Parto da “Skyline” per arrivare ad una riflessione importante che risveglierà lo spirito combattivo da giovane filmaker che alberga in voi.

Parto da Skyline.


Skyline, sì, va beh.
Un film in cui un gruppo di giovani cretini è chiuso in un appartamento, mentre fuori c’è una invasione aliena in corso. Uno dei cretini, il figo-cazzone, guarda fuori dalla finestra, vede degli enormi vascelli extraterrestri che atterrano sul pianeta, pronti a farci a pezzi…e lui cosa fa? Prende una rivoltella, e dice con fare da figo all’amico “…dobbiamo andare a controllare.” Ma cosa vuoi controllare!? Cosa vuoi fare con quella pistola!?!? E l’altro cretino, il figo-dannato, che forse non ha mai visto Scrubs e non sa che quel Donald Faison è proprio un mattacchione, ovviamente lo aiuta in questa storica impresa. Impresa che comporta il…non riuscire a fare assolutamente nulla. Sì, avete capito bene. I cretini protagonisti di questa storia (tra cui c’è anche la figa-sexy-tentatrice e la figa-in crisi-perché in cinta-e quindi isterica se qualcun altro le fuma contro-nel bel mezzo di un’invasione aliena) non riescono a fare nulla.

La storia (esclusi gli ultimi dieci minuti) è che questo gruppo di cretini-sì-ma-cretini-cool prova ad uscire dalla loro casa, ma non ci riescono perché gli alieni fuori glielo impediscono (anche se il dr.Turk prova a sparare contro ad un alieno gigante con una pistolina, giuro). La storia è tutta qui. C’è anche un momento esilarante in cui i protagonisti guardano alla finestra un attacco aereo dell’esercito contro le astronavi enormi e cattive. In pratica, abbiamo un intercut-continuo tra dei minchioni che guardano alla finestra (con un telescopio) o alla tv una serie di scene (già-viste-in-mille-film-ma-cool) in cui gli aerei militari americani combattono contro gli extraterrestri. E i nostri cretini fanno anche il tifo. Questa sequenza dà vita alla stranissima impressione secondo cui stiamo guardando dei personaggi in un film che a loro volta stanno guardando un film in cui c’è un’invasione aliena. E in tutto questo, non si capisce più dove sia Skyline, dove siamo noi spettatori, e soprattutto dove siano gli sceneggiatori. Questo, nella migliore delle ipotesi.

Guardandola da addetto ai lavori, questa scena potrebbe avere due ulteriori layer di lettura. Breve parentesi necessaria: i fratelli Strause, geniali e irriverenti registi del memorabile Alien versus Predator 2, sono i titolari di una casa di postproduzione di effetti visivi e hanno realizzato questo film di nascosto mentre lavoravano alla postproduzione di “Battle: Los Angeles”, suscitando le ire della Sony/Columbia. Alla luce di quanto appena esposto, la scena “action” con i caccia bombardieri, nel bel mezzo di un film di idioti chiusi in casa che litigano con il cane del vicino perché li fa scoprire dagli alieni che si affacciano alla finestra (giuro), ha due possibili ulteriori spiegazioni: A) I nostri amici Strause volevano ficcare un’altra bella reel di VFX dentro il film, che procuri altri lavori alla loro bella aziendetta – oppure – c’è la terrificante ipotesi B) in buona fede, davvero, hanno pensato che, effettivamente, limitare tutta la storia dentro un appartamento potesse limitare il potenziale commerciale dell’opera filmica, così hanno trovato questo geniale, irriverente e memorabile stratagemma per introdurre un po’ di azione (me li vedo, nei loro brainstorming geniali, irriverenti e memorabili “Uhm, as a writer, I think we should have some action here…” “Oh, yeah, great! That’s a good idea!” “Maybe something cool…a lot of jets bombing the Ships, swinging in the air, whooom, ptch-ooom!” “uhm… how can we have this? Our heroes are closed in an apartment…we don’t have money for other locations…” “uhm..well…they can watch all the action at the window! They can root for the jets!” “Oh, yeah, great! That’s a good idea! Let’s do it!!”)

In tutto questo, ci sono anche ulteriori elementi della storia, che inutili e goffi è dire poco. All’inizio c’è una festa (al confronto il party all’inizio di Cloverfield è scritto da Jonathan Nolan e diretto da Steven Spielberg), in cui capiamo (lo capiamo?) che i due avrebbero la possibilità di aprire un’azienda di effetti visivi insieme (che teneri i registi…volevano metterci dell’autobiografico per rendere più autentico questo film su un’invasione extraterrestre in cui gli alieni giganti ci rapiscono in massa per ciucciarci il cervello), poi c’è tutta una puttanata su “la luce”, “ho visto la luce”, “non guardare la luce” e pattumiera di questo tipo. Che detta così mi rendo conto che potrebbe suonare anche interessante, ma non lo è assolutamente.
Fino ad arrivare a quegli ultimi dieci minuti, in cui…ah, gli ultimi dieci minuti di follia. SPOILER ALERT. Nella parte finale, ambientata a bordo dell’astronave aliena (perché finalmente succede qualcosa e i cretini-superstiti vengono finalmente rapiti) il figo-dannato diventa…boh. Diventa una sorta di alieno corazzato ma con la volontà di umano (sempre a causa di quelle scene insulse con “la luce” di cui prima) e comincia a proteggere la figa-in crisi-perché-incinta combattendo contro gli altri alienoni. Fine. Anzi, fine birichina che strizza l’occhio. END OF SPOILER. Dunque. Qui non so più cosa pensare. Perché o mi state prendendo per il culo, e questo è un evidente “va beh dai, abbiamo fatto l’1 senza una lira e a tempo perso, poi però se vi piace e se fa soldi, il 2 lo facciamo tutto così perché è figo di brutto e ci sono un sacco di effetti speciali”…oppure non sapete davvero cosa state facendo, e non avete saputo raccontare la vera storia del film, che doveva essere questa (e voglio magnanimamente far finta che non sia una scopiazzatura-sì-ma-rivisitata-e-cool della storyline di “District 9″). I personaggi di Skyline, così come noi pubblico, eravamo solamente affacciati alla finestra della storia del film, e ne abbiamo vista solo un pezzo. Propendo più per la prima, ma in entrambi i casi…che disastro. Sì, un vero disaster movie metafilmico.

Davvero non si salva niente in tutta questa roba? Beh, il design degli alieni-astronavi-giganti-quadrupedi per me è notevole. Una ventata d’aria fresca in anni e anni di assenza di intuizioni visive per quanto riguarda alieni & invasioni.

Ora.
Non è che non si possa fare un film di un’invasione aliena restando circoscritti in una location. Anzi. Signs da questo punto di vista è un capolavoro. Il problema qui è un altro. Questo film nasce dall’espressa volontà di spendere poco (che poi con il loro “poco” qui ci faremmo 10 film) e al contempo di attirare l’attenzione di un pubblico comunque vasto o perlomeno caratterizzato da un target molto commerciale.
Il problema è … che per fare tutto questo, serve un gran mestiere.
Parliamoci chiaro, dati alla mano, il film è stato ufficialmente un flop assurdo di critica e pubblico…anche se commercialmente sospetto che sia risultato un ritorno economico straordinario per loro. Ma gli Strause hanno buttato via una grande occasione a livello narrativo.

Ma allora…perché vi sto parlando di Skyline? Perché è importante parlare di questo film?
Skyline è uno degli esempi dell’Era Di Mezzo che sta attraversando l’industria cinematografica americana e mondiale.
L’evoluzione dei mass media e della conseguente fruizione dei prodotti di entertainment, i continui sviluppi nella tecnologia di produzione (l’avvento di camere come la Red o le Canon 5d/7d) e di postproduzione (ormai è sempre meno complesso organizzarsi un intero flow di lavoro “casalingo” con una serie di personal computer e una squadra di guerrieri della CGI), sommati alle difficoltà e ai processi infiniti per ottenere un greenlight di produzione da una major produttiva hollywoodiana, stanno creando, volenti o nolenti, un nuovo modo di fare cinema. E’ l’alba di un nuovo, importante periodo storico per l’indie filmaking.

Non è più impossibile “fare un film in casa”. Questo si può declinare in molti modi. Da “Monsters” a “Buried”, passando per “Moon” arrivando fino a “District 9”. Certo, quest’ultimo ha avuto un budget molto più sostanzioso, e un padrino come Peter Jackson e la Weta, ma non crediate che sia facile realizzare quel tipo di film, con quel tipo di budget e soprattutto fuori dagli schemi produttivi classici.
Non è comune che qualcuno dica “io realizzo il film, rischio, e poi trovo uno studio che se lo comperi per distribuirlo.” Non è comune, ma lo sta diventando sempre di più.

Questo tipo di processo limita sicuramente l’intervento creativo che le major (e i loro creative producer che non spesso, eufemisticamente parlando, sono ferrati in materia) possano avere sul prodotto, poiché se lo ritrovano praticamente finito. Inoltre, accellera di molto l’iter realizzativo di un film (il cui solo sviluppo della sceneggiatura può durare da un minimo di due anni ad un massimo di Infinito) . Sempre più filmakers (e piccole/medie case di produzione) stanno prendendo questa strada. Non è un caso che i film più interessanti e coraggiosi degli ultimi anni, come “Kick Ass”, siano nati così. Senza una Major alle spalle. Non lavorare per sviluppare dei film…ma lavorare per farli. Una volta di fronte al prodotto, se questo è buono, i distributori non potranno che contenderselo golosamente. Allora lì la musica cambia, perché non sei solo un povero filmaker che elemosina budget da una major colossale, bussando alla loro porta e sopportando tutto ciò che ti viene chiesto. Lì sei tu, e il tuo film. Lo vuoi, major?

Questo processo è sempre più fondamentale per gli esordienti, i first-time-directors…che altrimenti potrebbero passare anni e anni sballonzolati dallo sviluppo di un progetto ad un altro, perdendosi dentro infinite stesure della sceneggiatura, oppure vedendosi il film stoppato a una settimana delle riprese, magari dopo cinque mesi di pre produzione.

Il periodo tecnologico e culturale che stiamo vivendo ci permette di fare i film in una maniera nuova…e mi rivolgo a tutti i filmakers là fuori. Questa è la nostra era. Dobbiamo attuare il nostro progetto Mayhem. Stanchi di vedere milioni di dollari buttati via in film inutili, poco emozionanti, pieni di buchi di sceneggiatura? Stanchi di vedere solo sequel, reboot e remake? Allora fate un film, uno di quelli che vorreste vedere al cinema.

Cosa serve?
Due cose. Un soggetto che si presti ad un low-budget…ed un low budget.
La prima cosa sembra semplice. Non lo è. Ma i limiti produttivi spesso e volentieri finiscono con lo stimolare la creatività. Micheal Bay può intrattenerci facendo scontrare un grattacielo con una portaerei che i Transformers stanno facendo volare in un’esplosione dentro un‘esplosione dentro una sfera d’energia immotivata dentro un’esplosione dentro i titoli di testa dentro la bocca di John Turturro dentro un’esplosione. Voi cosa potreste fare, senza spendere una cifra pari al debito pubblico di otto nazioni, per tenere incollati il pubblico alla poltrona? Qual è l’Idea? Questo è un buon punto di partenza.
Dopodichè, la strada è duplice. O cercate di fare il film con le vostre sole forze (con i vostri risparmi? con i risparmi di conoscenti? Senza risparmi?), o cercate qualcuno che possa finanziare l’operazione. Meglio se presentata come progetto quadrato e compiuto creativamente e produttivamente, nascondendo la follia (ma non troppo, perché la follia eccita) insita nell’operazione.
Alché, il film avrà bisogno di essere visto. Buyers, distributori, produttori, buzz mediatico.
Non potrete e dovrete fare mai a meno di questi tre elementi: Passione, Dedizione e Strategia.

Non commettete l’errore di pensare che tutto ciò non vi farà arrivare da nessuna parte. Robert Rodriguez e Cristopher Nolan hanno cominciato così. I loro primi film, “El Mariachi” e “Following”, sono costati poco più di 5000 dollari l’uno. Per esperienza diretta, posso dirvi che il nostro “Afterville” ci ha fatto arrivare in posti impensabili, ma molto pensati.


Se cè qualcuno tra di voi che sta leggendo questo post e che sogna, brama di poter un giorno raccontare delle storie…quel giorno è arrivato. Il momento è questo. Non ci sono più scuse. Oggi stesso, comincia a cercare quell’idea.
Sento già qualche frescone con il sopracciglio alzato che chiede “ma se è così facile, perché voi non l’avete ancora fatto?”
Caro Frescone, come ho già rimarcato, non è per niente facile. Non voglio scoraggiare nessuno perché so che sentirsi dire “magari ci vorranno dieci anni” potrebbe risultare non molto motivante, non tanto quanto parlare di oggi, di ora. E soprattutto…chi l’ha detto che non l’abbiamo ancora fatto?

Ma questa, è un’altra storia…


14 Risposte per "Parto da “Skyline” per arrivare ad una riflessione importante che risveglierà lo spirito combattivo da giovane filmaker che alberga in voi."

  • E’ proprio vero, oggi ci sono delle nuove dinamiche che consentono di cogliere grandi opportunità per chi ne ha voglia. E sono curioso di vedere dove porterà la distribuzione liquida dei film, di cui non parli, ma che mi pare uno step decisivo della filiera. Chissà se anche il tuo nuovo lavoro sfrutterà quel canale… In ogni caso, per tutte le cose, basta crederci. :-)

  • fabioguaglione :

    Forse la distribuzione “atipica” spaventa ancora distributori e produttori quando si parla di lungometraggi…

    Kevin Smith con Red State, a suo modo, sta facendo una cosa rivoluzionaria anch’esso.

    La mia previsione è che si sperimenterà molto con web serial e mediometraggi nell’arco dei prossimi cinque anni (quest’ultimo tipo di prodotto, soprattutto, assumerà un’inattesa importanza)…in attesa di una sorta di nuova stabilità…

  • amy3lee3 :

    PS. riguardo Skyline… il tipo che prende la rivoltella e dice dobbiamo andare a controllare lo dice prima che gli alieni scendano dal cielo… quindi non mi sembra tutta questa cavolata… una volta sul tetto scendono le navicelle, e scappano, quindi…

  • fabioguaglione :

    Ciao Amy3lee3.

    Diciamo che la mia iperbole servirebbe per criticare una costruzione drammaturgica del racconto profondamente lacunosa: i personaggi (normalissimi ragazzi, quindi non poliziotti o eroi o altro) decidono di andare fuori a “controllare la situazione” armati di una pistola, quando poco prima hanno visto (e “subito”) una strana luce inspiegabile che li stava mutando (o facendo qualcos’altro non ben codificabile) e per di più al telescopio vedono che ci sono delle persone imbambolate sui tetti mentre la città sembra deserta e spettrale.

    Se i personaggi non hanno nessuna motivazione che funga da “leva” (qualcuno in pericolo da salvare, un posto da raggiungere, ecc), perchè mai dovrebbero andare a controllare la situazione, quando le luci e gli altri strani fenomeni gli hanno fatto già capire che qualcosa di extra-sovra-naturale sta accadendo?
    E’ uno stratagemma da deus-ex-machina degli sceneggiatori, per condurci fuori da lì, quando in realtà non ci sarebbe nessun motivo logico e/o empatico.

    Perlomeno questo è come l’ho vissuta io guardandolo…in quel momento non sapevo se ridere o piangere.

    Se vedi una luce blu in grado di cambiarti i connotati, diciamo che andare fuori a controllare con una pistola non è proprio il primo comportamento che ti viene in mente…

  • amy3lee3 :

    Invece io mi sono rispecchiata molto nei loro comportamenti, la curiosità è più forte della paura certe volte, da dire poi che la luce poteva essere pericolosa se guardata direttamente, e dal momento che della luce non si aveva più traccia, e sembrava che tutto si fosse calmato, vedendo altre persone sui tetti, hanno pensato di andare a controllare anche loro.

    Non dico che il film sia una figata, anzi, però mi sono messa nei loro panni, e avrei agito ugualmente, alcuni non volevo uscire, altri si… persone diverse, con pensieri diversi, con idee diverse… non ci vedo tutta questa assurdità, chiunque a mio avviso, sarebbero usciti in giardino, o altrove per guardare cosa succedesse fuori, ma in questo caso essendo al 20esimo piano di un palazzo, la cosa più logica era andare sul tetto…
    Poi una volta capita la situazione, tornano in casa, giustamente!

    Riguardo al seguito, che decidono di scappare, ho ritrovato lo stesso un comportamento “normale” alcuni volevano restare, altri tentare la fuga, non è il solito film che 5 imbecilli fanno gli eroi facendo chissà cosa, guidando navicelle o altre assurdità, hanno fatto vedere come persone comuni, potrebbero comportarsi in una determinata situazione, alcuni terrorizzati, altri più coraggiosi, con idee diverse per come affrontare la cosa…

    E come dicono verso la fine, meglio morire in un palazzo di 20piani che può crollare da un momento all’altro o tentare per lo meno di fuggire, qualunque sorte ci aspetti fuori?!
    Io ci ho visto molta normalità, nei loro comportamenti.

    Per questo nonostante non sia un film straordinario, non mi è dispiaciuto affatto, a parte il finale!

    Ma è giusto così, ognuno ha i suoi gusti !!

  • dennis-cabella :

    Sì un po’ condivido quello che dice Amy3lee3, anche se ho trovato il film totalmente inutile.
    Probabilmente Amy è abbastanza giovane e sente che la reazione dei ragazzi rispecchia bene il comportamento malatamente curioso della generazione youtube.
    Anch’io sarei curioso e vorrei vedere quello che succede al di furoi dell’appartamento, ma Guaglione forse vuole dimostrare come sia la narrazione/scrittura ad essere debole, non la reazione dei ragazzi.

    Dai è chiaro, stiamo parlando di un prodotto che non ha nessuna base intellettuale ed è completamente videogame-victim. Non è pensato, è solo sentito. Sentito però da autori che si esaltano mentre riducono l’emozione a semplici esplosioni nel cielo realizzate con FumeFX.

    Ma vi chiederei per favore di guardare dei veri film e non sprecare una parola di più su Skyline.

  • Pingback: Giovani indie filmakers, svegliamoci! | Il blog di Roberto De Feo

  • giovanni-ragosa :

    Fabio, bel post davvero….ma – restando a Skyline – hai dimenticato la battuta stracult del film (almeno per me): “(gli alieni) non sono sull’acqua”. Ovvero: Raggiungiamo il porto, le astronavi non vengono dal mare, ci salviamo con il motoscafo…il fatto che VOLINO non gli sfiora proprio il neurone…veramente veramente divertente :D

  • fabioguaglione :

    Avevo sorvolato… per pietà…

  • Pingback: “How was that possible?” (cit. Comandante Semyaza, “E:d:e:n”, 2004) | The Insider Outsider – Il blog di Fabio Guaglione

  • michele-torbidoni :

    Ma … nessun commento davvero “in topic” per un articolo così interessante? Si, sono arrivato tardissimo a leggere questo post, ma … era ovvio che il nucleo non fosse “Skyline”, no?

    Concordo con (quasi) tutto quello che ha scritto Fabio. Oggi il cinema italiano NON HA PIU’ SCUSE per non realizzare un (per dire) horror che spacchi, o un thriller incredibilmente teso, o un road movie assolutamente tirato. O qualsiasi altra cosa.

    E’ vero! Ma allora? Perché non siamo circondati da piccole perle? Dove sono sti film coraggiosi e cazzuti e low budget?

    Credo che il merito di un post come questo è quello di urlare “SI PUO’ FARE” e “DOBBIAMO PROVARCI, ORA”. E sperare che in tanti ci provino. Perché il problema attuale, secondo me, è la quantità. Cioè … per ottenere qualcosa di dirompente, di qualità, sempre spendendo 5000 euri serve che ci provino IN MOLTI. Quanti Nolan e quanti Rodriguez ci sono stati che NON HANNO sfondato? Ma è proprio da quel mucchio di “wannebe” che ne sono usciti almeno due. E due grandi.

    E questo vale anche per la scrittura (altro aspetto dolente del nostro cinema). Scrivere e buttare, scrivere e girare e buttare, poi rifarlo e rifarlo ancora, finché non si affini qualcosa, fino a quando non si ottimizza il testo, fino al momento in cui riusciremo davvero a girare qualcosa a cui non venga fatta sempre la solita osservazione: “beh, girato bene, ma … sceneggiatura traballante”.

    Io ci sto provando ( http://www.lacosaincimaallescale.com ) e magari sarò uno di quelli che non ce la faranno, ma da solo di sicuro non basto. Dobbiamo provarci in tanti!

    Daje!

  • fabioguaglione :

    Ciao Michele, grazie per il tuo commento.

    E’ vero, il cinema italiano non ha più scuse, e infatti di cose interessanti ne stanno uscendo. Non tutte sono belle o riuscite, ma sono sicuramente interessanti. C’è un underground che spinge dal basso, e che nei prossimi anni sarà cruciale nell’evoluzione del cinema italiano (che o cambia o muore).

    Il fatto che “si possa fare”, in Italia come nel mondo, ha aumentato esponenzialmente il numero di prodotti creati all’anno, e quindi inevitabilmente ci si trova di fronte anche ad una marea di film mediocri, e dentro questa marea, non è sempre semplice che un film buono “esca” dal coro. Deve avere una buona sales agency, un buon iter di festival, un buon passaparola, un buon distributore. Diciamo che oggi Nolan e Rodriguez avrebbero molti, molti più “rivali”. Ma il punto è che comunque diventerebbero Nolan e Rodriguez.

    E’ vero, come dici tu, che devono provarci in molti, perchè se nò il rischio è che i “produttori italiani” (un vero e proprio ossimoro) ai primi due o tre fallimenti dicano “nah, non funziona, torniamo alla commedie che è meglio, và. Noi quelle sappiamo fare”.

    Proprio ieri ho letto su BestMovie un’intervista dei Manetti Bros che sostenevano che gli italiani non devono fare film alla Shadow o alla At The End Of The Day, poichè si rischia di fare “film americani di serie b”. Questo è un argomento spinoso…

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