Sons of Anarchy è la serie migliore di sempre.

[Questo articolo è #SpoilerFree, leggi tranquillo/a!]

Qualche mese fa, quando ho pensato a cosa avrei potuto scrivere sul mio blog, mi ero ripromesso di non fare recensioni, né tantomeno scrivere quei post noiosi, inutili e monotematici tipo: le serie migliori dell’universo. Ecco, cancellate tutto, sto per fare esattamente questa cosa con la mia serie preferita di sempre.
Sons of Anarchy.

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Proprio ieri notte negli Stati Uniti è andata in onda l’ultima e definitiva puntata dei Figli dell’Anarchia. Quindi da oggi questa serie è storia.
Io penso che i grandi amori andrebbero sempre dichiarati, quindi perché non parlarne? E tanto perché sia ulteriormente chiaro: questa per me non è una serie come tutte le altre. Questa per me è LA Serie. E so che proprio per questo è difficile essere obiettivi. Questa è una cosa che capita a tutti, credo.
C’è una cosa che mi fa soffrire in questo momento in cui scrivo, perché non posso veramente raccontare tutto quello che vorrei e neanche postare dei video perché rischierei di rivelare delle parti fondamentali della trama. Questo è molto più difficile perché per me sono state sette stagioni in cui ho condiviso con tante persone dei momenti in cui la storia si intrecciava con le nostre vite. Sette stagioni, sette anni. E’ abbastanza tempo per innamorarsi.
Ho quindi deciso quindi di scriverne ora, e forse questo vorrebbe essere una Parte 1 di un pezzo che forse non avrà mai una Parte 2, perché penso che certe volte le emozioni è meglio conservarle e portarsele dentro piuttosto che svalutarle per fare a gara a chi ha più ragione. Il Finale di SoA per me non sarà una competizione ha chi ha più ragione. Contenti o Scontenti so che questa serie ha fatto letteralmente tremare molta gente che conosco.
Eppure so che ancora più persone non l’hanno mai vista. E quello che sto scrivendo è quindi per loro. E sono sicuro di non riuscire a raccontarvela come vorrei, ma nonostante questo ve la consiglio.
Inizia con una canzone che parla di guardare la vita e il mondo negli occhi.
Gotta look this life in the eye!

http://www.dailymotion.com/video/xm4ffr_sons-of-anarchy-generique-serie-tv_shortfilms
(Per oscuri motivi di marketing, di contratti o chissà cosa la sigla originale non si trova da nessuna parte se non in questo link di pessima qualità). Amen.

sons-of-anarchy SKULL OK

Sons of Anarchy è iniziata nel settembre del 2008 e quello che è andato in onda ieri sarà il suo novantaduesimo e ultimo episodio. Ha corso lungo il palinsesto di FX per sette lunghi anni ed è stata scritta e diretta da Kurt Sutter, un genio-pazzo-squilibrato che in precedenza aveva lavorato su The Shield.
Qualcuno ha dato una definizione di SoA che io trovo molto giusta: Amleto in Motocicletta. E questo perché (abbia pazienza chi lo sa già) i personaggi di questa serie sono ricalcati su quelli dell’Amleto di Shakespeare. E andando avanti con le stagioni le citazioni di altre opere shakespeariane sono molte di più.
Ma non è per questo che mi piace questa serie. Anzi, parlando con molte persone che non hanno mai letto Amleto, né l’hanno visto a teatro, non ho mai sentito di un appesantimento dato da questo aspetto della sua scrittura. Anzi, per molti versi qualcun altro la definisce una Soap Opera ambientata nel mondo dei bikers fuorilegge.
Quello che posso dire, ad un passo dalla sua fine, è che Sons of Anarchy è un inno potentissimo contro la violenza e contro l’ipocrisia della società americana messa in evidenza da una narrazione che fa venire fuori la contraddizione sull’uso delle armi e su un’educazione che spesso non tiene conto di quello che imparano i bambini.
Una delle regole non scritte del cinema è che se vedi una pistola in scena prima o poi quella pistola sparerà. Ecco, SoA dimostra che nascere, crescere e vivere intorno alle armi genera delle conseguenze molto pesanti negli Stati Uniti. Pur restando nell’ambito della finzione si ha bene in mente le decine di migliaia di vittime da arma da fuoco e la sua enorme diffusione nel paese del Secondo Emendamento che sancisce il diritto al possesso delle armi.
Quindi no, non è questa serie ad essere una serie violenta e a traviare le persone con la vecchia scusa che la televisione fa male. La violenza è già un dato di fatto consolidato da centinaia di anni di morti ammazzati.

SoA Flag OK

SAMCRO, acronimo del nome del club, è quindi un MC Outlaw, o club motociclistico fuorilegge, per il quale il suo creatore Kurt Sutter ha preso spunto dal vero mondo delle gang motociclistiche, soprattutto dalla storia passata di uno degli MC più famosi: gli Hell’s Angels, che hanno chapters in tutto il mondo, e anche in Italia.
Dovendo limitarmi per evitare di spoilerare, dico solo che questa storia ha a che fare col crimine ma è molto di più di un classico Action tutto sparatorie e inseguimenti. La costruzione della storia ha uno sviluppo che per tutte e prime le sei stagioni tiene col fiato sospeso e che poi arriva alla resa dei conti per la Season 7, quella che Kurt Sutter ha voluto chiamare The Final Ride.
Dentro c’è tutto: c’è la morte, l’amore, la vendetta, il tradimento, la famiglia, la voglia di essere liberi ma anche di conoscere la verità. E’ proprio la verità che in questa storia ha un ruolo fondamentale. Quella verità che spesso si ignora, che spesso si distorce perché fa comodo. Quella verità che si trasforma in violenza perché in fondo quella è la strada più facile da percorrere, o la più conveniente.

Soa Bikers

I personaggi hanno tutti un ruolo che inevitabilmente segue un destino. Come i drammi shakespeariani SoA affonda le sue radici nella mitologia nordica, per cui il percorso di ogni uomo è inevitabilmente segnato dalle azioni compiute durante il percorso stesso. E certe volte, nonostante si provi a cambiare strada, il peso di certi errori tende inevitabilmente a ripresentarsi. Però c’è anche molta speranza, che poi è quella cosa che guida le nostre azioni e ci fa alzare dal letto la mattina.
Adesso, scusate questo fatalismo letterario da quattro soldi, però quello che mi piace di più in questa storia sono proprio le interazioni fra i personaggi, lo stretto legame che c’è fra di loro e il modo in cui entrano o escono dalle situazioni in cui si trovano.
Qualcuno dice che SoA è un figlio minore di The Shield in quanto a costruzione della trama che, puntata dopo puntata, cresce sempre di più. In questo senso le due serie hanno molto in comune, ma in realtà la serie di Kurt Sutter si compone di un simbolismo che quella di Shawn Ryan non possiede.
Ogni immagine in SoA non è mai casuale, la cura dei dettagli è maniacale, le citazioni si moltiplicano, dalla politica alle tragedie shakespeariane al cinema e alle serie d’azione degli anni ’60 e ’70. E attenzione, io non voglio convincervi in maniera cieca e ottusa con quello che sto scrivendo, ma voglio far presente che questa serie è in gran parte snobbata con una sorta di pregiudizio che cade non appena si finisce di vedere la prima puntata.
Non è una serie di motocliclisti-bang!-bang! C’è molto di più dentro, e non a caso è la serie che su FX registra i maggiori dati d’ascolto, ed è apprezzata e omaggiata dalla critica, e non solo.
Ecco per esempio il cast del Charter di Springfield!
D’oh!

Soa Springfield OK

E’ violenta, è cruda, e non fa nessuno sconto neanche quando si parla della morte dei bambini. Eppure nasconde un cuore romantico e idealista per cui fare la cosa giusta è più difficile che fare quella sbagliata.
Fino al 2011 non aveva mai preso un premio che pesasse davvero tanto per l’industry americana. Anzi, secondo Kurt Sutter è fortemente boicottata tanto che non ha mai ricevuto una nomination agli Emmy Awards, che è il premio più importante in assoluto.
L’unico premio vinto è il Golden Globe del 2011 assegnato a Katey Sagal aka Gemma Teller Morrow come Best Performance by an Actress in a Television Series-Drama.
E devo dire che è più che meritato visto quanto è cazzuto il personaggio di Gemma in questa serie. Non è solo brava a recitare ma è anche una cantante pazzesca, lo testimoniano tutti i pezzi da lei interpretati che presenti nella serie (e su questo punto ci ritorno, segnatevi la parola: Soundtrack).
Comunque, il cast è tutto una bomba, perfetto per ogni suo ruolo, e quello che è nato nella crew di produzione è bellissimo. Ci sono stati momenti in questi sette anni in cui alcuni attori hanno dovuto lasciare la serie perché il loro personaggio smette di esistere, muore, e quel sentimento di amicizia e fratellanza che è forte nella narrazione si è trasferito nella vita reale degli attori che si sono ritrovati alla fine di un percorso e incapaci di smettere di piangere. Per questo forse il peso di non aver ricevuto nessun premio importante, a parte il Golden Globe a Katey Sagal, alla fine non è un dramma. Anzi, forse è diventato un punto di orgoglio per Sutter che non ci tiene ad essere accostato ad un certo establishment televisivo che decide quali prodotti promuovere e far andare avanti e quali ignorare. E gli ascolti crescenti, stagione dopo stagione, gli hanno dato la sacrosanta ragione.
E’ una serie che andrebbe guardata in lingua originale perché il doppiaggio purtroppo non rende giustizia al lavoro pazzesco che hanno fatto questi attori che hanno lavorato anche sull’inflessione più minima del loro accento pur di dare più sfumature possibili al proprio personaggio.

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Charlie Hunnam è indubbiamente la rivelazione di questo show nonché il suo protagonista, Jax Teller. Prima di fare Sons of Anarchy era un attore del Nord dell’Inghilterra che, a parte una comparsata nel film Children of Men, un ruolo da coprotagonista in Green Street, e la parte di un ragazzino nella serie inglese Queer as Folk, non aveva mai avuto un ruolo così importante.
Da poco, subito dopo una delle ultime puntate, ho letto su Facebook questo commento di un mio amico:
Dico una cosa impopolare, da fanboy e da hater… Charlie Hunnam porta a scuola Aaron Paul.
E io sono completamente d’accordo. La sua recitazione è cresciuta puntata dopo puntata, stagione dopo stagione, dando al personaggio di Jax Teller uno spessore enorme. L’immedesimazione con il suo personaggio è molto forte tanto che lo spettatore ne soffre se compie degli sbagli e spera che lui possa fare di meglio, possa vivere meglio. Ed è questo un grande valore di questa serie, dà esattamente un valore molto alto alla vita.
Eppure anche Hunnam non ha mai preso un premio per questa serie, non è mai stato in nomination per riceverlo. E alla fine chi se ne frega, qualcuno/a sostiene che lo meriterebbe solo per gli ormoni che ha smosso nelle spettatrici. Se la mia ragazza legge questo pezzo e non trova neanche un accenno al culo di Hunnam è probabile che non mi faccia più entrare in casa.
Le scene di sesso, molto contestate dai bigottoni sempre attentissimi, sono state molte e spesso vigorose. Anche il sesso in questa serie ha avuto la sua parte. A volte gioioso ma anche doloroso, perché spesso nella vita le gioie diventano dolori e come succede nella realtà capita di barattare un po’ di sesso per dell’affetto, oppure ci si aggrappa a quello perché non si ha altro.
Ma sono tutte cose che capirete se avete visto o guarderete la serie. Al di là delle interpretazioni e della psicologia spiccia, in SoA c’è tanto sesso e tanto amore. E’ un’altra delle componenti sincere di questa serie. E non è affatto male.

SoA Jax Teller OK

Tara è un personaggio che ho amato moltissimo. Il suo arco narrativo la porta a cambiare, sia come aspetto che come carattere passando attraverso fasi di dolcezza, insicurezza, consapevolezza ma anche cattiveria. E’ interpretata da Maggie Siff, che è arrivata al grande pubblico con Mad Men, e che è riuscita a dare vita a un personaggio su cui ruotano moltissimi temi. Si potrebbe dire che lei rappresenta la parte sana di questa storia, e devo mordermi la lingua o martellarmi le dita per non scrivere quello so su di lei.
Nel linguaggio dei bikers lei è la Old Lady di Jax. Ma se dovessi usare un linguaggio più simile ad Un Posto al Sole direi semplicemente che lei è l’amore della sua vita. Ma non solo. E’ un personaggio che riporta sempre le cose ad una concretezza che spesso non riusciamo a vedere, combattuta fra amore e istinto di sopravvivenza. Di lei posso solo dire che è un medico chirurgo, ha un innato istinto per salvare le persone e antepone il suo amore per Jax alla sua carriera. Infatti all’inizio della prima stagione lei torna a vivere a Charming, la cittadina fittizia del nord della California dove è ambientata la serie.
Tara è un personaggio che ama e soffre, si sacrifica, e incarna quello che molte donne vivono nella realtà di tutti i giorni: essere amanti, complici, madri, amiche. Il compito più difficile del mondo, gli uomini non ci riuscirebbero.

SoA Tara OK

Opie è il migliore amico di Jax, ma molte volte l’ho considerato come il mio migliore amico. Il suo personaggio rappresenta una di quelle persone con le quali l’amicizia non finirà mai, perché per i veri amici si prova una specie di amore. E si può scazzare, ci si può perdere di vista per un po’, ma alla fine bastano due minuti di tempo per riabbracciarsi e buttarsi tutto alle spalle.
Ecco Opie è questo amico, il migliore amico, quello con cui cresci e con cui speri di invecchiare, quello con cui vedere crescere i propri figli, quello per cui ti sacrificheresti e sul quale sai di poter contare nei momenti di difficoltà.
Ho amato molto anche questo personaggio interpretato da Ryan Hurst, un attore che è stato talmente coinvolto talmente tanto dal suo ruolo fino a cambiare aspetto e sembrare un biker nella sua vita personale.
In questa storia lui rappresenta la fratellanza più pura, quell’amicizia che ti fa condividere tutto e che lega indissolubilmente il tuo destino a quello del tuo amico. Credo che sia uno dei personaggi più amati da tutti i fan di SoA. La sua è una presenza forte, una presenza indispensabile, quella che ti fa amare un percorso mentre lo stai facendo. Penso che ognuno dovrebbe avere un amico come lui e tutti dovrebbero essere un po’ come lui nei confronti dei propri amici.

SoA Opie OK

Parlare della storia e dei personaggi senza rivelare niente è difficilissimo. Posso sì dire che fra gli attori ci sono Ron Perlman (La Bella e La Bestia, Hellboy, Il Nome della Rosa, Drive e una marea di altra roba…), e ce ne sono molti altri. Ma quello che più rende pazzesca questa storia è l’intreccio intorno al quale tutti i personaggi ruotano che li porta sempre davanti a decisioni che in qualche modo incidono sullo spettatore, lo fanno immedesimare anche nei casi più assurdi, lo fanno ragionare su quale azione possa essere più giusta e su cosa c’è di veramente sbagliato in ciò che li circonda.
Quelli di Sons Of Anarchy sono chiaramente antieroi, ciò che fanno è molto spesso sbagliato. Eppure fra di loro c’è chi vuole fare la scelta giusta, chi cerca di invertire la direzione rischiando tutto quello che ha pur di riuscirci. E’ possibile continuare a compiere azioni criminali con lo scopo di uscire dall’illegalità? Questo è uno dei paradossi in cui vive questa serie, i cui protagonisti si trovano a fronteggiare altre gang che vogliono controllare il territorio per ricavare più profitti dalla vendita di armi (e droga), la legge che cerca in qualche modo di ostacolare i gruppi criminali non sempre con metodi puliti, e altri affaristi che sfruttano il sistema dandosi una parvenza di legalità che nasconde il mondo sporco sul quale fanno i soldi. Quelli che verrebbero definiti cittadini rispettabili. E l’esempio del caso di corruzione a Roma di questi giorni denominato Mafia Capitale è un esempio calzante di casa nostra.
Ecco, questa è un’opera di finzione che rivela un livello altissimo di individualismo e di ricerca del potere che tende però a distruggere tutto ciò che incontra, mentre l’anarchismo di cui si parla dovrebbe essere lo stimolo per un mondo migliore. Ma purtroppo anche SAMCRO è marcio dall’interno come lo era la Danimarca di Amleto.

SoA Cast OK

Ritorno sulla Colonna Sonora perché quello che spesso Kurt Sutter ha fatto è creare una narrazione partendo dalle canzoni. Raramente non ho provato qualcosa di profondo durante questi passaggi, molto spesso anzi le canzoni usate nella serie mi hanno rivelato significati sommersi che venivano a galla mentre la musica cullava le immagini.
Il simbolismo che spesso ha accompagnato i montaggi finali è uno dei tratti stilistici più evidenti della serie. Una delle regole della buona sceneggiatura dice Show, don’t tell! E loro lo hanno fatto in questo modo, facendo accompagnare le immagini da band e musicisti quali The Black Keys, Fu Manchu, The White Buffalo, Leonard Cohen, BeckElvis, Jane’s Addiction e molte altre (per la colonna sonora di tutte le stagioni clicca QUI).
Ma per me la migliore di tutte resta questa la cover di Neil Young suonata dai Battleme. Questo per me è uno dei momenti più alti della serie, riesce ad evocare tutto ciò che questa storia rappresenta e fa trionfare quel senso di decadenza che si portano dietro questi motociclisti dolci e maledetti.
Stupenda.

Ok, siamo alla fine. Non posso veramente scrivere altro senza riuscire a raccontare cosa succede e perché succede e a cosa mi ha fatto pensare tutto quello che è successo in queste sette stagioni.
Sons of Anarchy per me è la serie migliore di sempre, forse non per tutti sarà così, e forse in tanti ancora non l’avete vista, ma è indubbio che quando per una Serie Tv si provano sentimenti così profondi allora è proprio vero che la serialità è entrata a pieno titolo nelle nostre vite e fa parte dei nostri percorsi come un buon libro. D’altra parte serie, film o libri, non si tratta comunque di storie? Esattamente come il nostro film o libro preferito: non sono queste le cose che vorremo che tutti i nostri amici guardassero o leggessero subito per poterne parlare insieme?
Ecco, per me quella che porterei nell’isola deserta è questa. E sono consapevole che ognuno ha la sua, quindi non penso che Sons of Anarchy sia meglio di quello che prova qualcun altro per The Wire, o altri ancora per Battlestar Galactica o Lost. Ovviamente so benissimo che in termini assoluti questa non è la serie migliore di sempre, ma concedetemi una visione da fan, che di questi tempi appassionarsi a qualcosa è il meglio che possa capitare. E fin tanto che ci saranno serie preferite allora ci saranno storie in grado di smuovere i nostri sentimenti e alimentare la nostra fantasia e la nostra immaginazione.
Potrei parlarne ancora per ore e ore, perché questa serie mi ha dato tanto e non importa come sarà il finale, non è importante perché sono convinto che sarà comunque grandioso e non vedo l’ora di poterlo vedere. Comunque sia andato a finire l’ultimo episodio, questa serie avrà sempre un posto nel mio cuore. Ve la consiglio, è una di quelle storie che ti fanno amare e odiare quello che pensi, che ti mette di fronte alle tue contraddizioni attraverso quelle di personaggi di finzione.
Non è facile, ma è vera. Non fa sconti, è cruda, ma anche diretta, stupenda. E sono convinto che non ne ho parlato al meglio perché è impossibile descrivere qualcosa che ti piace senza far vedere le scene che hai amato, senza poterne parlare, senza poterne discutere liberamente. Impossibile descrivere quanto può essere forte assistere a delle scene che hanno un’attitudine Rock combinate alla poetica della crudeltà della vita e all’amarezza per i nostri sbagli. Qualcuno dice che Pasolini ci sia riuscito, e nelle loro storie di periferia anche Bruce Springsteen o Bob Dylan. Beh, per quanto riguarda le serie tv secondo me ci sono riusciti anche David Simon, Peter Berg e ora anche Kurt Sutter.
E chi se ne frega se sembro un pazzo esaltato, penso che chiunque ami tanto qualcosa vorrebbe che anche gli altri la vedessero come la vede lui. Quindi fidatevi, dategli una possibilità e amerete anche tutti i cazzotti nello stomaco che vi darà. Però le carezze saranno indimenticabili.
Alla prossima, Sweethearts & Motherfuckers, addio Sons of Anarchy
A+

 


2 Risposte per "Sons of Anarchy è la serie migliore di sempre."

  • marturo-2 :

    Ho finito proprio ieri l’ultima puntata della settima stagione.
    Non posso che condividere ogni riga di quello che hai scritto, avendo provato le stesse sensazioni ed emozioni che descrivi.

    SOA mi mancherà. E non poco.

  • diegosk8 :

    Sono un grandissimo appassionato di serie TV, alle spalle ne ho davvero tante e sono felice di aver aggiunto questa.
    Oggi l’ho finita e posso dirvi che l’ho terminata fra le lacrime di commozione. Un finale spettacolare, non poteva finire meglio, non ho parole migliori per descrivere le sensazioni che ho provato come Sono già state descritte in questa pagina, anche io mi sono chiesto come mai non abbia ricevuto premi notevoli perché, ad essere sincero, credo di non aver mai versato una lacrima per serie di successo come, ad esempio, Breaking Bad. È prorpio vero quando finisce una serie come questa ti rimane un senso di vuoto e nostalgia che può essere colmato solo dal tempo. Grazie a tutti gli attori e a tutti coloro che ha costruito puntata per puntata perché mi hanno fatto provare emozioni uniche.

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