L’Arte dei Titoli in Serie Tv e Film

Una delle cose che mi è sempre piaciuta, anzi di cui sono sempre stato un fanatico, sono le Sigle e i Titoli di Apertura dei film e delle Serie Tv. Da quando sono bambino, dai tempi dei cartoni animati di Capitan Harlock, L’Uomo Tigre e Conan – il ragazzo del futuro, ho una fissazione maniacale per le sigle. Per non parlare delle aperture di film come Il Buono, Il Brutto e il Cattivo, o di film moderni come Juno o Blue Valentine. Nutro sempre grandi aspettative sulle cosiddette Main Titles Sequences, per francesi Générique, purtroppo non sempre appagate.
Per me i titoli iniziali sono il biglietto da visita della serie o del film, la condensazione artistica di tutto il suo mondo. Quando poi le immagini sono accompagnate dalla giusta canzone allora non c’è verso che me le dimentichi. E se ci fate caso, quando una serie vi piace troppo, certe volte non si riesce a smettere di riascoltare mentalmente la canzone della sigla. Pensate a tutte le volte che avete visto dei video di fan che reinterpretano la sigla di una serie che amate. Con risultati più o meno esilaranti o precisi.
Certe sigle e certi titoli di apertura per me sono delle opere d’arte.

Dexter

Non tutte le serie però hanno titoli di apertura creativi e con un profilo artistico. In Lost, per esempio, hanno preferito inserire una Motion Graphic con il titolo in movimento che dura poco meno di 15” secondi e che punta tutto sull’ambiguità del sottofondo musicale. Generalmente le musiche di Lost hanno impressionato e sottolineato parecchio il lato Mistery della serie. Quindi, sebbene non sembri una scelta così epica, quella di Lost è una scelta in linea con la narrazione dello show: Non ti faccio vedere mai troppo, al limite di non farti vedere niente e tenerti comunque incollato allo schermo.
Breaking_BadCastleLo stesso tipo di scelta è stata fatta per la sigla di Breaking Bad o di Castle, che hanno uno sviluppo grafico semplice, attraverso la tavola periodica degli elementi nel primo o la penna dello scrittore che si intinge sulle acque dell’East River di New York per il secondo. Sono entrambe due scelte immediate e in linea con l’ambientazione della serie.

In altri casi, le sigle sono dei veri e propri omaggi artistici che raccontano l’immaginario su cui vivono la trama e i personaggi. Personalmente detesto quelle degli anni ‘80/’90 con la musica sul genere rockettino leggero con chitarrina yé-yé e in cui ci sono immagini dei protagonisti con il nome dell’attore che gli compare sotto o di lato. Parlo delle sigle alla Friends, Dawson’s Creek (Ai-don-uonna-wai!) o Smallville. Amate dal grande pubblico, verissimo, ma non un vero e proprio inno alla creatività. Queste sono sigle di montaggio che, a prescindere dal giudizio sulla serie, non mi fanno impazzire.
Mi piacciono quelle sigle più elaborate e meno incentrate sulla presentazione di personaggi, quanto più sull’importanza dell’ambientazione. Un esempio epicamente imbattibile è questo.

La loro realizzazione è affidata molto spesso a studi e agenzie creative che realizzano autonomamente il prodotto che viene inserito nelle puntate. Al brief con il creatore della serie e i produttori segue quindi un lavoro artistico molto elaborato che porta alla produzione della sigla, della grafica e del font e naturalmente alla creazione del Logo.
Ecco, io sono talmente malato che vado a guardarmi lo studio che ha realizzato i titoli, guardo il Making Of e ormai riesco anche a riconoscere gli studi e le agenzie dal tipo di titoli che fanno.
Per esempio le sigle di Dexter, True Blood e Six Feet Under sono realizzate dalla Digital Kitchen, mentre True Detective, Game of Thrones, Halt and Catch Fire e Master of Sex sono prodotte da Elastic.
Certo, dopo che guardi una serie da 4-5-6… stagioni alla fine della sigla non te ne frega più niente, ma un po’ ti rimane nel cuore. Ti rimarrà per sempre.
Soprattutto quando canti il suo motivetto a squarciagola, o ti prepari la colazione come Dexter nell’anonimato di casa tua. O pensate a tutte le volte che avete visto qualcuno che fa il remake della sigla di Dexter e si prepara la colazione cercando di sembrare figo come lui…

Mi piace scoprire come nasce il logo di una serie o di un film, e come hanno studiato il percorso che li ha portati alle soluzioni definitive. Per esempio, Eric Anderson, il direttore creativo che sta dietro alla sigla di Dexter (che tra l’altro ha un titolo, Morning Routine) si è tagliato il collo col rasoio davanti ad una camera per vedere in dettaglio l’effetto che avrebbe ottenuto e in quanto tempo il sangue avrebbe iniziato a uscire.
Mi piace vedere gli Animatic, cioè come si parte da un’idea grezza e come questa viene poi definita anche attraverso le decine o centinaia di disegni e tentativi grafici che occorrono per decidere quale carattere o font è più giusto, quale abbinamento di colori è più efficace.

Mad Men

Se in pratica molti di noi usano come immagine del profilo o di copertina di Facebook o Twitter delle immagini tratte dalla sigla di una serie è perché quell’immagine ha una potenza che non è casuale. E per me quello che l’ha generata è il frutto vero della creatività di professionisti che non diventano necessariamente famosi al grande pubblico ma che per me sono degli eroi. E il perché sta tutto in quello che riescono a creare partendo da delle idee.
Il risultato certe volte è spettacolare.

Six-Feet-Under2

I titoli di True Detective, per esempio, sono quasi completamente realizzati in computer-grafica. Non solo le parti in cui le silhouettes sono compositate con immagini al loro interno, ma anche gli sfondi e le ambientazioni non sono altro che immagini animate, ce ne si accorge soprattutto nei frame finali. Ovviamente, sono state fatte delle riprese ai due protagonisti e ad alcuni elementi umani per il quale serviva un movimento reale. Tutto questo condito con una canzone che rimanda direttamente alla stasi di quei luoghi di provincia in cui è ambientata la serie.
Per me uno dei titoli di apertura migliori degli ultimi tempi.

E già, anche il culo della tipa è totalmente finto. Questa è una still del lavoro grafico e di compositing sull’immagine.

True Detective_Stripper

I titoli, in qualche modo sono molto vicini alla creatività che si esprime nel mondo del videoclip e del videomaking (ai quali io sono molto legato). Per alcune delle sigle che per esempio ho girato io (tipo Città Criminali o Criminal Records, se le volete vedere cliccate QUI), dopo il brief del direttore di Premium Crime sul taglio che il canale voleva dare al prodotto, ho scritto cosa volevo si vedesse sullo schermo. La richiesta era: stare sul poliziesco, sporco e cattivo, agganciato alla cronaca italiana come i film poliziotteschi all’italiana. Così ho ri-guardato dei film da cui ho tratto ispirazione per le ambientazioni e ho studiato uno storyboard montandolo con delle immagini provvisorie e, con la preziosissima collaborazione di professionisti, ho creato la sigla passando per la produzione e le riprese (tutte realizzate da me nel caso di Città Criminali) e la post-produzione con montaggio e motion graphics.
Questo per dire che anche dietro una sigla apparentemente semplice come quella di True Blood c’è dietro un mondo e un lavoro di scelta di ambienti, colori, ma anche metodi di ripresa, pellicole vs digitale etc… Per me, a prescindere dall’amabile trashata che è True Blood, la sigla è bellissima.

Per chi è interessato, questo che segue è un breve Making Of di questi titoli. Non ne metto troppi perchè non voglio impallare, o appesantire il discorso, e preferisco dare spazio soprattutto ai titoli definitivi. Perchè spesso ce ne innamoriamo ma altrettanto spesso gli diamo pochissima importanza. Tranne me.

Tutte le Sigle traggono ispirazione da ambientazioni e mood che vogliono riproporre. Tutti per esempio pensano che la sigla di Mad Men sia originale. E’ bellissima, ma anche questa trae spunto dal lavoro incredibile di uno dei migliori Graphic Designer di tutti i tempi: Saul Bass, l’uomo che fra gli anni ’50 e ’60 si è inventato immagini come quella di Vertigo e Intrigo Internazionale, ma anche Alien e Goodfellas, e che ha inspirato anche lo stile visivo di film recenti come Prova a Prendermi o 007: Casino Royale.
Ma non solo, infatti si può fare anche un paragone diretto, soprattutto nei cromatismi delle immagini in silhouette fra la sigla di Mad Men e quella di Charade, un film del 1963 con Cary Grant, Audrey Hepburn e Walter Matthau.

Credo già dall’immagine statica il riferimento visivo sia abbastanza chiaro.

Gli spunti e gli omaggi sono evidenti, così come lo sono quelli della sigla di Archer, serie di animazione di FX, con la famosissima serie di animazione giapponese Cowboy Bebop che a sua volta attinge proprio dal mondo visivo creato da Saul Bass e dallo stile visivo degli anni sessanta.
Per capire cosa significhi la parola Maestro guardate questo.

Potrei andare avanti all’infinito a parlare di Sigle e Titoli, e di come c’è molto bisogno che queste cose vengano studiate, soprattutto in Italia. Alcuni di questi lavori, è vero, hanno budget che qui ci sogniamo, ma in certi casi non è il budget a fare la differenza quanto l’idea in sé.

I titoli sono un indicatore precisissimo della creatività che c’è in giro. Potrei citare il lavoro pazzesco e dettagliato di Wes Anderson. Oppure i titoli di testa dei film di David Fincher. Se date uno sguardo al suo lavoro, i titoli di Panic Room o Seven, ritroverete sicuramente dei riferimenti grafici da cui le serie degli ultimi dieci anni hanno attinto.
Take a look.

Ora, siccome per me è veramente un argomento infinito per cui non basta un post nel blog mi limiterò semplicemente a linkare quelle che sono per me le sigle più belle delle serie televisive e, anche se non sono propriamente televisive, anche qualche Title Sequence che secondo me merita assolutamente di essere vista (le carico con calma eh…).
Alcune sono talmente belle che è chiaro che i Fan le omaggino con remake più o meno riusciti o ci siano degli studi grafici che ne ripropongano delle rivisitazioni attingendo dal passato.
Segnalatemi quelle che preferite se mancano alla lista.
Ora, via alle danze!

Six Feet Under. Classe pazzesca.

The Killing. Come caratterizzare bene un crime dalla sigla di apertura.

Top of the Lake. Delicatezza che stride col crime.

Les Revenants. Altro esempio di contrasto che amplifica il clima di mistero.

Black Sails. Molto meglio della serie stessa. Per me questa sigla è una Bomba Atomica!

American Horror Story. Ogni volta che cambia è sempre meglio. Questa è della Season 2, Asylum.

Vikings. Una delle serie migliori degli ultimi anni, una delle sigle migliori.

Orange is the New Black. Parlando di serie migliori degli ultimi tempi… La canzone è di Regina Spektor. Micacazzi.

The Walking Dead. La sigla eccezionale, la serie… no comment!

Battlestar Galactica. Con le musiche originali di Bear McCreary. E ho detto tutto.

Cowboy Bebop. Non è un cartone animato. E’ un capolavoro. Con musiche da paura. Let’s jam!

Archer. I riferimenti sono abbastanza chiari. No?

Californication. Hank Moody è veramente un cazzone. Ma la sigla merita.

Desperate Housewives. Ormai un classico che recupera uno stile classico.

Cheers. Per restare sul classico, uno vero, del 1982. Una delle mie sigle preferite di sempre. Perchè il testo e le immagini raccontano un grandissimo amore per l’ambiente del bar. Where everybody knows your name. Per me il Top.

Master of Sex. E fatela qualche associazione di idee

Halt and Catch Fire. All’opposto, stile sperimentale.

Fringe. Territorio Sci-Fi che mescola scienza, graphic design e mistero.

Orphan Black. E restiamoci in territorio Sci-Fi!

X Files. Torniamo alle origini della parola mistero. Le mie domeniche sere erano sempre impegnate. SEMPRE. Il perchè non si possa embeddare è uno dei misteri compreso nella serie. Se volete fare un tuffo nel passato cliccate QUI.

Homeland. Quando la cronaca politica internazionale dà una spallata al complottismo.

House of Cards. Che poi, parlando di complottismo…

Misfits. Bisogna dirlo, gli inglesi si sanno divertire quando si parla di Tv…

Black Mirror. Vabbè, che ve lo dico a fare…

Modern Family. Come inventarsi dei titoli geniali girando delle scene a camera fissa.

Scrubs. Per la serie: un’idea geniale espressa in 13″ secondi netti.

The Last of Us. Che non è una serie, e neanche un film. Ma i Titles Sequences sono talmente amati che ormai fanno i titoli di apertura anche per i videogiochi.

Visto che sono troppi, e ne mancheranno sempre, preferisco lasciare da parte per ora i bellissimi titoli di alcuni film. Ne metto solo uno, di un film del 1959, The Mouse That Roared (Il Ruggito del Topo), con Peter Sellers. Metto questo perché l’ironia e la dissacrazione sui titoli di apertura è assolutamente geniale.

E come dimenticare i titoli di apertura dei Simpsons. Celebrati, citati, omaggiati, rivisitati, in una parola sola: Imbattibili. Questa è la versione diretta da Banksy.
Pazzesco che glielo abbiano lasciato fare…

Ok, Stop. Se avete titoli da aggiungere, li metto qui a seguire… Hasta la Vista!
A+ 

 

 

 


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati