Il nostro futuro dipende da Mortal Kombat. Davvero.

Andavo in prima superiore, e l’era delle sale giochi stava giungendo al termine. Nonostante la delusione dell’adattamento cinematografico bastato sul – riduttivo definirlo così – videogioco Street Fighter II (Turbo), il trailer del film tratto dal suo storico rivale Mortal Kombat provocò un’attesa spasmodica nell’animo di una generazione di teenagers.

Stiamo parlando di Mortal Kombat, uno dei primi videogames ad essere accusato di violenza dalle associazioni delle mamme coccodè. Un picchiaduro in cui il tuo avversario poteva ucciderti strappandoti la testa e facendo penzolare insanguinata la tua spina dorsale. “Fatality”, mica cazzi.
Il trailer del film di MK sembrava appena appena degno, appena appena fedele al videgioco, decisamente pompato da una musica tamarra e c’era Cristopher Lambert. Che all’epoca era una star…un ex-immortale che stava con Alba Parietti, mica cazzi.

Per quanto assurdo e degradante possa sembrare, una delle esperienze più forti nella mia vita da spettatore cinematografico fu proprio la domenica pomeriggio in cui andai a vedere MK. Un oceano di ragazzi esaltati, che esplosero sulle note dei titoli di testa. Note, oddio. Un pezzo di musica dance ultra-anni 90, il cui testo era l’elenco dei nomi dei personaggi. “Sub-Zero…Scorpion…Sonya Blade…” fino all’urlo esaltante e liberatorio: “MARDAAAL CAMBAAAH!” (ovvero le parole “Mortal” e “Kombat” deformate dall’urlo di un matto a cui Paul Anderson – il regista – deve molto).

Fatto sta che la musica comincia, le fiamme compongono il logo del film, la platea di giovinastri urla in visibilio. Un pò di ingenui e ignoranti brividi, lo ammetto.
Il film è una stronzata pazzescamente godibile, e svolse egregiamente il suo compito (tra cui lanciare il futuro regista di chicche come Event Horizon-Punto di non ritorno, Soldier, Resident Evil, Alien vs Predator, Death Race).
Per chi non lo sapesse parla di..ehm…un torneo di arti marziali che si svolge tra I migliori combattenti della Terra e i migliori combattenti di una dimensione parallela maligna. Siccome siamo 9 a 0 per i cattivoni (giuro), se gli abitatori della dimensione maligna vincono per la 10^ volta di seguito, invadono la Terra e ci fanno malissimo. Ah, quanto mi mancano gli anni 90.

Salto quantico.
Passano tanti anni, succedono tante cose.
Tra le tante cose che succedono, durante l’ultimo anno, vista la crescente importanza del mezzo internet, e vista la predilezione di cui tale mezzo gode per quanto riguarda la fruizione di telefilm (legalmente o illegalmente), mi chiedo come mai nessuno stia pensando di realizzare dei prodotti di alta qualità ad hoc appositamente per il web. Ormai i modi per guadagnare attraverso click, banner, product placement, ecc, ci dovrebbero essere. Mi rendo conto che si tratta di un argomento complicato che implica mille variabili valutative, ma il focus sul mezzo internet potrebbe evitare quella naturale dispersione di fruizione (e conseguente percentuale di download piratesco o visione in streaming illegale) che avviene per la maggior parte di prodotti destinati originariamente ad altre fonti.
Convogliare univocamente una grandissima quantità di utenti su uno stesso sito per cliccare play e guardare lo stesso contenuto, genererebbe una massa golosa per sponsor, investitori, ecc. Il problema principale credo sia la differenza abissale tra i costi necessari per realizzare un prodotto di qualità e le possibilità di rientro economico. Insomma, costerebbe molto, e rischierebbe di non generare profitto.
Ora però ci troviamo in un’era di passaggio, in cui la tecnologia ci permette di realizzare (ideando storie consone) prodotti a costo relativamente basso. Oltretutto, nel caso di un prodotto seriale, come un telefilm, i costi potrebbero essere ammortizzati a causa di location usate più volte, accordi forfait con fornitori, ecc.

Sì, ok, esistono delle piccole web fiction amatoriali e non, sparse per il web: Mercury Men, Red vs Blue, Sam has 7 friends, I kissed a vampire, il linkatissimo Annoying orange, il fantastico Happy Tree Friends che nacque per il web, Cell, Dead Patrol…ma niente che abbia veramente fatto breccia, che sia diventata un caso o, ancora meglio, un precedente culturale e commerciale. Nonostante il parco di produzioni sia ormai talmente elevato da rendere necessarie delle guide, non c’è niente che sia entrato nell’immaginario comune (dove per “comune” non intendo solo le persone che praticamente vivono sul web). Questo può essere accaduto sia per i contenuti non eccelsi, sia per la mancanza di una fonte distributiva (o pubblicitaria) forte. Vien da sè che se Brad Pitt e Tarantino realizzassero un web serial, il tam tam mediatico sarebbe tale per cui il prodotto diverrebbe conosciuto in un secondo.

Il web è terreno fertile per le fan-fiction (alcune di esse spaccano davvero), ma non ancora per le web series.
Negli ultimi mesi eppure, qualcosa si sta muovendo. Oggi i contenuti su internet possono diventare facilmente collegabili e/o interattivi con le apps di iTunes (e quindi con un telefonino), con il playstation network (e quindi con una consolle per videogames), con *inserire qui robe da geek che anelano ad un mondo multimediale a preferenza vostra*.
In un mondo ormai dominato dall’idea di multimedialità (ma in cui quest’idea non ha ancora trovato una forma all’altezza delle potenzialità attuali), le sfere alte del mondo dell’entertainment a 360 gradi se ne stanno accorgendo.
Ecco allora che Vin Diesel, la cui pagina facebook ha più di 20 milioni di fans (tanto è vero che l’attore usa spesso questo strumento per comunicazioni ufficiali in anteprima), annuncia la produzione di “the ropes”, web series che produrrà a breve, basata sul mondo dei buttafuori.

O ancora, Kiefer Sutherland, protagonista dell’amatissimo “24”, sarà il protagonista di una web series che sembra essere la prima grande produzione destinata in esclusiva (o quantomeno in anteprima) al web: “The Confession”.
Anche l’Italia ha i suoi casi abbastanza importanti. Bonsai-Tv è una web tv che ha quindi sfornato diversi format destinati alla fruizione prettamente in rete.
Recentissimo è l’esempio dei numeri importanti che sta raccogliendo “Gamers”, web-sit com che si basa su una solida struttura produttivo-finanziaria-narrativa: la serie, che ha per protagonisti variegati tipi di videogiocatori, si ambienta nelle catene di GameStop. Il product placement crea quindi un prodotto fruibile online gratuitamente. A giudicare dai click, il pubblico del web sembra gradire eccome.

Eppure, la notiziona che ha fatto il giro del mondo, facendo per la prima volta parlare una massa concreta di utenti e addetti con attenzione a proposito delle web fiction…riguarda Mortal Kombat. Mica cazzi.

Succede che qualche tempo fa, un corto / medio appare sul web, gratis, generando molto buzz. Si tratta di Mortal Kombat: Rebirth. I sospetti che si tratti di un fan-film vengono fugati subito dalla fattura tecnica.

Io lo guardo, e a livello creativo storco un pò il naso. Cioè…vedendolo, ho proprio sentito il liet-motiv dei producer americani post-Dark Knight: “let’s make it more grounded, let’s make it darker, let’s make it realistic!”. E quindi la storia che ne emerge dal corto è che ci sono dei folli e bizzarri serial killer in giro per la città. Pare che ci sia un torneo segreto di serial killer che si ammazzano tra di loro (logico, no?), e che la polizia (“che non sa più che pesci pigliare”®) manda uno di questi matti dentro il tornero, a mò di talpa, per ammazzare tutti gli altri serial killer cattivissimi. Questo è il Mortal Kombat (nonchè il piano geniale della polizia).
A questo punto la storia del 9-0 interdimensionale in confronto è da Pulitzer. No, non da Oscar, proprio da Pulitzer.
O forse sono solo un giovane vecchio nostalgico degli anni Novanta.

Emergono i primi rumors, e pare che il corto sia un “test” della Warner per capire l’umore dei fans riguardo un possibile reboot del frachise di Mortal Kombat. Le major non sono nuove a produrre dei teaser interni per capire se valga la pena o meno di procedere con la realizzazione di un film, ma ora stanno iniziano a spararli su internet per tastare il parere del pubblico. Se va male, chissenefrega. Se va bene, possono raccogliere indicazioni di target molto utili, nonchè praticamente far partire il viral marketing anni prima che il film venga realizzato (caso non uguale ma simile fu il filmato-test di “Tron Legacy”, spacciato poi come trailer). Il cortometraggio genera un’ondata di click e di passaparola notevole.
La Warner fa le sue valutazioni…tutti già pensano ad un nuovo adattamento cinematografico (dopo due sequel e una serie tv).
E invece…ecco che arriva l’annuncio: una web series. Trattandosi della prima iniziativa di questo tipo che si fonda su un grosso franchise, potrebbe costituire il primo vero passo verso lo sdoganamento delle web fiction.

Ehi tu. Sì tu, ti vedo che leggi con il sopracciglio destro alzato, pensando “ma perchè questo la mena con le uèb fiscion?
E’ un insieme di fattori.

1) Innanzitutto, come detto, potrebbero generare prodotti fruibili gratuitamente e legalmente, il che per me rimane un punto importantissimo. Perchè trovare modi illegali di guardare questo prodotto, se posso comodamente guardarlo legalmente? Quando Lost uscì online ufficialmente sul sito della ABC su territorio Americano, registrava punte da un milione di click a serata (falsando tra l’altro in parte gli ascolti tv al ribasso). Il sistema dell’entertainment, per paradosso, potrebbe cominciare a risanarsi tramite il web. E sarebbe molto meglio questo che gonfiare in 3D tutti i film del mondo per strapparci qualche soldo in più con i biglietti del cinema.

2) I costi più bassi potrebbero generare prodotti meno spettacolari (ribarisco che questo concetto è relativo nonchè facilmente smentibile da un team di persone abile nel filmmaking e nell’uso delle tecnologie moderne), ma al contempo la riduzione di capitale investito permette storicamente un maggior controllo creativo agli autori. Il che potrebbe portare a prodotti che osano di più rispetto a franchise che sono spremuti senza creatività a causa delle direttive di producer che manco sanno quello che dicono.

3) La web fiction te la guardi quando vuoi e come vuoi. Non devi più comprarti l’aggeggietto malefico che ti registra le puntate..no, vai sul sito, clicchi, e via. La consigli agli amici facilmente, linkandola su un social network o in una mailing list. Questo bypasserebbe youtube e gli ridarebbe (ultralentamente e ultraottimisticamente) il posto che gli spetta: un contenitore di contenuti originali generati dagli utenti, e non un posto dove la gente può guardare porzioni di film/telefilm/cartoni animati aggratis, violando decine di leggi e fottendosene di tutte le persone che ci hanno lavorato. Potrebbe essere un tipo di strumento quindi per cominciare a regolare quell far west che ora è la rete. Furbetti miei, non pensate che sarà sempre così. Maggiore sarà la massa di utenti-potenzialmente-cliccanti, maggiore sarà la voglia di regolamentare il pazzo pazzo mondo del world wide web.

4) Ma l’aspetto più importante però è il range di possibilità multimediali che pone davanti ai produttori e ai consumatori. So che tutte le volte che dico “multimediale” fa molto anni ’90, ma qui non stiamo parlando della new economy. Ora davvero si può fare grazie alle bande larghe, ai nostri telefonini, ai nostri ipad…
Oh, sì tu, se non tiri giù quel sopracciglio vengo lì e ti faccio una Fatality.
Vuoi esempi concreti? Ok. Pensiamo a Mortal Kombat.

La web series potrebbe essere interattiva. Ad un certo punto potremmo essere chiamati a scegliere come far procedere la storia. A seconda di quello che succede, i filmati cambiano e la struttura della trama si evolve a seconda delle nostre scelte (una sorta di versione live di Heavy Rain e del suo nonno Dragon’s Lair…non fatemi dire “libro game” chef a 90’issimo).

Oppure mentre guardo la puntata voglio saperne di più di uno dei combattenti. Clicco, e mi viene fuori un profilo in cui leggo tutte le sue caratteristiche, le sue mosse, i segreti del suo passato, i suoi raffinatissimi gusti culinari. Analogamente, la serie potrebbe essere di link ipervisivi (neologismo con cui ho iperbolizzato il concetto di “link ipertestuali”), che portano a scaricare contenuti collaterali come clip di scene che avvengono cronologicamente in parallelo, fumetti – prequel, applicazioni-game spin-off per iphone, patch per il videogioco, etc

Oppure Scorpion e Sub Zero si pestano in una location mozzafiato, e vogliamo sapere dove sia un posto del genere. Clicco, e finisco su un sito che mi mostra dov’è quel posto, con tanto di foto, info, ecc. E così si potrebbe fare anche per altre informazioni. Se vedo Scorpion che si mangia un piatto che non conosco (ma intuisco che sia iperproteico), posso cliccarci sopra e scoprire che tipo di squisitezza etnica sia..e magari capire anche come posso replicarlo nella mia cucina senza extra-budget per imbianchini. In questo modo, e mai avrei sognato di formulare una frase del genere, tenetevi forte: ”Mortal Kombat potrebbe essere istruttivo”. Un colpo mortale per le mamme coccodè.

Oppure mentre Scorpion e Sub Zero se le rellano, sento una colonna sonora da urlo, clicco sopra e mi viene mandato direttamente l’mp3 originale. Taaaac, suoneria. Così come per poster che vedo nello sfondo, contenuti dentro i monitor delle scene, ecc. Taaac desktop o avatar o geekeria nuova.

Oppure i fans possono rispondere ad un sondaggio settimanale, a seconda degli esiti del sondaggio, il team creativo deciderà le sorti dei personaggi.

Oppure ad un certo punto ci sono delle vere e proprie fasi di gioco. Dobbiamo guidare Sub Zero in un labirinto (ovviamente per farlo arrivare di fronte a Scorpion così che possano ammazzarsi di botte a vicenda), o dobbiamo scegliere con che mosse i due ninja demoniaci sobriamente vestiti debbano farsi a pezzettini.

Oppure all’inizio di ogni puntata mi viene chiesto di caricare dei file personali (foto, testi, canzoni,ecc), e questi vengono inseriti automaticamente dentro il filmato, con nuovi significati. Ognuno di noi avrebbe delle puntate personalizzate della web fiction. E Scorpion si pesterebbe contro Sub Zero con in sottofondo il nostro pezzo epic-metal preferito, quello che avremmo sempre voluto sentire in un film. Dai, adesso dimmi che questo non è una figata. Aaaaah, adesso l’abbassi il sopracciglio, eh!?

Il limite di queste possibilità potrebbe essere dato solo dalla creatività degli autori.

Non ci resta ache attendere, e vedere se e come il team creativo della web series di MK coglierà questa occasione.
Mortal Kombat potrebbe costituire il primo passo per cambiare il futuro socio-economico dell’entertainment, rivoluzionando le nostre abitudini ludiche così come le conosciamo, con conseguenti ripercussioni sulla nostra quotidianità emozionale e sulla nostra percezione del confine sempre più sottile tra realtà e virtualità, arrivando a definire un nuovo modo di condurre la vita umana stessa su questo pianeta.
Oppure potrebbe rivelarsi ‘na gran cagata.

In conclusione, ci tengo particolarmente ad affermare con fermezza che Sub Zero è più forte di Scorpion. Ci ho investito molte 500 lire.


4 Risposte per "Il nostro futuro dipende da Mortal Kombat. Davvero."

  • emanuele-bonin :

    Mamma mia cosa mi hai ricordato!
    Se domani scoprissi che la mia ragazza mi fa le corna, la delusione non sarebbe paragonabile a quella provata dopo aver visto il film di Street Fighter.
    Solo Uwe Boll riesce a fare delle traposizioni peggiori di quella.

    Interessante l’idea di rendere “interattivi” i film sulla rete e proprio qualche mese fa avevo trovato in youtube qualcosa del genere-ma molto amatoriale e limitato-usando il film Crank 2: all’inizio del filmato si sceglievano tre strade e poi si vedeva che fine avrebbe fatto Jason Statham.

    Mi spaventa l’idea di poter cliccare sui prodotti all’interno del filmato; non vorrei poi tutto si trasformasse in una televendita molto elaborata e vedere Scorpion bersi una Ceres prima di affrontare Sub Zero che si gusta una Sprite.

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