Remake o Non-Remake?

I remake ultimamente vanno come il pane.
A Signo’, sto remake fa un chilo e due, che faccio lascio?

Sarà che le idee iniziano a scarseggiare, e anche questo – dicono – è parte della crisi, ma i remake americani stanno diventando sempre più numerosi e soprattutto molto più famosi delle serie originali di cui sono la riproduzione.
Spiegarlo è facile: i budget americani sono più alti, con attori più conosciuti e hanno quello stile patinato che piace al grande pubblico. Il fattore economico è senza dubbio quello più determinante. I produttori americani e i network hanno dei vantaggi enormi ad utilizzare dei concept che sono già stati testati sul pubblico, spesso a livello internazionale, e che ripropongono al loro pubblico e ai loro investitori pubblicitari come sicura fonte di successo.

Basta Remake

I punti di vista sui remake sono tanti. Il mio è trasversale perché ci sono remake apparentemente inutili (Gracepoint e Ressurrection), e ci sono invece remake che hanno per me migliorato notevolmente la storia originale (The Bridge e The Killing).
Oltre ai remake delle serie straniere, spesso europee, ci sono anche quei Reboot che riattualizzano alcune serie creandone una nuova versione, non sempre più interessante della prima come nel caso di Melrose Place e 90210.
Sì, potevano risparmiarsele. Melrose Place del 2009 già dalla sigla sembra un polpettone incomprensibile che aspira solo ad una cosa: la cancellazione dal palinsesto. E qualcuno ha pure suggerito che invece che smontare di il set gli si desse fuoco per calmare gli spiriti del male ed evitare secoli di sfiga.
Scusate per la tortura, ma sono costretto mio malgrado a farvela vedere per capire di cosa sto parlando.

Nella lunghissima lista di Remake e Reboot televisivi ci sono anche delle serie fenomenali che hanno completamente messo in ombra l’originale. E’ un po’ banale dirlo ma mi sembra che il caso di House of Cards sia abbastanza emblematico. La miniserie inglese del 1990, tratta dal libro di Michael Dobbs (ex consigliere della Thatcher) non la conosce quasi nessuno.
Ma quando hai a disposizione un cast con Kevin Spacey, Robin Wright e Kate Mara, quando hai un regista come David Fincher per il pilota, quando hai un immaginario politico che si nutre di complotti come quello americano, e infine quando hai addirittura il Presidente degli Stati Uniti che invita a non spoilerare… allora sei veramente imbattibile!
Chissà se anche Obama rosica per gli spoilers. La moglie mi sembra più incazzosa. Ce la vedo che lo picchia perché non le ha scaricato l’ultima puntata di How to get away with Murder.

Proprio in questi giorni mi sono tremati i baffi e le basette quando ho letto il tweet ufficiale di David Lynch e gli articoli che annunciano il ritorno di Twin Peaks. Questa notizia, insieme a quella di David Fincher che dirigerà il remake di Utopia per HBO, sono le due bombe televisive annunciate nel 2014. BOOM!
Ma non tutti sembrano contenti, come dice l’attuale curatore di Dylan DogRoberto Recchioni, sulla sua pagina di Facebook (QUI): Per quasi venticinque anni la gente ha chiesto a gran voce un seguito a Twin Peaks. Oggi lo annunciano ufficialmente. E Facebook si riempe di commenti di gente che si lamenta perché sarà una merda…
Io credo che invece sia già una gran cosa che un network come Showtime affidi oggi una serie a Lynch che da molti è considerato un regista vago e spendaccione. A quanto pare, questo Twin Peaks non sarà però un remake ma un sequel ambientato ai giorni nostri. Per ora le uniche informazioni sono che sarà composto da nove episodi, tutti diretti da Lynch, e che andrà in onda nel 2016.
Can’t wait!

Non so invece molto sul remake di Utopia. Io sono fiducioso e non credo Fincher farà una cagata, è quasi impossibile visto il potenziale che hanno in mano, e visto cosa mette in campo HBO per realizzare le sue serie. Curioso il fatto che proprio oggi, mentre scrivo il pezzo, sia uscita fuori la notizia che la serie originale di Channel 4 non avrà una terza stagione. Per info leggi QUI. Mi terrò gli insulti fra me e me e mi gusterò il remake americano sperando che vada oltre la seconda stagione.
Ma come dicevo prima, ci sono anche dei casi in cui ti chiedi: perché hanno fatto questo remake?
Lasciando da parte il caso di Law & Order UK, che è proprio un riadattamento degli stessi copioni della serie americana (quindi direi inutile), da poco è iniziata Gracepoint, il remake della serie inglese Broadchurch. I due serials hanno in comune lo stesso attore protagonista, David Tennant, che non avrà ovviamente l’accento scozzese dell’Ispettore Alec Hardy ma sarà il molto più yankee Detective Emmett Carver.
Ma fin qui va tutto bene, a me Broadchurch è piaciuto abbastanza, anche se ho capito dalla seconda puntata chi era l’assassino/a (No Spoilers, Prometto!). Però il motivo che mi spinge a non guardare Gracepoint è che, anche se avrà due puntate in più, dall’inizio sembra la copia – inquadratura per inquadratura – della serie inglese.
Adesso, è chiaro che il remake viene girato per un altro tipo di pubblico, anche molto più vasto, che per la maggior parte non ha visto l’originale inglese, ed è anche vero che, come riporta Variety (QUI), dopo un inizio identico le due serie inizieranno a divergere fino ad avere un assassino/a differente.
Ma io proprio non ci riesco a guardare una serie con queste premesse. Già perdere un’ora con un Pilot identico all’originale non mi entusiasma, dicono poi che cambia fra la terza a la quarta puntata. Io penso che mi guarderò direttamente l’ultima e vedrò che si sono inventati.
Lo so, sono un infame…

Broadchurch_Vs_Gracepoint

Il caso di Les Revenants è abbastanza assurdo. Una serie francese bellissima, uscita alla fine del 2012 da cui è stata tratta non ufficialmente Resurrection. Le due serie hanno in comune solo il ritorno in vita di persone morte da molti anni, per il resto la storyline del remake prende strade diverse e crea un percorso autonomo che però non sembra così originale o particolarmente riuscito. L’hanno annunciata come serie tratta da un libro di Jason Mott, The Returned (originalità eh!), ma in realtà per me resta una delle ennesime fredde operazioni commerciali senz’anima. Infatti è partita con quasi 14 milioni di spettatori complessivi e oggi, alla seconda stagione, ne ha meno di 7.
A mio avviso, comunque, Les Revenants è decisamente più interessante, ma è fermo al palo da due anni. Da poco Canal+ ha annunciato l’inizio delle riprese con la seconda stagione che andrà in onda a fine 2015. E sembra un po’ assurdo che bisogna aspettare 3 anni (TRE) per vedere la seconda stagione. Pensa te se andava male.
Musica dei Mogwai, micacazzi…

Molte serie europee hanno un’atmosfera che difficilmente i remake americani riescono a ricreare perché tendenzialmente Utopia, Les Revenants, The Killing o Broadchurch, non hanno lo stesso schema produttivo e narrativo che negli Stati Uniti spesso si ripete nonostante le differenze di genere o ambientazione.
Ormai molte serie americane hanno una struttura che affonda in alcuni cliché: lo sbirro di paese, la tavola calda, il possesso di armi, l’uscita di galera, gli studenti del college… Mentre le serie europee, venendo da paesi e culture differenti riescono ad avere una freschezza che spesso manca ai prodotti americani degli ultimissimi anni.
Ma non è sempre così, infatti secondo me The Killing, tratto dalla danese Forbrydelsen, riesce molto bene nel suo scopo. Uno dei punti di forza di questa serie è la sua lentezza, quello che cioè di solito è un difetto nel caso di The Killing è un pregio, perché lo spettatore vive minuto dopo minuto il dramma per una indagine di omicidio in cui ogni minimo dettaglio può essere essenziale. Mentre per me la serie originale è decisamente troppo lenta e meno asciutta del remake, nonostante abbia avuto un successo enorme in patria e nel Regno Unito.
Asciutta poi si fa per dire, visto che sta sempre piovendo.

the killing

Non tanto per la recitazione, quanto per l’ambientazione, secondo me The Bridge è ancora più riuscito. Remake di un’altra serie scandinava, la co-produzione Dano-Svedese Bron/Broen (che appunto vuol dire Ponte in danese e svedese), riesce a dare alla storia originale una valenza ancora maggiore.
Senza spoilerare niente: si tratta di un’indagine congiunta fra due agenti di polizia di due paesi diversi.
Se le differenze fra i paesi scandinavi sono poche, o comunque non così accentuate, quello che hanno fatto in The Bridge è un vero colpo di genio. La serie è infatti ambientata al confine fra Stati Uniti e Messico, esattamente fra la città texana di El Paso e quella messicana di Juárez.
Le due città, praticamente attaccate e divise da un ponte, sono nella realtà sempre state al centro di crimini e traffici soprattutto legati alla malavita messicana e al traffico di clandestini diretti negli Stati Uniti. Inoltre, sempre nella realtà, Juárez è lo scenario di una serie di crimini noti come il Femminicidio di Ciudad Juárez in cui sono state rapite e assassinate più di 370 donne dal 1993 al 2005. E in questi ultimi dieci anni gli omicidi non sono calati. (Per info clicca QUI).
Ecco, in questo scenario viene ambientato The Bridge, dove sul ponte viene trovata una donna morta tagliata in due, esattamente sulla riga del confine: una parte del suo corpo è in territorio americano, l’altra è in territorio messicano.
Da qui parte l’indagine congiunta dei Detective Sonya Cross e Marco Ruiz.
Che dite, merita?

The Bridge

Insomma, non è che i remake facciano sempre pena. Ci sono casi di remake molto buoni, altri meno o addirittura pessimi. Ma anche a mio avviso delle perle assolute. Una su tutte, e anche fra le mie serie preferite, il remake/reboot di Battlestar Galactica.
SO SAY WE ALL!
Per me BSG (scusate se accorcio, siamo intimi) non solo è riuscita a ricreare le atmosfere di incertezza e paura dei robot della serie originale del 1978, ma è andata addirittura oltre scavando sulle paure umane attraverso la diaspora del genere umano nello spazio. In più BSG ha l’enorme merito di aver innovato le tecniche di ripresa dei combattimenti stellari, ha dato un approccio documentaristico alla vita di una nave spaziale e il suo essere una serie spartana ha fatto in modo che i combattimenti e gli effetti speciali non fossero la cosa più importante da vedere, ma anzi un corollario di un mondo basato sul mito che è di per sé affascinante.
Gli esseri umani di BSG infatti provengono da dodici colonie e, scappando da un terribile nemico, cercano riparo in un pianeta in cui si dice vi sia la tredicesima colonia scomparsa. Questo misterioso pianeta si chiama: Terra. E qui mi fermo.
Già solo per l’inizio della miniserie iniziale del 2003 andrebbe guardata a scatola chiusa. Fate voi…

So che non serve a niente dire quali sono le migliori o le peggiori, anche perché è solo una mia opinione, quindi magari c’è chi magari non è d’accordo nell’una o l’altra scelta. Ma siccome in questo periodo vanno molto di moda gli elenchi delle cose che ci piacciono, io ne butto giù uno che racchiude secondo me i migliori remake televisivi:

1) Battlestar Galactica (e vabbè, sono un Fan-Boy ok?)
2) House of Cards (diventato addiruttura “Manuale di Istruzioni”, qualcuno sa perché…)
3) Shameless (che di gente con disagio ne sanno qualcosa anche loro…)
5) The Killing (nonostante il pubblico americano non abbia apprezzato moltissimo)
6) The Brigde (e poi lei è bona…)
7) Homeland (anche se la stagione tre…… Vabbè, capito no?)
8) The Office (superlativo assoluto)
9) The Prisoner (l’avete vista? Solo sei puntate, daje, al lavoro!)
10) Wilfred (e sì, anche questo è un remake…)

Lascio fuori molte serie interessanti o comunque che hanno avuto un certo successo come Ugly Betty (dalla colombiana Yo soy Betty, la Fea) o In Treatment, The Inbetweeners, Skins, Life on Mars, Nikita (come reboot), per non citare proprio quelli che fanno pena, che fra Melrose Place e cazzivari mi sa che ne ho già tirato fuori troppi. Da poco ho sentito che dei produttori americani hanno comprato i diritti per un eventuale remake di Gomorra. Se sarà, sarà un successo o un flop?
Di remake, in Tv così come nel Cinema, ne esistono un’infinità. Belli, brutti, pessimi etc… E magari la prossima volta parlo dei remake stranieri alle serie americane, credetemi c’è della roba in giro che dovrebbe essere vietata e inserita nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Se spesso i remake americani non riescono a convincere totalmente, figuriamoci il remake russo di Prison Break, o quello indiano di 24.
Sarebbe come rifare Sons of Anarchy in Italia, ambientato nella profonda provincia italiana fra un forzatissimo inseguimento in moto sulla provinciale intasata e quell’aria da criminali fasulli: ah ma’, che m’hai lavato er giacchetto de pelle?
Brividi solo a pensarci. Eppure c’è chi ha fatto qualcosa di simile. Tenetevi forte, from Colombia: Metástasis, il crime-telenovela remake di Breaking Bad! E ho detto tutto.
Alla prossima.
A+

Che Dio li perdoni.


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