vederlo…ma a conti fatti quando arriva il momento diventano tutti malinconici per la fine del viaggio (forse l’unico immune a tutto questo è Fabio R?).

Poi arriva il momento della proiezione tecnica per verificare che sia tutto a posto. E ci vediamo il film. In un cinema. Cosa si può dire? Cosa si può dire su un sogno che diventa qualcosa di reale?

Questo film aveva un budget ridicolo. Abbiamo lottato con passione e perfezionismo su ogni frame del film. Nessuno a bordo del progetto ha avuto mai paura di compiere un solo sacrificio, forse anche in maniera incosciente, mettendo a repentaglio conto in banca, salute psico-fisica, storie d’amore. Nessuno a parte noi potrà mai sapere cosa c’è stato dietro la realizzazione di questo film. Era completamente impossibile da immaginare, e rimarrà impossibile da replicare.

Ora è momento per il film di trovare la sua strada.

La settimana prossima True Love sarà proiettato all’American Film Market per i più importanti buyer americani e internazionali.
Non possiamo sapere cosa succederà. Ma forse è proprio questo il bello.


2 Risposte per "20 mesi di vita in 104 minuti di film."

  • scoiattolo :

    sniff!

  • fabioguaglione :

    Eeeeh, lo so.

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